i 5 errori più comuni nei ritratti

Oggi cerchiamo di riassumere i 5 errori più comuni nei ritratti così da avere qualche possibilità in più di portare a casa un buon risultato.

D05

una luce così non è semplice da controllare

UN AMBIENTE OSTILE

Uno degli errori più comuni è quello di concentrarsi sul  volto e non guardare il resto dell’ inquadratura.
Quindi rischiamo di ritrovarci foto con alberi che spuntano dalla testa, pali in posizioni imbarazzanti, eccetera.
Riuscire a far interagire lo sfondo con il soggetto ritratto è una cosa molto complicata e si rientra nel campo del ritratto ambientato, genere fotografico di cui parleremo.

LUCE POCO INDICATA

La luce è la componente della fotografia, ancor prima che il soggetto. Quindi non entusiasmatevi per il soggetto senza pensare alla luce che lo illuminerà.
Se non siamo esperti evitiamo flash, pannelli e luci dirette. Mettiamoci all’ ombra oppure aspettiamo una giornata nuvolosa con una luce diffusa e morbida.
Le cose complicate affrontiamole poco per volta.

FUOCO INCERTO

Altro tipico errore: non avere un punto focale preciso.
Disattivate i mille punti di messa a fuoco della vostra macchina e usatene uno solo.
Mettete a fuoco l’ occhio del soggetto più vicino. Attenzione che se scattiamo con diaframmi molto aperti (f.2.8 o addirittura f.1,4 o f.1,2), utilizzando una focale tra gli 85mm e i 200mm  la profondità di campo si riduce a pochi centimetri e dobbiamo essere davvero attenti.

ANSIA, FRETTA E DISAGIO

70

una luce morbida rende tutto più semplice

Vedersi una macchina fotografica, magari grossa ed ingombrante, a pochi centimetri della faccia non piace a nessuno a meno che non sia un modello/a professionista.
Prima di scattare parliamo, spieghiamo, concordiamo con i nostri soggetti le pose, POI tiriamo fuori la macchina fotografica e scattiamo velocemente.
La foto che volete scattare dovete averla GIA’ visualizzata prima di iniziare a scattare.
Siate sicuri di voi stessi, questo significa che dovete avere la piena padronanza dei mezzi che utilizzate. Se dovete cercare una funzione della macchina fotografica avete già sbagliato.

IDEA

Se non avete un idea non iniziate nemmeno a fotografare. Non si esce a fotografare in cerca di ispirazione sperando di fare una bella foto.
Non esiste la foto che viene bene per caso, ha la stessa probabilità del 6 al super enalotto. Le foto si pianificano prima, si adattano in base a quello che si ha e a quello che si vuole ottenere

E voi che errori commettete ?

La Valle della Loira, non solo bicicletta – parte terza

Eccoci qui con l’ ultima parte dell’ articolo relativo  alla “La Valle della Loira, non solo bicicletta – parte terza” la puntata precedente la trovi qui.
Senza titolo-1

il mezzo per gli spostamenti

Informazioni Pratiche!
Periodo: la scelta migliore è sicuramente la primavera o settembre, in modo da evitare le alte temperature agostane, ma non sempre si può…quindi, se la scelta è per agosto, si incrociano le dita e si spera nella fortuna: quest’anno a noi è andata più che bene!
Biciclette: se non ve la sentite di lasciare a casa le vostre due ruote, potete tranquillamente portarle con voi: buona parte delle strutture ricettive francesi lunga la ciclovia sono attrezzate anche per questo!

1

Le Bici

In alternativa, potete noleggiarle in loco senza problemi: in entrambi i casi, troverete assistenza un po’ ovunque, nel caso in cui capitassero intoppi non previsti.
In preparazione al viaggio:
una controllata alla bicicletta prima di partire serve sempre. Portate con voi un piccolo kit di riparazione: materiale per riparare forature, alcune camere d’aria per ciascuna bicicletta, utensile multifunzione, pompetta, una catena/un lucchetto antifurto. Sacche laterali da bici ed eventualmente un carrellino per il vostro bagaglio completano il tutto;
Pantaloni imbottiti e scarpe da bici, caschetto, sia abbigliamento traspirante che specifico per la pioggia, occhiali da sole, borraccia per l’acqua (le bottigliette locali vanno bene lo stesso, l’importante è bere spesso!).
Pernottamento: si può spaziare, dal camping, all’Ostello, all’Hotel de charme in un castello fiabesco, al b&b…ce n’è per tutti i gusti e per tutte le tasche.
Consiglio: prima risolverete il “problema” dell’alloggio, più scelte avrete. In agosto, pur non essendo il periodo migliore come dicevo prima, i turisti sono sempre in giro per cui vale il detto “chi prima arriva, meglio alloggia”!
Sicurezza: molti tratti della ciclabile sono su strada carrabile, per cui occorre fare attenzione anche alle auto lungo il percorso, soprattutto per chi va con bambini o cucciolotti al seguito.

