Cogliere l’ attimo o costruirlo ?

R.Capa

non si è ancora capito se è vera o costruita

Ciclicamente, sui vari forum di discussione, rispunta fuori l’ argomento.
La fotografia è “cogliere l’ attimo” oppure bisogna costruirla ?

Premesso che la mia antipatia per HCB e la sua filosofia è nota da tempo, filosofia che lascia il tempo che trova per una marea di motivi (ne abbiamo già parlato qui), la questione è che una bella fotografia che cattura l’ attimo fuggente è solo una gran botta di culo.
Anche se si tratta di reportage le foto hanno bisogno di preparazione. Un reportage deve essere studiato prima, l’ itinerario, la zona, le persone da incontrare, la logistica, la foto è solo l’ espressione finale e tangibile di un lavoro a monte.
Non parliamo poi della moda o degli editoriali, dove ogni singola componente della foto finale è studiata e preparata a tavolino.
Resto quindi dell’ idea che “uscire a fare foto” o “mi porto la macchina così se vedo qualcosa che mi ispira” sia una emerita cazzata e che rimanga una strategia fuorviante per chi si avvicina al mondo della fotografia.

Ovvio che questa mia presa di posizione vada contro la maggior parte dell’ idea di fondo dei circoli fotografici ma, posso sostenere con forza la mia opinione.

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Quindi, se volete crescere fotograficamente ricordatevi che dovete programmare tutti i dettagli del vostro scatto
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Un mondo meno fotografabile?

R.Capa

Oggi l’ avremmo potuta scattare?

Un paradosso? Forse, ma un oggi viviamo in un mondo meno fotografabile rispetto ad un tempo.
Non ci credete, pensate che i miliardi di foto scattate ogni giorno e caricate su Facebook, Istagram, Twitter rendano il mondo più fotografabile vi sbagliate.
Quei miliardi di foto cosa rappresentano?
Cibo, persone, attimi di vita ma niente di realmente nuovo.
Pensate ai grandi fotografi di una volta. Capa scattava foto direttamente dentro la battaglia, seguendo sulla linea del fuoco i marines.
Nella guerra del Vietnam le foto arrivavano direttamente dal fronte, con i rullini spediti dopo mille peripezie alle redazioni dei giornali da fotoreporter che sono diventati l’ icona del fotografo di guerra.
Ed oggi? Non è pensabile per nessun fotografo poter seguire una pattuglia di marines durante uno sbarco, le foto che si vedono sono prodotti preconfezionati e realizzati ad uso e consumo dei media da parte degli uffici stampa governativi. Oppure i selfie dei soldati, foto che rappresentano la visione distorta di un combattente (abu Graib vi ricorda qualcosa).
Oppure pensiamo ai grandi fotografi di street a partire da HCB, chi potrebbe pubblicare oggi foto di sconosciuti senza sentirsi chiedere i proventi da soggetti ritratti oppure farsi sequestrare gli scatti perché riprendevano “obbiettivi sensibili”. Oggi potreste mettervi a fotografare la Casa Bianca o il Cremlino ?
E i fotografi di viaggio ? Chi potrebbe oggi affrontare viaggi di mesi senza incappare in blocchi, fermi. frontiere. Con la scusa del terrorismo si sono chiuse le frontiere e gli spazi di transito di moltissimi paesi e quindi tutte le possibilità di avere la possibilità di fotografare.

Questa facilità di scatto, la possibilità di avere sempre con sé una discreta macchina fotografica, la possibilità di condividere immediatamente la foto, invece di dare un nuovo impulso alla fotografia hanno solo spostato l’ attenzione e i soggetti da fotografare.

Che fossero meglio gli scatti di una volta o i selfie di oggi?

Quale futuro per la street photography?

Quando ho letto questo articolo, mi sono girate le p***, scusate il francesismo.

Prendendo spunto dalla mostra di Robert Doisneau che si tiene a A Roma (Palazzo delle Esposizioni), fino al 3 febbraio che verrà poi riproposta a Milano (Spazio Oberdan) dal 15 febbraio al 1 maggio 2013, si parla di privacy e foto di strada.

Pont d’Iéna – Parigi, 1945 (foto © atelier Robert Doisneau)….a me non dice nulla

Premesso che io non sono assolutamente in grado di fare fotografie di strada e che Doisneau non mi dice nulla, trovo l’ argomento assolutamente pretestuoso sopratutto alla luce delle nuove tecnologie. Se negli anni ’50 una foto difficilmente poteva andare più lontano delle pagine di qualche rivista (se era una gran foto) ora con la diffusione dei media si diffonde in pochi attimi con la velocità di una pandemia e senza nessun filtro.
Ma quello della qualità è un altro discorso.
Quello che personalmente mi irrita, è che se finisco inquadrato in un immagine di un novello HCB, e poi la mia foto viene sparsa per la rete, senza nessuna possibilità di filtrare  controllare dove la mia foto verrà usata, magari anche a fine di lucro, permettete che la cosa mi può anche far girare le p***

Sono anche leggermente un po’ schifato della retorica del fotografo maledetto, solo con la sua Leica, che viaggia alla ricerca dell’ essenza della vita. Poteva andare bene negli anni settanta ed ha prodotto una generazione di pseudo-artisti che spacciava delle schifezze per capolavori assoluti di anime tormentate. Basta.
Pensiamo a fotografare, senza porci queste paranoie.