Un anno di Kindle

Brevissimo post per constatare che è un anno che possiedo un e-reader, prima il kindle touch ed ora il paper white. Ho comprato dallo store Amazon 122 libri spendendo circa 200 Euro, se non avessi avuto il Kindle non avrei così tanti libri, oppure avrei speso molto di più e non saprei dove metterli.

Senza contare tutti gli altri scaricati gratuitamente.
399461_2975590638466_1183268986_nRipropongo perchè non ci sono parole per descrivere le polemiche carta sì , carta no.

Se volete comprare un Kindle

Che bell’ estate…

Volevo scrivere un post sui ritmi frenetici del lavoro, visto che adesso anche la squadra della bocciofila parte per il ritiro estivo e quindi le redazioni sono avide di fotografie per riempire le loro pagine prive di contenuti (e poi le foto costano meno degli articoli…) ma poi ho letto questo articolo dell’ ottimo Davide Mana.
Ed ho capito che siamo in Italia.
Ma non mi sono stupito.
Purtroppo.

Il comportamento di chi, per prima cosa ti chiede “quanto mi costa?” è ormai abbastanza radicato,  forse io mi ci sono abituato e non lo noto ma è un imbarbarimento del vivere comune che diventa sempre più pesante.
Nel campo fotografico l’ avvento del digitale ha abbattuto i costi ed ha aumentato il numero delle immagini  e dei fotografi disponibili producendo un abbassamento dei prezzi (ed anche della qualità in molti casi) come da manuale di economia liberista.
Purtroppo, il mantra che il mercato si autoregola ripetuto da tutti i ferventi liberisti si è rivelato fallace anche questa volta.
Quindi, adesso la situazione è quella di una jungla dove ci sono grossi predatori (le mega agenzie di stock) che dettano legge stabilendo i prezzi e dove molti si accontentano delle briciole che cadono dal pasto di questi. Poi nascosti negli anfratti ci sono altri piccoli che cercano di ritagliarsi un piccolo spazio dove lavorare  in serenità senza disturbare i grossi predatori che potrebbero calpestarli in un attimo.

Una situazione di m… ? Sicuramente, ma come dice il film “è il mercato bellezza” e allora se il mercato è questa cerchiamo di adattarci, piegarci ed infilarci negli spazi lasciati liberi da quelli più grandi di noi.
Dopotutto se sei troppo grande trascuri i dettagli!

Cerchiamo nelle prossime puntate di vedere quali spazi rimangono da colonizzare.

Provini, digitale e varie amenità…

questo post richiama i contenuti della diatriba analogica/digitale

Lo spunto per questo post l’ho preso dalla lettura di questo articolo. In particolare quando ho letto questa frase:

“Esaminare i provini – dice il giornalista e photoeditor Nazario Dal Poz nella postfazione del volume – è un’esperienza intima, fisica. Le loro piccole dimensioni richiedono una prossimità tra l’occhio e il foglio di carta, i fotogrammi avvicinati al viso. Di nuovo un contatto”

Ora, non so se i lettori di questo blog hanno un età tale da aver fotografato prima dell’ avvento del digitale, ma per chi come me viene dalle esperienze della pellicola i provini li ricordo come una gran rottura di p****.

Intanto dovevi portare i rullini al laboratorio sperando che fosse aperto e che non ti facesse casini con i chimici. Poi quando richiedevi i provini ricevevi in cambio sguardi carichi d’ odio con il non detto “pezzente perchè non stampa le foto così faccio prima e guadagno di più”, da parte del titolare del laboratorio.
Infine tornavi a casa e perdevi le ultime diottrie che avevi rimanendo piegato sul lentino a controllare le foto.
Che comunque non corrispondevano a quello che volevi perchè poi andavano eseguiti i tagli, bilanciati i colori, ecc ecc…

Adesso nella mia schermata di LR ho tutte le foto che ho scattato dopo qualche secondo che ho levato la scheda dalla macchina, quando ci passo sopra con il mouse si ingrandiscono e riempono il mio schermo da 24 pollici, posso modificare la gamma cromatica con un clic, taglio, riquadro. Gratis ( a parte il costo della licenza del sw e del PC).
Ovviamente pago questa cosa con il tempo che perdo a visualizzare e ordinare le foto ma penso che i vantaggi siano superiori agli svantaggi e ritengo che certe affermazioni siano perlopiù una moda e un atteggiamento per dimostrarsi “fighi”.

