23 cose sulla mia fotografia

553140_430237993747203_1716112852_nOggi voglio proseguire, adattandolo, un meme che è partito dal blog di Alessandro Girola, il noto e prolifico scrittore brianzolo.
Siccome lui è Scvittove anche se non pubblica libri veri, cioè quelli di carta (sic!), io adatto il meme alla fotografia e quindi vediamo di trovare 23 cose sulla mia fotografia.

No: non è assolutamente necessario conoscere dei dettagli del genere, ma non credo di essere l’unico che subisce tale tipo di curiosità. Anche perché il Diavolo si nasconde nei dettagli, come è noto.
Giusto per stare in tema, ecco dunque il mio post di oggi

Ventitrè cose di me, mentre fotografo:

  1. Il 100% delle mie foto sono realizzate in digitale.
  2. La pellicola è bella ma essendo nel 2014 è improponibile sopratutto per i tempi e i costi .
  3. Attualmente uso Nikon, D700 e D3s, più una compatta.
  4. Per la post produzione MacBook Pro con Light Room e Photo Shop CS5, non mi serve avere l’ ultima novità
  5. Non sono un talebano della marca, se mi capitasse l’ occasione cambierei sistema anche domani se fosse conveniente.
  6. Non ho difficoltà a saltare da un genere di fotografia ad un altro.
  7. Ci sono fotografie che non scatterei mai.
  8. Mentre fotografo mi isolo dal mondo esterno perciò mi è indifferente quello che accade.
  9. Fotografo anche se ho una persona alle mie spalle, anzi di solito ne ho molte.
  10. Se sono in vacanza mi voglio godere la vacanza e non fotografare.
  11. La mia più grande fonte di distrazione in fase di scatto è il telefono. Seguito a stretto giro dai rompicoglioni.
  12. Non ho tempi precisi per fotografare, quando c’è da fotografare si fotografa.
  13. L’ occasione in cui ho scattato di più è stata una gara di pattinaggio su ghiaccio due giorni, 10 ore al giorno forse 20.000 scatti più o meno .
  14. Ho almeno una mezza dozzina di scatti pronti nella mia testa, prima o poi li realizzerò.
  15. Quando fotografo mi viene sete, mi basta acqua minerale frizzante ben fredda per placare l’ arsura.
  16. Quando fotografo vorrei tenere lontano da me il cellulare, che trovo dannoso per la concentrazione come poche altre cose al mondo, ma non posso nella maggior parte dei casi.
  17. Mi piace il flash se potessi lo userei sempre.
  18. Lo scatto più bello devo ancora farlo. Non sono mai soddisfatto del risultato
  19. Guardando le foto dopo trovo un sacco di cose che avrei potuto migliorare/modificare e mi incazzo.
  20. Tra sport, ritratto, reportage il genere che mi viene più naturale è lo sport (per ora).
  21. La post produzione è necessaria ma cerco di ridurla al minimo perché ci sono tantissimi più bravi di me e porta via tantissimo tempo che non ho.
  22. Quando esco di casa ho la borsa con quello che mi serve per le fotografie che devo scattare, odio improvvisare.
  23. Gli scatti prima sono nella mia testa, dopo nella macchina fotografica, non riesco ad uscire senza sapere che foto scatterò.

Storie del Cesso, adattate e riviste

Questo quasi-meme nasce per caso sulle pagine di Book and Negative, il blog di Germano M. (guardate anche la versione inglese ci sono un sacco di mie fotografie 🙂 )

Come accade alle cose intelligenti in pochi giorni la pandemia è dilagata, sul post originale trovate tutti gli articoli relativi.

Ma di che si tratta? E che c’entrano i cessi?void_wc_ceramica_flaminia_001

Prima dovreste leggere l’articolo di Germano e vedervi il video tratto da “Le iene” di Tarantino, in esso linkato.
In pratica si tratta di rispondere a quelle domande che vi fanno fuori dal web, quando vi lasciate scappare che avete il vizio dello scrivere, domande tipo:
  • Come hai iniziato a scrivere?
  • Perché scrivi?
  • Cosa scrivi?

Ora, visto che io non scrivo se non la lista della spesa o altre cose noiosissime ed inutili, ho adattato e rivisto le domande con quelle che normalmente mi vengono rivolte quando la gente mi vede con la macchina fotografica ovvero:

  • Come hai iniziato a fotografare?
  • Perché fotografi?
  • Cosa fotografi?

Vediamo quindi di rispondere a queste domande oramai divenute il nuovo meme.

[highlight1]Come hai iniziato a fotografare?[/highlight1]

Con una Nikon F401 che mi sono comprato con i soldi risparmiati duranti i lavoretti estivi quando andavo alle superiori.
Ho iniziato perché essendo una schiappa a disegnare volevo poter dare corpo alle idee che avevo in testa.
La mia prima foto è stata quella di un antenna, per di più sottoesposta.

[highlight1]Perchè fotografi?[/highlight1]

Di solito perchè mi pagano, molte volte perchè mi ci mandano e alcune volte per soddisfazione personale.
Non ho nessun demone da esorcizzare o malessere interiore da mostrare, e le foto sfocate rimangono sfocate non sono “espressione di un disagio”

[highlight1]Cosa fotografi?[/highlight1]

La maggior parte delle volte lo sport e gli sportivi, ogni tanto qualche evento di cronaca. Mai bambini, matrimoni (solo un eccezione) o animali.
Niente tramonti.

La mia sintetica risposta l’ho messa, e adesso che voi siate scrittori, fotografi o artisti dite la vostra!
Seguite la pandemia su twitter con l’ hastag #storiedelcesso

 

Premio UNIA

Questo è il mio primo meme, ringrazio Arcangelo che dalle colonne di Ucronìa.it mi ha coinvolto in questo giochino, e mi ha assegnato il Premio MEME. Sostanzialmente si tratta di rispondere a sette domande sulla lettura e come nella più virale tradizione delle catene di Sant’Antonio passare il testimone ad altri sette amici.

Quindi bando alle ciancie e andiamo a vedere le sette domande:

1) Qual è il primo libro che hai letto in assoluto?
Non posso essere sicuro ma penso una delle enciclopedie illustrate che erano a casa, poi forse uno degli Urania della collezione di mio padre, attirato dalle copertine con le astronavi.

2) Hai mai fatto un sogno ispirato a un libro che hai letto? Se sì, racconta.
Di solito non mi ricordo i sogni quindi magari è successo ma non lo so

3) Qual è la prima cosa che ti colpisce in un libro? La copertina, la trama o il titolo?
Di solito guardo la trama anche perchè i titoli soprattutto con le traduzioni a c… non significano molto e le copertine variano da edizione quindi non sono attendibili.

4) Ti è mai capitato di piangere per la morte di un personaggio?
Piangere per la morte di un personaggio no, però emozionarmi per qualche scena si e anche andare a rileggermi la scena specifica diverse volte sì, molte volte

5) Qual è il tuo genere preferito?
Direi l’ action, anche se amo le commistioni di generi. Diciamo che l’ horror puro ed il fantasy non mi attirano tantissimo così come il giallo classico, ma per il resto leggo tutto. Anche le etichette dell’ acqua minerale mentre sono al ristorante ad aspettare.

6) Hai mai incontrato uno scrittore?
Se per scrittore intendiamo chi vive di scrittura sì, anche diversi (qua sotto vedete anche la foto 🙂 ). E fortunatamente quelli che ho conosciuto erano tutte persone simpaticissime, cordiali e alla mano. Forse perchè non erano quelli che si vedono in televisione da Vespa o da Fazio a pubblicizzare i loro lavori.

7) Posta un’immagine che rappresenti cosa significa per te le lettura.
Qui è già più difficile perchè devo cercare o su internet o in archivio. E quindi vi metto questa:

Sergio (Alan D.) Altieri

Sergio (Alan D.) Altieri

In questa foto c’è il mio scrittore preferito con uno dei suoi capolavori, la foto non è gran che ma è un reportage non un servizio posato, quindi mi accontento.

Adesso devo coinvolgere altri sventur blogger in questa catena e quindi evoco:


 

 

 

Cinque metodi sicuri per superare il blocco del fotografo

La stagione autunnale è finalmente alle porte e questo vuol dire da una parte la ripresa del lavoro dedicato ai campionati di calcio e, dall’ altro l’ allontanamento dalla città di tutti i rompicogl   turisti facendo ritornare tutto ad una dimensione più umana.
Questo, però è un post che trae ispirazione da quelli dei guru-blogger Alessandro e Germano relativi alla depressione scrittoria.
Ora, i fotografi cosidetti pro non dovrebbero avere questi problemi perchè hanno da portare a casa la pagnotta mentre il fotocazzoamatore può cadere in queste orribile gorgo di ignavia.

Quindi, se siete i tipi che si struggono per tutta la notte, insonni in compagnia di una bottiglia di liquore scadente urlando “non so’ cosa fotografare” proseguite nella lettura, magari vi rispecchiate in qualche situazione.
N.B. Il post è ironico e non vuole assolutamente sottovalutare la vera depressione che deve essere trattata come una malattia al pari di una polmonite o di una gamba rotta

5 – Shopping virtuale
Iniziare a cercare  su cataloghi on-line il nuovo modello di macchina fotografica, il nuovo obbiettivo, senza i quali non potete assolutamente fotografare. Elaborare preventivi, acquisti oltre frontiera, ardite permute e poi capire alla fine che non avete bisogno di quello per fare fotografie.

li voglio, li voglio sbav sbav

4 – Tour virtuali
Si inizia a guardare le foto sulle riviste e i siti dicendo: “che posti! ah, anche io fossi là farei foto magnifiche”; si progettano le future vacanze tenendo conto degli orari dell’ alba e tramenonto in esotiche località. Si elaborano trasferimenti a dorso di mulo per raggiungere improbabili scorci. Poi alla vista del preventivo dell’ agenzia viaggi o dopo una randellata di moglie/fidanzata si ritorna ad una dimensione più umana.
Rimini anche quest’ anno.

3 – Ricerca di modelle
Il commento più classico è: “con una pheeega così, anche io faccio belle foto!”; e allora si scandagliano forum, community alla ricerca della giusta modella, contatti via mail, proposte TFCD, low budget, si sconfina nel baratto più bieco.
Si finisce con il cercare una fabbrica abbandonata per delle foto di nudo artistico, oppure la  moglie/fidanzata pensa che sia un giro di escort e và a prendere il randello/chiama l’ avvocato.

2 – Uscita con il circolo

Convinti che nuovi stimoli possano venire dall’ esterno ci si iscrive al Circolo Fotografico e si partecipa alla vita sociale. Alla domenica all’ alba ci si ritrova tutti al parco per fotografare le libellule nel quadro del nuovo concorso “ali di vita, vita con le ali”. E poi alla sera proiezione dei lavori nella sede sociale. Avete presente Fantozzi al cineforum….ecco.

la serata al circolo fotografico

1 – Ritorno alle origini

“questa tecnologia stà uccidendo l’ arte! dobbiamo riscoprire il gusto dello scatto!” Questa di solito è la frase per autoconvincersi che non serve la reflex da 2000 Euri comprata a rate ma basta la vecchia Cosina a pellicola del nonno per sfornare capolavori.
Dopotutto anche HCB fotografava con una Leica a telemetro e solo un obbiettivo. Il sogno svanisce quando si deve peregrinare per tutta la città a cercare un minilab o una pellicola.

non è una figata, è solo una foto sfocata e che ha preso luce…una merdata

La prossima volta vediamo di trovare 5 metodi più seri per cercare di avere risultati concreti.

Da qui a dieci anni…

Arrivo da buon ultimo e mi aggancio alla catena creata da Davide sul suo blog, immaginando il mio futuro nel 2022. Interessante esercizio, nonchè inquietante prospettiva. Quindi iniziamo.

1) Mulino Bianco

La vita scorre normale, sono sposato con prole. Il lavoro galleggia, con lo stipendio della moglie e il mio lavoro ci barcameniamo in un esistenza abbastanza serena, sogno una pensione che non arriverà mai e mi abbruttisco sul divano alla sera davanti alle repliche dei film di Steven Segal ormai mummificato.

2) Crisi! 

Purtroppo la cura del governo tecnico ha fallito e di conseguenza l’ Italia è fallita. Quei pochi risparmi che avevo in banca si sono tramutati in carta straccia, per fortuna mi è rimasta la casa e quindi ho ancora un tetto anche se non riesco a pagare le spese di condominio. Mi arrangio con dei lavoretti di piccole riparazioni, raccolgo le lattine per riciclare l’ alluminio e cerco di recuperare il rame in concorrenza con i rom.
Non ho più una vita sociale ma ogni tanto riesco a scroccare una connessione wi-fi in biblioteca per aggiornare il blog e cercare i vecchi amici.

3) Mugnaio

Ho mandato tutti a spigolare, lasciato lavoro e mi sono trasferito nell’ entroterra. Ho comprato la nuda proprietà del vecchio mulino e passo le giornate ad imparare l’ arte dei due anziani mugnai. Le mie giornate le trascorro nei campi e, quando tramonta il sole, carico la tramoggia per macinare durante la notte. Oramai sono abbastanza pratico, ho un giro di clienti fissati con il biologico che mi garantiscono le commesso, se alla moglie concedono il part-time apriamo un agriturismo nei WE per arrotondare.

4) Successo

Ho finalmente scattato “lafotocheognifotografoavrebbevolutoscattare”  il noto uomo politico integerrimo in una trasgressiva festa gay dove si intrattiene con un robusto giovane di colore poco vestito.
Scenario A: Il trattamento antiriflesso delle ottiche della rinomata casa giapponese, nonostante le premesse e le migliaia di euro, non vale una cippa. Un lampo sulla lente mette in allarme le guardie del corpo e, come dice l’ amico Angelo, nessuno corre più veloce di 7,62   mm. Parti della mia scatola cranica si spargono sulla terra, e nonostante le diverse puntate di “Chi l’ha visto” sul caso rimarrà sempre un mistero.
Scenario B: Porto a casa lo scatto e riesco a venderlo ad un agenzia fotografica con sede nelle Isole del Canale. In poche ore finisce sulle pagine dei giornali di tutto il mondo, il mio conto corrente si gonfia a dismisura, con le royality divento ricco. Finisco sulla copertina di diversi magazine e ho la fila di celebrity alla porta che vogliono un servizio, Rhona la fotografo la settimana prossima. L’ unico problema è che continuare a pasteggiare con i crostacei mi alza il colesterolo.

5) Romitaggio

La monotonia mi ha portato alla depressione. Sono stato abbandonato dalla moglie che mi  ha dissanguato con la richiesta degli alimenti. Finiti i soldi che avevo da parte, ho messo le mie poche cose in uno zaino, ho venduto le macchine fotografiche e mi sono messo in viaggio. Ho iniziato a percorrere il Cammino, ho riscoperto il piacere del contatto con la natura, i ritmi della giornata scanditi dal giorno e dalla notte. Trovo ospitatilità nei conventi oppure dormo sotto le stelle, purtroppo il freddo inverno del 2023 avrà la meglio sul mio fisico indebolito, troveranno a primavera il mio corpo dopo che la coltre nevosa si sarà sciolta.