Crea sito

Intervista con il fotografo – Matteo Cappè

Riprende la rubrica di “interviste con il fotografo” , questa volta abbiamo con noi un fotografo sportivo o meglio uno sportivo che è anche fotografo: Matteo Cappé:

1) A vedere le tua foto più che un fotografo sportivo direi che sei un fotografo di azione, tu come ti definisci?

Innanzitutto mi definisco un fotografo. La fotografia action è la mia specializzazione, ma ho buone capacità anche in altri campi, dal reportage allo still life, negli ultimi anni ho collaborato con molte aziende per le quali ho sviluppato sia la parte outdoor/action sia la parte still life; per altre aziende invece solo still life, ma sono venute a conoscenza di me attraverso le mie immagini action! Per Cini&Nils (azienda nota nel settore illuminotecnico) ad esempio ho curato le immagini per l’adv internazionale, la prima lampada che ho fotografato è stata il CuboLuce cromato, oggetto di design esposto al Moma di NewYork; ho realizzato il mio nuovo sito web proprio per far capire che non sono solo “un fotografo d’azione”, è la mia specialità e preferisco stare su una montagna o su un elicottero piuttosto che essere rinchiuso tra le pareti di cemento di uno studio, ma non è l’unica cosa che so fare! Dunque Matteo Cappè è un fotografo, non solo un “action photographer”.  In generale sono una persona che difficilmente riesce a stare tranquilla, ho sempre bisogno di fare qualcosa, essere stimolato, avere la mente occupata e fare molta attività sportiva… mi alleno un sacco, sia per una questione di benessere fisico, sia per essere sempre pronto a qualsiasi richiesta da parte di un cliente.

2) I tuoi lavori sono la prova che la frase “se le tue foto non sono abbastanza buone vuol dire che non eri abbastanza vicino”,  pensi che il fotografo deva essere partecipe e non solo spettatore dell’ evento?

Dipende da che punto di vista si interpreta. Capa fotografava la guerra e questa frase aveva un senso legato alla cruda realtà, lui la viveva, metteva a rischio la sua vita, la sua frase ha un significato che va oltre la “distanza”, lui rischiava la pelle sul campo… Comunque sì, “essere partecipe” come dici tu è la base, se un fotografo non capisce questo può provare a fare tutto nella vita ma senza crescere e senza sapere quello che effettivamente sta facendo. Io la chiamo consapevolezza. Sono sempre attento a capire prima di fotografare, cerco di studiare quello che inquadro, di conoscerlo. Porto l’esempio dell’action perchè mi è molto vicino: quando mi trovo a dover fotografare una disciplina sportiva nuova per me, passo giornate a fare ricerche e ad assorbire più informazioni possibili su quella stessa disciplina. Guardo foto, leggo articoli, parlo con persone che la praticano, spulcio nei forum o sui siti dei campioni… solo così puoi capire che cosa devi fotografare e riuscire ad estrapolare qualcosa di valido e originale, che possa soddisfare me stesso e chi osserverà quelle immagini. Per me è inconcepibile fotografare uno sport di cui non so nulla, del quale non so le regole o che tipo di evoluzioni fanno. Voglio poter cogliere quei momenti, quelle azioni, che soddisfano gli atleti nel momento in cui si rivedono in uno scatto. Per me è esaltante sentire “perfetto, proprio il punto giusto al momento giusto, è così che me la immaginavo!!”. Spesso il problema di molti fotografi è la loro mancanza di curiosità in quello che fotografano, restano nella loro sfera di fotografi e non riescono a rompere il guscio che li separa dalla loro condizione a quella dei loro soggetti. Io cerco di rompere subito il guscio e di immergermi nel contesto. Dunque non è una questione di “distanza”, posso fotografare anche da molto lontano, ma cogliere un aspetto esaltante del mio soggetto e “avvicinarmi” più di chi gli sta di fianco.

3) Sei presente e attivo sui social media (tw, fb) ritieni che faccia parte del tuo lavoro o lo fai anche per soddisfazione personale?

Sono curioso, mi affascinano le “cose” che appartengono alla nostra epoca. Non sono un anacronistico, mi piace godere e sfruttare quello che abbiamo adesso. Ho un iPhone, ho un iPad e faccio quello che fanno milioni di persone, è il boom dei “social” e non sto a guardare, mi butto per comprendere. Su Twitter ho dei seri dubbi, credo che ci sia tanta “fuffa”, soprattutto mi domando come una persona con 2898 folloing possa leggerne solo il 10%! come fa?!? Dunque, chi ha tanti follower e “vende la sua notorietà” su Twitter con 5895 follower, che cosa ha in realtà? nulla, perchè pochissime persone leggono i 383 messaggi che arrivano al giorno, cioè, in pratica rischiamo di non avere nessuno che legge i nostri messaggi. Instagram mi piace molto, sono fotografo, ho passione per le immagini; è un social col quale mi piace comunicare, ha pochi elementi: una foto e un messaggino come didascalia, oppure puoi usare solo la foto: è immediato, scorri sul display le immagini e già il tuo cervello le elabora, non devi neppure leggere… Facebook ha i suoi pro e i suoi contro. Non ho una pagina personale, ma solo 2 fanpage. Una la uso per i miei workshop come mezzo di comunicazione, è molto pratico e veloce, le persone scelgono di seguirti… la mai fanpage personale invece è un contenitore di quello che posto da Instagram e altre foto e news che pubblico sul mio sito web. Quest’ultimo è il vero contenitore che mostra realmente il mio lavoro, chi sono e soprattutto la passione che metto in quello che faccio. Ho evaso un po’… per rispondere alla tua domanda nello specifico, no non lo faccio per soddisfazione personale, ma sì lo faccio anche per il mio lavoro che consiste nel comunicare con le immagini. Poi ho un carattere espansivo, ho un sacco di amici e persone che conosco che vedo davvero di rado e mi fa piacere rimanere in contatto con loro, sapere che cosa fanno loro e fargli sapere che cosa faccio io, attraverso una semplice foto che ti arriva sul cellulare.

4) Nelle tue foto c’ è ampio uso del flash, anche di giorno. Lo consideri indispensabile nella foto “action” ? 

No, non è indispensabile. Lo uso quando ho in mente una determinata immagine e voglio realizzarla come me la sono studiata nella mia mente… oppure quando c’è bisogno di luce e non posso permettermi di tornare a casa senza uno scatto di qualità. L’uso del flash è condizionato da molti fattori: la trasportabilità in location, il tempo a disposizione, la situazione, le condizioni atmosferiche… C’è stato un periodo in cui scattavo moltissimo con il flash, mi sentivo drogato, dovevo scattare con il flash. Io non amo molto fotografare con i flash a slitta, non mi piace la loro luce “puntiforme”, sono delicati, se aggiungi un accessorio diffusore la loro potenza si riduce… non ho mai avuto un gran feeling con questi accessori. Adoro invece i flash a generatore portatili, con la possibilità di cambiare le parabole. Scatto da alcuni anni con Elinchrom e quando ho visto il Ranger Quadra l’ho acquistato all’istante. La maggior parte delle mie foto le ho fatte con il Quadra, in ogni condizione, pioggia e fango compresi, metto le parabole e il generatore dentro a dei sacchetti di plastica tipo Cuki. Anche se l’uso del flash mi affascina molto, scattare con luce naturale, cercando di sfruttare quello che mi si presenta “al momento”, mi affascina ancora di più. Cercare tagli di luce, controluce dove esaltare la polvere, macchie di luce nei boschi, raggi di sole che spuntano dalle nuvole… e in tutto questo riuscire ad esaltare un’azione o un soggetto, in quel preciso momento che non si ripeterà altre volte, mi appaga molto di più.

5) Domanda tecnica, a parte la collaborazione con SanDisk, che attrezzatura usi?

Uso attrezzatura Canon fin da quando ho iniziato a scattare, la prima macchina fotografica che ho usato me l’ha prestata mia nonna, una AE1, poi l’ha rivoluta indietro e ho acquistato la mia prima reflex a pellicola sempre Canon, scattavo solo pellicole B/N che sviluppavo in camera oscura, non facevo nulla di action. Attualmente sto usando una 1Ds Mark III per quasi tutto il mio lavoro e un secondo corpo, la 5DMark II che sto vendendo e che sostituirò con una 5D MarkIII, l’ho provata e soddisfa le mie necessità. Come ottiche uso molto il 70-200 2.8, un fisheye 15mm e il 16-35mm 2.8. In alcuni casi, soprattutto per ritratti, un 50mm 1.4. Ho già detto che uso Elinchrom come flash, sia il Ranger RX Speed 1200W/s e il Ranger Quadra da 400W/s. Sono un fan di B-Grip, il supporto per il trasporto della macchina fotografica in vita o sullo spallaccio dello zaino. È un accessorio che ho adorato appena l’ho visto, perché la prima cosa che faccio quando ho una macchina fotografica in mano è eliminare la cinghia, che non ho mai sopportato, è un ostacolo ai movimenti, non mi lascia giocare con la macchina, finisce davanti all’obiettivo… Il B-Grip è come il cinturone per un cowboy! Sono un feticista dello zaino, per gli zaini vado davvero fuori di testa, un mio amico dice che io vado meglio in bici (mountain bike downhill) con lo zaino fotografico che senza. E credo abbia ragione. Fotografo da quasi 10 anni le mountain bike e per farlo vado in bici con lo zaino, o se devo fare qualsiasi altro servizio, snow o outdoor in montagna. Ne ho cambiati un sacco e provate diverse marche; adesso ho un Evoc, un marchio che nasce proprio da due sportivi e offre una gamma di zaini davvero ben progettati, soprattutto da un punto di vista del design e della protezione che offrono alla schiena. Lo zaino che sto usando è nuovissimo, lo hanno presentato da poco. Ha tutte le caratteristiche che ho sempre cercato ed è stato amore alla prima discesa! 🙂

6) Progetti per il futuro?

Progetti tanti, i progetti dobbiamo averli altrimenti ci fermiamo, ci adagiamo… e “chi si ferma è già perduto”. Non posso mai fare a meno di citare le frasi che più mi hanno colpito e che sono una sorta di linea guida per me… come “La vita non è altro che quello che ci accade mentre cerchiamo di realizzare i nostri progetti” di John Lennon. La prima che ho citato invece arriva dall’ultimo libro che sto leggendo sull’evoluzione. I progetti sono per me una sorta di esperimenti che tento di realizzare, il bello è che mentre cerchi di realizzarli accade davvero di tutto e la frase di John Lennon è davvero sconcertante se ci pensi… Se non ne sei consapevole rischi di rimanere sempre deluso di quello che non riesci a fare, ma se ne sei consapevole godi ti tutto quello che ti si presenta davanti lungo il tuo percorso, bello o brutto che sia. Ma a parte questo, i miei progetti fondamentalmente sono idee e sogni che vorrei realizzare, alcuni astratti, altri si stanno concretizzando a mano a mano. Tra i tanti sto cercando di realizzare delle iniziative che leghino sport e fotografia, che coinvolgano in modo attivo e creativo gli appassionati e i professionisti di fotografia, mettendoli a stretto contatto con gli atleti, in un certo senso dare l’opportunità di scattare in situazioni che è difficile avere dietro l’angolo. Anche i miei workshop, che è un “progetto ancora aperto”, continuano ad avere una loro evoluzione, attualmente mi sono legato ad una realtà che si chiama TimeLab, mi è piaciuta la loro filosofia e sono entrato a farne parte, poi è una realtà giovane con tanta voglia di fare.
Ciao e grazie dell’intervista, interessante il tuo blog! 

Lasciamo Matteo, ricordiamo ci di seguirlo su Twitter e sul suo sito per gli aggiornamenti e ci diamo appuntamento alla prossima intervista.

[rps-paypal]