Programmi per il 2015

befana-con-aspirapolvereIn colpevole ritardo sulla normale programmazione dei veri blogger vediamo di fare un programma di quello che sarebbe interessante avere nel 2015 su questi schermi.

In primis stiamo aspettando che la nostra collaboratrice Emanuela si liberi dei suoi impegni per potersi dedicare al reportage del suo viaggio attraverso l’ Asia Centrale e l’ Uzbekistan, un racconto che sicuramente appassionerà gli amanti della fotografia di viaggio.

Ritorneranno anche le ricette della domenica con la collaborazione di Gemma

E questi sono i classic. Poi sono in trattativa per reclutare una nuova collaboratrice che ci racconterà delle sue escursioni in mountain bike e della fotografia on the road.
Ed io cosa faccio?

Direi nulla…ma non è possibile!

Per quanto attiene ai miei “progetti fotografici” (non ridete), vediamo cosa c’è che bolle in pentola.
Sino alla fine del campionato di calcio sono impegnato come fotografo ufficiale per la Lavagnese che milita nel campionato di Serie D, con l’ arrivo dell’ estate ricominceremo con il cannottaggio.
I progetti personali di ricerca sono ancora abbozzati ma ne ho uno che interessa le vecchie stazioni ferroviarie oramai abbandonate man mano che si concretizzeranno sarete informati.

Per quanto riguarda i libri, visto il bel risultato del 2014 nel nuovo anno vedremo di uscire con un nuovo titolo.

Educazione Visiva

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…scorreranno come lacrime nella pioggia

Nel periodo in cui l’ immagine è il centro della comunicazione, nel periodo dominato dai MILIARDI di foto scattate e condivise in tempo reale dove è l’  “educazione visiva” ?

Non sono aggiornato se nella scuola esiste ancora uno spazio per l’  “educazione visiva” che potrebbe essere assimilata alla vecchia educazione artistica e non sono aggiornato se la stessa si limita a cercare nei bambini di far venire fuori l’ estro del disegno ma visto il momento mi sembrerebbe importante trovarvi spazio.
Sarebbe opportuno fornire ai ragazzi, che sono al giorno d’ oggi i maggiori fruitori di immagini, gli strumenti necessari per scremare il rumore di fondo che imperversa, selezionare qual 1% di immagine che hanno un significato.

Questo aiuterebbe anche chi le immagini le produce a far valere la propria professionalità, un pubblico consapevole ed in grado di leggere le immagini è un pubblico che pretende immagini di qualità e valorizza chi lavora bene, non si accontenta della foto ripresa dal telefonino e pubblicata sgranata sul quotidiano.

Riusciremo a instilalre nelle coseducazione visivacienze dei giovani, i vecchi come me ormai sono perduti, un briciolo di consapevolezza visiva ?

Che ve ne fate delle foto ? #1 – Street

Pont d’Iéna – Parigi, 1945 (foto © atelier Robert Doisneau)....a me non dice nullaOggi inauguriamo una nuova serie di articoli sul tema “che ve ne fate delle foto”; cominciando dalle fotografie di street. E siccome io sono una pessima persona vediamo di guastare l’ atmosfera natalizia.
Questa serie di articoli scaturisce da una osservazione dei dibattiti in ambito fotografico che si generano sulla Rete, voi mi direte che non dovrei prestare attenzione a certi deliri ma io sono una persona che crede che ovunque ci possano essere buone idee e cose da imparare.

Comunque , facendola breve, un sacco di discussioni sono incentrate sulle questioni relativi alla risoluzione del sensore la qualità delle ottiche ecc ecc. La maggior parte dei commenti denigra le fotocamere di ieri come se sensori di 10Mpx (lo standard professionale sino ad ieri) fossero improvvisamente inutilizzabili.
Seguendo questi ragionamenti, dovrebbero esserci le città tappezzate di poster 100×70, i laboratori di stampa dovrebbero lavorare giorno e notte.

