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Fotografare per sè o per gli altri?

solitudine

a me questa piace anche se penso che sia commerciale

Questo post prende spunto da un articolo comparso sul blog di Alessandro Girola dove si parlava di scrittura fine a se stessa, oppure indirizzata verso un determinato pubblico. La domanda era se si dovesse scrivere quello che piace o, se si dovesse scrivere quello che vogliono i lettori. Fortunatamente nelle fotografia è tutto più semplice e quindi la domanda “Fotografare per sè o per gli altri?” assume altri significati. Se un fotografo andasse in giro a dire che scatta per “placare i suoi demoni interiori” * verrebbe simpaticamente preso a calci nel culo. I fotografi nella maggior parte dei casi sono tutti esibizionisti e non perdono occasione di mostrare i loro scatti,  sia sulla pagina di Facebook ovviamente con il suffisso “Photograper” o su uno degli altri mille mila siti di condivisione (flickr, 500px, istagram, ecc ) dove tra fotocazzoamatori si incensano e si lodano le foto di tramonti e di gattini. Una volta andavano di moda molto anche le mostre nel Circolo o nel Bar sottocasa ma, adesso con il digitale, si risparmia sulle stampe. Ma il focus della riflessione era un altro, voi scattare per voi o per gli altri? Ovvero scattate le foto che piacciono a voi oppure quelle che piacciono al vostro pubblico ? Dovremmo escludere  le foto che vengono fatte per lavoro, e quindi commissionate, perché esulano da questo tipo di ragionamento anche se qui entra in gioco il proprio stile e quindi occorre capire se è il caso di  imporre quello al vostro committente o farsi dettare la linea da lui.

[content_bar]E quindi, che fare, adattarsi al cliente o mantenere la propria identità? [/content_bar]


* non è uno scherzo, ci sono in giro tipi che dicono di scrivere per quello