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Fotografia

Un mondo meno fotografabile?

agosto 28, 2014 Consigli e curiosità, Fotografia con nessun commento di
R.Capa

Oggi l’ avremmo potuta scattare?

Un paradosso? Forse, ma un oggi viviamo in un mondo meno fotografabile rispetto ad un tempo.
Non ci credete, pensate che i miliardi di foto scattate ogni giorno e caricate su Facebook, Istagram, Twitter rendano il mondo più fotografabile vi sbagliate.
Quei miliardi di foto cosa rappresentano?
Cibo, persone, attimi di vita ma niente di realmente nuovo.
Pensate ai grandi fotografi di una volta. Capa scattava foto direttamente dentro la battaglia, seguendo sulla linea del fuoco i marines.
Nella guerra del Vietnam le foto arrivavano direttamente dal fronte, con i rullini spediti dopo mille peripezie alle redazioni dei giornali da fotoreporter che sono diventati l’ icona del fotografo di guerra.
Ed oggi? Non è pensabile per nessun fotografo poter seguire una pattuglia di marines durante uno sbarco, le foto che si vedono sono prodotti preconfezionati e realizzati ad uso e consumo dei media da parte degli uffici stampa governativi. Oppure i selfie dei soldati, foto che rappresentano la visione distorta di un combattente (abu Graib vi ricorda qualcosa).
Oppure pensiamo ai grandi fotografi di street a partire da HCB, chi potrebbe pubblicare oggi foto di sconosciuti senza sentirsi chiedere i proventi da soggetti ritratti oppure farsi sequestrare gli scatti perché riprendevano “obbiettivi sensibili”. Oggi potreste mettervi a fotografare la Casa Bianca o il Cremlino ?
E i fotografi di viaggio ? Chi potrebbe oggi affrontare viaggi di mesi senza incappare in blocchi, fermi. frontiere. Con la scusa del terrorismo si sono chiuse le frontiere e gli spazi di transito di moltissimi paesi e quindi tutte le possibilità di avere la possibilità di fotografare.

Questa facilità di scatto, la possibilità di avere sempre con sé una discreta macchina fotografica, la possibilità di condividere immediatamente la foto, invece di dare un nuovo impulso alla fotografia hanno solo spostato l’ attenzione e i soggetti da fotografare.

Che fossero meglio gli scatti di una volta o i selfie di oggi?

Fotografia e Trekking – Parte prima

agosto 27, 2014 Fotografia con nessun commento di
A_-_Driving_to_El_Chalten,_Argentinian_Patagonia

Buongiorno, oggi parliamo di fotografia e trekking. Lo facciamo con la collaborazione di Gianluca Santini, curatore del blog specializzato in trekking ed escursionismo “Un passo alla volta”.

Per prima cosa cerchiamo di fare una distinzione netta su questo argomento.
Ci sono quelli che fanno trekking per raggiungere un determinata meta da fotografare e quelli che scattano fotografie durante i loro trekking.

I primo sono fotografi specializzati, appassionati di fotografia naturalistica o paesaggistica che non hanno bisogno di consigli a livello fotografico perché già iper-specializzati.

Per queste persone il trekking è finalizzato a raggiungere i luoghi da fotografare o per appostarsi nella caccia-fotografica.

La seconda categoria è quella degli appassionati di trekking che scattano fotografie durante le loro escursioni e vogliono ottenere qualche risultato che vada oltre alla foto ricordo.

Questi articoli sono destinati a loro.

Cosa serve a un escursionista (di Gianluca Santini)

In questo primo articolo si parlerà dei materiali e delle attrezzature da usare in escursione per fare le fotografie. Seguirà un secondo post in cui si tratteranno in maniera specifica le tipologie di foto da effettuare e i trucchi per riuscire a realizzarle al meglio.

Come escursionista utilizzo una macchina fotografica compatta, per ovvi motivi. Dato che si ha già del peso sulle spalle dovuto allo zaino, cercare di ridurre peso e ingombro è un’esigenza importante. Questa si fa inoltre sentire maggiormente durante un trekking di più giorni, rispetto a un’escursione giornaliera, perché lo zaino è di per sé più pesante.

Questo non toglie il fatto di aver visto altri escursionisti portarsi dietro macchine decisamente più professionali, come le Reflex. Tuttora mi chiedo come facciano a portarsi dietro un peso del genere, considerando già tutto il resto dell’equipaggiamento.

 

Per ridurre davvero il peso, si potrebbe anche optare per la fotocamera del proprio smartphone, se lo si possiede e se è sufficientemente potente. Ovviamente non è la stessa cosa dell’avere una macchina apposita, ma se quello che si ricerca è la riduzione del peso a tutti i costi, usare un solo strumento per più funzioni è la soluzione più rapida da attuare.

Tuttavia, a mio modesto parere, le compatte sono un ottimo compromesso. Io possiedo una Canon PowerShot A2500, e la porto sempre con me in montagna.

Un escursionista non bada, però, solo a peso e ingombro. Verosimilmente la macchina verrà tenuta sempre a portata di mano, pronta per catturare qualche panorama o dettaglio del paesaggio. Quindi o tracolla, se stiamo parlando di macchine più grandi, o in tasca, se magari stiamo utilizzando una compatta. A questo punto sorge il problema della protezione. Occorre proteggere adeguatamente lo strumento da due rischi fondamentali:

 

  1. Urti: se stiamo camminando, soprattutto in zone rocciose o che richiedono di utilizzare le mani per arrampicarci, può capitare di toccare sulle pareti, e la macchina potrebbe trovarsi proprio nel mezzo;
  2. Pioggia: se è lieve e quindi stiamo comunque usando la macchina per fare foto, occorre evitare che si bagni troppo, se invece è intensa e la macchina è riposta ad esempio in tasca, occorre che l’intensità dell’acqua non ci faccia preoccupare sulle sorti dell’elettronica all’interno della strumentazione.

Quindi alla macchina va affiancata una custodia degna di tale nome. Se è abbastanza facile proteggere dagli urti, grazie a custodie adatte proprio alle macchine compatte, è anche vero che tali custodie possono in qualche modo risultare scomode a portarsi.

Discorso più complicato per la protezione dall’acqua, che è quella a cui io personalmente sono più sensibile: dobbiamo davvero arrivare a riporre la macchina dentro lo zaino coperto dal copri-zaino quando piove, o c’è un modo per proteggerla anche senza doverla conservare del tutto?

leica_M9_nera

questa non portatela in montagna

I consigli del professionista (di Cristiano Pugno)

In primo luogo chiediamoci cosa serve agli appassionati di trekking.

Inizierei con una macchina leggera, perché ogni grammo in più sulle spalle si fa sentire, quindi dobbiamo orientarci verso macchine compatte oppure le nuove MirrorLens (ML). Scarterei a priori sia le reflex che le bridge perché ingombro e peso giocano a sfavore.
Se si sceglie una ML diciamo che un obbiettivo standard (35-50mm in formato pieno) è quello che ci garantisce la migliore versatilità e rapporto peso/prezzo/qualità.

In secondo luogo cosa può servire come accessorio?
Una volta il problema erano i rullini, che finivano subito, adesso con schede di memoria a 64 GB si ha lo spazio sufficiente per tutte le fotografie necessarie senza dover lesinare e al massimo una seconda scheda occupa pochissimo spazio.

Quindi vale la pena di fare lo spazio nello zaino per un minicavalletto che pesa poco e ci garantisce di fare foto nitide in tutte le condizioni (serve anche per gli autoscatti) e per un caricabatteria di emergenza o solare in modo avere sempre energia sufficiente per la nostra macchina fotografica o per telefonino o GPS.

Aggiungete anche una custodia per poterla tenere a portata di mano o agganciata alla cintura o appesa alle cinghie dello zaino.

