Che bell’ estate…

Volevo scrivere un post sui ritmi frenetici del lavoro, visto che adesso anche la squadra della bocciofila parte per il ritiro estivo e quindi le redazioni sono avide di fotografie per riempire le loro pagine prive di contenuti (e poi le foto costano meno degli articoli…) ma poi ho letto questo articolo dell’ ottimo Davide Mana.
Ed ho capito che siamo in Italia.
Ma non mi sono stupito.
Purtroppo.

Il comportamento di chi, per prima cosa ti chiede “quanto mi costa?” è ormai abbastanza radicato,  forse io mi ci sono abituato e non lo noto ma è un imbarbarimento del vivere comune che diventa sempre più pesante.
Nel campo fotografico l’ avvento del digitale ha abbattuto i costi ed ha aumentato il numero delle immagini  e dei fotografi disponibili producendo un abbassamento dei prezzi (ed anche della qualità in molti casi) come da manuale di economia liberista.
Purtroppo, il mantra che il mercato si autoregola ripetuto da tutti i ferventi liberisti si è rivelato fallace anche questa volta.
Quindi, adesso la situazione è quella di una jungla dove ci sono grossi predatori (le mega agenzie di stock) che dettano legge stabilendo i prezzi e dove molti si accontentano delle briciole che cadono dal pasto di questi. Poi nascosti negli anfratti ci sono altri piccoli che cercano di ritagliarsi un piccolo spazio dove lavorare  in serenità senza disturbare i grossi predatori che potrebbero calpestarli in un attimo.

Una situazione di m… ? Sicuramente, ma come dice il film “è il mercato bellezza” e allora se il mercato è questa cerchiamo di adattarci, piegarci ed infilarci negli spazi lasciati liberi da quelli più grandi di noi.
Dopotutto se sei troppo grande trascuri i dettagli!

Cerchiamo nelle prossime puntate di vedere quali spazi rimangono da colonizzare.

Microstock parte II

Benvenuti alla seconda parte dell’ articolo relativo al microstock.
Ora abbiamo un idea di che foto vengono accettate dai selezionatori dei vari siti cerchiamo di capire quali sono le immagini che vendono.

In primo luogo occorre cercare di capire la mentalità di chi si rivolge al sito di stock. L’ utente è solitamente un illustratore/grafico/webmaster che deve trovare l’ immagine giusta per il lavoro che sta preparando, ha quindi le idee molto chiare su quello che vuole e, per questo inserirà una descrizione molto dettagliata dell’ immagine e qui esce fuori l’importanza dell’ indicizzazione precisa.

Partiamo quindi dal concetto che nei database ci sono milioni di foto e per vendere le nostre dobbiamo cercare un modo di emergere e farci notare, altrimenti non possiamo competere con i professionisti che caricano centinaia di foto al giorno.

Dobbiamo quindi inserire e taggare immagini particolari, ovvero non mettete una foto di una donna vestita da sposa. Ce ne saranno migliaia di più belle della vostra, però se mettete una sposa che corre con un ascia in mano probabilmente la vostra sarà l’ unica (ho controllato non ci sono foto di spose con ascie in mano).

Se mettete un panorama, non mettete il Duomo di Milano. Ci saranno migliaia di immagini simili, mettete il Duomo di Rocca Di Sotto di cui siete gli unici ad avere la foto. Quando troveranno un affresco del 200 in quella chiesa tutti cercheranno le foto per illustrare gli articoli e compreranno la vostra; sappiate che ci sono agenzie che cercano le foto di tutti i paesi di Italia (sono più di 8.000) da tenere in archivio per fornirle eventualmente ai quotidiani.
Vi state chiedendo il perchè? Immaginate che domani commettano un omicidio efferato a Rondanina (30 abitanti in provincia di GE), pensate che giornali e settimanali nazionali mandino un fotografo a scattare per illustrare l’ articolo? No di certo, cercheranno in agenzia la foto del municipio, della chiesa o la panoramica.

Scandagliate il sito dove volete caricare le foto alla ricerca delle tag e delle combinazioni di tag con meno risultati in modo da cercare di colmare i vuoti con le vostre immagini.
Ad esempio: gatto > 100.000 risultati; gatto + verde > 10.000 risultati; gatto + verde+grasso > 100 risultati.

Vedete come sia inutile mettere la foto di un gatto e basta, quindi prima di scattare dedicate del tempo a selezionare le chiavi di ricerca meno fornite ed indirizzate i vostri shooting in quella direzione.

La puntata precedente qui.

Microstock! – parte I

Visto l’ articolo di lunedì, oggi voglio parlare di foto depositate preso le agenzie di Microstock.

