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Jolly Nero, non è solo fatalità

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Mentre sto scrivendo queste righe si cerca ancora nelle acque melmose del porto di Genova l’ ultimo “disperso”. Spero che il corpo possa essere trovato in queste ora e si possa dare sepoltura alle nove vittime di questo incidente.

la torre piloti in un immagine di repertorio

la torre piloti in un immagine di repertorio

Però adesso non ne posso più di leggere di una tragedia che “si poteva evitare”, che “non si riesce a spiegare”. Va spiegata, invece, perché non si ripeta mai più. La prima cosa da capire è perché la nave non sia riuscita a fare quello scatto in avanti che avrebbe salvato la torre piloti. La Jolly Nero è nata nel 1975 come Axel Maersk. È stata allungata due volte, ha servito come nave appoggio nella guerra del Golfo, ha trasportato carri armati. Sempre con lo stesso motore, un Burmeister & Wain danese, marchio fra i migliori del mondo: motore a due tempi, reversibile. Vuol dire che quando devi dare indietro, devi spegnere il motore, invertire il senso di rotazione e riaccenderlo. Bastano pochi secondi e il gioco è fatto. Sicuri e affidabili, sono i motori perfetti, come rendimento, per le portacontainer. Anche un motore di quasi quarant’anni è affidabile se la manutenzione viene fatta come si deve. E la manutenzione del Jolly Nero, dice il Rina, non fa una piega. Anche se però adesso si scopre che il telegrafo di macchina non andava, fattore non da poco. Probabilmente la valvola che regola l’ immissione dell’ aria compressa per l’ accensione del motore ha “saltato” e quindi il motore non si è acceso al primo colpo nel nuovo senso di rotazione dopo lo stop.

Ma non è questo il problema, un guasto meccanico può accadere.  Dicono gli esperti che nei motori reversibili come questo può succedere. Quello che non riesco a mandare giù è come tutti tendono ad ignorare che la disgrazia è figlia della scarsa cultura della sicurezza.
La sicurezza parte prima che si inizi a pensare ad un progetto, si chiama sicurezza intrinseca, ovvero quell’ insieme di fattori per cui un qualsiasi costruzione/sistema è sicuro a prescindere dai comportamenti e dai fattori esterni. Analizziamo questo.
I centri di comando e di controllo, siano quelli di un aeroporto,  di una centrale atomica o di un porto sono il cuore del sistema complesso e quindi sono quelli che devono garantire l’ operatività H24 e 365 giorni all’ anno in qualunque condizione. Questa torre lo consentiva?
1) La posizione
Anche se la posizione è stata dettata dal garantire la massima visibilità perchè è stata costruita a filo di banchina, anzi la vetrata era a sbalzo sull’ acqua? Un minimo urto la rendeva vulnerabile. Dieci metro indietro e la nave avrebbe solo sfasciato la banchina, tanti danni, nessuna vittima. Forse nel 1995 (anno di realizzazione) non si sapeva che le navi sarebbero diventata sempre più grandi ed alte?
2) La realizzazione
Una struttura in cemento alta 52 metri, nessuna scala esterna. Ci fosse stata una scala esterna forse non sarebbero rimasti intrappolati nell’ ascensore precipitato in mare. Anche un banale incendio li avrebbe isolati.
3) Gli impianti
Gli organi di stampa hanno dato risalto al recupero delle unità di voice recorder. Che erano costudite nello stesso fabbricato che custodiva gli apparati. Chiunque ha dei dati importanti sa che i backup non devono essere conservati insieme ai dati principali. Sarebbe costato molto un archiviazione remota?
4) La mancanza di alternative
Dopo la caduta della struttura, per gestire il traffico si è dovuto far ormeggiare un pattugliatore della Guardia Costiera per la gestione del traffico radio e ripartire il resto del lavoro sui porti di Savona e La Spezia sopratutto per la gestione S.A.R. Nessuno aveva mai messo in conto che potesse accadere qualcosa (un attacco terroristico, incendio, terremoto ecc ecc) per cui era necessario tagliare fuori il centro di controllo e utilizzare un centro alternativo.

Queste e molte altre domande sarebbero dovute essere state prese in considerazione dai progettisti della struttura, prima dell’ elaborazione del progetto, ma penso che i progettisti saranno stati presi dal disegnare una struttura elegante, che non impattasse con il panorama, che non intralciasse i coni visuali panoramici. Purtroppo in Italia una vera cultura della sicurezza è ancora lontana, da noi quello che conta sono le carte ed i timbri. Chissà quando riusciremo a fare questo salto culturale.

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