Intervista con il fotografo – Fredi MARCARINI

fredi-YamamotoOggi ritorna la rubrica “intervista con il fotografo”, ospite di queste pagine c’è quello che io considero il migliore dei fotografi italiani contemporanei, Fredi Marcarini. Anche se sembra avere un carattere burbero è stato gentilissimo a rilasciarmi questa chiaccherata.
(qui a lato Fredi Marcarini nella casa di Carlo Rampazzi a Parigi. Frac di Yamamoto, pezzo unico, parte della collezione di Carlo Rampazzi, che ha anche scattato la foto)

[highlight4]Hai girato il mondo scattando in ogni tipo di posto, dall’ hotel di lusso al quartiere più malfamato. Quali sono i servizi che senti maggiormente rappresentativi del tuo essere?[/highlight4]
é difficile rispondere a questa domanda. Questo sostanzialmente perchè ho, nella quasi totalità dei casi, la massima libertà di movimento nei lavori che mi vengono assegnati, e quindi potrei facilmente dichiarare che sono quasi tutti rappresentativi. Ho sempre pensato che un ritratto sia “sempre un autoritratto con la faccia di un altro”, e quando faccio reportage fotografo solo ciò che suona all’unisono con i miei stati d’animo in quel momento. Quindi sono sempre me stesso nel mio lavoro, contemporaneamente rispettando quelle che sono le esigenze del cliente. L’ambiente in cui mi trovo a lavorare non mi condiziona per niente, sono abituato sia ad un estremo che all’altro e mi muovo con agilità in qualunque ambito. Per esempio sono stato un paio di mesi fa in India per un servizio su un gioielliere, e nel tempo libero andavo in giro in mezzo alla povertà, non sentivo nessuna differenza nel mio modo di percepire il lavoro che stavo facendo, semplicemente cercavo delle belle immagini in entrambe le situazioni
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Elisa Di Francisca, medaglia d’oro di fioretto alle Olimpiadi del 2012, fotografata a Jesi in un centro di riabilitazione. La location non dava spunti, poi siamo scesi alla piscina, ho deciso di lanciarla dentro e citare Ofelia. Un cuscino la sosteneva. la sua espressione pacifica contrasta con la situazione funerea. Il servizio era per Style.

 [highlight4]Hai scattato degli interi servizi con l’ iPhone, altri come la Leica M9, quanto conta per te la tecnologia ?[/highlight4]
La tecnologia è sempre stata una parte non trascurabile di questo lavoro. Tuttavia io uso la Leica soltanto per amore e feticismo dell’oggetto. Ho sempre sostenuto che una buona immagine possa essere fatta con qualunque mezzo (l’esperimento di BAM, per esempio, voleva provare proprio questo – riuscendoci – e lo stesso nome del progetto era l’acronimo di By Any Means). quando sono in viaggio (molto spesso) alla fine del lavoro per il cliente, lascio la Leica in albergo ed esco a fare le cose mie soltanto con l’i-phone, che uso sia per lo scatto che per la post produzione. Lo faccio per zittire chi mi dice sempre, di fronte ad una mia immagine, “e va beh grazie, con la Leica”. Come se fosse merito del mezzo. conosco molta gente che usa Leica e non riesce a tirar fuori nulla. ora posso rispondere: “guarda l’ho fatta col telefono, e ce lo hai anche tu uguale, quindi falla tu la stessa foto o abbi la compiacenza di riconoscere che sta tutto nell’approccio, nella sensibilità, nell’esperienza”. è un modo molto efficace di far capire cosa si sa fare, e funziona molto bene.Screen shot 2013-10-31 at 19.48.14
 Albert Wong, Hong Kong, collezionista di katane. Al country club dove ci eravamo dati appuntamento, nel parcheggio c’erano questi bamboo, e me ne sono servito per dare un’idea di agguato nella giungla. I volumi sui collezionisti mi hanno dato modo di conoscere persone straordinarie, divorate dalla loro passione per gli oggetti di loro interesse, in tutto il mondo.
[highlight4] Sei stato un antesignano dell’ uso della Rete, quando i social non esistevano e si interagiva sui NewsGroup. Cosa ne pensi di Fb, Twitter, G+. Ritieni che un fotografo per esistere debba essere presente massiciamente sulla rete??[/highlight4]
Dipende. non so bene cosa rispondere a questa domanda, perchè non ho tenuto un atteggiamento sempre coerente. non uso twitter perchè lo odio. su facebook ci sono stato, poi sono stato assente, poi sono tornato. il mio sito lo aggiorno raramente, e mi serve solo come mezzo per far vedere il mio lavoro a distanza. avevo creato un blog, ci ho messo due foto e poi non l’ho mai più aggiornato. i lavori mi arrivano da giri di conoscenze reali e non virtuali, che trasmettono i miei contatti ad altri e così via. non ho avuto un rientro reale dalla mia presenza sulla rete, ma puo’ essere che dipenda solo dal mio modo erratico di usare il mezzo.
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Jack Vettriano, a casa sua a Londra. ho insistito per scattargli questa foto in camera da letto, e alla fine si è piegato. Non lo conoscevo affatto al tempo, ma sentivo che era un’immagine che lo rappresentava molto in quel suo particolare momento. Quando poi l’ha vista, ha deciso di rimettersi a dipingere dopo qualche tempo che aveva smesso. Il quadro che ha realizzato, identico alla foto, è stato intitolato “The Weight”, ed è ora alla National portrait Gallery a Londra. Cliente : Monsieur

 [highlight4]Tu hai sempre espresso francamente il tuo pensiero senza voler a tutti i costi essere “politicamente corretto”, come vedi la situazione della  fotografia oggi ?[/highlight4]
Vorrei crocifiggere, e poi cospargere di benzina e dargli fuoco in una pubblica piazza, tutti coloro i quali si beano della mediocrità, che sta dilagando in modo apparentemente irresistibile. lo scopo del mio lavoro, e tutte le mie energie, sono rivolti a combattere il gusto per la mediocrità.

Screen shot 2013-10-31 at 19.47.16Nevruz, cantante. Sapevo che aveva questo scheletro, con cui si era esibito in televisione. L’ho spogliato e gli ho dato una connotazione seria, a dispetto del suo essere provocante in tono semi-comico. Gli avevo spiegato cosa volevo fare e naturalmente ha accettato. Il cliente era Vanity Fair, che ha poi pubblicato invece altre foto. Questa è stata successivamente pubblicata da Grazia, con l’headline: “Il Rock è morto!”, che era quello che lui sosteneva, e che era la mia idea iniziale.

[highlight4]Con l’ avvento della fotografia digitale, degli smartphone si dice che siamo in preda ad una bulimia fotografica. Tutti scattano e non sempre con cognizione di causa. Cosa consigli per affrancarsi dalla posizione di “fotocazzoamatore” (definizione tua…) e migliorarsi?[/highlight4]

Cambiare hobby, se uno riesce ad avere un senso di autocritica per quello che fa. oppure far finta di niente e continuare a perder tempo. una bella immagine si ottiene dedicandosi anima e corpo al mezzo, partendo da un allargamento delle sue cognizioni culturali per quel che riguarda l’arte in genere. Studiare a fondo i grandi maestri e progettare un lavoro che possa esprimere la propria sensibilità. gli amatori in genere si accontentano di studiare i libretti di istruzioni della loro apparecchiatura, come se fosse quello che serve a creare una bella immagine. è l’approccio, che è sbagliato alla base.
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Caroline Murat, concertista, nella sua casa di Venezia. Le avevo visto ad un tratto questa espressione, e ho insistito per fargliela rifare, dopo due o tre scatti è riuscita. Il fatto che questa espressione non c’entrasse nulla né con il personaggio né con l’intervista, mi piaceva, perchè come al solito volevo creare un gioco di contrasto. L’ho mandata al cliente quasi per provcazione. Con mia sorpresa, e soddisfazione, è stata pubblicata in apertura. cliente: Style.

