Intervista con il fotografo – Nicola Zanichelli

Oggi ritorna la rubrica “intervista con il fotografo” ed abbiamo ospite un fotografo italiano, Nicola Zanichelli.

Nicola ZanichelliSe volete vedere tutti i suoi lavori potete seguirlo sul suo sito, ma adesso godiamoci l’ intervista.

1) Come ti definiresti? Un fotoamatore, un fotoamatore evoluto, un fotografo e basta
Innanzi tutto, lascia che ti faccia i complimenti per questo blog, e queste tue interviste che trovo sempre molto interessanti, ma ora veniamo alla tua domanda.
Sicuramente un fotoamatore, ma nel vero senso della parola, cioè amo fotografare.
Ma andrei anche oltre, per me la fotografia è diventata una vera dipendenza.

2) I tuoi lavori sono sempre molto “eterei” , come sospesi nel tempo, come mai questa scelta?
Vero, questo perché il genere di ritratto che più amo, è il ritratto ambientato, e in particolare vintage e retrò. Quello che cerco sempre di ottenere nei miei ritratti è l’armonia tra i tre elementi che lo compongono; modella, ambiente, abito.
Anche in presenza di location importanti o di particolare bellezza, il centro di tutto deve restare la modella. Per ottenere questo cerco sempre ragazze che siano a proprio agio negli ambienti e negli abiti che scelgo. Spesso le mie modella non sono professioniste, e molte volte sono al loro primo shooting. La scelta della modella è fondamentale per una buona riuscita del set. Non deve essere per forza una bella ragazza (anche se aiuta), ma adatta al contesto e gli abiti, che quasi sempre sono della stessa modella.
Ti faccio un esempio; se ho in mente di fare un set goth, cerco una ragazza che abbia nel suo armadio abiti goth. Questo mi da la certezza che si troverà a proprio agio in quegli abiti e in quel contesto, e di conseguenza della buona riuscita del set.
In questi casi molto spesso non serve nemmeno guidare la modella, ma saprà interagire con l’ambiente solo con qualche piccolo suggerimento.
Fondamentale è anche la post-produzione delle immagini. Per scelta intervengo in maniera molto leggera sulla “lisciatura” della pelle, perché qualche piccola imperfezione, neo, o piega, contribuisce a darmi una scatto più vero. Per lo stesso motivo, il più delle volte evito di “raddrizzare le linee”.
Al contrario intervengo in maniera più decisa sui toni dei colori. Nei miei scatti non cerco mai i colori reali, ma quelli che più contribuiscono a ricreare l’immagine che avevo pensato in fase di progetto.

3) che attrezzatura usi?
Da sempre Canon. Ora ho una Eos 5D MK-II e un numero imprecisato di ottiche, anche se solitamente ne uso solo due; un Canon 85mm F1.8 e un Canon 70-200 F4. Sono due lenti fantastiche che mi danno grandi soddisfazioni. Qualche volta “gioco” anche con l’imprevedibile lensbaby.
Facendo esterne non esco mai senza un pannello riflettente e un flash montato in un softbox.

4) qual’ è il progetto a cui sei più legato?
Tutti quelli dove l’alchimia modella location abito, ha funzionato particolarmente bene. E devo dire che grazie alla bravura delle ragazze, ce ne sono moltissimi. Ma se proprio devo citarne alcuni, per diverse ragioni, sono più legato a questi tre:
Quello con Eilidh, fatto in una antica villa in abbandono, quello con Lili fatto in abiti hippie, e quello gothic con Marta fatto in un hotel in abbandono.
Approfitto di questa tua domanda per scusarmi con molte ragazze con cui ho collaborato, perché se un set non va come ti aspetti, è sempre colpa del fotografo, è lui che sceglie e che decide, e se qualcosa non funziona evidentemente la “ricetta” era sbagliata.

5) i tuoi prossimi lavori?
Moltissimi. A breve farò un set con una coppia di ballerini di danza classica, in una delle mie location che più amo. Poi un set goth in un castello abbandonato. Ci sarà uno shooting con tre modelle ambientato negli anni ’30. Un set fantasy in abito fairy. Un altro steampunk, e tanti ancora che non posso dire… spero solo d’avere il tempo di realizzarli tutti entro quest’anno, ma so già che sarà impossibile.

Godiamoci adesso la sua gallery!
(cliccate sulle immagini per ingrandirle)

Intervista con il fotografo – Fredi MARCARINI

fredi-YamamotoOggi ritorna la rubrica “intervista con il fotografo”, ospite di queste pagine c’è quello che io considero il migliore dei fotografi italiani contemporanei, Fredi Marcarini. Anche se sembra avere un carattere burbero è stato gentilissimo a rilasciarmi questa chiaccherata.
(qui a lato Fredi Marcarini nella casa di Carlo Rampazzi a Parigi. Frac di Yamamoto, pezzo unico, parte della collezione di Carlo Rampazzi, che ha anche scattato la foto)

[highlight4]Hai girato il mondo scattando in ogni tipo di posto, dall’ hotel di lusso al quartiere più malfamato. Quali sono i servizi che senti maggiormente rappresentativi del tuo essere?[/highlight4]
é difficile rispondere a questa domanda. Questo sostanzialmente perchè ho, nella quasi totalità dei casi, la massima libertà di movimento nei lavori che mi vengono assegnati, e quindi potrei facilmente dichiarare che sono quasi tutti rappresentativi. Ho sempre pensato che un ritratto sia “sempre un autoritratto con la faccia di un altro”, e quando faccio reportage fotografo solo ciò che suona all’unisono con i miei stati d’animo in quel momento. Quindi sono sempre me stesso nel mio lavoro, contemporaneamente rispettando quelle che sono le esigenze del cliente. L’ambiente in cui mi trovo a lavorare non mi condiziona per niente, sono abituato sia ad un estremo che all’altro e mi muovo con agilità in qualunque ambito. Per esempio sono stato un paio di mesi fa in India per un servizio su un gioielliere, e nel tempo libero andavo in giro in mezzo alla povertà, non sentivo nessuna differenza nel mio modo di percepire il lavoro che stavo facendo, semplicemente cercavo delle belle immagini in entrambe le situazioni
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Elisa Di Francisca, medaglia d’oro di fioretto alle Olimpiadi del 2012, fotografata a Jesi in un centro di riabilitazione. La location non dava spunti, poi siamo scesi alla piscina, ho deciso di lanciarla dentro e citare Ofelia. Un cuscino la sosteneva. la sua espressione pacifica contrasta con la situazione funerea. Il servizio era per Style.

 [highlight4]Hai scattato degli interi servizi con l’ iPhone, altri come la Leica M9, quanto conta per te la tecnologia ?[/highlight4]
La tecnologia è sempre stata una parte non trascurabile di questo lavoro. Tuttavia io uso la Leica soltanto per amore e feticismo dell’oggetto. Ho sempre sostenuto che una buona immagine possa essere fatta con qualunque mezzo (l’esperimento di BAM, per esempio, voleva provare proprio questo – riuscendoci – e lo stesso nome del progetto era l’acronimo di By Any Means). quando sono in viaggio (molto spesso) alla fine del lavoro per il cliente, lascio la Leica in albergo ed esco a fare le cose mie soltanto con l’i-phone, che uso sia per lo scatto che per la post produzione. Lo faccio per zittire chi mi dice sempre, di fronte ad una mia immagine, “e va beh grazie, con la Leica”. Come se fosse merito del mezzo. conosco molta gente che usa Leica e non riesce a tirar fuori nulla. ora posso rispondere: “guarda l’ho fatta col telefono, e ce lo hai anche tu uguale, quindi falla tu la stessa foto o abbi la compiacenza di riconoscere che sta tutto nell’approccio, nella sensibilità, nell’esperienza”. è un modo molto efficace di far capire cosa si sa fare, e funziona molto bene.Screen shot 2013-10-31 at 19.48.14
 Albert Wong, Hong Kong, collezionista di katane. Al country club dove ci eravamo dati appuntamento, nel parcheggio c’erano questi bamboo, e me ne sono servito per dare un’idea di agguato nella giungla. I volumi sui collezionisti mi hanno dato modo di conoscere persone straordinarie, divorate dalla loro passione per gli oggetti di loro interesse, in tutto il mondo.
[highlight4] Sei stato un antesignano dell’ uso della Rete, quando i social non esistevano e si interagiva sui NewsGroup. Cosa ne pensi di Fb, Twitter, G+. Ritieni che un fotografo per esistere debba essere presente massiciamente sulla rete??[/highlight4]
Dipende. non so bene cosa rispondere a questa domanda, perchè non ho tenuto un atteggiamento sempre coerente. non uso twitter perchè lo odio. su facebook ci sono stato, poi sono stato assente, poi sono tornato. il mio sito lo aggiorno raramente, e mi serve solo come mezzo per far vedere il mio lavoro a distanza. avevo creato un blog, ci ho messo due foto e poi non l’ho mai più aggiornato. i lavori mi arrivano da giri di conoscenze reali e non virtuali, che trasmettono i miei contatti ad altri e così via. non ho avuto un rientro reale dalla mia presenza sulla rete, ma puo’ essere che dipenda solo dal mio modo erratico di usare il mezzo.
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Jack Vettriano, a casa sua a Londra. ho insistito per scattargli questa foto in camera da letto, e alla fine si è piegato. Non lo conoscevo affatto al tempo, ma sentivo che era un’immagine che lo rappresentava molto in quel suo particolare momento. Quando poi l’ha vista, ha deciso di rimettersi a dipingere dopo qualche tempo che aveva smesso. Il quadro che ha realizzato, identico alla foto, è stato intitolato “The Weight”, ed è ora alla National portrait Gallery a Londra. Cliente : Monsieur

 [highlight4]Tu hai sempre espresso francamente il tuo pensiero senza voler a tutti i costi essere “politicamente corretto”, come vedi la situazione della  fotografia oggi ?[/highlight4]
Vorrei crocifiggere, e poi cospargere di benzina e dargli fuoco in una pubblica piazza, tutti coloro i quali si beano della mediocrità, che sta dilagando in modo apparentemente irresistibile. lo scopo del mio lavoro, e tutte le mie energie, sono rivolti a combattere il gusto per la mediocrità.

Screen shot 2013-10-31 at 19.47.16Nevruz, cantante. Sapevo che aveva questo scheletro, con cui si era esibito in televisione. L’ho spogliato e gli ho dato una connotazione seria, a dispetto del suo essere provocante in tono semi-comico. Gli avevo spiegato cosa volevo fare e naturalmente ha accettato. Il cliente era Vanity Fair, che ha poi pubblicato invece altre foto. Questa è stata successivamente pubblicata da Grazia, con l’headline: “Il Rock è morto!”, che era quello che lui sosteneva, e che era la mia idea iniziale.

[highlight4]Con l’ avvento della fotografia digitale, degli smartphone si dice che siamo in preda ad una bulimia fotografica. Tutti scattano e non sempre con cognizione di causa. Cosa consigli per affrancarsi dalla posizione di “fotocazzoamatore” (definizione tua…) e migliorarsi?[/highlight4]

Cambiare hobby, se uno riesce ad avere un senso di autocritica per quello che fa. oppure far finta di niente e continuare a perder tempo. una bella immagine si ottiene dedicandosi anima e corpo al mezzo, partendo da un allargamento delle sue cognizioni culturali per quel che riguarda l’arte in genere. Studiare a fondo i grandi maestri e progettare un lavoro che possa esprimere la propria sensibilità. gli amatori in genere si accontentano di studiare i libretti di istruzioni della loro apparecchiatura, come se fosse quello che serve a creare una bella immagine. è l’approccio, che è sbagliato alla base.
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Caroline Murat, concertista, nella sua casa di Venezia. Le avevo visto ad un tratto questa espressione, e ho insistito per fargliela rifare, dopo due o tre scatti è riuscita. Il fatto che questa espressione non c’entrasse nulla né con il personaggio né con l’intervista, mi piaceva, perchè come al solito volevo creare un gioco di contrasto. L’ho mandata al cliente quasi per provcazione. Con mia sorpresa, e soddisfazione, è stata pubblicata in apertura. cliente: Style.

[highlight4]Quali sono i tuoi lavori in cantiere? Ci sarà un seguito al tuo libro fotografico dedicato a Marinella?[/highlight4]
Il libro di Marinella l’ho fatto 10 anni fa e lo considero enormemente superato rispetto a quello che faccio adesso. ne ho fatti diversi altri, ne sto finendo uno ora, e ne ho in programma almeno altri due per il prossimo anno.
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Salvatore Parisi, a casa sua a Roma. Un’altra immagine per i libri sui collezionisti editi da Vacheron Constantin. Ho disposto sul tavolo da biliardo una piccola parte dell’incredibile collezione di sigari di Parisi, volevo dare l’idea della magnitudine e dell’abbondanza della sua raccolta. Il servizio non è stato pubblicato perchè successivamente il cliente ha deciso che il fumo non poteva essere un argomento sostenibile, in fin dei conti, è pur sempre un vizio. Tuttavia non si capisce perchè il fumo no, e i liquori invece si, ma questa è solo la mia opinione. In seguito ho rifatto il servizio su Parisi con la sua collezione di valigie e borse, per non sprecare il validissimo personaggio di estrema eleganza e stile.

Intervista con il fotografo – Ekaterina Buscemi

Oggi ritorna la nostra rubrica intervista con il fotografo, ma con noi non c’è un fotografo affermato, ma una giovane promessa della fotografia.

Autoritratto ©E.Buscemi

Autoritratto ©E.Buscemi

Quindi ospitiamo su queste pagine Ekaterina Buscemi. Non fermatevi alla prima impressione, anche se a vederla la potreste scambiare per una modella, questa ragazza è una fotografa con dei numeri interessanti vista anche la sua giovanissima età.
Potete seguirla sulla sua pagina Facebook, sul suo blog oppure su Twitter, ma adesso andiamo a conoscerla meglio. Continue reading

Intervista con il fotografo – Saturno Buttò

Oggi siamo tornati ad ospitare su queste pagine un ospite importante, non prettamente un fotografo ma un pittore che usa la fotografia per preparare le sue opere.
Quindi lasciamo la parola a Saturno Buttò 

 

Saturno, Leica e Manfrotto

Sono nato a Portogruaro (VE) nel 1957.Ho studiato al Liceo Artistico di Venezia dal 1971 e, dopo la maturità, all’Accademia di Belle Arti, diplomandomi nel 1980. Nel decennio successivo ho perfezionato, nel mio studio, la tecnica ad olio che mi porterà allo stile delle tavole degli anni ’90. Ho esposto al pubblico dal 1993. Lo stesso anno è stata pubblicata la prima monografia: “Ritratti da Saturno”. Nel 1999, esce la seconda: “Opere 1993 – 1999”. Segue “Martyrologium” del 2007, Edizioni Sottomondo. Nel 2012 la Mondo Bizzarro gallery di Roma pubblica “Blood is my favorite colour” catalogo della mostra. Ultimo in ordine di tempo “Saturnicore” 2013, catalogo della personale alla Core Art Gallery di Napoli

Mi è sempre piaciuto sperimentare sia le potenzialità dello spirito sia quelle del corpo, con un’attenzione particolare per le situazioni “al limite”: Mostrare l’esibizione di radicati tabù utilizzando figure capaci di “scuotere” pur mantenendo integro il loro potere di seduzione. La religione e tutti i paradossi che ha saputo evocare centra sicuramente qualcosa ed ha sempre nutrito la mia immaginazione. L’iconografia cristiana, infatti, può essere ben più terrificante della mia visione del mondo. Mi riferisco, per esempio, a tutte le immagini di santi e martiri seviziati e sontuosamente esposti al pubblico, al culto delle loro reliquie, brandelli di corpi sparsi ovunque nelle chiese e altrove, dove, come scriveva Camille Paglia, “non sai se pregare o vomitare”… Continue reading

Intervista con il fotografo – Matteo Cappè

Riprende la rubrica di “interviste con il fotografo” , questa volta abbiamo con noi un fotografo sportivo o meglio uno sportivo che è anche fotografo: Matteo Cappé:

1) A vedere le tua foto più che un fotografo sportivo direi che sei un fotografo di azione, tu come ti definisci?

Innanzitutto mi definisco un fotografo. La fotografia action è la mia specializzazione, ma ho buone capacità anche in altri campi, dal reportage allo still life, negli ultimi anni ho collaborato con molte aziende per le quali ho sviluppato sia la parte outdoor/action sia la parte still life; per altre aziende invece solo still life, ma sono venute a conoscenza di me attraverso le mie immagini action! Per Cini&Nils (azienda nota nel settore illuminotecnico) ad esempio ho curato le immagini per l’adv internazionale, la prima lampada che ho fotografato è stata il CuboLuce cromato, oggetto di design esposto al Moma di NewYork; ho realizzato il mio nuovo sito web proprio per far capire che non sono solo “un fotografo d’azione”, è la mia specialità e preferisco stare su una montagna o su un elicottero piuttosto che essere rinchiuso tra le pareti di cemento di uno studio, ma non è l’unica cosa che so fare! Dunque Matteo Cappè è un fotografo, non solo un “action photographer”.  In generale sono una persona che difficilmente riesce a stare tranquilla, ho sempre bisogno di fare qualcosa, essere stimolato, avere la mente occupata e fare molta attività sportiva… mi alleno un sacco, sia per una questione di benessere fisico, sia per essere sempre pronto a qualsiasi richiesta da parte di un cliente.

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Intervista con il fotografo – Andrea Salvini

Oggi ritorna la rubrica “Intervista con il fotografo” ma questa volta niente big. Il nostro ospite è un giovane emergente romano:  Andrea Salvini, lui si definisce “il fotografo degli artisti”, vediamo di conoscerlo meglio.
Specializzato nei ritratti si muove nel mondo del fashion system e in quelli del cinema e della danza. 

 

 

 

 

Ma vediamo di sapere qualcosa in più di lui.

Nel tuo portfolio ci sono solo ritratti. Una scelta o un caso?
Una scelta. Fotografare il vissuto delle persone attraverso i loro volti è il “senso” della

mia fotografia.

Lavori molto con attori di teatro. Preferisci le foto in scena oppure scattare con tranquillità in un set allestito appositamente.

Entrambe. La cosa essenziale è che siano artisti. Catturare la propria passione per la loro arte e trasmetterla ad altri è la cosa più importante. Che sia sul palco o in uno studio fotografico è indifferente.

Domanda tecnica. Flash o luce continua?
Luce continua. Molto spesso uso solo luce naturale.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Per il momento essere il fotografo del nuovo testimonial Martini l’ attore Yuri Buzzi è molto più di quello che immaginavo. In futuro si vedrà, non faccio mai programmi.

Allora lasciamo Andrea augurandogli, come usa tra colleghi, buona luce e guardiamoci le sue immagini.

Tutte le altre informazioni sono sul sito internet che trovate cliccando il suo nome in alto.

Intervista con il fotografo – Ettone

Oggi siamo ritornati alla rubrica di interviste con fotografi famosi e talentuosi, ospite di oggi  è Ettone.
 

Benvenuto Ettone, descriviti ai nostri lettori:

Buongiorno sono Ettone, da più di dieci anni designer pubblicitario e fotografo di professione. Artista e amante della fotografia artistica da tutta una vita. Adoro le scene con atmosfere fredde, ma in grado di trasmettere un “messaggio” anche quando questo si presenta “sofisticato”. I miei scatti hanno un titolo, come fossero singole opere d’arte. Singoli quadri. Singole emozioni. Animato da un gusto dark, gothic, glam, fetish e bondage, smuovo continuamente l’aria alla ricerca di nuovi stili e nuove ispirazioni cercando di esaltare la bellezza femminile e suscitare nuove emozioni.

www.messaggisofisticati.com

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La mia firma stilistica è “la donna in camicia” poiché trovo che la donna vestita sia portatrice sana di classe, stile ed eleganza nonché di fascino e vellutato erotismo.

1) La prima domanda viene spontanea, qual’ è il tuo target? per chi fotografi?

Come Ettone non mi sono mai posto problemi di target o di raggiungere un determinato tipo di pubblico. Dopotutto Ettone fa parte di un’espressione artistica e come tale non deve avere paletti o confini. L’importante è che riesca a stare più che mai al di fuori da quelle logiche di mercato che il più delle volte opprimono la creatività fino a ridurla all’osso. Se ho voglia di far nuove foto e sperimentare è perché ho nuove idee e non perché me lo chiede qualcuno. Questo sta alla base del mio operato come Ettone. Poi esiste anche la mia parte professionale, quella che lavora in regola otto ore al giorno per tutta la settimana e che porta a casa la pagnotta. Fortunatamente la fotografia fa parte anche del mio lavoro e questo mi basta per alzarmi felice alla mattina, ma diciamo che lo stile e i soggetti che tratto sono un tantino differenti.

www.messaggisofisticati.com

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2) Il tuo è uno stile particolare, sia per la scelta del soggetto che per le cromie, come mai questa scelta?

Lo stile è qualcosa che deriva dall’anima e da una ricerca che il più delle volte è figlia di un percorso che costruiamo seguendo le nostre emozioni. Non nego che agli inizi abbia tratto ispirazione da altri artisti cercando di carpirne i segreti sulle luci e sulle inquadrature. Poi pian piano mi sono scostato trovando la mia strada e il mio percorso artistico. Nonostante ciò sono ancora oggi in continua ricerca di nuovi stili, cromie, soggetti e concept anche se devo ammettere che quando sistemo un mio scatto in modo diverso non mi sento in pace con me stesso e alla fine torno sui mie passi con l’unico stile che mi fa star bene.

www.messaggisofisticati.com

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3) Domanda secca, digitale o analogico?

Digitale. Adoro l’analogico, ma è troppo costoso e ormai obsoleto. Per chi, come me, vive nella provincia della provincia è veramente difficile trovare anche solo il materiale per scattare.

 

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4) Le tue modelle sono spesso ritratte in situazione di bondage, consideri le corde come un’ espressione artistica a se stante (come lo shibari di Hikari Kesho) oppure un complemento alla foto

Entrambe le cose. Adoro il bondage ma non mi piace far foto con fini soltanto bondage. Oddio, qualche volta le ho fatte, ma  diciamo che l’uso del bondage nelle mie foto deve essere visto da due angolazioni. La prima si basa sul concetto dell’impedimento. Per intenderci quando voglio esprimere sensazioni da incubo come quando si vuole scappare ma non si riesce. Mi aiuta a creare suspense, a dare un maggiore senso di “angoscia” alla scena che però non mi piace sia violenta o cruda. Molti dei miei follower hanno commentato i miei scatti come delicati anche nei messaggi più crudi e condivido il loro punto di vista. Persino le modelle che vedono la mia arte da un punto di vista femminile apprezzano i miei concept perché non li reputano violenti. La seconda angolazione invece comprende le foto in cui utilizzo le corde per elevare le forme femminili. Non sono però un fan dello shibari, a livello personale prediligo lo stile americano della damsel in distress.

5) Nei tuoi scatti c’è molta post produzione, ritieni che al giorno d’ oggi il fotografo debba essere anche grafico ed esperto di computer?

Chi vuole vivere di fotografia deve avere delle ottime conoscenze dei programmi di fotoritocco se non vuole soccombere all’avanzare dei tempi. E’ ovvio che a livello professionale se ne può fare un bassissimo o un altissimo uso a seconda degli stili e dei campi in cui si esercita la professione. Per quel che mi riguarda professionalmente sono un designer pubblicitario e quindi il pacchetto Adobe fa parte del mio lavoro. Come Ettone invece ne faccio uso per una questione di emozioni personali che mi portano a star bene quando vedo le mie foto con quelle cromie. Vedi alla domanda due.

6) Per i feticisti dell’ attrezzatura, che macchine e obbiettivi usi?

Spazio da una Nikon D3X ad una misera, ma tanto amata, Canon 450D. Due mondi apparentemente lontani ma che con il mio tipo di post produzione non hanno molte differenze. Sarei scemo a dire che non ve ne siano del tutto, ma diciamo son ben camuffate. Come obiettivi indicativamente sto sul 50mm, ma dipende, così come per le luci. Nelle mie foto faccio sempre uso di luce artificiale ma uso sia faretti a luce fissa che flash.

www.messaggisofisticati.com

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7) Quali sono i tuoi progetti futuri?

Non ho progetti futuri programmati. Come Ettone voglio solo crescere. Fortunatamente il lavoro vero mi da tempo ed esperienza per poter sperimentare anche come Ettone. Se un giorno riuscissi a trovare uno sbocco professionale come Ettone allora ne sarei ancora più felice, ma in tutta sincerità dovrebbe continuare ad essere come è oggi e la mia seppur piccola esperienza lavorativa mi porta a constatare che una volta che si fa della propria passione un lavoro le cose cambiano. Ah, un progetto che sto coltivando e ampliando è quello della “Dark Happy Family” che puoi vedere sia sul mio sito che sulla mia pagina di Behance, sempre raggiungibile tramite il mio sito ufficiale (dove si possono trovare i link al blog, a facebook, etc…). E’ un progetto nato dal desiderio di creare una famiglia dark che non si prendesse troppo sul serio, diciamo con influenze Burtoniane.

Ringraziamo Ettone e aspettiamo di vedere i suoi nuovi lavori.

Intervista con il fotografo – Hikari Kesho

Oggi la rubrica ci porta nell’ Estremo Oriente e quindi intervista con il fotografo – Hikari Kesho- Parleremo con un fotografo italiano grande esperto della cultura giapponese, Alberto Lisi.  Il suo stile è dedicato ad una delle discipline orientali, di cui si  parla molte volte a sproposito, lo s_hibari.

Buongiorno, per prima cosa chiariamo ai lettori che abbiamo a che fare con un personaggio italianissimo, coma mai questo nome d’ arte e sopratutto che significa?
Il significato è: estetica/bellezza, fatta di luce…Hikari= luce, Kesho= cosmetica/estetica, il giapponese non è facilmente traducibile in modo letterario, comunque il significato non si discosta poi così tanto dal nostro “fotografia” ossia “scrivere con la luce”. Giapponese perché nel periodo in cui ho deciso di darmi un nome d’arte, distinguendo in modo definitivo la figura “commerciale” da quella artistica, ero assorto in pieno da queste mie ricerche sullo S_hibari, forma di legatura artistica giapponese e dalla sua filosofia. Inoltre sono sempre stato appassionato, e praticante, di discipline orientali ed arti marziali

Le sue foto sono immediatamente riconoscibili, hanno uno stile molto particolare. E’ complicato conciliare la ricerca estetica con l’ erotismo senza cadere nel volgare?
Se devo essere sincero per me non è complicato, non è una cosa sulla quale ragiono, non decido a tavolino come esprimermi per riuscire a muovermi sul piano  erotico senza essere volgare…mi esprimo e basta e quello è il risultato. Sono poi gli altri a riportarmi le sensazioni che provano e, devo dire, mi fa piacere, ma non è frutto di una ricerca, ma evidentemente di un mio gusto personale, di un mio modo di essere, di vedere, di comunicare.

Nelle foto di s_hibari realizza lei le legature o si avvale di collaboratori?
Tassativamente io 🙂 scherzi a parte, questa è la cosa che più mi contraddistingue nel panorama Nazionale ed Internazionale, ossia il fatto che oltre ad essere un “N_awashi” (maestro di corde) sono anche un fotografo professionista, quindi creo i soggetti a mio piacimento e li fotografo, è una prerogativa abbastanza inusuale, è quella che mi ha portato per esempio ad essere uno dei venti al mondo chiamati ad esporre alla “Art of Contemporary S_hibari” presso la biennale di fotografia in Texas

 Le sue modelle hanno doti atletiche non indifferenti, come svolge i casting?
Data la particolarità delle foto e delle situazioni in cui si troverà la modella durante lo svolgimento di uno shooting di S_hibari, che và molto al di là del “semplice” essere atletiche, il casting non segue un unico e tradizionale sistema di ricerca, ma piuttosto si basa su contatti a cui seguono test di attitudine in studio sia sul piano fisico che emotivo.Talvolta sono io a chiedere se vedo dei soggetti interessanti, ma per la maggiore sono le ragazze che si propongono attraverso il modulo apposito che trovano sul mio sito

 La domanda classica per gli appassionati di attrezzatura. Con cosa scatta e come ha gestito il passaggio da analogico a digitale?
Da quando sono passato al digitale scatto con Nikon, ora possiedo una D3X, una D700 e una D7000. Il passaggio è stato lento e faticoso, nel senso che io sono sempre stato molto curioso e attento ai cambiamenti e alle innovazioni (come dimostra un mio articolo apparso sulla rivista Photo di aprile del ’98), per cui non appena apparso il digitale ho provato a proporlo ai miei clienti che però, scettici ed ancorati all’analogico, hanno impiegato molto tempo prima di accettarlo. Per un certo periodo di tempo ho investito molto scattando nei due modi, così da “accontentarli” consegnandogli le loro belle diapositive, ma dando delle dimostrazioni dell’eventuale qualità che avrebbero avuto col digitale…allora scattavo con un dorso PhaseOne su Mamiya

Quali sono i suoi progetti futuri?
Per quanto riguarda la parte artistica credo di non aver ancora “esaurito” il tema dello s_hibari, ho appena iniziato ad interpretarlo in situazioni insolite, luoghi pubblici e frequentati, come si può vedere da alcuni video di back stage sul mio sito. Il fine non è pura provocazione, anche se questa ovviamente in parte non manca, bensì fotografare un’opera d’arte, creata da me, sullo sfondo di un’altra opera d’arte, creata dall’uomo o dalla natura stessa. Per la parte commerciale invece, la fotografia di moda, è un momento di riflessione, sto cercando di capire che direzione ha preso, con l’avvento del digitale e di Photoshop oggi sono tutti un po’ fotografi e questo credo abbia abbassato il livello della professionalità, spostandola su altri parametri, che personalmente trovo un po’ discutibili…fortunatamente la mia figura artistica mi aiuta anche in questo senso, trovandomi delle committenze che cercano più la mia creatività che non il…fotoritocco! 🙂

Lasciamo allora Hikari Kesho alle sue corde, e godiamoci le sue splendide immagini.

 N. B. aggiornamento del 09.11.2015 sono state introdotte delle correzioni ortografiche nell’ articolo perchè risultava classificato nelle categorie > 18 per i motori di ricerca.