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Fotografia

Cinque consigli per il salto di categoria

luglio 24, 2014 Consigli e curiosità, Fotografia, Lezioni di Fotografia con nessun commento di

Argomento “pesante” per il blog in modalità estiva. Quali possono essere i cinque consigli per il salto di categoria?
Di che categoria parlo?
Parlo del salto dalla categoria di “fotocazzoamatore” a quella di “professionista”.

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questa non è fondamentale

1) Creati un piano B e anche uno C

Se vuoi entrare nel mondo della fotografia professionale, ed hai venduto mele sino a ieri, tieni a portata di mano una via di uscita nel caso in cui le cose non vadano come pensavi. E anche una seconda via. Poi se le cose ingranano puoi sempre chiudere le porte.

2) Chiediti qual’è il tuo mercato

Prima di fare il passaggio sai qual’ è il tuo mercato di riferimento? Foto di matrimonio, foto di microstock, moda, editoriali non sono mica la stessa cosa e il loro approccio è completamente diverso.

3) Fai bene i conti

Nel nostro paese la tassazione è cervellotica, così come gli obblighi di legge. Prima di iniziare consulta un professionista che ti spieghi quali sono i costi fissi a cui vai incontro anche se per un anno non vendessi una foto.

4) Conosci i tuoi limiti

Se la decisione di passare al professionismo è spinta dai Like su FB, dalle attestazioni di stima dei parenti o dalla vittoria al concorso del Fotoclub stai già sbagliando. Fotografare in maniera professionale ha bisogno di un approccio completamente diverso rispetto alla fotografia amatoriale, sopratutto di mentalità. Quindi pensa di far valutare il lavoro da un professionista, saranno i soldi più ben spesi. Ti dirà se hai i numeri o meno.

5) Preparati a fare la valigia

Per molti tipi di fotografia sarà necessario che diventi un globe-trotter. Difficile che tu possa pensare di fare il fotografo con lo stesso orario di un impiegato del Catasto. Quindi metti in conto di non avere orari/ferie e probabilmente anche una vita privata.
Se pensi che i fotografi siano pieni di donne/uomini hai già sbagliato.

Se sei arrivato sin qui, buona fortuna!


P.s. non dire MAI “buona luce” ad un fotografo, è come augurare “buona fortuna ad un pescatore”

 

Fotografare in spiaggia

luglio 17, 2014 Consigli e curiosità, Fotografia con nessun commento di
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Che sia una tranquilla caletta seminascosta (trovarla)  o uno stabilimento affollato, la fotografia in spiaggia è un classico.
Anche se ritengo che la cosa migliore sia godersi l’ estate e scattare qualche foto per ricordo non nego che le spiagge offrano innumerevoli spunti per scatti di diverso genere.
Le spiagge sono piene di opportunità per scatti macro e anche per scatti creativi e astratti.
Alcuni esempi tipici sono: le impronte sulla sabbia, barche e capanni, conchiglie sulla spiaggia o dune di sabbia che si intersecano con l’ erba.

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Questa è la spiaggia d’ inverno

Lasciata andare la vostra fantasia ma, tenete bene a mente che la spiaggia è uno dei luoghi peggiori dove portare le apparecchiature elettroniche.
Quindi NON cambiate assolutamente obbiettivo, lasciate la macchina nella borsa al riparo e tiratela fuori solo per lo scatto. Tenete il tappo copriobbiettivo e magari anche un filtro UV sulla lente.
Quando arrivate a casa prima di aprire lo sportello per estrarre la scheda passate la macchina con uno straccio leggermente umido in modo levare polvere e salino che si sono depositati.

ATTENZIONE!!!

Tenete sempre presente che ci sono delle restrizioni legali per le fotografie prese in luoghi pubblici, e che queste regolamentazioni variano tra i vari paesi. Informatevi su tutto ciò, prima di cominciare a scattare delle foto agli sconosciuti, soprattutto all ’estero. In alcuni paesi non ci sono delle leggi che tutelano la privacy degli individui nelle aree pubbliche, mentre altri vietano questo tipo di fotografie, per proteggere ad esempio i bambini. Da questo tipo di soggetti, a meno che non siano vostri figli, tenetevi sempre a grande distanza; oggi viviamo ormai nel deliro mediatico della pedofilia e qualsiasi tipo di attenzione verso un bambino estraneo alla vostra famiglia potrebbe causarvi un linciaggio promosso dall’ esaltato di turno presente in spiaggia. Ricordate sempre che siamo circondati da belve assetate di vendetta, che non attendono altro di essere legittimati a sbranare il “colpevole” di turno, e un uomo con macchina fotografica è lo stereotipo perfetto del pedofilo televisivo, sopratutto se sulla reflex è montato un vistoso tele.
Il suggerimento personale è di passare sempre ad almeno 50 metri dai bambini, facendo finta di non vederli e lasciando la macchina nella borsa.
Ci sono molte altre cose più interessanti da fotografare che non i bambini.

 

Intervista con il fotografo – Nicola Zanichelli

luglio 10, 2014 Fotografia, Interviste con nessun commento di
Nicola Zanichelli

Oggi ritorna la rubrica “intervista con il fotografo” ed abbiamo ospite un fotografo italiano, Nicola Zanichelli.

Nicola ZanichelliSe volete vedere tutti i suoi lavori potete seguirlo sul suo sito, ma adesso godiamoci l’ intervista.

1) Come ti definiresti? Un fotoamatore, un fotoamatore evoluto, un fotografo e basta
Innanzi tutto, lascia che ti faccia i complimenti per questo blog, e queste tue interviste che trovo sempre molto interessanti, ma ora veniamo alla tua domanda.
Sicuramente un fotoamatore, ma nel vero senso della parola, cioè amo fotografare.
Ma andrei anche oltre, per me la fotografia è diventata una vera dipendenza.

2) I tuoi lavori sono sempre molto “eterei” , come sospesi nel tempo, come mai questa scelta?
Vero, questo perché il genere di ritratto che più amo, è il ritratto ambientato, e in particolare vintage e retrò. Quello che cerco sempre di ottenere nei miei ritratti è l’armonia tra i tre elementi che lo compongono; modella, ambiente, abito.
Anche in presenza di location importanti o di particolare bellezza, il centro di tutto deve restare la modella. Per ottenere questo cerco sempre ragazze che siano a proprio agio negli ambienti e negli abiti che scelgo. Spesso le mie modella non sono professioniste, e molte volte sono al loro primo shooting. La scelta della modella è fondamentale per una buona riuscita del set. Non deve essere per forza una bella ragazza (anche se aiuta), ma adatta al contesto e gli abiti, che quasi sempre sono della stessa modella.
Ti faccio un esempio; se ho in mente di fare un set goth, cerco una ragazza che abbia nel suo armadio abiti goth. Questo mi da la certezza che si troverà a proprio agio in quegli abiti e in quel contesto, e di conseguenza della buona riuscita del set.
In questi casi molto spesso non serve nemmeno guidare la modella, ma saprà interagire con l’ambiente solo con qualche piccolo suggerimento.
Fondamentale è anche la post-produzione delle immagini. Per scelta intervengo in maniera molto leggera sulla “lisciatura” della pelle, perché qualche piccola imperfezione, neo, o piega, contribuisce a darmi una scatto più vero. Per lo stesso motivo, il più delle volte evito di “raddrizzare le linee”.
Al contrario intervengo in maniera più decisa sui toni dei colori. Nei miei scatti non cerco mai i colori reali, ma quelli che più contribuiscono a ricreare l’immagine che avevo pensato in fase di progetto.

3) che attrezzatura usi?
Da sempre Canon. Ora ho una Eos 5D MK-II e un numero imprecisato di ottiche, anche se solitamente ne uso solo due; un Canon 85mm F1.8 e un Canon 70-200 F4. Sono due lenti fantastiche che mi danno grandi soddisfazioni. Qualche volta “gioco” anche con l’imprevedibile lensbaby.
Facendo esterne non esco mai senza un pannello riflettente e un flash montato in un softbox.

4) qual’ è il progetto a cui sei più legato?
Tutti quelli dove l’alchimia modella location abito, ha funzionato particolarmente bene. E devo dire che grazie alla bravura delle ragazze, ce ne sono moltissimi. Ma se proprio devo citarne alcuni, per diverse ragioni, sono più legato a questi tre:
Quello con Eilidh, fatto in una antica villa in abbandono, quello con Lili fatto in abiti hippie, e quello gothic con Marta fatto in un hotel in abbandono.
Approfitto di questa tua domanda per scusarmi con molte ragazze con cui ho collaborato, perché se un set non va come ti aspetti, è sempre colpa del fotografo, è lui che sceglie e che decide, e se qualcosa non funziona evidentemente la “ricetta” era sbagliata.

5) i tuoi prossimi lavori?
Moltissimi. A breve farò un set con una coppia di ballerini di danza classica, in una delle mie location che più amo. Poi un set goth in un castello abbandonato. Ci sarà uno shooting con tre modelle ambientato negli anni ’30. Un set fantasy in abito fairy. Un altro steampunk, e tanti ancora che non posso dire… spero solo d’avere il tempo di realizzarli tutti entro quest’anno, ma so già che sarà impossibile.

Godiamoci adesso la sua gallery!
(cliccate sulle immagini per ingrandirle)

Fotografi Indie

luglio 1, 2014 Fotografia con nessun commento di

In questi tempi sulla rete si fa’ un gran parlare di artisti indie e io mi sono chiesto : esistono fotografi indie?

solitudine

chi potrebbe commissionare una foto così?

Secondo la descrizione di wikipedia l’ artista indie è quello indipendente, libero dai condizionamenti. Definizione che ben si adatta alle band che non hanno un etichetta discografica di riferimento o agli scrittori che non hanno una casa editrice alle spalle (i pericolosissimi autopubblicati).

Ma quando un fotografo è veramente libero?

Un fotografo è libero nel momento in cui preme il pulsante di scatto, ogni volta che fotografa decide lui quale può essere il messaggio che vuole trasmettere.
Se invece vogliamo essere formali e, dire che essere indie vuol dire poter svolgere i progetti che vogliamo noi senza i condizionamenti del mercato il discorso diventa diverso.

Oggi lavorare senza la rete di protezione che può essere quella di un Agenzia o di un magazine che commissiona un servizio con determinate caratteristiche è molto difficile, oppure riservato a chi non deve pagare le bollette con il proprio lavoro.
Andare a proporre un proprio lavoro, realizzato senza committenti e senza indicazioni al giorno d’ oggi è alquanto difficile anche per dei mostri sacri dello scatto.

Un compromesso è possibile. Si lavora per chi commissiona il servizio seguendo le indicazioni che vengono fornite (dopotutto il cliente ha sempre ragione) e poi si ritaglia il tempo per poter realizzare i propri progetti personali senza vincoli che non siano quelli della propria mente.

E voi cosa fate?

 

 

E le modelle?

giugno 24, 2014 Fotografia con nessun commento di
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DSC_6860Oggi parliamo di un argomento che attira sempre un sacco di visitatori, le modelle.

Mettiamo in chiaro una cosa, fare la modella è un lavoro e quindi deve essere svolto con professionalità.

Vediamo qualche semplice regoletta:

-le misure di una modella sono importanti. 

-se una/due agenzie serie vi dicono che non andate bene,  non andate bene. 

- le belle fotografie per il book servono a poco. bastano ed avanzano sei fotografie contro un muro bianco davanti/di lato/dietro fatte con l’iphone. 

-con internet e la rivoluzione del web ci sono tantissime modelle, magari in provincia, che non hanno agenzia, ma solo un sito e fanno lavoretti  o direttamente per fotografi questo no vuol dire che non siano brave, vuol solo dire chebisogna controllare di persona perchè manca il filtro di qualità dell’ Agenzia.

- NON fate alcun corso di modella, non servono a NULLA. 

- Se vi chiedono soldi per fare book, composit ecc, vi stanno truffando. Le agenzie serie vi pagano a voi non vi chiedono soldi.

