Lezioni di fotografia – Helmut Newton

Prendendo spunto da un intervista rilasciata dal maestro della fotografia Helmut Newton vediamo di discutere dei suoi consigli.
Tenete conto che Lui fotografava solo in pellicola e che ci ha lasciato da alcuni anni purtroppo anche se la sua arte rimane.

fatela voi una foto così nel 1980

1. Appunta le tue idee

“Investo molto tempo nella preparazione. Penso a lungo a ciò che voglio realizzare. Ho libri e piccoli quaderni, nei quali scrivo tutto prima di una seduta fotografica, altrimenti dimenticherei le mie idee. Non godo di grande memoria.”

La fotografia deve essere pensata, non esiste la fotografia fatta per caso se non in alcuni rarissimi eventi. Prima bisogna avere in mente l’ immagine finale e poi si procede a ritroso recuperando tutto quello che serve per realizzare l’ immagine. Prendere appunti a mano o su qualche dispositivo serve per ricordasi e dare ordine alle proprie idee.

2. Metti a suo agio il tuo soggetto

“Le persone comuni, davanti ad un obiettivo, non si comportano come le modelle: le modelle sono pagate per star lì. Un’attrice si sente fragile davanti l’obiettivo. Tutte le donne si sentono fragili, ma un’attrice più delle altre e lo capisco benissimo. È un tale rischio per loro, e hanno davvero tante ragioni per sentirsi vulnerabili. Quando si ha simpatia per la persona che si fotografa e si vuol fare una buona foto, bisogna procedere con molta cautela e metterla a sua agio.”

Se tralasciamo l’apertura sulle attrici – non credo che molti di noi avranno molte chances di fotografare un’attrice, il resto ci presenta una verità assoluta! Chi non è abituato rimarrà a disagio davanti a macchina fotografica, flash e altro. Sopratutto se la macchina fotografica è grossa e imponente. Quindi prima di fotografare parliamo, discutiamo e poi alla fine, quando si è instaurato un rapporto di fiducia tiriamo fuori l’ attrezzatura.
Preparatevi perché le vostre indecisioni si riflettono sull’umore del soggetto.

3. Libera l’indole

“Io comincio facendo ciò che ho pensato di fare. Poi mi faccio un giro e quando torno provo a cercare altre vie. Ma arrivo molto presto a un punto di saturazione, oltre il quale  tutto questo cercare mi infastidisce e mi dico che la mia prima idea era quella giusta. Ho una capacità di attenzione limitata, è per questo che non saprei fare un film. Per me, un lavoro che duri più di due giorni non è un buon lavoro. Come quando ero campione di nuoto: vincevo sui 100 metri e sarei stato ancora più forte sui 50.″

Partiamo con l’idea di scatto che ci eravamo preparati. Quando abbiamo lo scatto che avevamo previsto possiamo iniziare a spaziare e cercare qualcosa di originale.

 

4. Anche brutte foto, ma solo se funzionali al progetto

“Spesso cerco di fare delle ‘brutte foto’. Certo non posso fare a meno di lavorare meticolosamente, ma mi piace che le fotografie sembrino sbagliate. È per questo che ho abbandonato il Kodachrome: ha una grana troppo fine, è troppo professionale. Preferisco i colori sparati, che fanno pensare a un errore nello sviluppo. Il colore brutto mi piace, purché non sia davvero orribile, e anche le foto di traverso. Mi capita di tenere la macchina un pò di traverso, quanto basta perché la foto non sia troppo perfetta. Non penso mai al gioco grafico, o, se ci penso, è per evitarlo. Mi piacciono di più i lampadari che vengono fuori dalla testa delle persone. Li trovo divertenti, perché fanno parte di quelle cose che mi avevano proibito di fare.”

Premessa, Lui era un genio e si poteva permettere certe cose, noi no. Se vogliamo sperimentare, fare ricerca e un nostro percorso interiore possiamo farlo dopo aver fatto quello che serviva.

Troppo spesso si spacciano foto brutte, sbagliate e insignificanti (per carenze tecniche e creative del fotografo) per ricerca e sperimentazione.
Le regole e la tecnica sono le basi sulle quali costruire la nostra arte fotografica, si capisce subito se qualcuno sbaglia di proposito o se sbaglia perchè non è capace.
Ernest Hemingway, pur non essendo un fotografo, ci lascia un monito incontrovertibile: “le regole sono fatte per essere infrante, ma solo dopo averle imparate”.

5. Non buttare via nulla

“Le foto che scelgo quando i provini tornano dal laboratorio non sono quelle che sceglierei un anno dopo. È un fenomeno interessante – e una prova del fatto che non bisogna buttare niente. Tutto cambia, le nostre idee sulle cose cambiano.”

