Accontentare il pubblico ?

Nei giorni scorsi si faceva un gran parlare con dei veri blogger, per intenderci quelli del Blocco C, se fosse necessario accontentare il pubblico o imporre la propria visione.

Se volete approfondire potete leggere gli articoli di Alessandro e di Davide , fatto ? Ok adesso vediamo se riusciamo a fare un parallelo con la fotografia.

Iniziamo a separare i piani tra quello che paga e quello che piace, che di solito non coincidono.

Se vogliamo identificare quello che piace seguendo le mode sui social dobbiamo rivolgere la nostra attenzione a fotografare gattini, moli con filtri ND, visioni della Via Lattea, poveracce seminude in fabbriche abbandonate.

Se invece vogliamo andare su quello che paga il discorso è diverso, ormai sono rimasti solo i matrimoni per garantire una certa remunerazione anche se ci sono grosse difficoltà anche in quello.

Quindi che fare?

Imporre un proprio stile o adeguarsi alla moda del momento? A parer mio occorre trovare un giusto equilibrio. Se si tratta di un lavoro pagato, quindi con un committente con precise richieste, è necessario e professionale soddisfarlo al meglio ( a meno che non voglia cose che siano palesemente lesive della propria dignità/professionalità) mentre per i lavori personali o di ricerca è giusto e sacrosanto coltivare il proprio stile senza farsi condizionare dalle mode del momento.

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Accontentare il pubblico

Quando è il caso di non fotografare

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io forse non avrei scattato…

Oggi è il primo di maggio, la festa dei lavoratori e quindi anche la festa dei fotografi.

Anche perchè, sembra strano, ma anche i fotografi sono dei lavoratori. Ma non voglio parlare di questo oggi, ma vorrei condividere una riflessione.
Anche se siete tutti a fare la mangiata nei prati, cercate di pensarci.

Vi è mai capitata di rinunciare deliberatamente ad uno scatto ?
Avete abbassato la macchina fotografica ed avete detto “non posso scattare” ?
A me è capitato diverse volte, per motivi assolutamente diversi tra loro. Una volta, di fronte ad un paesaggio mozzafiato, ho capito che se avessi continuato  a scattare non avrei potuto godere appieno dello spettacolo della natura. Quindi ho messo via la macchina fotografica ed ho contemplato la natura.
Mi sono pentito di non avere scattato? No, in quell’ occasione fotografare era superfluo.

In un altra occasione ero di fronte ad una persona che si era fatta male. Ho dovuto decidere se alzare la macchina e scattare o se appoggiarla ed andare ad aiutarla. Non ho esitato un secondo e non ho scattato. Mi sono pentito?
Forse, dopotutto non ero l’ unico che poteva aiutarlo, se avessi avuto più pelo sullo stomaco avrei continuato a scattare. Ma non sono tagliato per fare il fotoreporter.

Ed a voi è mai capitato?