Fotografi Indie

In questi tempi sulla rete si fa’ un gran parlare di artisti indie e io mi sono chiesto : esistono fotografi indie?

solitudine

chi potrebbe commissionare una foto così?

Secondo la descrizione di wikipedia l’ artista indie è quello indipendente, libero dai condizionamenti. Definizione che ben si adatta alle band che non hanno un etichetta discografica di riferimento o agli scrittori che non hanno una casa editrice alle spalle (i pericolosissimi autopubblicati).

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Ma quando un fotografo è veramente libero?
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Un fotografo è libero nel momento in cui preme il pulsante di scatto, ogni volta che fotografa decide lui quale può essere il messaggio che vuole trasmettere.
Se invece vogliamo essere formali e, dire che essere indie vuol dire poter svolgere i progetti che vogliamo noi senza i condizionamenti del mercato il discorso diventa diverso.

Oggi lavorare senza la rete di protezione che può essere quella di un Agenzia o di un magazine che commissiona un servizio con determinate caratteristiche è molto difficile, oppure riservato a chi non deve pagare le bollette con il proprio lavoro.
Andare a proporre un proprio lavoro, realizzato senza committenti e senza indicazioni al giorno d’ oggi è alquanto difficile anche per dei mostri sacri dello scatto.

Un compromesso è possibile. Si lavora per chi commissiona il servizio seguendo le indicazioni che vengono fornite (dopotutto il cliente ha sempre ragione) e poi si ritaglia il tempo per poter realizzare i propri progetti personali senza vincoli che non siano quelli della propria mente.

E voi cosa fate?

 

 

Fotografare per sè o per gli altri?

solitudine

a me questa piace anche se penso che sia commerciale

Questo post prende spunto da un articolo comparso sul blog di Alessandro Girola dove si parlava di scrittura fine a se stessa, oppure indirizzata verso un determinato pubblico. La domanda era se si dovesse scrivere quello che piace o, se si dovesse scrivere quello che vogliono i lettori. Fortunatamente nelle fotografia è tutto più semplice e quindi la domanda “Fotografare per sè o per gli altri?” assume altri significati. Se un fotografo andasse in giro a dire che scatta per “placare i suoi demoni interiori” * verrebbe simpaticamente preso a calci nel culo. I fotografi nella maggior parte dei casi sono tutti esibizionisti e non perdono occasione di mostrare i loro scatti,  sia sulla pagina di Facebook ovviamente con il suffisso “Photograper” o su uno degli altri mille mila siti di condivisione (flickr, 500px, istagram, ecc ) dove tra fotocazzoamatori si incensano e si lodano le foto di tramonti e di gattini. Una volta andavano di moda molto anche le mostre nel Circolo o nel Bar sottocasa ma, adesso con il digitale, si risparmia sulle stampe. Ma il focus della riflessione era un altro, voi scattare per voi o per gli altri? Ovvero scattate le foto che piacciono a voi oppure quelle che piacciono al vostro pubblico ? Dovremmo escludere  le foto che vengono fatte per lavoro, e quindi commissionate, perché esulano da questo tipo di ragionamento anche se qui entra in gioco il proprio stile e quindi occorre capire se è il caso di  imporre quello al vostro committente o farsi dettare la linea da lui.

[content_bar]E quindi, che fare, adattarsi al cliente o mantenere la propria identità? [/content_bar]


* non è uno scherzo, ci sono in giro tipi che dicono di scrivere per quello

Fotografia. Arte o mercato

Seconda puntata dell’ esame di  questa intervista a Settimio Benedusi. Per chi non conoscesse ancora Bendusi (male!) consiglio di cercare in rete in suoi lavori e sopratutto le sue dissertazioni sulla fotografia, sempre molto argute e puntuali.

Settimio Benedusi

Settimio Benedusi

In un altro passaggio dell’ intervista spiega il rapporto tra arte e mercato e cioè:
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La fotografia, come tutte le attività umane, non deve essere semplicemente bella o brutta. Deve essere utile. Il pagamento certifica che la fotografia che è stata realizzata serva, e che abbia un’utilità. La più brutta fotografia al mondo fatta da un perito assicurativo che fotografa con l’Iphone la macchina incidentata al costo di venti euro è mille volte più bella di tutti i bei tramonti rossi che tutti fanno.
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Questo è un altro giudizio che condivido pienamente, io l’ ho sempre detto ma ovviamente la mia opinione non ha il peso di Settimio.
Si ritorna sul discorso della fotografia studiata, pensata ed utile. Io non riesco a immaginare di uscire a  “fotografare”, mi porrei mille domande a cominciare da quella fatidica “cosa metto in borsa”, ed è per questo che non riesco a frequantare circoli fotografici anche perdendomi questa parte di arrichimento culturale.
Ad essere pignoli ogni tanto ad eventi e manifestazioni trovo dei colleghi che si portano dietro dei bauli con tutta l’ attrezzatura ma questo è un altro discorso.
Ma voi pensate che l’ Arte non debba essere contaminata dalla pecunia oppure ci può essere una via di mezzo, un compromesso?

Fotografare Seriamente – Farsi Pagare 3

Siamo arrivati alla terza puntata di quest’ argomento scottante. (la puntata precedente la trovate qui).

Oggi parliamo di quando provate la cosidetta “tentata vendita”, ovvero quando non avete nessun contatto con le società organizzatrici dell’ evento o con i partecipanti.
Di solito questa situazione riguarda le competizioni su strada tipo i rally, le corse podistiche,  ciclistiche ecc.
In questo caso dovete farvi pubblicità voi stessi e farvi conoscere dai concorrenti per piazzare il vostro lavoro.
Premessa fondamentale: se si tratta di manifestazioni in cui ci sono atleti minorenni le foto non possono essere in alcun modo pubblicate.

Tornando a noi, il principio è questo: voi scattate le vostre foto cercando di ottenere delle immagini dei singoli, le pubblicate (sul vostro sito, su fb, su siti specializzati in questo), i partecipanti si vedono e vi contattano per acquistare gli scatti. Semplice a dirsi ma non a farsi.

Primo. I partecipanti devono sapere dove andare a vedere le foto; quindi dovete consegnare a tutti un bigliettino con l’ indirizzo web dove andare a vedere le foto, il vostro contatto Fb, la vostra mail, il cellulare (quello dedicato al lavoro). Anche una maglietta o giubbotto con stampato il vostro sito è utile ed è molto professionale.

Secondo. Per evitare di farvi fregare e lavorare a gratis, sulle foto ci vuole un bel watermark in modo da dissuadere chi volesse scaricare illecitamente le immagini. Elaboratelo bene, dovrà rovinare la foto ma non essere invasivo. Lavorate sulle trasparenze del livello, sulle opzioni di fusione, in modo da avere un qualcosa di gradevole sulle immagini. Il watermark vi serve anche per quando pubblicate su Facebook (avete mai  letto il contratto di servizio?)

esempio di preparazione per stampa con watermark

Terzo. Decidete cosa vendere, le foto stampate o il file?  Se optate per la prima soluzione dovete avere sottomano un servizio di stampa affidabile e veloce, dovrete sapere quanto vi costa la spedizione e quanto vi costano i vari formati di stampa. Preparate un listino e fornitelo a chi vi chiede informazioni. Per fare un bel lavoro prima di mandare in stampa la foto ci vuole un minimo di editing, aggiungete una cornicetta, le scritte con i riferimenti della manifestazione e i vostri credits. Se cedete il file, ridimensionatelo prima di spedirlo, ovviamente quando è spedito ne perderete traccia per sempre.

Nella prossima puntata cercheremo di vedere le tecniche di vendita più avanzate, ringrazio intanto la mia socia per le imprese sportive.

Questa vi potrebbe servire per quello di cui parleremo nella prossima puntata: