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Quale futuro per la street photography?

Quando ho letto questo articolo, mi sono girate le p***, scusate il francesismo.

Prendendo spunto dalla mostra di Robert Doisneau che si tiene a A Roma (Palazzo delle Esposizioni), fino al 3 febbraio che verrà poi riproposta a Milano (Spazio Oberdan) dal 15 febbraio al 1 maggio 2013, si parla di privacy e foto di strada.

Pont d’Iéna – Parigi, 1945 (foto © atelier Robert Doisneau)….a me non dice nulla

Premesso che io non sono assolutamente in grado di fare fotografie di strada e che Doisneau non mi dice nulla, trovo l’ argomento assolutamente pretestuoso sopratutto alla luce delle nuove tecnologie. Se negli anni ’50 una foto difficilmente poteva andare più lontano delle pagine di qualche rivista (se era una gran foto) ora con la diffusione dei media si diffonde in pochi attimi con la velocità di una pandemia e senza nessun filtro.
Ma quello della qualità è un altro discorso.
Quello che personalmente mi irrita, è che se finisco inquadrato in un immagine di un novello HCB, e poi la mia foto viene sparsa per la rete, senza nessuna possibilità di filtrare  controllare dove la mia foto verrà usata, magari anche a fine di lucro, permettete che la cosa mi può anche far girare le p***

Sono anche leggermente un po’ schifato della retorica del fotografo maledetto, solo con la sua Leica, che viaggia alla ricerca dell’ essenza della vita. Poteva andare bene negli anni settanta ed ha prodotto una generazione di pseudo-artisti che spacciava delle schifezze per capolavori assoluti di anime tormentate. Basta.
Pensiamo a fotografare, senza porci queste paranoie.