Cos’è il Microstock. Con l’ avvento del digitale e della rete, le agenzie fotografiche tradizionali, che custodivano milioni di diapositive originali e negativi sono andate in crisi. Loro e il loro tipo di licenza che costava qualche centinaia di euro a foto e consentiva utilizzi limitati. Le nuove agenzie si sono lanciate sul mercato forti della licenza RF (Royalty free) che consente infiniti utilizzi della foto comprata per pochi euro e, per rimpolpare l’ archivio hanno aperto le loro porte a tutti , forti del passaparola in Rete, senza scandalizzarsi se a caricare foto fossero fotografi D.O.C. o semplici appassionati, limitandosi a valutare la foto per quella che erano.
In pochi anni si sono costruiti un archivio di milioni di immagini che consente lauti guadagni  anche con vendita di licenze a pochi centesimi.

Alcuni anni fa ho inziato anche io a caricare foto sul sito di Fotolia. Non è certo la mia attività principale, però vediamo di raccontare qualche particolare di questa attività.

Che cosa caricare. Scordatevi di scaricare tutto il vostro archivio, le foto da microstock hanno caratteristiche peculiari e devono rispondere a standard precisi che sono elencati nei vari portali. Comunque in via generica le foto devono essere:

  1. tecnicamente perfette. Ingranditele al 100% e controllate la messa a fuoco, se non è precisa scartate pure la foto perchè non verrà accettata. Scartate anche foto con aree bruciate o ombre troppo chiuse, colori slavati o artefatti dovuti al rumore. Non vengono accettate foto croppate o riscalate.
  2. Senza marchi riconoscibili. Cancellate marchi di vestiti, targhe, nomi, loghi. Anche  certi oggetti non possono essere accettati. Un iPhone è riconoscibile anche se cancellate il logo.
  3. Senza persone riconoscibili. A meno di non possedere l’ apposita liberatoria correttamente compilata non caricate foto dove ci sono persone (fosse anche un panorama con due turisti) verrebbe scartata subito.

Rispettare queste regole aumenta di molto la probabilità che la foto venga accettata ma questo non è tutto,  altrettanto importante è l’ inserimento delle tag o parole chiave. Queste sono le parole associate all’ immagine che vengono utilizzate dal motore di ricerca per i risultati. Se conoscete l’ inglese (bene) mettete direttamente le parole in inglese altrimenti dovete affidarvi al traduttore automatico con i rischi insiti nella traduzione eseguita in maniera automatica.
Anche l’ ordine in cui inserite le parole è importante, perchè le prime hanno un peso maggiore nell’ indicizzazione.
Cercate di essere precisi perchè far uscire la vostra foto da un archivio di 16 milioni di immagine non è semplice!

Si, tutto ok. Ma quali sono le foto che vendono? Ne parleremo nel prossimo articolo…

Foto e colpo d’ occhio

Oggi parliamo nuovamente di fotografia a livello commerciale, con una puntata nel mondo del microstock, a cui dedicheremo degli articoli a parte essendo un mondo molto variegato, complesso e pieno di interessanti spunti.

Antefatto, io sono uno dei tre milioni di fotografi che ha foto depositate sul portale Fotolia, agenzia che penso essere il leader nel settore del microstock con circa 16 milioni di immagini archiviate sui propri server. Ora capite benissimo che con un tale archivio riuscire a vendere una foto bisogna essere mooolto bravi o molto fortunati, in quanto, un potenziale cliente che cerca una foto specifica, ha una probabilità su 16 milioni di trovare la vostra, praticamente come fare 6 al superenalotto, quindi quando si caricano foto su questi server bisogna sapere bene come funziona il sistema e cosa interessa ai clienti. In un prossimo articolo parleremo di come lavorare con i microstock;
nota bene: io non vivo certo con i denari guadagnati così.

Fatta questa doverosa premessa torniamo in argomento.
Io e Emanuela, la mia modella/socia avevamo appena finito un servizio; lei, vista la temperatura glaciale, aveva indossato una giacca con il cappuccio bordato in pelo, probabilmente più adatta al polo nord che ad una cittadina di mare. Mentre riponevo l’ attrezzatura, suggestionato forse dalle recensioni dei miei colleghi blogger super-esperti di cinema (Lucia e Germano) mi sono venute in mente le atmosfere del Polo Nord ed ho pensato di scattare qualche foto…non si sa mai.

…per problemi di copy non ho messo l’ originale ma, una copia

Dopo qualche mese, qualcuno ha comprato due volte l’ immagine.

Questo per evidenziare come, occorra sempre cercare di pensare non all’ oggi ma al dopodomani ed essere sempre ricettivi a quello che si è visto sui giornali, in televisione, in rete per avere gli spunti e le idee fresche.

Ormai i ringraziamenti alla mia socia/modella/collega Emanuela stanno diventando un punto fisso degli articoli, anzi penso che il prossimo lo farò scrivere direttamente a lei.!