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Fotografie e dieta

“Il digitale va bene per i dilettanti e per i reporter, ma un vero artista non dovrebbe trascurare la fotografia ‘tradizionale’. La vecchia maniera di fare foto è come una dieta alimentare ecologica e salutare: tutti noi cerchiamo di seguirla ma non tutti possiamo permettercela”  (Rimaldas Viksraitis)

rimaldas viksraitis

Grazie alla collaborazione con Ginevra, che mi permette di esplorare il mondo anglofilo e tedescofilo, mi si sono aperti nuovi mondi. Ho trovato questa frase in uno dei meandri del sociale blu in inglese, ed ho potuto proporvela come spunto di riflessione.
Ora, prescindendo dal fatto che possa o meno condividere questa  presa di posizione dell’ artista mi sorgono ulteriori dubbi.

Secondo quanto riportato da questa persona per essere artisti bisogna fotografare con la pellicola (quale poi? 35mm, lastre, gelatina bho), ovvero impazzire a cercare i rullini, perchè le ditte hanno ridotto al massimo la produzione (sentito parlare del fallimento Kodak e altri produttori?), trovare i chimici (vedi sopra) oppure un laboratorio per il colore (il coloro non si sviluppa e non si stampa in proprio) per poter avere la patente di artista.
Forse il digitale ha cambiato il modo di fotografare, ha prodotto certamente una bulimia fotografica che ha delle derive dannose, ma ha permesso a molti talenti di emergere. Quanti sono i bravi fotografi che senza le possibilità della sperimentazione digitale e la diffusione della Rete sarebbero rimasti sconosciuti ?
Io non riesco a capire queste prese di posizione radical chic, arroccarsi a difesa di un passato che non può tornare, che vantaggi può portare, a parte di un’ effimera visibilità?

Se volete fare il Bianco e nero in proprio dovete leggere questo: