Lavorare gratis

Oggi è estate, sarebbe bello starsene sdraiati spiaggia e non fare nulla. Rilassarsi ed evitare di parlare di lavoro, ed invece devo parlare di Lavorare Gratis.
Purtroppo pare esserci una congiura che lo impedisca!
Uno apre la TL di Facebook per svagarsi e si trova questo bel post.

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Ora, posso anche capire gli organizzatori che alle prese con budget risicati cerchino di rifarsi ma se permettete la cosa è abbastanza irritante.

Un occasione del genere è un opportunità di lavoro per un professionista, uno scatto di un atleta può essere sicuramente venduto bene. O all’ atleta stesso oppure, se è un personaggio importante, alle riviste di settore. Ovviamente per avere uno scatto interessante il fotografo deve avere la possibilità di essere nei posti migliori, senza nessuno che gli intralci il lavoro, altrimenti il suo lavoro sarà ostacolato da tutti gli altri spettatori.

Gli organizzatori, qui hanno fatto una scelta diversa, pur di garantirsi le immagini a costo zero hanno coinvolto i soci di un Circolo Fotografico. Sicuramente bravissimi fotografi che saranno felicissimi di fornire i loro scatti a costo zero, ripagati in visibilità.
Oppure non tanto bravi ma chi se ne frega tanto sono foto gratis.

Se le cose stanno così il prossimo che parla di professionalità e qualità del lavoro lo mando a spigolare seduta stante.

In compenso tutta la gggente fotografa

Oggi ho preso spunto da questo articolo della collega ed amica Lucia Patrizi per una riflessione che si adatta bene anche al mondo della fotografia.

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esempio lampante

Ormai la fotografia, con l’ avvento del digitale, si è democraticizzata (termine orrendo) ovvero è alla portata di tutti. Chiunque possieda un telefonino può scattare foto e farle vedere al mondo intero. Non ci sono più costose apparecchiature, costi della pellicola e dello sviluppo. Addirittura esistono app gratuite per il fotoritocco (quindi la solita scusa devi spendere per la licenza di PS non vale più).

Si pone quindi un altro problema. Qual’ è il livello della fotografia? Si è alzato o abbassato?
La risposta è molto più complessa di quello che si può pensare. Se a livello generale la qualità delle immagini è molto più elevata che in passato e che, grazie anche alla tecnologia, il singolo fotografo scatta foto tecnicamente migliori di quelle che poteva scattare qualche anno fa, occorre precisare che il numero delle immagini prodotte si è moltiplicato in maniera esponenziale.

Quindi per la legge dei grandi numeri anche le fotografie brutte, inguardabili e di merda si sono moltiplicate e, ancora peggio, sono diventate visibili e non sono rimaste chiuse in un cassetto.

Interrogarsi sulle cause potrebbe essere inutile e lungi da me essere colui che combatte una crociata contro le immagini brutte o contro la tecnologia che ce le propina ma, una riflessione può essere fatta.

Chiedete ad un qualsiasi Photograpers o Fotocazzoamatore di dirvi quali sono i suoi testi di riferimento o suoi autori preferiti.
Probabilmente vi guarderà con un occhio perso nel vuoto farfugliando cose incomprensibili, ma continuerà a scattare senza porsi domande.
E’ vero che l’ ignoranza dilaga in tutti i campi ma questo non può essere una giustificazione alla mancanza di cultura.

 

Cogliere l’ attimo o costruirlo ?

R.Capa

non si è ancora capito se è vera o costruita

Ciclicamente, sui vari forum di discussione, rispunta fuori l’ argomento.
La fotografia è “cogliere l’ attimo” oppure bisogna costruirla ?

Premesso che la mia antipatia per HCB e la sua filosofia è nota da tempo, filosofia che lascia il tempo che trova per una marea di motivi (ne abbiamo già parlato qui), la questione è che una bella fotografia che cattura l’ attimo fuggente è solo una gran botta di culo.
Anche se si tratta di reportage le foto hanno bisogno di preparazione. Un reportage deve essere studiato prima, l’ itinerario, la zona, le persone da incontrare, la logistica, la foto è solo l’ espressione finale e tangibile di un lavoro a monte.
Non parliamo poi della moda o degli editoriali, dove ogni singola componente della foto finale è studiata e preparata a tavolino.
Resto quindi dell’ idea che “uscire a fare foto” o “mi porto la macchina così se vedo qualcosa che mi ispira” sia una emerita cazzata e che rimanga una strategia fuorviante per chi si avvicina al mondo della fotografia.

Ovvio che questa mia presa di posizione vada contro la maggior parte dell’ idea di fondo dei circoli fotografici ma, posso sostenere con forza la mia opinione.

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Quindi, se volete crescere fotograficamente ricordatevi che dovete programmare tutti i dettagli del vostro scatto
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Cosa ci deve essere in una fotografia?

Mi è capitato sottomano, o per meglio dire sott’ occhio, questa intervista a Settimio Benedusi. Per chi non conoscesse ancora Bendusi (male!) consiglio di cercare in rete in suoi lavori e sopratutto le sue dissertazioni sulla fotografia, sempre molto argute e puntuali.

In un passaggio dell’ intervista spiega quello che secondo lui deve contenere una foto per definirsi risuscita e cioè:
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Il primo elemento: l’idea. Avere un’idea, sapere e capire quello che si sta facendo e che si vuole realizzare è l’elemento più importante. Secondo elemento: sé stessi. In una buona fotografie deve emergere ciò che uno è. Bisogna raccontare qualcosa e in questo racconto deve essere presente l’autore. Terzo: chi paga
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Vediamo se ci sono tutti e tre i punti in questa foto...

Vediamo se ci sono tutti e tre i punti in questa foto…

Premesso che il primo e il terzo punto dovrebbero essere scolpiti nella pietra e sopratutto nel cranio di molto fotografi, in modo da scalzare quella mentalità da circolo fotografico che a me picchia violentemente sui testicoli.
In particolare il concetto di “uscita fotografica”, ovvero usciamo con la macchina fotografica, scattiamo a cazzo e poi qualcosa esce. Ma ci torneremo in seguito.

Di questa sua descrizione mi ha molto colpito il secondo punto. Quante volte riguardando una foto ci si è domandati se quella foto è lo specchio di chi scatta oppure se vuole rappresentare la realtà nuda e cruda?
Oppure quante volte abbiamo modificato una foto perchè “a noi piaceva così” anche se poi a ben vedere ci siamo resi conto di aver fatto una forzatura ?
Perciò mi chiedo, quanto di me stesso devo mettere in una fotografia perchè sia realizzata bene?

…continua