…certo che però l’ odore della pellicola e la perdita delle diottrie.

quandolo avrete non rimpiangerete il lentino:

Digitale o Analogico?

Questo simbolo che vedete a lato è stato realizzato dal gruppo di cazzeggio su Fb – Moon Base. Oltre al cazzeggio si intavolano discussioni molto interessanti sopratutto sui nuovi media.

Ora la diatriba digitale Vs analogico a che come me viene dalla fotografia può apparire come preistoria in quanto sono giò passato attraverso questa guerra di religione alcuni anni fa.

Il risultato, scontato, è stata l’ estinzione della fotografia analogica e il predominio del digitale. I fanataci dell’ analogico si sono ritirati nelle riserve dove ,come oscuri alchimisti si dedicano a pratiche che per i più giovani hanno il sapore della stregoneria Più che della fotografia.

Non voglio qui rinfocolare le polemiche di alcuni anni or sono, ma è ormai assodato che le potenzialità del digitale, anche in fase di conversione/sviluppo sono tali da far impallidire qualsiasi esperto di camera oscura. Con i vari programmi di fotoritocco PS/LR ecc si possono riprodurre gli stessi effetti che venivano realizzati in camera oscura con ore di lavoro e tentativi. Non parlo nemmeno della ripetibilità dei risultati perchè sarebbe sciocco.

Però facciamo un parrallelo con quello che adesso sta accadendo nel mondo dei libri e dell’ editoria.

Obiezione 1. Le grandi case editrici si stracciano le vesti dicendo che sono condannate è che i pirati distruggeranno il mercato.

Scene già viste, Kodak (che non era proprio una ditta piccolina) è fallita; Ilford, Perutz, Konica ecc ecc ve le ricordate? Puff….sparite. Quindi è solo questione di tempo ma questi colossi o si evolvono o faranno la fine dei dinosauri, si estingueranno.

Obiezione 2. Perderemo un sacco di posti di lavoro, ci saranno lavoratori alla canna del gas. Tutti i tipografi, impaginatori, librai spariranno e saremmo rovinati dall’ autopubblicazione (il nuovo demone, peggio di Osama).

Scene trite e scontate. Vi ricordate quanti laboratori che sviluppavano i vostri rullini esistevano e quanti ce ne sono adesso? I più intelligenti si sono riciclati, hanno imparato ad usare il computer, fare fotoritocco, stampare, scattare e produrre servizi. Gli altri? Estinti.

Obiezione 3. Il digitale spazzerà via le piccole case editrici, saremo inondati da spazzatura, ognuno si proporrà come il nuovo Messia. Il filtro della pubblicazione, l’ editing professionale, bla bla bla

Problemi già affrontati e superati, hanno chiuso Agenzie fotografiche come Grazia Neri e ha aperto Fotolia (15 milioni di immagini a partire da meno di un euro) e il mercato ha selezionato il grano dalla paglia. I bravi vendono, gli altri o imparano o spariscono.

Potrei andare avanti per molto ma non servirebbe al nulla. Il mondo corre, quindi ho cerchiamo di attaccarci al treno (ormai siamo agli ultimi vagoni) o rimarremo da soli in una stazione sempre più deserta, o come dicono adesso disabilitata.

 

Concordia – Una storia Italiana

notare la scritta sul gilet…

Il post che vede qui sotto è stato scritto in collaborazione con l’ amico blogger Angelo Benuzzi esperto di geo-politica, affari militari ed altro. Vi consiglio il suo blog.
Ho aspettato a lungo a scrivere questo articolo, ho volutamente aspettato che si placassero le polemiche dei primi giorni, il clamore e lo sciacallaggio dei media alla ricerca della facile lacrima.
A mente fredda vorrei ragionare su quello che è accaduto davanti a “Giglio Porto” quasi un mese fa.
Non mi interessa sapere cosa è successo o di chi è la colpa, partiamo dal dopo. La nave ha urtato uno scoglio semi-sommerso e causa l’ alta velocità ha sfracellato circa 70 metri dell’ opera viva (la parte di nave che normalmente è sott’ acqua).
Da quel momento siamo ritornati indietro di 100 anni. La compartimentazione non ha tenuto o non è stata sufficiente e l’ acqua è entrata in sala macchine, i motori si sono spenti. Nel momento in cui una nave ha i motori spenti è come un fermacarte, niente propulsione, niente pompe di sentina, niente timone.
Ma non avrebbero dovuto esserci dei sistemi di sicurezza rindondanti? In teoria sì e forse qualcosa è rimasto visto che le immagini della Concordia nei primi momenti la mostrano con tutte le luci accese e sembra che il Comandante sia riuscito a calare le ancore.
E qui iniziano le domande. E’ possibile che una nave di quelle dimensioni possa perdere l’ equilibrio con uno squarcio di soli 70 metri su di un lato della carena? Quali sono gli indici di sicurezza per il ribaltamento utilizzati per certificare una nave di quella stazza?
Ma a bordo cosa stava succedendo?
La ricostruzione è confusa, non si capisce se la catena di comando è salda. Se il personale ha presente il suo ruolo nella gestione dell’ emergenza. Testimonianze e registrazioni amatoriali sembrano dimostrare che parte del personale non fosse neppure in grado di comunicare in inglese con i passeggeri o di come seguire le procedure standard di evacuazione.L’ unica cosa che posso capire è la ritrosia del Comandante a schiacciare il pulsante dell’ “abbandono nave”.
Normalmente il Comandante di un imbarcazione (di qualsiasi dimensione) è Dio, ed ha praticamente tutti i poteri senza nessuna democrazia, rispetto a qualche secolo fa è stata eliminata la possibilità di gettare a mare clandestini e pirati ma per il resto siamo ancora ai tempi di Drake; dopo aver premuto il tasto per Lui si innescano una serie di meccanismi che possono stritolarlo.
Da una parte l’ Armatore che vuole la sua pelle per aver abbandonato 500 milioni di euro, dall’ altra la Capitaneria di Porto che deve gestire l’ emergenza, e poi 4200 persone (praticamente una città) da far scendere da una nave che si sta inclinando senza controllo.
A posteriori e con una buona dose di cinismo possiamo dire che l’ evacuazione è stata un successo. Percentualmente le perdite sono state bassissime e portare a terra 4200 persone in massima parte non addestrate è un risultato ottimo.
Chi parla delle vittime che si sarebbero potute salvare non ha idea di cosa dice, nemmeno se fossero stati 4200 marinai professionisti ci sarebbero state zero vittime in quelle condizioni, anche se tutto è perfettibile.
Purtroppo il dilagare del panico e la mancata conoscenza della situazione da parte degli occupanti è stata fatale, se avessero combattuto il panico sarebbero potuti scendere con tranquillità anche la mattina dopo. Una nave di quelle dimensioni fornisce sicurezza, calore e asciutto per ore dopo il naufragio ed è molto più stabile di una zattera autogonfiabile. Forse anche questo è stato il pensiero del Comandante, ha sperato di poter tenere tutti a bordo sino all’ arrivo dei soccorsi.
Giriamo ancora pagina.
Chi ha gestito i soccorsi?
Qui il groviglio diventa inestricabile. La prima chiamata arriva ai Carabinieri (sic.), che la girano alla Capitaneria di Porto, questi telefonano al Comandante. Dopo varie conversazione chiamano una vedetta della Guardia di Finanza chiedendo di andare a vedere la situazione!
E intanto i minuti passano. Il concetto di ‘golden hour’, noto a chiunque si occupi di soccorso vale per estensione anche in caso di disastri come questi. Quanto tempo si è perso?
Alla motovedetta della GdF si aggiungono: Capitaneria di Porto, Carabinieri, Polizia di Stato, Vigili del Fuoco, Protezione Civile, Marina Militare ovviamente ognuno con i suoi standard, linee di comando e protocolli di intervento. In più una pletora di autorità civili che a vario titolo chiedono informazioni e cercano di mettere a disposizione il necessario per ospitare / soccorrere i naufraghi.
Vivvadio almeno in mare le frequenze radio sono le stesse per tutti.
In un modo o nell’ altro arrivano quasi tutti a terra.
Per alcuni giorni il balletto dei dispersi (comprensibile) alterna gioia e disperazione dei parenti, poi dopo il salvataggio degli ultimi tre intrappolati nella nave da parte dei Vigili del Fuoco il clamore si placa. Ma sulla nave continuano ad operare gli speleo-sub dei VdF, i sub di Carabinieri, Polizia e GdF, gli incursori del ComSuBin. Tutto sotto l’ occhio vigile della Protezione Civile e degli specialisti di recupero della ditta incaricata dall’ Armatore.
Ma vi sembra normale?
Tagliamo spese sociali con l’ accetta e non vogliamo prendere in mano la questione dell’ organizzazione della vigilanza e del soccorso in mare.
Quando capiremo che sul mare, per le operazioni civili, deve esserci un unico soggetto (Capitaneria di Porto) ad operare sul modello della Us Coast Guard americana? Sino a che continueremo a mantenere una pluralità di soggetti non riusciremo ad investire le risorse necessarie per avere un corpo all’ altezza delle sfide del nuovo millenio. L’unica eccezione deve rimanere il CSAR (Combat Search And Rescue), di stretta competenza militare (nel caso italiano della Marina Militare).
Sul territorio, per laghi e fiumi tanto per capirci, ha senso che se ne occupino i VdF. Il personale dei CC, GdF e Polizia deve essere assegnato ad altri compiti, legati alla sicurezza dello Stato e alla prevenzione del crimine. Già eliminare i centri di costo e semplificare le gare d’appalto sarebbe foriero di risparmi notevoli, unificare la formazione e l’aggiornamento del personale, semplificare la catena di comando e gestire in maniera diversa la comunicazione con enti come la Protezione Civile e le Prefetture migliorerebbe in maniera impressionante tempi e modi di intervento.
Tempi come questi, dove tagliare è diventato l’unico orizzonte, devono essere proprio quelli che consentono di eliminare gli orticelli creati per intascare soldi dello Stato e tutte le ridondanze che ci allontanano dall’efficienza dei nostri partner europei.
Oggi il sistema Italia rincorre le emergenze e si affida solo alla capacità di improvvisazione dei nostri operatori, loro sì spesso in grado di supplire alle idiozie della disorganizzazione. Vicende come quella della Concordia ci danno un messaggio molto chiaro. Così non possiamo andare avanti.

10 buoni motivi per non fare il fotografo

film che ha rovinato generazioni di fotografi

Prendendo spunto dall’ articolo del guru-blogger Alessandro Girola ho adattato al mondo della fotografia la sua personale classifica.

1 – Non c’è un euro. A parte pochissime eccezioni (che si contano sulle dita di una mano monca) sarete costretti a lavorare per pochi euri e a lottare per prenderli, di solito in ritardo.

2 – Se pensate di lavorare per l’ editoria ci sono buone possibilità che dobbiate combattere con molti più bravi di voi, verrete pagati (forse) poco vedi punto 1 e vi assegneranno i lavori peggiori

3 – Se pensate di fare il fotografo perché “fa’ figo” avete sbagliato completamente mestiere. La realtà non è come i film vi vogliono far credere.

4 – Soddisfazioni poche, incazzature molte. Sopratutto nei primi tempi ci sono buone possibilità che il vostro lavoro finisca rapidamente nel cestino.

5 – Critiche a palate. Probabilmente la prima volta che farete visionare il vostro portfolio da un professionista finirà direttamente nel cestino, il vostro ego ne soffrirà molto.

6 – Dovrete dare fondo alle vostre risorse finanziarie per aggiornarvi e acquistare l’ attrezzatura migliore. Sarete poi preda degli uomini del marketing delle case costruttrici che insinueranno il dubbio che le vostre foto siano brutte perché non avete l’ ultimo modello di fotocamera/obbiettivo, e voi ci cascherete dilapidando il vostro patrimonio e quello dei vostri familiari

7 – Passerete i giorni e le ore migliori a fotografare invece che con i vostri cari, perché se accade qualcosa invece di godervelo dovrete lavorare (feste, sabati, domeniche)

8 – Perderete ore di sonno. Da quando la tecnologia ha imposto il digitale, dovrete fare anche tutta la parte di editing e sviluppo che prima faceva il laboratorio. E quindi comprarvi anche il pc più performante, l’ ultimissimo software e ricadrete nel punto 6

9 – Non pensate di fare i fotografi per rimorchiare. Se provate a fare una cosa del genere con una modella verrete sputtanati a vita nel globo terracqueo non lavorerete più. Con le modelle dovrete comportarvi come con il vostro commercialista, pagatelo per fare il lavoro e basta.

10 – Sarete soli. Mentre tutti sono a divertirsi voi sarete a lavorare e quando avranno finito voi sarete a mettere a posto le foto. Poi però avrete liberi giorni in cui nessuno dei vostri amici potrà vedervi.

Rimanete sereni poi farò anche la versione positiva.

Fotografare seriamente – parte quarta

Ben ritrovati nel nuovo anno, finiti i bagordi è ora di rimettersi a lavorare.

Lo so che c’è ancora la vecchiaccia che deve calarsi dal camino, ma non  sottiliziamo!

lo avete comprato vero?!?!?!...

lo avete comprato vero?!?!?!…

Ora siamo tornati a casa dopo aver sgomitato con altri ventisette fotografi, maledetto in tutte le lingue conosciute la vecchina che si piazzava davanti a voi e un crampo al braccio perchè avete dimenticato il monopiede.

Perfetto, fosse stato qualche anno fa sareste passati dal vostro laboratorio di fiducia, avreste lasciato i rullini e sareste andati a dormire il sonno del giusto ed invece oggi, grazie alla tecnologia, dovete ancora lavorare! E forse ancora di più di quanto abbiate già fatto, bella cosa il progresso eh…

Andiamo ad analizzare il lavoro da fare o come lo chiamano quelli che sono fighi il Workflow.

Primo Passo – Preparate una cartella sul desktop dove cacciare tutte le foto grezze, se avete riempito più di una scheda preparate più cartelle.

Utilizzando un lettore di schede (costano pochi euri) copiate i files nella cartella sul desktop. Dico copiare perchè la prudenza non è mai troppa e quindi sempre meglio avere rindondanza di files.

Stesso principio di prudenza è quello di utilizzare un lettore di schede, meglio evitare di accendere la macchina fotografica per svolgere questo compito.

Lasciate i files originali sulle schede di memoria, li cancellerete al prossimo servizio.

Riponete la macchina ed ora dedichiamoci al lavoro più fastidioso, aprite la cartella e con la visualizzazione classica iniziate a scorrere tutte le immagini. Immagini sfocate, mosse, tagliate vanno gettate subito. Senza pietà. Ci sarà tempo dopo per analizzare le altre foto.

Piccola premessa se avete scattato in raw potrebbe essere che dobbiate utilizzare un visualizzatore apposito per vedere le immagini, ne parleremo in seguito.

In questa fase vi consiglio di non usare programmi specifici (LR, ACD, PS ecc) per un motivo legato essenzialmente alla velocità di esecuzione, se avete un mac anche di più perchè vi basta premere la barra spaziatrice per avere visualizzate le immagini, e anche per evitare di creare collegamenti interni al computer.

Secondo Passo – Ora che nella vostra cartella ci sono solo le foto giuste, scremate da quelle inutilizzabili, potete procedere all’ archiviazione dei file secondo le vostre usanze. Non voglio essere io a dirvi come tenere in ordine nei vostri HD, a meno che non me lo chiediate, quindi archiviate la cartella come siete soliti e procediamo all’ editing.

 

 

Fotografare seriamente – parte seconda

Allora ci siamo, avete fatto il grande salto comprando la reflex, vi siete appassionati, avete riempito i vostri HD di tramonti,  gattini,  panorami.

La vostra galleria su Flickr riceve apprezzamenti e frequentate  i forum dove vi scannate perchè nelle foto postate l’ orizzonte è ruotato di 10px oppure la MAF non è perfetta sul terzo occhio della libellula.

Siete sereni e il vostro prossimo traguardo è il concorso della parrocchia con successiva mostra collettiva organizzati allo scopo di raccogliere fondi da destinare al restauro della canonica.

A turbare il quadretto arriva, quando meno ve lo aspettate, la prima fatidica richiesta. Vostra moglie/compagna/fidanzata vi sussurra a tavola “lo sai che domenica prossima battezzano il cugino del vicino di casa di mia mamma?” La vostra prima reazione è un’ alzata di spalle, ma prima che voi possiate esprimervi arriva la mazzata: ” Le foto potresti fargliele tu che sei bravo…”.

Sputate il caffè bollente, strabuzzate gli occhi e riuscite ad articolare un sommesso “chi? io? cosa?”

“Dai, su, tanto hai la macchina bella…” infierisce la moglie/compagna/fidanzata sottointendendo “con tutti i soldi che hai speso lì invece di portarmi in vacanza, brutto disgraziato”

Colpiti nell’orgoglio, ma internamente eccitati dalla prospettiva di sfoggiare la vostra attrezzatura in pubblico, rispondete a mezza bocca ” si vabbè vediamo…”

In quel momento siete fregati.

Avete accettato un incarico, siete passati (anche se temporaneamente) dalla condizione di fotoamatore a quella di professionista.

Piccola digressione. Nonostante  polemiche, flame, e litigi infiniti, l’ etichetta di “professionista” nel campo della fotografia non individua le qualità del fotografo ma solamente la condizione del suo lavoro. Ovvero mentre il fotoamatore (detto anche fotocazzoamatore dai più radicali) scatta per il suo piacere personale senza vincoli, il professionista scatta perchè deve e, perchè deve portare al cliente degli scatti validi. 

Non sapete cose vi serviva ed avete portato tutto

 QUINDI ORA NIENTE PANICO

Accettando l’ incarico, i vostri committenti (che non sono più amici o parenti ma sono diventati solo CLIENTI) si aspettano da voi un risultato migliore di quello che avrebbero potuto fare loro. Non c’è nulla di più umiliante della frase “ma una foto così la faceva anche la zio Gustavo con il cellulare”.

Quindi è necessario organizzarsi per tempo, e pianificare le prossime mosse.

Primo Passo  – Controllo dell’ attrezzatura

Tirate fuori tutto quello che avete, pulite obbiettivi, corpi macchina, filtri. Formattate le schede e provatele, caricate le pile.

Un conto è fare questi lavori con calma, un conto è trovarsi un obbiettivo sporco quando siete in mezzo alla folla.

Quindi preparate la borsa, dovete fare in modo che quando la prendete dall’ armadio non dovete preoccuparvi di quello che c’è dentro perchè è a posto. (in altra puntata parleremo di come organizzare l’ attrezzatura)

Secondo Passo  – Sopralluogo sul posto

Fate un sopralluogo sul posto, possibilmente all’ ora in cui è programmato l’ evento.

Cercate di capire come saranno le condizioni di luce, l’ accessibilità (arrivare in ritardo perchè non sapevate che l’ evento era all’ interno di una zona pedonale inaccessibile alle auto è da pirla), con chi dovrete parlare per entrare.

Questa non è paranoia è solo essere professionali, quando è il momento giusto dovete pensare solo a scattare gli altri problemi devono già essere stati risolti.

Siamo già a buon punto, ci sentiamo al prossimo passaggio!

Trackball, ovvero come maledire la tecnologia

Post di transizione per scaricare l’incazzatura cosmica che mi pervade.

Antefatto

Il mio fido mouse inizia perdere colpi, cosa più che giustificata visto l’ utilizzo intensivo e la veneranda età (qualche anno che per gli oggetti tecnologici corrisponde a decenni umani).

Approfittando delle offerte natalizie ordino on-line un mouse all’ ultimo grido che mi garantisce di non vagare per tutta la scrivania.

Illusione

Stamattina l’ efficentissimo servizio di Amazon mi recapita il mouse. Apro la scatola e fidandomi (mai fidarsi) delle istruzioni collego il cavetto usb.

E’ plug&play mi dico, funzionerà subito.

Il computer si inchioda. Vabbè, capita su Windows.

Riavvio tranquillamente, scarico il programma indicato nelle istruzioni.

Si inchioda il programma mentre cerco di aprirlo, inizio ad irritarmi.

Cancello il programma utilizzando la tastiera (delirio) riavvio, bestemmio in italiano

Cerco i driver aggiornati, scarico, riavvio. I tasti funzionano inveriti dx/sx, il programma di settaggio si inchioda e resiste anche al Ctrl+Alt+Canc, bestemmio in lingue nordiche.

Spengo, riavvio, faccio pulizia del registro con apposito programma, riscarico il programma. Si rinchioda, ribestemmio questa volta in lingue ormai dimenticate.

Vado a riprendere il vecchio mouse, lo ricollego. Funziona, sono contento di avere un Mac a casa.