[highlight4]Quali sono i tuoi lavori in cantiere? Ci sarà un seguito al tuo libro fotografico dedicato a Marinella?[/highlight4]
Il libro di Marinella l’ho fatto 10 anni fa e lo considero enormemente superato rispetto a quello che faccio adesso. ne ho fatti diversi altri, ne sto finendo uno ora, e ne ho in programma almeno altri due per il prossimo anno.
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Salvatore Parisi, a casa sua a Roma. Un’altra immagine per i libri sui collezionisti editi da Vacheron Constantin. Ho disposto sul tavolo da biliardo una piccola parte dell’incredibile collezione di sigari di Parisi, volevo dare l’idea della magnitudine e dell’abbondanza della sua raccolta. Il servizio non è stato pubblicato perchè successivamente il cliente ha deciso che il fumo non poteva essere un argomento sostenibile, in fin dei conti, è pur sempre un vizio. Tuttavia non si capisce perchè il fumo no, e i liquori invece si, ma questa è solo la mia opinione. In seguito ho rifatto il servizio su Parisi con la sua collezione di valigie e borse, per non sprecare il validissimo personaggio di estrema eleganza e stile.

Questione di stile

Con questo articolo volevo riprendere in parte il meme partito dai soliti guru del blogging, Alessandro, Davide. Avrei dovuto citare i maestri di scrittura ma non sono certo a quel livello, allora cercherò di svoltare il discorso sulla fotografia.

Cerchiamo di essere chiari, avere un proprio stile dovrebbe essere il traguardo di ogni fotografo, a qualsiasi livello. Dal megaprofessionista al fotocazzoamatore della domenica tutti dovrebbero cercare di avere uno stile, un qualcosa che contraddistingua le immagini e faccia esclamare “questa è una foto di Tizio!”. Che sia legato al soggetto, alla post produzione o al mood darsi un tratto distintivo è l’ unico modo per sopravvivere all’ omologazione di Istantgram e dei pollicioni di Facebook.
Se guardate le interviste su questo blog vedrete come le immagini a corredo possano identificare immediatamente l’ autore, e capirete che uno scatto di Ettone non potrà mai essere confuso con uno di Eolo.
Quindi inziamo:

fredi marcarini

fredi marcarini

Il mio principale ispiratore è Fredi Marcarini, il suo stile è qualcosa di apocalittico, coinvolgente. Ho avuto la fortuna di conoscerlo e devo riconoscere che è una persona squisita anche dal punto di vista umano. Guardate i suoi lavori, non ci sono vie di mezzo o si odia o si ama. Riuscire a condensare tutte le informazioni in un singolo scatto come fa’ lui è uno dei miei sogni. Una delle sue celebri frasi di quando frequentava assiduamente la rete (anni or sono): “Lurker=merda”

Un altro dei miei fotografi, fonte di ispirazione è uno dei grandissimi dell’ olimpo fotografico

Helmut Newton. Rimane il top incontrastato della fotografia femminile, le sue trasgressioni sono state un punto di riferimento per tutti quelli che sono venuti dopo. Tanti non capiscono che i suoi scatti sono capolavori mentre cercarlo di imitarlo senza capire significa essere  volgare. Una delle sue frasi preferite era: ” Nelle mie foto non c’è emozione. È tutto molto freddo, volutamente freddo.”

Sempre in tema di ritrattisti ho una particolare predilezione per Nigel Perry, un maestro del bianco e nero in ogni sua gradazione, i suoi visi hanno una tridimensionalità che impressiona e l’apparente semplicità dei suoi scatti nasconde una precisione maniacale per la preparazione dello scatto.

Cercate il suo libro fotografico “Sharp” e toccherete con mano i visi delle celebrity da lui ritratte.

L’ elenco è ancora lungo, sopratutto nel mondo della moda gli scatti di Amedeo Turello o di Settimio Benedusi sono punti di riferimento per chi volesse intraprendere questa strada.
Una menzione particolare va’ ad uno dei maestri indiscussi della fotografia, Ansel Adams. I suoi paesaggi sono qualcosa che deve essere di riferimento a chiunque voglia scattare una fotografia ad un panorama. Sia che si tratti di uno scatto professionale che di una fotina ricordo  per una gita.

Ritorneremo su questo argomento.
Questo potrebbe essere un regalo per Natale: