Intervista con il fotografo – Woland

Bentrovati alla rubrica che serve a farci conoscere i grandi fotografi italiani.

Oggi siamo in compagnia di un fotografo romano anche se ormai ha una dimensione europea, lascio quindi la parola a Filippo M. Caroti in arte Wolad. Dicci chi sei.

Sono nato a Roma nel 1975. Con la fotografia ho iniziato a giocare a 23 anni. Nel 2004 divento professionista, lavorando come ritrattista principalmente per la rivista di lusso maschile Monsieur. Dal 2007 ho deciso di abbandonare il ritratto e dedicarmi alla fotografia di moda e alla pubblicità. Da allora ho realizzato una grande quantità di editoriali, campagne pubblicitarie e cataloghi per varie riviste e marchi internazionali. Attualmente vivo a Londra, dove ho aperto uno studio.

Come preferisci essere chiamato, Filippo, Thomas Woland, Walter Ego? Da cosa viene l’ uso di questi pseudonimi?

S’è fatta effettivamente un po’ di confusione fra quello che è il nome sui documenti (Filippo), un vecchio nickname in disuso che andava di moda sui primi newsgroup di usenet (Walter Ego), il brand-name (Woland) con cui ormai da qualche anno firmo i miei lavori, ispirato al celebre personaggio del romanzo Il Maestro E Margherita di M.Bulgakov, e infine l’alias che ho adottato giocoforza su Facebook essendo su quel network impedita la registrazione di profili con un unico nome (da cui la “nascita” di Thomas, nome in omaggio al protagonista del film Blowup di M.Antonioni).

Che importanza hanno i nuovi metodi di comunicazione digitale (fb, twitter ecc) nel tuo lavoro?

In generale scarsa. Non sono una rockstar che vive del contatto di massa coi propri fan, e peraltro credo che molti dei fenomeni virali portati alla ribalta dalla rete siano per lo più fenomeni mediatici, icone di un modo nuovo di essere pop: non mi ci ritrovo e non vorrei trovarmi a farne parte. I social network hanno per me una loro utilità più come forma di contatto personale e talvolta di informazione, e ne faccio largo uso limitatamente a questi scopi.

Tu sei della generazione che ha iniziato con la pellicola, ora se non sbaglio sei passato al dorso digitale Hasselblad, come hai  come hai gestito il passaggio?

Il passaggio è stato naturale, perché la macchina fotografica, la pellicola, il sensore digitale, son solo dei mezzi che servono per fare delle foto: è come passare da una MG-A ad una BMW 8, cambia solo il modo di portarti da A a B, ma se non sai tu dove vuoi andare, non sarà la macchina a dirtelo. Ultimamente, per esempio, mi diverto molto a scattare foto con l’iPhone e un paio di servizi che ho pubblicato sono stati scattati con quello. Vorrei ogni tanto tornare a scattare su pellicola, non tanto per questioni di qualità maggiore o minore, quanto per l’approccio più meditato e riflessivo. Appunto, come guidando una MG-A.

Quali sono i tuoi prossimi progetti futuri?

Non amo parlare delle cose che non si sono ancora concretizzate. Londra è una città piena di opportunità e di voglia di fare: è impossibile vivere qui e non aver voglia di avere progetti. Spesso la difficoltà maggiore è più nel portarli a termine con la stessa determinazione con cui li si è partoriti.

Ringrazio Woland per l’ intervista che mi ha concesso, spero di averlo presto su queste pagine con dei nuovi lavoro.

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