Visto che non è così mi sono chiesto, ma cosa se ne faranno tutti questi fotografi delle loro immagini a 36Mpx ?
Vediamo quindi le risposte che mi sono dato iniziando dalle fotografie di street .

Street è il modo figo di dire che sono fotografie fatte per strada, foto da assimilarsi al vecchio reportage. Per intenderci il vecchio pescatore rugoso, il mendicante, lo zingaro ecc ecc. Le fotografie sono di solito in BN con un esagerato contrasto per mettere in risalto la texture del volto vissuto, la mani callose in primo piano, un po’ di sfocato e mosso giusto per far capire che sono foto “rubate” e grana digitale come se piovesse aggiunta in PP perchè con un sensore da 36 Mpx non esce nemmeno se piangi.

Quale potrà essere la destinazione finale di queste foto ?
Davvero esiste gente che stampa dei 60×40 di mendicanti da appendersi in salotto ?
Saranno esposte alla mostra del circolo fotografico ?

Oppure rimarranno nel limbo digitale dopo una compressione per riportarle a 800×600 px devastati da un bella scritta Ph per evitare che qualcuno le rubi ?

Nel prossimo appuntamento parleremo del glamour-fashion

Progetto Fotografico

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Un progetto sui writers ?

Quando sento pronunciare le parole “Progetto Fotografico” la mano mi corre alla pistola, poi mi rendo conto che non vivo in Texas e mi ritrovo ad impugnare le chiavi di casa.
(chi non ha colto la citazione è pregato di saltare la lettura ed andare su wikipedia)
Il termine, con cui si cerca i giustificare una accozzaglia di foto intorno a un tema unico (le fontanelle, le case abbandonate, gli altari delle chiese, i tombini di ghisa, le mele verdi al mercato, i cani bianchi, gli alberi rossi) è ormai diventato uno scudo con il quale si pensa di fronteggiare le critiche.
Nel mondo reale, solitamente prima si prepara un Progetto e poi si esegue il lavoro, ma la marea montante dei Photographer ormai convinta di potere emulare Salgado riesce a stravolgere questo semplice concetto.

Quindi ci si ritrova ad osservare un accozzaglia di foto accostate senza una logica, e alla domanda di rito “ma cosa sono queste foto?” ci viene sbattuto in faccia “è un mio progetto personale”.

Quando riusciremo a riportare le parole al proprio significato originario?

[message_box type=”error”]
Prima si realizza il Progetto, ovvero si stabilisce cosa fare  e come e poi, lo si esegue !
[/message_box]

Ma è un concetto così complicato da metabolizzare?

Come o perchè

Girovagando per la rete ho trovato questa citazione:

[hero_unit]
Di sicuro, ci sarà sempre chi guarderà solo la tecnica e si chiederà “come”, mentre altri di natura più curiosa si chiederanno “perché”. (Man Ray)
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In effetti in ogni luogo virtuale dove si parli di fotografia è tutto un fiorire di dati exif, corpi macchina, comparazioni di sensori e altri tecnicismi vari.
Probabilmente sono ormai vecchio ma, di ogni mia foto posso dire il “perchè” è stato scattata, ma non di tutte posso dire il “come”.
Non sono novità, all’ epoca della pellicola era pieno di fotoamatori che si facevano seghe mentali sulle risoluzioni manray1degli obbiettivi, linee per millimetro, differenze delle varie pellicole o delle carte per la stampa.
Ma quello che continuo a non vedere è una discussione sul “perchè” viene scattata una foto, e il fattore più preoccupante è il fatto che nemmeno chi ha scattato la foto lo sa!
La mancanza di una progettualità relativa agli scatti, alimentata anche da una certa cultura fotografica sta facendo veramente dei danni a tutti i livelli. Non è questa la sede per discutere dell’ abbassamento generale della qualità fotografica in tutti i campi ma,  ritengo essere questo un vero specchio dei tempi.

 

 

 

 

Henri Cartier-Bresson era bravo?