Tutto si evolve, il gusto, la sensibilità e il nostro modo di essere. Le foto che si scattano oggi sono diverse da quelle di 10 anni fa. Pochi sono i ritratti “senza tempo” prerogativa di grandi Maestri.

Rivedere i propri scatti vecchi consente di capire la propria evoluzione, i propri progressi e la diversa sensibilità maturata nel tempo.

i 5 errori più comuni nei ritratti

Oggi cerchiamo di riassumere i 5 errori più comuni nei ritratti così da avere qualche possibilità in più di portare a casa un buon risultato.

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una luce così non è semplice da controllare

UN AMBIENTE OSTILE

Uno degli errori più comuni è quello di concentrarsi sul  volto e non guardare il resto dell’ inquadratura.
Quindi rischiamo di ritrovarci foto con alberi che spuntano dalla testa, pali in posizioni imbarazzanti, eccetera.
Riuscire a far interagire lo sfondo con il soggetto ritratto è una cosa molto complicata e si rientra nel campo del ritratto ambientato, genere fotografico di cui parleremo.

LUCE POCO INDICATA

La luce è la componente della fotografia, ancor prima che il soggetto. Quindi non entusiasmatevi per il soggetto senza pensare alla luce che lo illuminerà.
Se non siamo esperti evitiamo flash, pannelli e luci dirette. Mettiamoci all’ ombra oppure aspettiamo una giornata nuvolosa con una luce diffusa e morbida.
Le cose complicate affrontiamole poco per volta.

FUOCO INCERTO

Altro tipico errore: non avere un punto focale preciso.
Disattivate i mille punti di messa a fuoco della vostra macchina e usatene uno solo.
Mettete a fuoco l’ occhio del soggetto più vicino. Attenzione che se scattiamo con diaframmi molto aperti (f.2.8 o addirittura f.1,4 o f.1,2), utilizzando una focale tra gli 85mm e i 200mm  la profondità di campo si riduce a pochi centimetri e dobbiamo essere davvero attenti.

ANSIA, FRETTA E DISAGIO

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una luce morbida rende tutto più semplice

Vedersi una macchina fotografica, magari grossa ed ingombrante, a pochi centimetri della faccia non piace a nessuno a meno che non sia un modello/a professionista.
Prima di scattare parliamo, spieghiamo, concordiamo con i nostri soggetti le pose, POI tiriamo fuori la macchina fotografica e scattiamo velocemente.
La foto che volete scattare dovete averla GIA’ visualizzata prima di iniziare a scattare.
Siate sicuri di voi stessi, questo significa che dovete avere la piena padronanza dei mezzi che utilizzate. Se dovete cercare una funzione della macchina fotografica avete già sbagliato.

IDEA

Se non avete un idea non iniziate nemmeno a fotografare. Non si esce a fotografare in cerca di ispirazione sperando di fare una bella foto.
Non esiste la foto che viene bene per caso, ha la stessa probabilità del 6 al super enalotto. Le foto si pianificano prima, si adattano in base a quello che si ha e a quello che si vuole ottenere

E voi che errori commettete ?

Il disagio del fotografo

Mentre la calura e l’ umidità mi fanno pensare di essere alla ricerca del Colonnello Kurtz, parliamo del disagio del fotografo.

Non certo dovuto alle condizioni meteo ma riferito a quella sensazione che si prova mentre si scatta, quali sono le motivazioni più comuni di questo:

  • NON SI SENTE ALL’ ALTEZZA
  • TEME DI FAR PERDERE TEMPO AL SOGGETTO
  • NON HA LE IDEE CHIARE
  • NON HA LE CONOSCENZE TECNICHE NECESSARIE
  • NON CONOSCE ABBASTANZA LA PROPRIA MACCHINA FOTOGRAFICA

Analizziamo i vari punti e cerchiamo una risposta sintetica anche se questi sono argomenti che andrebbero sviscerati per ore singolarmente.

DSC_1634Non si sente all’ altezza

Questo può essere normale nelle persone dotate di un certa umiltà, e certe volte può essere un bene perché mette nella giusta predisposizione per imparare ma non deve MAI trasparire in fase di scatto. Quando si scatta si deve essere sicuri e non mostrare cedimenti anche se internamente tremano le ginocchia.

Teme di far perdere tempo al soggetto

Il soggetto è li per voi. A meno che sia un mega VIP il suo tempo è per voi in quel momento, provate prima cosa dovete fare con qualcuno con cui avete confidenza in modo che i vostri gesti siano quelli necessari e veloce, sarete apprezzati e il soggetto sarà ben disposto nei vostri confronti. In quel momento dovete dirigere tutto voi

Non ha le idee chiare

Qui ritorniamo al punto precedente. Le idee dovete averle PRIMA di iniziare a scattare, quando arrivate a premere il pulsante dovete già sapere che fotografia volete ottenere. Se non avete le idee chiare non scattate, le foto non vengono per caso.

Non ha le conoscenze tecniche necessariecampo-lungo

Fate quello di cui siete capaci. Se non avete mai usato un flash, non usatelo. Usate solo tecniche che padroneggiate bene, non cercate complicati schemi di luce se a malapena avete usato un pannello. Mano a mano che imparate acquisirete competenza e sarete più sicuri.

Non conosce abbastanza la macchina fotografica

Qui non ci sono scusanti, la macchina fotografica dovete conoscerla come le vostre tasche, il manuale imparatelo a memoria e i comandi provateli in tutte le situazioni, anche al buoi. Fotografate il vostro gatto e, sino a che non siete completamente pronti non spingetevi oltre.

Avete altre fobie ?

Workshop con Fredi Marcarini

backstage

backstage

Solitamente sono critico verso gli workshop, di solito si riducono a dei set dove degli aspiranti fotografici scattano a raffica ad un aspirante modella con delle luci messe di solito a caso.

Ho fatto un eccezione per l’ workshop di ritratto tenuto da Fredi Marcarini , a parte la conoscenza personale e l’ ammirazione per il suo lavoro, ero interessato a vedere il lavoro di un professionista.

Con un organizzazione professionale nello studio di Maki Macchiavello in una giornata si è passati dal deloire le false certezze (cioè pensare di saper scattare) a immedesimarsi nella gestione del soggetto , delle luci e dell’ inquadratura sempre con i veri tempi dei professionisti.

Nessuna modella in perizoma nella fabbrica abbandonata, ma vere persone da fotografare per far emergere la loro personalità.

 

E, alla fine la dimostrazione che il mezzo non serve, scattando un ritratto a livello professionale con un iPhone.

Il ritratto della società

Oggi voglio dare spazio ad un progetto fotografico interessante, sopratutto perchè è di una ragazza giovanissima e talentuosa (potrei dire ve lo avevo detto, leggete qui).

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Ek – Spezia 2014 ©

“Il ritratto della società” è il titolo di questa serie di ritratti in primo piano, tutti scattati con lo stesso set e con la stessa post produzione.
Un bianco e nero volutamente duro, crudo e senza concessioni alle levigatezze di Photoshop che tanto vengono apprezzate in questi tempi.

Cerchiamo di farci spiegare direttamente da chi ha realizzato questo progetto i dettagli e le ispirazioni di questo progetto fotografico

1) cosa è il progetto “ritratto della società” ?

Il “ritratto della società” è nato grazie a lunghe osservazioni sulle persone di fasce d’età molto ampie che mi circondavano. Anche se la mia città è molto piccola, notavo una soffocante omologazione che non rendeva nessuno unico! Ma ero sicura che nell’ individuo c’era unicità, era solo il gruppo, la mandria a seguito delle varie mode a renderlo “uguale”. La mia vuole essere una dimostrazione, che la società è una branco di individui unici, maledettamente condizionati da tutto ciò che li circonda!

 2) perchè questa post produzione così dura?

Al contrario!! la Postproduzione è assolutamente minima! L’unico sforzo che ho fatto è stato convertire da colori a bianco e nero! Ho applicato un filtro verde per accentuare i difetti del viso. Questa scelta è per  “dimostrare” la crudezza della società, crudezza che si rispecchia nei visi dei soggetti

3) qual’è la meta oppure è “work in progress”?

La meta. Ecco ci stavo pensando, questo progetto è nato come portfolio fotografico, destinato al mio esame di maturità. Mentre scattavo, ho capito che era una maniera perfetta per fare pratica e conoscere, sia la fotografia, sia questo società. Voglio andare fino in fondo, voglio sapere cosa esprime un’artista, uno studente o un bambino. Voglio emozioni da loro, dal singolo, emozioni che la società non mi potrà dare! Pensavo di ampliare molto il progetto, ogni giorno per me è una ricerca e scoperta continua, credo che sarà un lavoro lungo e affascinante, non voglio farlo finire subito

 4) dove finirà ? Una mostra, un libro?

Ho sempre sognato di scrivere un libro, ma sarà un altro tipo di viaggio da percorrere! Per ora, credo che mi concentrerò sulle sorprese quotidiane che può darmi il mio progetto.