Fotografie per il curriculum

Questo post si sarebbe dovuto intitolare:

“fotografie per il curriculum – 5 consigli per ottenere il meglio”

ritratto scattato alle ore 12:00, con il flash.

lo sfondo non va bene

ma siccome poi lo zio gugle si incazza se faccio i titoli troppo lunghi ci siamo adattati.
Oggi, come avrete già capito dal titolo, parliamo di come preparare le foto per il curriculum lavorativo.
Oramai in tutti i curriculum devono essere allegate delle fotografie e, per certi tipi di lavori, la fotografia è una parte importante per la valutazione del candidato. Si pensi solo a tutti i lavori che comportano il contatto con il pubblico.
Per un caso, anche il mio primo lavoro pagato furono fotografie per un curriculum. Una ragazza che voleva fare l’ assistente di volo aveva bisogno di fotografie del viso e a figura intera. A quel’ epoca non esisteva fotoritocco e per eliminare alcuni difettucci mi dovetti ingegnare in maniera “artigianale”.
Ora bando alle ciance e vediamo cosa si può fare per eliminare i difetti più comuni che si trovano nelle foto allegate ai curriculum.

1- Siate seri

Dovete dare impressione di affidabilità al vostro futuro datore di lavoro, quindi niente sorrisi esagerati o pose fantasiose. Per i primi piani un sorriso a denti stretti, sguardo rivolto direttamente in camera. Per le foto a figura intera mani lungo i fianchi e un piede davanti all’ altro per le donne, per gli uomini gambe parallele con il peso su di una sola. Niente braccia incrociate danno impressione di chiusura verso il prossimo.

2- Niente filtri e effetti

Niente filtri o effetti preimpostati, al massimo una passata con la maschera di contrasto se siete abbastanza pratici di photoshop in modo da garantire la chiarezza dei visi anche in caso di stampa con stampanti non fotografiche e in caso di ridimensionamento dell’ immagine.

3- Attenzione al vestito

Ok che l’ abito non fa’ il monaco ma il vestito che mettete nella foto dirà chi siete ancora prima di leggere il curriculum. Quindi indossate un abito classico, tinta neutra (considerate che il CV verrà stampato anche con stampante al laser in BN). Se non siete abituati a mettere la cravatta meglio il colletto aperto si capirebbe subito che per voi è una forzatura. Le donne dovrebbero mettere un tailleur classico, non esagerate con minigonne inguinali o scollatura abissali a meno che non stiate facendo domanda per essere assunte al Crazy Horse.

4- Trucco e pettinatura

Sopratutto per le ragazze. Trucco leggero, nessun ombretto fantasioso o metallizzato, un bel fondotinta neutro e non esagerate con rimmel e eye-liner. Per chi ha i capelli lunghi è meglio che siano raccolti nella foto, una coda o uno chignon impressionano favorevolmente e danno idea di serietà. Levate piercing e orecchini vistosi. Sguardo fisso nell’ obbiettivo.

5- Sfondo

Sfondo rigorosamente bianco, un colpetto di flash per schiarire le ombre evitando di spararlo diretto in faccia. Il ritocco in photoshop lasciatelo a chi è capace, rischiate di fare una toppa peggiore del buco.

Adesso dovreste avere qualche lamento in più per evitare di allegare al curriculum le fototessera della macchinetta che trovate in stazione, quindi prendete il vostro telefonino e datevi da fare!

Fotografia e Trekking – Parte seconda

Benvenuti alla seconda puntata dell’argomento “Fotografia e Trekking”, sempre in collaborazione con Gianluca Santini del blog “Un passo alla volta”, specializzato in trekking.

Dopo aver parlato in questo articolo (link) di cosa ci può servire a livello fotografico per accompagnarci nelle nostre escursioni, oggi cerchiamo di dare qualche consiglio pratico per scattare belle fotografie lungo i nostri itinerari.

Le esigenze fotografiche di un escursionista (di Gianluca Santini)

Nell’ambito delle escursioni e dei trekking la fotografia riveste di sicuro un ruolo importante. Immortalare i luoghi in cui si passa e le viste dalle vette che si raggiungono è un aspetto che, per quanto mi riguarda, è fondamentale nel vivere l’escursione nella natura. Perché, certo, posso sempre ritornare nello stesso sentiero un’altra volta, ma è bello poter riguardare quei posti stando anche comodamente seduto alla mia scrivania.

Il mio contributo a questo articolo sarà quello di illustrare quali sono le principali esigenze di un escursionista come me, la cui conoscenza dell’ambito fotografico è piuttosto ridotta. Ci penserà poi Cristiano, professionista in materia, a chiarire ogni aspetto sollevato.

 Le tipologie di foto

Camminando in montagna o in un bosco, lungo un sentiero escursionistico, ci sono delle tipologie di foto ricorrenti. Alla fine un escursionista è interessato a fare cinque categorie di foto:

 

  • Macro: per fiori e altri piccoli dettagli lungo il percorso;
  • Panorami: ovviamente, per conservare i ricordi di ciò che vede mentre cammina;
  • Panoramiche ampie: aspetto che sfruttavo moltissimo con la mia precedente macchina (una compatta Fujifilm Finepix JV) e che adesso mi manca nell’attuale Canon PowerShot, sempre compatta;
  • Fotografie al sentiero: di solito per far notare pendenze o particolari sviluppi del tracciato, ad esempio all’interno di una zona boscosa;
  • Autoscatti o scatti nei luoghi di principale interesse: per avere un ricordo della nostra effettiva presenza, ad esempio nel punto più alto del monte, vicino alla croce di vetta o alla targa indicante la quota raggiunta.

 

A questo si aggiunge la necessità di fotografare anche alcuni dettagli che si presentano durante la camminata e che possono servire come backup: in caso di disorientamento, avere nella memoria della propria macchina fotografica delle foto riguardanti punti caratteristici attraverso cui siamo passati può essere utile per riuscire a capire dove si trova il sentiero che abbiamo perso sulla via del ritorno. E quindi sono utili fotografie a massi particolari, ai segnavia più importanti – come quelli sui bivi – se non addirittura a eventuali cartelli indicatori presenti nel percorso.

Queste foto non hanno certamente la pretesa di essere artistiche, né di voler ricordare qualcosa quando l’escursione è finita e siamo seduti a casa, ma possono risultare utili quando l’escursione è ancora in corso.

Quali sono, per me, le problematiche principali nel fare fotografie durante un’escursione?

Be’, sicuramente un primo fattore fondamentale è la rapidità di esecuzione. La fotografia non deve prendere troppo tempo, dato che ci saranno comunque delle ore di cammino da macinare, sia all’andata che al ritorno (o solo all’andata, se si parla di lunghi trekking).

Conseguenza della rapidità è l’individuazione delle caratteristiche da adottare per effettuare la foto desiderata. Caratteristiche che noi escursionisti magari non conosciamo al meglio, e che dobbiamo saper individuare in poco tempo. Caratteristiche che variano, ovviamente, anche in base alle condizioni in cui ci si trova.

 

Le condizioni meteo

Un’escursione in montagna può avvenire in diversissime condizioni metereologiche. Il brutto tempo in città non è, di solito, brutto tempo in montagna, dato che la pioggia è un elemento frequente e con cui bisogna imparare a convivere con serenità.

Quindi le principali condizioni meteo e di luminosità che si incontrano durante un trekking o un’escursione sono:

 

  • Soleggiato: caso poco frequente, a meno di non camminare in piena estate, con il lato negativo del caldo però.
  • Nuvoloso: per la mia esperienza è il caso più frequente, e si va sia dal poco nuvoloso al cielo completamente ricoperto di nuvole.
  • Pioggia: se parliamo di fotografia mi riferisco ovviamente al caso di pioggia lieve, perché se è intensa si pensa solo a camminare e non a fotografare. Questo è in effetti uno dei motivi per cui, pur non dandomi fastidio di per sé, preferisco che la pioggia non ci sia, perché mi impedisce di fare foto durante la camminata. In ogni caso se è lieve è ancora possibile fare delle foto, avendo molta cura nel farle.
  • Alba/tramonto: assistere al sorgere o al tramontare del sole da una montagna è particolarmente bello, ma riuscire a cogliere tutte le sfumature di colore del cielo in quei momenti con una fotografia è abbastanza complesso, non sapendo come fare al meglio.

 

Per quanto riguarda la mia esperienza, risulta sempre particolarmente complesso rendere al meglio i colori dei luoghi che sto visitando. Le foto che faccio, insomma, non rendono mai giustizia a quello che vedo, sia che si tratti di panorami, sia che si tratti di foto lungo il sentiero.

Le condizioni meteo che incontro più spesso, nuvoloso e anche pioggia, rendono complicato riuscire a fotografare in maniera degna quello che mi circonda. In questi casi sarebbe interessante sapere quale soluzioni adottare per riuscire a fare comunque delle belle foto anche in situazioni meteo e luminose così avverse.

I trucchi del mestiere (di Cristiano Pugno)

PamukkaleControllate la posizione del sole!

Può sembrare banale, ma la vecchia regola di mettersi il sole alle spalle per fotografare (o al massimo a lato) è sempre valida anche in questo tempo di macchine tecnologiche e digitali.

Il sole alle spalle o di lato garantisce una corretta illuminazione, un ottimo dettaglio e alla fine foto migliori.

Controllate la posizione del sole! (2)

Le ore migliori per fotografare sono quelle in cui sole è relativamente basso sull’orizzonte, alba e tramonto. Per sintetizzare un concetto abbastanza semplice: “ombra corte, brutta luce; ombre lunghe buona luce”.

Ovvio che durante le escursioni si scatta senza poter scegliere l’ora in cui si arriverà in un determinato punto.

Se il sole manca, alzate un poco gli ISO (non troppo perché in una compatta il rumore digitale è sempre in agguato) e cercate di tenere la macchina più ferma possibile.

Ricordatevi di disattivare il flash, altrimenti avrete scatti bui oltre i 3 metri dalla macchina.

Usate il cavalletto

Abbiamo parlato di come un mini cavalletto possa risolvere molte situazioni fotografiche, soprattutto in Hierapoliscondizioni di luce scarsa come il tramonto, poggiate la macchina sul cavalletto ed scattate.

Vedrete sensibili miglioramenti negli scatti.
Il cavalletto usatelo anche per le macro, dopo aver impostato l’apposita funzione sulla macchina vedrete che migliorerà molto il risultato.

Stesso discorso per le foto panoramiche, scattate diverse foto ruotando la macchina ogni volta. Poi esistono dei semplici software (anche in versione free) per unire le foto e realizzare un’unica foto panoramica.

Con poca luce

Se la luce scarseggia, oppure è proprio notte, dopo aver messo la macchina sul cavalletto disattivate il flash (di notte serve a nulla oltre i 3 mt), impostate il programma notturno (se c’è) e non schiacciate il pulsante direttamente (muovereste la fotocamera) utilizzate il telecomando se esiste oppure fare partire il timer per l’autoscatto, così la macchina scatterà senza essere mossa dalla vostra mano.

Usare il flash

La vostra macchina ha un flash incorporato, piccolino  e poco potente, cerchiamo di usarlo al meglio. Contrariamente a quanto si pensa il flash è molto più utile il giorno che la notte, attivatelo nella funzione fill-in (dovrebbe esserci) per scattare i vostri ritratti durante il giorno quando la luce di mezzogiorno vi cade perpendicolarmente sulla testa. Un leggero colpo di flash schiarirà i visi e consentirà di avere una foto correttamente esposta.

Qualche trucco

Vediamo qualche trucco del mestiere che può servire nelle situazioni escursionistiche.

Scattate sempre alla massima qualità possibile: c’è tempo a casa per ridurre le foto o gettare quelle che non servono. I pixel che mancano non li potete aggiungere dopo!

Se avete il mirino ottico usate quello e lasciate spento il display, risparmierete le pile e avrete una visione corretta dell’immagine anche in pieno sole.

Se volete fare un ritratto con lo sfondo del panorama e siete contro sole usate il flash per rischiarare il viso e fate ombra alla fotocamera con un mano o una cartina in modo che il sole non picchi sull’obbiettivo

Se sulla macchina sono  presenti funzioni accessorie come Wi-Fi o Bluetooth spegnetele, insieme al display posteriore, per risparmiare la batteria. Discorso a parte per eventuali moduli GPS che vi consentiranno di geo-localizzare le foto scattate inserendo nei meta-dati della fotografia anche le coordinate del posto in cui sono state scattate, utilissimo ma divoratore di energia per cui utilizzatelo con parsimonia.
 
Le foto dell’ articolo sono tratte da questo e-book

Fotografia e Trekking – Parte prima

Buongiorno, oggi parliamo di fotografia e trekking. Lo facciamo con la collaborazione di Gianluca Santini, curatore del blog specializzato in trekking ed escursionismo “Un passo alla volta”.

Per prima cosa cerchiamo di fare una distinzione netta su questo argomento.
Ci sono quelli che fanno trekking per raggiungere un determinata meta da fotografare e quelli che scattano fotografie durante i loro trekking.

I primo sono fotografi specializzati, appassionati di fotografia naturalistica o paesaggistica che non hanno bisogno di consigli a livello fotografico perché già iper-specializzati.

Per queste persone il trekking è finalizzato a raggiungere i luoghi da fotografare o per appostarsi nella caccia-fotografica.

La seconda categoria è quella degli appassionati di trekking che scattano fotografie durante le loro escursioni e vogliono ottenere qualche risultato che vada oltre alla foto ricordo.

Questi articoli sono destinati a loro.

Cosa serve a un escursionista (di Gianluca Santini)

In questo primo articolo si parlerà dei materiali e delle attrezzature da usare in escursione per fare le fotografie. Seguirà un secondo post in cui si tratteranno in maniera specifica le tipologie di foto da effettuare e i trucchi per riuscire a realizzarle al meglio.

Come escursionista utilizzo una macchina fotografica compatta, per ovvi motivi. Dato che si ha già del peso sulle spalle dovuto allo zaino, cercare di ridurre peso e ingombro è un’esigenza importante. Questa si fa inoltre sentire maggiormente durante un trekking di più giorni, rispetto a un’escursione giornaliera, perché lo zaino è di per sé più pesante.

Questo non toglie il fatto di aver visto altri escursionisti portarsi dietro macchine decisamente più professionali, come le Reflex. Tuttora mi chiedo come facciano a portarsi dietro un peso del genere, considerando già tutto il resto dell’equipaggiamento.

 

Per ridurre davvero il peso, si potrebbe anche optare per la fotocamera del proprio smartphone, se lo si possiede e se è sufficientemente potente. Ovviamente non è la stessa cosa dell’avere una macchina apposita, ma se quello che si ricerca è la riduzione del peso a tutti i costi, usare un solo strumento per più funzioni è la soluzione più rapida da attuare.

Tuttavia, a mio modesto parere, le compatte sono un ottimo compromesso. Io possiedo una Canon PowerShot A2500, e la porto sempre con me in montagna.

Un escursionista non bada, però, solo a peso e ingombro. Verosimilmente la macchina verrà tenuta sempre a portata di mano, pronta per catturare qualche panorama o dettaglio del paesaggio. Quindi o tracolla, se stiamo parlando di macchine più grandi, o in tasca, se magari stiamo utilizzando una compatta. A questo punto sorge il problema della protezione. Occorre proteggere adeguatamente lo strumento da due rischi fondamentali:

 

  1. Urti: se stiamo camminando, soprattutto in zone rocciose o che richiedono di utilizzare le mani per arrampicarci, può capitare di toccare sulle pareti, e la macchina potrebbe trovarsi proprio nel mezzo;
  2. Pioggia: se è lieve e quindi stiamo comunque usando la macchina per fare foto, occorre evitare che si bagni troppo, se invece è intensa e la macchina è riposta ad esempio in tasca, occorre che l’intensità dell’acqua non ci faccia preoccupare sulle sorti dell’elettronica all’interno della strumentazione.

Quindi alla macchina va affiancata una custodia degna di tale nome. Se è abbastanza facile proteggere dagli urti, grazie a custodie adatte proprio alle macchine compatte, è anche vero che tali custodie possono in qualche modo risultare scomode a portarsi.

Discorso più complicato per la protezione dall’acqua, che è quella a cui io personalmente sono più sensibile: dobbiamo davvero arrivare a riporre la macchina dentro lo zaino coperto dal copri-zaino quando piove, o c’è un modo per proteggerla anche senza doverla conservare del tutto?

leica_M9_nera

questa non portatela in montagna

I consigli del professionista (di Cristiano Pugno)

In primo luogo chiediamoci cosa serve agli appassionati di trekking.

Inizierei con una macchina leggera, perché ogni grammo in più sulle spalle si fa sentire, quindi dobbiamo orientarci verso macchine compatte oppure le nuove MirrorLens (ML). Scarterei a priori sia le reflex che le bridge perché ingombro e peso giocano a sfavore.
Se si sceglie una ML diciamo che un obbiettivo standard (35-50mm in formato pieno) è quello che ci garantisce la migliore versatilità e rapporto peso/prezzo/qualità.

In secondo luogo cosa può servire come accessorio?
Una volta il problema erano i rullini, che finivano subito, adesso con schede di memoria a 64 GB si ha lo spazio sufficiente per tutte le fotografie necessarie senza dover lesinare e al massimo una seconda scheda occupa pochissimo spazio.

Quindi vale la pena di fare lo spazio nello zaino per un minicavalletto che pesa poco e ci garantisce di fare foto nitide in tutte le condizioni (serve anche per gli autoscatti) e per un caricabatteria di emergenza o solare in modo avere sempre energia sufficiente per la nostra macchina fotografica o per telefonino o GPS.

Aggiungete anche una custodia per poterla tenere a portata di mano o agganciata alla cintura o appesa alle cinghie dello zaino.

La grossa questione di che marca e modello scegliere.
Premesso che nessuno mi paga o mi offre sconti sull’attrezzatura evito di suggerire una marca o un modello al posto di altro ma mi limiterò alle caratteristiche generali.
Quindi date un occhiata alle schede tecniche per vedere quali sono le cose importati senza farci distrarre dai richiami pubblicitari.
Occhio ai Megapixel
Qauntità esagerate di Mpx non servono a nulla, superati i 10 il resto è inutile per l’utilizzo generale, piuttosto cercate quelle che hanno il sensore di maggiori dimensioni (attenzione si parla di mm). Il sensore più grosso determina una migliore risposta alle condizioni di scarsa luminosità e un minor rumore digitale.
Ottica
Non guardate le scritte relative allo zoom (10x 8x ecc) guardate piuttosto l’escursione dello zoom OTTICO (quello digitale è inutile, potete fare lo stesso lavoro, anzi meglio, a casa con il PC), controllate che ci sia scritta l’escursione nel formato Leica. Questo è l’unico dato che vi permette di fare comparazioni, altre indicazioni sono legate alle dimensioni del sensore che possono variare da modello a modello.
Scegliete le fotocamere che hanno un’escursione maggiore verso il basso, ovvero un grandangolo che si avvicina a circa 24 mm (la maggior parte ha 28), perché è molto più difficile fare un’ottica grandangolare che un teleobbiettivo, quindi è indice di una maggior cura nella costruzione ottica.
Riparo dalla pioggia

manfrotto-pocketglif

il cavalletto serve anche se fate foto con l iPhone!

Ormai tutte le marche hanno in catalogo delle compatte che resistono anche all’immersione sino a pochi metri. Ovvio che anche qui occorre fare una scelta, se siete perseguitati dalla pioggia è ovvio che una macchina impermeabile vi eviterà patemi d’animo ogni volta che uscite, la potrete abbandonare anche nel fango che non succederà nulla. Se invece la pioggia è per voi un evento più raro potete optare per una macchina normale, quando piove la infilate dentro uno di quei sacchetti di plastica per i surgelati lasciando fuori la lente frontale e siete tranquilli: badate bene non è una soluzione di ripiego, ma la usano anche i professionisti con costose reflex e teleobbiettivi se sono privi delle coperture apposite (costose e ingombranti).
Riparo dagli urti
Se ci orientiamo sulle compatte waterproof avremmo anche una maggior resistenza agli urti rispetto alla versione “normale”, ma se non facciamo trekking impegnativi una buona custodia imbottita proteggerà la macchina da pioggia e urti.
Non risparmiamo sulla custodia, prendiamola di marca (Lowepro, Temba, Kata, Tamrac), risparmiare qualche euro sulla protezione di macchina o di uno smartphone da centinaia di euro non è un buon affare. E poi la custodia se è buona durerà in eterno.

Attenti ai cloni

Nel settore delle compatte le novità sono poche così come i costruttori. Quando avete scelto la macchina che fa per voi, informatevi bene su chi è il produttore perché potete trovare la stessa macchina alla metà del prezzo sotto un altro nome. Ad esempio c’è una casa famosissima che ha in catalogo macchine costosissime, ma che si possono avere a metà del prezzo solo con un altra marca sopra (la macchina è uguale cambia solo il nome stampigliato sopra).

 

Cinque consigli per il salto di categoria

Argomento “pesante” per il blog in modalità estiva. Quali possono essere i cinque consigli per il salto di categoria?
Di che categoria parlo?
Parlo del salto dalla categoria di “fotocazzoamatore” a quella di “professionista”.

leica_M9_nera

questa non è fondamentale

1) Creati un piano B e anche uno C

Se vuoi entrare nel mondo della fotografia professionale, ed hai venduto mele sino a ieri, tieni a portata di mano una via di uscita nel caso in cui le cose non vadano come pensavi. E anche una seconda via. Poi se le cose ingranano puoi sempre chiudere le porte.

2) Chiediti qual’è il tuo mercato

Prima di fare il passaggio sai qual’ è il tuo mercato di riferimento? Foto di matrimonio, foto di microstock, moda, editoriali non sono mica la stessa cosa e il loro approccio è completamente diverso.

3) Fai bene i conti

Nel nostro paese la tassazione è cervellotica, così come gli obblighi di legge. Prima di iniziare consulta un professionista che ti spieghi quali sono i costi fissi a cui vai incontro anche se per un anno non vendessi una foto.

4) Conosci i tuoi limiti

Se la decisione di passare al professionismo è spinta dai Like su FB, dalle attestazioni di stima dei parenti o dalla vittoria al concorso del Fotoclub stai già sbagliando. Fotografare in maniera professionale ha bisogno di un approccio completamente diverso rispetto alla fotografia amatoriale, sopratutto di mentalità. Quindi pensa di far valutare il lavoro da un professionista, saranno i soldi più ben spesi. Ti dirà se hai i numeri o meno.

5) Preparati a fare la valigia

Per molti tipi di fotografia sarà necessario che diventi un globe-trotter. Difficile che tu possa pensare di fare il fotografo con lo stesso orario di un impiegato del Catasto. Quindi metti in conto di non avere orari/ferie e probabilmente anche una vita privata.
Se pensi che i fotografi siano pieni di donne/uomini hai già sbagliato.

Se sei arrivato sin qui, buona fortuna!


P.s. non dire MAI “buona luce” ad un fotografo, è come augurare “buona fortuna ad un pescatore”

 

Cinque trucchi per la selfie perfetta

Moda esplosa nell’ ultimo anno con la diffusione degli smartphone, la selfie (o autoscatto) dilaga sui social network anche grazie ad illustri adepti. A volte però si vedono dei risultati che sono ai limiti dell’ imbarazzante, vediamo di cercare qualche trucco per essere perfetti anche in questa occasione.

zap-celebrity-selfies-kim-kardashian-miley-cyr-052Piccola premessa, esistono due grandi sottogruppi di selfie, gli scatti eseguiti tenendo il cellulare in mano con il braccio teso e quelli inquadrando uno specchio. Se avete le braccia corte evitate i primi, rischiate sempre di avere il viso deformato dal grandangolo e passate i secondi.

Cerchiamo la luce giusta: va bene che esistono mille tipi diversi di filtri, ma se una foto ha una brutta illuminazione oppure se c’è poca luce non si può sperare nel miracolo! Cerchiamo quindi di metterci non direttamente al sole ma nemmeno nel buio totale. Il flash deve essere disattivato, sempre!

Scegliamo il nostro lato migliore: il bello delle fotocamere digitali è che ci permettono di guardare la nostra immagine prima di scattare. Cerchiamo l’angolazione che ci dona di più. Cerchiamo di evitare di metterci completamente frontali, il volto leggermente ruotato sarà sicuramente più gradevole.

Attenzione allo sfondo!
 Non concentriamoci solo sul viso, dietro di noi ci potrebbero essere particolari imbarazzanti, se avete dei dubbi il muro bianco è la soluzione migliore.

Guardate in macchina! Puntate lo sguardo verso la fotocamera del telefono come se doveste guardarci dentro, il vostro sguardo risulterà più profondo e intrigante.

Non esagerate con i filtri! Esistono migliaia di filtri e di app per ritoccare le foto, non esagerate con effetti troppo forti, risulterebbe una foto banale. Usate quelli che modificano il tono della foto, i colori freddi (sulla gamma del blu) vanno bene per immagini più serie, glamour, quelli caldi (sulla gamma del rosso/giallo) hanno una aria più sociale, amichevole. Utilizzatele anche i relazione al vostro look.

Non parlo del Make – Up perché ci dilungheremmo troppo, vediamo i vostri risultati adesso. Scattate e taggate con l’ hastag #ilselfiedibeppe

Cinque Consigli per un ritratto

Oggi facciamo un post diverso, sulla scia delle famose TOP 5 , vediamo di elencare cinque consigli per ottenere dei ritratti al Top.
Di solito le persone si lamentano di come vengono in foto, ma con questi piccoli accorgimenti  potremmo dare alle foto quell’ aspetto professionale senza ricorrere a lunghe sessioni di fotoritocco. Continue reading

Cinque soluzioni all’ ignavia del fotografo

Visto che avete apprezzato il precedente articolo che trattava in tono semiserio il blocco del fotografo, vediamo di trovare qualche spunto più concreto per superare l’ ignavia che vi pervade e vi attanaglia.
Quindi mettete via la bottiglia di limoncino ( l’ whisky è per i veri scrittori maledetti) e accendete il cervello, siate padroni del vostro destino!
Bello eh…sembrano quelle pubblicità dei manuali “diventare milionari in mese” ma bando alle ciance e cerchiamo di indirizzare le nostre energie in maniera proficua.

1 – Controllare la propria attrezzatura
Sembra banale, ma è inutile voler fare delle foto naturalistiche se non possediamo un cavalletto o un obbiettivo macro. Quindi cerchiamo di capire bene cosa posiamo fare con l’ attrezzatura che abbiamo.

2 – Studiamo e impariamo
Dovrebbe essere fondamentale, ma è utile ripetere. Sicuramente c’è qualcuno più bravo di noi, anzi, almeno nel mio caso, sicuramente molti. Cercateli, guardate i loro lavori, imparate tutto quello che potete analizzando le loro immagini. Discorso a parte sono gli workshop, il mio consiglio è di frequentare solo quelli dove il docente è competente. Guardate i suoi lavori, cercate i suoi clienti e poi decidete. Meglio farne uno solo ma valido che diversi tenuti da cialtroni (che purtroppo abbondano, ne parleremo).

3 – Creiamoci una nostra nicchia
La fotografia è immensa, impossibile poter fotografare tutto. Prendiamo una decisione, scegliamo una strada e proseguiamo solo su quella. Servirà anche per indirizzare le spese in modo che siano oculate. Magari, se vi piace il ritratto, quel 400 mm non vi serve giusto? E su questa strada possiamo anche pianificare i nostri investimenti, compresi gli workshop.

sport o ritratto?

4 – Creiamoci uno stile
Anche se Stile è una parola grossa ed abusata, cerchiamo di indirizzarci su un nostro modo di fotografare. All’ interno del genere che abbiamo scelto, ci sono infinite scelte stilistiche per personalizzare le nostre immagini. Ci piace usare il flash? Ok facciamolo sempre, impariamo da chi ne sa più di noi, sperimentiamo. Preferiamo i paesaggi? Scegliamo un filone, ad esempio i notturni e lavoriamo su quello. Il nostro fine deve essere quello di creare delle immagini con un filo che le leghi in modo che possano essere riconosciute subito come nostre. Difficile ma non è detto che dobbiamo farlo domani.

5 – Mettiamoci in discussione
Sino a che teniamo le nostre foto nel’ HD e ci limitiamo a guardarcele non potremo mai crescere. Una volta si andava in giro per la cosiddetta “lettura del portfolio”, adesso è molto più semplice. Cerchiamo una piattaforma virtuale seria e proponiamo le vostre opere, ovvio che i giudizi andranno filtrati, perché purtroppo la rete da’ voce anche agli imbecilli. Quindi scartati gli estremi, sia positivi (Ohhh meraviglia), che negativi (una merda) troviamo gli spunti che ci servono e impariamo.