HCBHenri Cartier-Bresson (Chanteloup-en-Brie, 22 agosto 1908 – L’Isle-sur-la-Sorgue, 3 agosto 2004) è stato un fotografo francese, è considerato un pioniere del foto-giornalismo, tanto da meritare l’appellativo di “occhio del secolo”. Teorico dell’istante decisivo in fotografia, ha anche contribuito a portare la fotografia di stampo surrealista (ispirata a Eugène Atget) ad un pubblico più ampio. Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
Dopo aver letto l’ ennesimo articolo che incensava la figura di HCB in maniera acritica ho deciso di scrivere la mia opinione.

 

[message_box type=”information”]
A me HCB non piace!
[/message_box]

Vediamo di argomentare questa affermazione prima di sentirmi dire le solite frasi “guarda le tue foto”, “non capisci un cazzo  ” ecc ecc.

Le foto di HCB che vengono maggiormente osannate sono quelle scattate prima della guerra. A quel tempo possedere una macchina fotografica era un lusso, un privilegio per pochi. Poter viaggiare come ha fatto HCB era riservato a pochissime persone e i viaggi avevano ancora quell’ aura di avventura e mistero che la globalizzazione ha cancellato in nome del cosiddetto turismo di massa.
Faccio un esempio, il reportage in Sardegna, oggi non sarebbe possibile, non esisterebbe.
Quindi mi pongo una domanda, le foto, estrapolate dal contesto sarebbero ancora dei capolavori?

Se HCB fotografasse oggi sarebbe ancora considerato un Maestro della fotografia o i suoi scatti sarebbero diluiti nel mare delle immagini che vengono ogni giorno scattate?

La fotografia del bambino con il fiasco, storta e con le gambe tagliate non è eguale a migliaia di altre foto che vedete tutti i giorni sui social?
Non è che la sua forza è stata quella di fotografare quando nessuno sapeva cosa fosse la fotografia e non esistesse la diffusione di massa delle immagini?

Fotografie e sogni

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il look della commessa me lo immaginavo così

Qualche tempo fa’ avevo scritto un articolo sulla possibilità di fotografare i sogni (lo trovate qui) oggi invece parliamo d’ altro.

In questo periodo, per cause contingenti, dormo e poco e male. Durante questi brevi periodi mi capita spesso di fare sogni inerenti la fotografia, e negli ultimi giorni ho un sogno ricorrente che vi voglio raccontare. Magari tra i lettori trovo un esperto della Smorfia e mi da’ i numeri giusti per il super enalotto!

Vediamo cosa mi passa per la mente durante le mie ore di sonno allora.
Vengo chiamato da una gioielleria per scattare foto a dei monili (cosa che non ho mai fatto e non saprei nemmeno da dove iniziare!), non capisco dove siamo ma sembra un posto elegante tipo Portofino o Porto Rotondo per capirci. Terminato il lavoro la titolare, che visualizzo come una cinquant’enne abbondantemente ritoccata, cotta dalle lampade e con il tipico accento da “bauscia” mi chiede di scattare anche una foto dello staff.
Staff che è composto da lei e due commesse. Tanto è sofisticata la titolare, tanto sono sciatte le commesse. Due ragazze, una bionda e una bruna, abbastanza giovani però al lavoro senza un filo di trucco, jeans e maglietta sformati.
Lo so che è impossibile che in una gioielleria le commesse siano così sciatte, però questo è un sogno quindi non fate i PdF

Dopo una breve discussione con la titolare che voleva scattare subito, giungiamo ad un accordo. Io la foto le scatto gratis se mi lascia campo libero.
Allora mi metto a parlare con le due commesse e gli spiego come devono vestirsi/pettinarsi/truccarsi per prepararsi allo scatto.
Quando è tutto pronto per iniziare a scattare…finisce il sogno!!!! grrrrr

Ho notato anche io delle analogie con la favola di Cenerentola, a parte i topi parlanti (ma quelli li vedono solo i fattoni di mdma) però poi la cosa finisce lì….

E voi avete mai fatto sogni lavorativi?

 

Fotografia e Trekking – Parte seconda

Benvenuti alla seconda puntata dell’argomento “Fotografia e Trekking”, sempre in collaborazione con Gianluca Santini del blog “Un passo alla volta”, specializzato in trekking.

Dopo aver parlato in questo articolo (link) di cosa ci può servire a livello fotografico per accompagnarci nelle nostre escursioni, oggi cerchiamo di dare qualche consiglio pratico per scattare belle fotografie lungo i nostri itinerari.

Le esigenze fotografiche di un escursionista (di Gianluca Santini)

Nell’ambito delle escursioni e dei trekking la fotografia riveste di sicuro un ruolo importante. Immortalare i luoghi in cui si passa e le viste dalle vette che si raggiungono è un aspetto che, per quanto mi riguarda, è fondamentale nel vivere l’escursione nella natura. Perché, certo, posso sempre ritornare nello stesso sentiero un’altra volta, ma è bello poter riguardare quei posti stando anche comodamente seduto alla mia scrivania.

Il mio contributo a questo articolo sarà quello di illustrare quali sono le principali esigenze di un escursionista come me, la cui conoscenza dell’ambito fotografico è piuttosto ridotta. Ci penserà poi Cristiano, professionista in materia, a chiarire ogni aspetto sollevato.

 Le tipologie di foto

Camminando in montagna o in un bosco, lungo un sentiero escursionistico, ci sono delle tipologie di foto ricorrenti. Alla fine un escursionista è interessato a fare cinque categorie di foto:

 

  • Macro: per fiori e altri piccoli dettagli lungo il percorso;
  • Panorami: ovviamente, per conservare i ricordi di ciò che vede mentre cammina;
  • Panoramiche ampie: aspetto che sfruttavo moltissimo con la mia precedente macchina (una compatta Fujifilm Finepix JV) e che adesso mi manca nell’attuale Canon PowerShot, sempre compatta;
  • Fotografie al sentiero: di solito per far notare pendenze o particolari sviluppi del tracciato, ad esempio all’interno di una zona boscosa;
  • Autoscatti o scatti nei luoghi di principale interesse: per avere un ricordo della nostra effettiva presenza, ad esempio nel punto più alto del monte, vicino alla croce di vetta o alla targa indicante la quota raggiunta.

 

A questo si aggiunge la necessità di fotografare anche alcuni dettagli che si presentano durante la camminata e che possono servire come backup: in caso di disorientamento, avere nella memoria della propria macchina fotografica delle foto riguardanti punti caratteristici attraverso cui siamo passati può essere utile per riuscire a capire dove si trova il sentiero che abbiamo perso sulla via del ritorno. E quindi sono utili fotografie a massi particolari, ai segnavia più importanti – come quelli sui bivi – se non addirittura a eventuali cartelli indicatori presenti nel percorso.

Queste foto non hanno certamente la pretesa di essere artistiche, né di voler ricordare qualcosa quando l’escursione è finita e siamo seduti a casa, ma possono risultare utili quando l’escursione è ancora in corso.

Quali sono, per me, le problematiche principali nel fare fotografie durante un’escursione?

Be’, sicuramente un primo fattore fondamentale è la rapidità di esecuzione. La fotografia non deve prendere troppo tempo, dato che ci saranno comunque delle ore di cammino da macinare, sia all’andata che al ritorno (o solo all’andata, se si parla di lunghi trekking).

Conseguenza della rapidità è l’individuazione delle caratteristiche da adottare per effettuare la foto desiderata. Caratteristiche che noi escursionisti magari non conosciamo al meglio, e che dobbiamo saper individuare in poco tempo. Caratteristiche che variano, ovviamente, anche in base alle condizioni in cui ci si trova.

 

Le condizioni meteo

Un’escursione in montagna può avvenire in diversissime condizioni metereologiche. Il brutto tempo in città non è, di solito, brutto tempo in montagna, dato che la pioggia è un elemento frequente e con cui bisogna imparare a convivere con serenità.

Quindi le principali condizioni meteo e di luminosità che si incontrano durante un trekking o un’escursione sono:

 

  • Soleggiato: caso poco frequente, a meno di non camminare in piena estate, con il lato negativo del caldo però.
  • Nuvoloso: per la mia esperienza è il caso più frequente, e si va sia dal poco nuvoloso al cielo completamente ricoperto di nuvole.
  • Pioggia: se parliamo di fotografia mi riferisco ovviamente al caso di pioggia lieve, perché se è intensa si pensa solo a camminare e non a fotografare. Questo è in effetti uno dei motivi per cui, pur non dandomi fastidio di per sé, preferisco che la pioggia non ci sia, perché mi impedisce di fare foto durante la camminata. In ogni caso se è lieve è ancora possibile fare delle foto, avendo molta cura nel farle.
  • Alba/tramonto: assistere al sorgere o al tramontare del sole da una montagna è particolarmente bello, ma riuscire a cogliere tutte le sfumature di colore del cielo in quei momenti con una fotografia è abbastanza complesso, non sapendo come fare al meglio.

 

Per quanto riguarda la mia esperienza, risulta sempre particolarmente complesso rendere al meglio i colori dei luoghi che sto visitando. Le foto che faccio, insomma, non rendono mai giustizia a quello che vedo, sia che si tratti di panorami, sia che si tratti di foto lungo il sentiero.

Le condizioni meteo che incontro più spesso, nuvoloso e anche pioggia, rendono complicato riuscire a fotografare in maniera degna quello che mi circonda. In questi casi sarebbe interessante sapere quale soluzioni adottare per riuscire a fare comunque delle belle foto anche in situazioni meteo e luminose così avverse.

I trucchi del mestiere (di Cristiano Pugno)

PamukkaleControllate la posizione del sole!

Può sembrare banale, ma la vecchia regola di mettersi il sole alle spalle per fotografare (o al massimo a lato) è sempre valida anche in questo tempo di macchine tecnologiche e digitali.

Il sole alle spalle o di lato garantisce una corretta illuminazione, un ottimo dettaglio e alla fine foto migliori.

Controllate la posizione del sole! (2)

Le ore migliori per fotografare sono quelle in cui sole è relativamente basso sull’orizzonte, alba e tramonto. Per sintetizzare un concetto abbastanza semplice: “ombra corte, brutta luce; ombre lunghe buona luce”.

Ovvio che durante le escursioni si scatta senza poter scegliere l’ora in cui si arriverà in un determinato punto.

Se il sole manca, alzate un poco gli ISO (non troppo perché in una compatta il rumore digitale è sempre in agguato) e cercate di tenere la macchina più ferma possibile.

Ricordatevi di disattivare il flash, altrimenti avrete scatti bui oltre i 3 metri dalla macchina.

Usate il cavalletto

Abbiamo parlato di come un mini cavalletto possa risolvere molte situazioni fotografiche, soprattutto in Hierapoliscondizioni di luce scarsa come il tramonto, poggiate la macchina sul cavalletto ed scattate.

Vedrete sensibili miglioramenti negli scatti.
Il cavalletto usatelo anche per le macro, dopo aver impostato l’apposita funzione sulla macchina vedrete che migliorerà molto il risultato.

Stesso discorso per le foto panoramiche, scattate diverse foto ruotando la macchina ogni volta. Poi esistono dei semplici software (anche in versione free) per unire le foto e realizzare un’unica foto panoramica.

Con poca luce

Se la luce scarseggia, oppure è proprio notte, dopo aver messo la macchina sul cavalletto disattivate il flash (di notte serve a nulla oltre i 3 mt), impostate il programma notturno (se c’è) e non schiacciate il pulsante direttamente (muovereste la fotocamera) utilizzate il telecomando se esiste oppure fare partire il timer per l’autoscatto, così la macchina scatterà senza essere mossa dalla vostra mano.

Usare il flash

La vostra macchina ha un flash incorporato, piccolino  e poco potente, cerchiamo di usarlo al meglio. Contrariamente a quanto si pensa il flash è molto più utile il giorno che la notte, attivatelo nella funzione fill-in (dovrebbe esserci) per scattare i vostri ritratti durante il giorno quando la luce di mezzogiorno vi cade perpendicolarmente sulla testa. Un leggero colpo di flash schiarirà i visi e consentirà di avere una foto correttamente esposta.

Qualche trucco

Vediamo qualche trucco del mestiere che può servire nelle situazioni escursionistiche.

Scattate sempre alla massima qualità possibile: c’è tempo a casa per ridurre le foto o gettare quelle che non servono. I pixel che mancano non li potete aggiungere dopo!

Se avete il mirino ottico usate quello e lasciate spento il display, risparmierete le pile e avrete una visione corretta dell’immagine anche in pieno sole.

Se volete fare un ritratto con lo sfondo del panorama e siete contro sole usate il flash per rischiarare il viso e fate ombra alla fotocamera con un mano o una cartina in modo che il sole non picchi sull’obbiettivo

Se sulla macchina sono  presenti funzioni accessorie come Wi-Fi o Bluetooth spegnetele, insieme al display posteriore, per risparmiare la batteria. Discorso a parte per eventuali moduli GPS che vi consentiranno di geo-localizzare le foto scattate inserendo nei meta-dati della fotografia anche le coordinate del posto in cui sono state scattate, utilissimo ma divoratore di energia per cui utilizzatelo con parsimonia.
 
Le foto dell’ articolo sono tratte da questo e-book

Fotografia e Trekking – Parte prima

Buongiorno, oggi parliamo di fotografia e trekking. Lo facciamo con la collaborazione di Gianluca Santini, curatore del blog specializzato in trekking ed escursionismo “Un passo alla volta”.

Per prima cosa cerchiamo di fare una distinzione netta su questo argomento.
Ci sono quelli che fanno trekking per raggiungere un determinata meta da fotografare e quelli che scattano fotografie durante i loro trekking.

I primo sono fotografi specializzati, appassionati di fotografia naturalistica o paesaggistica che non hanno bisogno di consigli a livello fotografico perché già iper-specializzati.

Per queste persone il trekking è finalizzato a raggiungere i luoghi da fotografare o per appostarsi nella caccia-fotografica.

La seconda categoria è quella degli appassionati di trekking che scattano fotografie durante le loro escursioni e vogliono ottenere qualche risultato che vada oltre alla foto ricordo.

Questi articoli sono destinati a loro.

Cosa serve a un escursionista (di Gianluca Santini)

In questo primo articolo si parlerà dei materiali e delle attrezzature da usare in escursione per fare le fotografie. Seguirà un secondo post in cui si tratteranno in maniera specifica le tipologie di foto da effettuare e i trucchi per riuscire a realizzarle al meglio.

Come escursionista utilizzo una macchina fotografica compatta, per ovvi motivi. Dato che si ha già del peso sulle spalle dovuto allo zaino, cercare di ridurre peso e ingombro è un’esigenza importante. Questa si fa inoltre sentire maggiormente durante un trekking di più giorni, rispetto a un’escursione giornaliera, perché lo zaino è di per sé più pesante.

Questo non toglie il fatto di aver visto altri escursionisti portarsi dietro macchine decisamente più professionali, come le Reflex. Tuttora mi chiedo come facciano a portarsi dietro un peso del genere, considerando già tutto il resto dell’equipaggiamento.

 

Per ridurre davvero il peso, si potrebbe anche optare per la fotocamera del proprio smartphone, se lo si possiede e se è sufficientemente potente. Ovviamente non è la stessa cosa dell’avere una macchina apposita, ma se quello che si ricerca è la riduzione del peso a tutti i costi, usare un solo strumento per più funzioni è la soluzione più rapida da attuare.

Tuttavia, a mio modesto parere, le compatte sono un ottimo compromesso. Io possiedo una Canon PowerShot A2500, e la porto sempre con me in montagna.

Un escursionista non bada, però, solo a peso e ingombro. Verosimilmente la macchina verrà tenuta sempre a portata di mano, pronta per catturare qualche panorama o dettaglio del paesaggio. Quindi o tracolla, se stiamo parlando di macchine più grandi, o in tasca, se magari stiamo utilizzando una compatta. A questo punto sorge il problema della protezione. Occorre proteggere adeguatamente lo strumento da due rischi fondamentali:

 

  1. Urti: se stiamo camminando, soprattutto in zone rocciose o che richiedono di utilizzare le mani per arrampicarci, può capitare di toccare sulle pareti, e la macchina potrebbe trovarsi proprio nel mezzo;
  2. Pioggia: se è lieve e quindi stiamo comunque usando la macchina per fare foto, occorre evitare che si bagni troppo, se invece è intensa e la macchina è riposta ad esempio in tasca, occorre che l’intensità dell’acqua non ci faccia preoccupare sulle sorti dell’elettronica all’interno della strumentazione.

Quindi alla macchina va affiancata una custodia degna di tale nome. Se è abbastanza facile proteggere dagli urti, grazie a custodie adatte proprio alle macchine compatte, è anche vero che tali custodie possono in qualche modo risultare scomode a portarsi.

Discorso più complicato per la protezione dall’acqua, che è quella a cui io personalmente sono più sensibile: dobbiamo davvero arrivare a riporre la macchina dentro lo zaino coperto dal copri-zaino quando piove, o c’è un modo per proteggerla anche senza doverla conservare del tutto?

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questa non portatela in montagna

I consigli del professionista (di Cristiano Pugno)

In primo luogo chiediamoci cosa serve agli appassionati di trekking.

Inizierei con una macchina leggera, perché ogni grammo in più sulle spalle si fa sentire, quindi dobbiamo orientarci verso macchine compatte oppure le nuove MirrorLens (ML). Scarterei a priori sia le reflex che le bridge perché ingombro e peso giocano a sfavore.
Se si sceglie una ML diciamo che un obbiettivo standard (35-50mm in formato pieno) è quello che ci garantisce la migliore versatilità e rapporto peso/prezzo/qualità.

In secondo luogo cosa può servire come accessorio?
Una volta il problema erano i rullini, che finivano subito, adesso con schede di memoria a 64 GB si ha lo spazio sufficiente per tutte le fotografie necessarie senza dover lesinare e al massimo una seconda scheda occupa pochissimo spazio.

Quindi vale la pena di fare lo spazio nello zaino per un minicavalletto che pesa poco e ci garantisce di fare foto nitide in tutte le condizioni (serve anche per gli autoscatti) e per un caricabatteria di emergenza o solare in modo avere sempre energia sufficiente per la nostra macchina fotografica o per telefonino o GPS.

Aggiungete anche una custodia per poterla tenere a portata di mano o agganciata alla cintura o appesa alle cinghie dello zaino.

La grossa questione di che marca e modello scegliere.
Premesso che nessuno mi paga o mi offre sconti sull’attrezzatura evito di suggerire una marca o un modello al posto di altro ma mi limiterò alle caratteristiche generali.
Quindi date un occhiata alle schede tecniche per vedere quali sono le cose importati senza farci distrarre dai richiami pubblicitari.
Occhio ai Megapixel
Qauntità esagerate di Mpx non servono a nulla, superati i 10 il resto è inutile per l’utilizzo generale, piuttosto cercate quelle che hanno il sensore di maggiori dimensioni (attenzione si parla di mm). Il sensore più grosso determina una migliore risposta alle condizioni di scarsa luminosità e un minor rumore digitale.
Ottica
Non guardate le scritte relative allo zoom (10x 8x ecc) guardate piuttosto l’escursione dello zoom OTTICO (quello digitale è inutile, potete fare lo stesso lavoro, anzi meglio, a casa con il PC), controllate che ci sia scritta l’escursione nel formato Leica. Questo è l’unico dato che vi permette di fare comparazioni, altre indicazioni sono legate alle dimensioni del sensore che possono variare da modello a modello.
Scegliete le fotocamere che hanno un’escursione maggiore verso il basso, ovvero un grandangolo che si avvicina a circa 24 mm (la maggior parte ha 28), perché è molto più difficile fare un’ottica grandangolare che un teleobbiettivo, quindi è indice di una maggior cura nella costruzione ottica.
Riparo dalla pioggia

