Fotografia di massa o di qualità?

Oggi volevo prendere spunto da questo articolo di Alessia Glaviano. Per chi non la conoscesse, Alessia Glaviano è una Photo Editor che lavora per Vogue Italia e Uomo Vogue., ovvero è quella persona che decide quali foto pubblicare.
Figura una volta popolarissima nelle redazioni, ora soppiantata in forza delle nuove tendenze che tendono a premiare le economie di scala e la rapidità a fronte della qualità.
Riassumendo il concetto espresso, nell’ articolo si afferma come alcuni fotografi ( e si fanno i nomi di Benedusi e Toni Thorimbert) siano solo dei comunicatori e non dei grandi fotografi, che non devono essere chiamati “Maestri” ecc ecc.
In pratica sarebbero solo chiacchere e fotografie parafrasando una famosa battuta di un film, mentre esistono altri fotografi bravissimi ma che non si conoscono.

Settimio Benedusi

Settimio Benedusi

Ora, a prescindere dal giudizio sulle singole persone, che mi pare abbastanza complicato perchè non esistono fotografi che fanno solo belle fotografie (anche i maestri, compresi quelli citati nell’articolo, hanno nel loro portfolio delle c…te), tutti i fotografi che ho conosciuto ed intervistato mi hanno confermato che al giorno d’ oggi se non si è presenti in modo sistematico sui social e sul web semplicemente non si esiste.
Quindi massima stima per il lavoro del Photo Editor, ma nel 2013 non si può certo pensare di rimanere a produrre capolavori nel proprio studio in attesa di essere scoperti dalla grande rivista. Questo forse andava bene nel 1970,ma adesso siamo nel 2013.

In conclusione, ritengo che nel campo professionale si deve valutare il lavoro svolto, indipendentemente da chi lo ha svolto. Le valutazioni delle singole persone rientrano nella sfera dei rapporti personali che non devono entrar a far parte dei rapporti di lavoro.

Perchè fotografare?

Dopo aver letto questo articolo sul blog del vulcanico Girola ed aver ricordato che da un altra prospettiva la questione era stata affrontata anche da Benedusi sul suo blog (vedi qui articolo) ho pensato di mettere nel calderone qualche altro spunto di riflessione per l’ annosa questione dei perché.

Come dice Benedusi, con la tecnologia digitale, fare una brutta foto è difficile. Autofocus sempre più perfezionati, sensori ad elevata sensibilità, esposimentri senzienti permettono di portare a casa,praticamente sempre, immagini corrette dal punto di vista tecnico.

Magari saranno carenti nella composizione ma, contrariamente a quando si fotografava con la pellicola, complice anche il display, le foto “vengono” praticamente tutte. Viene quindi a mancare quella parte di tecnica che contraddistingueva i fotoamatori dagli altri utilizzatoei nei tempi passati e che li faceva salire di un gradino rispetto al normale utente della macchina fotografica.

Oggi tutti fotografano tutto e condividono gli scatti in tempo reale, twitter, Fb, G+ (vabbè lasciamo perdere) e le loro app collegate sono sotto gli occhi.

Ma se chiedessimo ad uno di questi “fotografi seriali” perché ha scattato quella foto, quale potrebbe essere la risposta?
Quando osservate le gallerie di Flickr avete mai pensato perché sono state scattate quelle foto ?
Forse è più semplice capire perché vengono pubblicate, ma in quel caso entra in gioco la voglia di mostrarsi, il vantarsi del proprio operato e un poco di autocompiacimento.

Benedusi dice “meglio un miliardo di volte un foto brutta ma che racconti qualcosa piuttosto che una fotografia bella che non racconti nulla.”

Osservazione condivisibile, ma che non mi trova d’ accordo al 100%, io penso che dietro ogni fotografia ci debba essere un perché, non importa quale ma ci deve essere.

Uscire senza una meta, con la macchina fotografica “così magari scatto qualche foto” potrà fare molto artista in cerca di ispirazione, ma io ritengo che la fotografia sia per lo più mestiere e pianificazione, altrimenti si rimane fotocazzoamatori e non ci si evolve.

Voi che ne pensate?