Fotografie e dieta

“Il digitale va bene per i dilettanti e per i reporter, ma un vero artista non dovrebbe trascurare la fotografia ‘tradizionale’. La vecchia maniera di fare foto è come una dieta alimentare ecologica e salutare: tutti noi cerchiamo di seguirla ma non tutti possiamo permettercela”  (Rimaldas Viksraitis)

rimaldas viksraitis

Grazie alla collaborazione con Ginevra, che mi permette di esplorare il mondo anglofilo e tedescofilo, mi si sono aperti nuovi mondi. Ho trovato questa frase in uno dei meandri del sociale blu in inglese, ed ho potuto proporvela come spunto di riflessione.
Ora, prescindendo dal fatto che possa o meno condividere questa  presa di posizione dell’ artista mi sorgono ulteriori dubbi.

Secondo quanto riportato da questa persona per essere artisti bisogna fotografare con la pellicola (quale poi? 35mm, lastre, gelatina bho), ovvero impazzire a cercare i rullini, perchè le ditte hanno ridotto al massimo la produzione (sentito parlare del fallimento Kodak e altri produttori?), trovare i chimici (vedi sopra) oppure un laboratorio per il colore (il coloro non si sviluppa e non si stampa in proprio) per poter avere la patente di artista.
Forse il digitale ha cambiato il modo di fotografare, ha prodotto certamente una bulimia fotografica che ha delle derive dannose, ma ha permesso a molti talenti di emergere. Quanti sono i bravi fotografi che senza le possibilità della sperimentazione digitale e la diffusione della Rete sarebbero rimasti sconosciuti ?
Io non riesco a capire queste prese di posizione radical chic, arroccarsi a difesa di un passato che non può tornare, che vantaggi può portare, a parte di un’ effimera visibilità?

Se volete fare il Bianco e nero in proprio dovete leggere questo:

Farinata – Ricette tipiche liguri

se avete un forno così, siete a cavallo!

Oggi a gran richiesta torniamo con una altra ricetta tipica la ligure, la farinata. Se siete in Liguria non dite “farinata di ceci”, altrimenti verrete guardati con disprezzo e sufficienza. Ora, come tutte le ricette tradizionali, ognuno ha la sua miscela particolare. Affinata da anni di tentativi e aggiustamenti sino a renderla perfetta. E che nessuno vi svelerà , nemmeno sotto tortura. Quindi prendete la mia ricetta come base, poi adattatela alle vostre esigenze e sopratutto alle caratteristiche del vostro forno. Come dissi tempo fa’ ogni forno è diverso dagli altri e quindi dovete andare per tentativi.

Terminato il pistolotto etnico-storico-culinario passiamo alla ricetta vera e propria Le dosi le esprimo in percentuale perchè la quantità è funzionale al tegame che avete, quindi non ha senso dare dei valori assoluti.  1 unità di farina di ceci, 3 di acqua di fonte, tre cucchiai d’ olio.  Mescolate lentamente la farina con l’ acqua sino ad ottenere un composto uniforme, schiacciate i grumi che si possono essere formati e lasciate riposare (di solito mescolate alla sera e alla mattina è pronta). Recuperate il composto, levate l’ eventuale schiuma, salate e aggiungete l’ olio, rimescolate.

Nel frattempo avrete recuperato la teglia (la tradizione vorrebbe tonda di rame), cercate di usare sempre la stessa così vi fate l’ occhio sulle misure e ungetela. Scaldate la teglia unta nel forno in modo da distribuire uniformemente l’ olio, estraete e versate la brodaglia, dovrebbe formare uno spessore di circa 1cm al max (non di più altrimenti non cuoce). Infornate il tutto, attenzione a mettere la teglia perfettamente orizzontale, altrimenti diventa un casino. Temperatura INDICATIVA  250° per 20 min, controllate a occhio la cottura sino a che non diventa bronzea, attaccate il grill e fate scurire la crosticina. Se avete un forno a legna viene più buona anche se è più difficile. Per avere un termine di paragone nella normale leccarda dei forni da 60cm ci vogliono 500g di farina.

Estraete il tutto, tagliatela ancora rovente e spolverate con poco pepe.

Quando avrete preso confidenza potrete farne una variante aggiungendo a metà cottura cipolline fresche tagliate fini o pezzettini di “luganega” (salsiccia), oppure appena estratta aggiungete sopra fiocchetti di zola/stracchino in modo che si sciolga con il calore della farinata, purtroppo la versione con i bianchetti non è più possibile gustarla in quanto è proibita la pesca.

La sperimentazione consiste nel trovare il giusto equilibrio tra lo spessore del composto (ovvero quanti mestoli per teglia), calore del forno e tempo di cottura.

Per accompagnarla ci vuole una bianchetta ligure leggermente frizzante oppure una bella birra rossa non particolarmente pesante.