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il cavalletto serve anche se fate foto con l iPhone!

Ormai tutte le marche hanno in catalogo delle compatte che resistono anche all’immersione sino a pochi metri. Ovvio che anche qui occorre fare una scelta, se siete perseguitati dalla pioggia è ovvio che una macchina impermeabile vi eviterà patemi d’animo ogni volta che uscite, la potrete abbandonare anche nel fango che non succederà nulla. Se invece la pioggia è per voi un evento più raro potete optare per una macchina normale, quando piove la infilate dentro uno di quei sacchetti di plastica per i surgelati lasciando fuori la lente frontale e siete tranquilli: badate bene non è una soluzione di ripiego, ma la usano anche i professionisti con costose reflex e teleobbiettivi se sono privi delle coperture apposite (costose e ingombranti).
Riparo dagli urti
Se ci orientiamo sulle compatte waterproof avremmo anche una maggior resistenza agli urti rispetto alla versione “normale”, ma se non facciamo trekking impegnativi una buona custodia imbottita proteggerà la macchina da pioggia e urti.
Non risparmiamo sulla custodia, prendiamola di marca (Lowepro, Temba, Kata, Tamrac), risparmiare qualche euro sulla protezione di macchina o di uno smartphone da centinaia di euro non è un buon affare. E poi la custodia se è buona durerà in eterno.

Attenti ai cloni

Nel settore delle compatte le novità sono poche così come i costruttori. Quando avete scelto la macchina che fa per voi, informatevi bene su chi è il produttore perché potete trovare la stessa macchina alla metà del prezzo sotto un altro nome. Ad esempio c’è una casa famosissima che ha in catalogo macchine costosissime, ma che si possono avere a metà del prezzo solo con un altra marca sopra (la macchina è uguale cambia solo il nome stampigliato sopra).

 

Spiegare le foto

editingSembra strano che nel 2014 dobbiamo ancora stare a parlare di spiegare le foto, ma purtroppo è così.

In una discussione on-line in uno dei migliaia di posti dove i i foto(cazzo)amatori postano le proprie foto di gattini, tramonti, ecc per farsi dire quanto sono bravi, una foto è stata commentata con un lapidario “cosa mi rappresenta?”.

Un affermazione del genere dovrebbe far innescare nella mente di chi ha scattato quell’ immagine un campanello, farlo riflettere sull’ inutilità dello scatto e spingerlo verso una sana autocritica e un ancor più sano cestino.
E invece no!
Si è acceso un flame infinito dove, chi aveva criticato, è stato accusato di non aver capito il messaggio, di non possedere le conoscenze giuste ecc ecc.
Ora, a parte il caso specifico, mi pare esagerato rispondere ad una critica in questo modo anche perchè quando si scatta lo si deve fare con un’ idea ben precisa in testa. Se quell’ idea non arriva a chi guarda vuol dire che la foto è sbagliata. Il discorso io fotografo per me stesso, rappresento i miei stati d’ animo, esorcizzo i miei demoni nel 99% dei casi è la giustificazione alla propria incapacità.

A chiudere il tutto mi ricorderò una massima che mi è stata insegnata tanto tempo fa’ :

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la fotografia è come la barzelletta, se la devi spiegare vuol dire che non è venuta bene
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