- Con l’ avvento dell’ web ci sono anche le modelle specializzate. Se avete un bel viso, occhi stupendi ma siete basse potete fare la modella specializzandovi in chi cerca foto di volti. Avete il fisico scolpito ma, magari un dente storto proponetevi per chi cerca una modella per foto a sfondo sportivo
*liberamente ispirato al “modellometro di Benedusi”
Se invece volete leggervi le avventura di una modella ricercata solo per i suoi piedi cliccate il link qui sotto:

Intervista con il fotografo – John Whitaker

giugno 19, 2014 Fotografia, Interviste con nessun commento di
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DSC01938-Version-4Oggi per la rubrica intervista con il fotografo ci spostiamo oltre oceano, e grazie alla tecnologia di internet intervistiamo John Whitaker.

Ho conosciuto John trovando questo suo lavoro in rete, me ne sono innamorato a prima vista ed ho voluto conoscerlo meglio. Un veloce scambio di mail e John gentilissimo si è prestato a questa intervista.
Eventuali errori sono tutta colpa mia perchè sono una frana in inglese e mi sono aiutato con Google Traslate!

Quindi benvenuto John, primo ospite straniero del blog per questa intervista.

(For English version, scroll down)

1) Cosa ti ha spinto ad iniziare il progetto blackandwhiteswan?
La scorsa primavera ho incontrato una ballerina che stava per iniziare ad esibirsi nella sua prima stagione con l’American Ballet Theatre, qui a New York. Avevo scattato molte foto di reportage sui diritti umani fotografia, ma non avevo mai fatto nulla legato al ballo o alla moda, e sembrava un’idea divertente. Ho immaginato un semplice ritratto, ma quando ho visto come era flessibile e che talento aveva, ho capito che era l’occasione per fare qualcosa di diverso. Abbiamo sperimentato sul tetto del mio palazzo, con lei teneva la gamba tesa in aria, l’Empire State Building che sorge dietro di lei. Da lì abbiamo iniziato a sfidare noi stessi con altre idee.

2) Quanto hai impiegato per realizzarlo ?
Abbiamo lavorato sul progetto per cinque mesi e abbiamo fatto una quindicina di servizi. Ho scattato più di 5.000 fotografie.

3) La modella è una ballerina classica ma posa come una top model, come hai fatto?
Volevo una certa espressione, e lei era dotata naturalmente a prendere indicazioni. Ha ballato fin di tre anni ed è davvero abile ad ascoltare e rispondere. (Lei è abituata ad essere corretta su cose come la posizione del dito mignolo  da parte dei maestri di balletto.)

4) Che attrezzatura hai usato?
Leica Monochrom, con  50 mm f/1.4 Summilux, 50 mm f/2 APO-Summicron, and 35 mm f/1.4 Summilux FLE.

5) Il progetto avrà un seguito?  Quali sono i tuoi prossimi lavori?
Sto lavorando su alcuni progetti relativi ai diritti umani in luoghi come la Bosnia, dove ho documentato la vita delle persone sfollate a causa della pulizia etnica.
(clicca sulle immagini per ingrandire)

 


1) What prompted you to start “Black and White Swan”?
Last spring I met a ballerina who was about to begin her first season performing with American Ballet Theatre, here in New York. I’d done lots of human rights photography but had never done anything related to dance or fashion, and it seemed like a fun idea. I envisioned it as a simple portrait, but when I saw how flexible and talented she was, I realized it was an opportunity to do something different. We experimented on the roof of my building, with her holding her leg straight up in the air, the Empire State Building rising behind her. From there we started challenging ourselves to come up with other ideas. 
2) How long did it take?
We worked on the project for five months and did about fifteen shoots. I took more than 5,000 photographs.
3) The model is a classical dancer, but she acted like a supermodel, how did you manage?
I wanted a certain expression, and she was naturally gifted at taking direction. She’s been dancing since age three and is really skilled at listening and responding. (She’s used to having such things as her pinky finger corrected by ballet directors.)
4) What equipment did you use?
The Leica Monochrom, with the 50 mm f/1.4 Summilux, 50 mm f/2 APO-Summicron, and 35 mm f/1.4 Summilux FLE. 
 
5) Your next projects?
I’m working on a few human rights projects in places like Bosnia, where I’ve documented the lives of people displaced by ethnic cleansing. 
You can see more at BlackandWhiteSwan.com
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