La necessità di commentare

Ormai il dilagare delle condivisioni sui vari social ha prodotto quello che può esssere definita una piaga dei nostri giorni, ovvero la necessità di commentare.

Oramai tutti sentono l’ esigenza di dover dire la loro, di commentare (spesso a sproposito) su ogni cosa vedono passare nella loro sfera di interesse.

zuckerberg-facebookAnche se il malvagio Zuzzemberg profila quello che ci appare nel suo scatolone blu secondo i suoi comodi, ovvero quello che vediamo sono le inserzioni che pagano gli altri si attaccano, è ormai scontato che tutti debbano essere tuttologi. Politica, arte, sport ognuno si sente in dovere di commentare, spiegare criticare.

Nel campo della fotografia, le critiche e le considerazioni degli altri sono una buona palestra per migliorare ma, e qui c’è l’inghippo, devono essere fatte da qualcuno che sappia di cosa si parla.

Controllate le discussioni sotto le foto che vengono postate, commenti sulla risoluzione fatti guardando una foto sul web, critiche sui soggetti, e via discorrendo.
Non nego che certe volte ci siano delle cose che sono ai limiti della denuncia penale per mancanza delle basi ma, a tutto c’è un limite, sopratutto sull’ educazione.

 

Siete proprio sicuri di dover metter becco su tutto o non pensate che certe volte sia meglio osservare in silenzio ?

Accontentare il pubblico ?

Nei giorni scorsi si faceva un gran parlare con dei veri blogger, per intenderci quelli del Blocco C, se fosse necessario accontentare il pubblico o imporre la propria visione.

Se volete approfondire potete leggere gli articoli di Alessandro e di Davide , fatto ? Ok adesso vediamo se riusciamo a fare un parallelo con la fotografia.

Iniziamo a separare i piani tra quello che paga e quello che piace, che di solito non coincidono.

Se vogliamo identificare quello che piace seguendo le mode sui social dobbiamo rivolgere la nostra attenzione a fotografare gattini, moli con filtri ND, visioni della Via Lattea, poveracce seminude in fabbriche abbandonate.

Se invece vogliamo andare su quello che paga il discorso è diverso, ormai sono rimasti solo i matrimoni per garantire una certa remunerazione anche se ci sono grosse difficoltà anche in quello.

Quindi che fare?

Imporre un proprio stile o adeguarsi alla moda del momento? A parer mio occorre trovare un giusto equilibrio. Se si tratta di un lavoro pagato, quindi con un committente con precise richieste, è necessario e professionale soddisfarlo al meglio ( a meno che non voglia cose che siano palesemente lesive della propria dignità/professionalità) mentre per i lavori personali o di ricerca è giusto e sacrosanto coltivare il proprio stile senza farsi condizionare dalle mode del momento.

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Accontentare il pubblico