La grossa questione di che marca e modello scegliere.
Premesso che nessuno mi paga o mi offre sconti sull’attrezzatura evito di suggerire una marca o un modello al posto di altro ma mi limiterò alle caratteristiche generali.
Quindi date un occhiata alle schede tecniche per vedere quali sono le cose importati senza farci distrarre dai richiami pubblicitari.
Occhio ai Megapixel
Qauntità esagerate di Mpx non servono a nulla, superati i 10 il resto è inutile per l’utilizzo generale, piuttosto cercate quelle che hanno il sensore di maggiori dimensioni (attenzione si parla di mm). Il sensore più grosso determina una migliore risposta alle condizioni di scarsa luminosità e un minor rumore digitale.
Ottica
Non guardate le scritte relative allo zoom (10x 8x ecc) guardate piuttosto l’escursione dello zoom OTTICO (quello digitale è inutile, potete fare lo stesso lavoro, anzi meglio, a casa con il PC), controllate che ci sia scritta l’escursione nel formato Leica. Questo è l’unico dato che vi permette di fare comparazioni, altre indicazioni sono legate alle dimensioni del sensore che possono variare da modello a modello.
Scegliete le fotocamere che hanno un’escursione maggiore verso il basso, ovvero un grandangolo che si avvicina a circa 24 mm (la maggior parte ha 28), perché è molto più difficile fare un’ottica grandangolare che un teleobbiettivo, quindi è indice di una maggior cura nella costruzione ottica.
Riparo dalla pioggia

manfrotto-pocketglif

il cavalletto serve anche se fate foto con l iPhone!

Ormai tutte le marche hanno in catalogo delle compatte che resistono anche all’immersione sino a pochi metri. Ovvio che anche qui occorre fare una scelta, se siete perseguitati dalla pioggia è ovvio che una macchina impermeabile vi eviterà patemi d’animo ogni volta che uscite, la potrete abbandonare anche nel fango che non succederà nulla. Se invece la pioggia è per voi un evento più raro potete optare per una macchina normale, quando piove la infilate dentro uno di quei sacchetti di plastica per i surgelati lasciando fuori la lente frontale e siete tranquilli: badate bene non è una soluzione di ripiego, ma la usano anche i professionisti con costose reflex e teleobbiettivi se sono privi delle coperture apposite (costose e ingombranti).
Riparo dagli urti
Se ci orientiamo sulle compatte waterproof avremmo anche una maggior resistenza agli urti rispetto alla versione “normale”, ma se non facciamo trekking impegnativi una buona custodia imbottita proteggerà la macchina da pioggia e urti.
Non risparmiamo sulla custodia, prendiamola di marca (Lowepro, Temba, Kata, Tamrac), risparmiare qualche euro sulla protezione di macchina o di uno smartphone da centinaia di euro non è un buon affare. E poi la custodia se è buona durerà in eterno.

Attenti ai cloni

Nel settore delle compatte le novità sono poche così come i costruttori. Quando avete scelto la macchina che fa per voi, informatevi bene su chi è il produttore perché potete trovare la stessa macchina alla metà del prezzo sotto un altro nome. Ad esempio c’è una casa famosissima che ha in catalogo macchine costosissime, ma che si possono avere a metà del prezzo solo con un altra marca sopra (la macchina è uguale cambia solo il nome stampigliato sopra).

 

Viaggi da fare

agosto 21, 2014 Fotografia con nessun commento di
A_-_Driving_to_El_Chalten,_Argentinian_Patagonia

Mentre questo articolo andrà on-line, la mia socia starà seguendo le tracce di Marco Polo sulla Via della Seta attraverso le montagne dell’ Azerbaigian (contenta lei..), ne approfitto quindi per parlare dei Viaggi da Fare.
Dizione piuttosto ambigua perchè io sono l’ antitesi del viaggiatore, per me sarebbe il massimo poter viaggiare senza muovermi come facevano nel famoso film di fantascienza (vediamo se cogliete la citazione) e sono quindi la persona più restia a spostarmi che ci possa essere.
Ci sono però due viaggi che hanno sempre solleticato la mia fantasia, due viaggi che forse farò prima o poi.

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Festa di San Firmino – la corsa dei tori

Pamplona – Festa di San Firmino

Dal 6 al 14 luglio per le strade di Pamplona migliaia di persone aspettano il momento dell’ inizio della festa e l’ansia collettiva sale mano a mano che si avvicina l’ora. Si stappano centinaia di bottiglie di vino spumante e non solo.
La ressa è notevole e per chi arriva tardi è molto difficile avvicinarsi nella piazza sotto il municipio dove ufficialmente prenderà via la festa.
Palloni gonfiabili di grandi dimensioni rimbalzano tra la folla.
Apice della festa è la famosa corsa dei tori lungo le strade della città ovvero  l’Encierro, l’ encierro avviene ogni giorno tra il 7 e il 14 luglio alle otto del mattino, con una durata media tra i tre e i quattro minuti.
Forse per il fascino che ha sempre esercitato su di me il libro Fiesta (Il sole sorgerà ancora) di  Ernest Hemingway, questa festa mi attira tantissimo anche se la folla e il caldo non sono certo il mio sogno.
E non penso proprio di andare a correre inseguito da un toro inferocito!
Però rimane uno dei miei viaggi da fare

Patagonia, Capo Horn e la fine del Mondo

A_-_Driving_to_El_Chalten,_Argentinian_Patagonia

Patagonia

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Capo Horn

Altro viaggio, anche questo sicuramente retaggio della fascinazione che avevo da ragazzo per i viaggi in mare, è quello sino a Capo Horn per visitare la Patagonia e la Terra del Fuoco.
Desolazione, solitudine, lande brulle battute da un vento incessante è lo scenario che mi attira. Anche molto più dei paesaggi mozzafiato, degli incontri con balene, leoni di mare e pinguini. Un contatto con la natura più selvaggia ed ancestrale, e poi spingersi più a sud, sino ai famosi 40 ruggenti e 50 urlanti le zone più vicine all’ Antartide, cioè Capo Horn.
L’ incontro dei due oceani, mare nuvole pioggia e vento. Emozionante anche a solo a scriverne.
Magari arrivarci dal mare con una comoda nave da crociera, non avrebbe lo steso fascino del viaggio on the road, però….

Posti in cui non saprei nemmeno se fotografare o rimanere a godermi lo spettacolo della Natura.

Spiegare le foto

agosto 14, 2014 Fotografia con nessun commento di

editingSembra strano che nel 2014 dobbiamo ancora stare a parlare di spiegare le foto, ma purtroppo è così.

In una discussione on-line in uno dei migliaia di posti dove i i foto(cazzo)amatori postano le proprie foto di gattini, tramonti, ecc per farsi dire quanto sono bravi, una foto è stata commentata con un lapidario “cosa mi rappresenta?”.

Un affermazione del genere dovrebbe far innescare nella mente di chi ha scattato quell’ immagine un campanello, farlo riflettere sull’ inutilità dello scatto e spingerlo verso una sana autocritica e un ancor più sano cestino.
E invece no!
Si è acceso un flame infinito dove, chi aveva criticato, è stato accusato di non aver capito il messaggio, di non possedere le conoscenze giuste ecc ecc.
Ora, a parte il caso specifico, mi pare esagerato rispondere ad una critica in questo modo anche perchè quando si scatta lo si deve fare con un’ idea ben precisa in testa. Se quell’ idea non arriva a chi guarda vuol dire che la foto è sbagliata. Il discorso io fotografo per me stesso, rappresento i miei stati d’ animo, esorcizzo i miei demoni nel 99% dei casi è la giustificazione alla propria incapacità.

A chiudere il tutto mi ricorderò una massima che mi è stata insegnata tanto tempo fa’ :

la fotografia è come la barzelletta, se la devi spiegare vuol dire che non è venuta bene

Fotografi radical chic

agosto 7, 2014 Consigli e curiosità, Fotografia con nessun commento di
il sogno di ogni radica chic

Prendendo spunto da questo articolo del guru-blogger Alessandro Girola cerchiamo di capire se esistono i fotografi radical chic.
Attenzione a non confondere i Radical Chic (d’ ora in poi RC) con gli hipster , che a loro volta differiscono dagli snob e dai poseur.
Saltiamo questa classificazione di genere che farebbe impallidire Darwin e vediamo di cercare i cinque segni che identificano un fotografo RC, tralasciando i connotati fisici, ovvero la barba da profeta biblico, gli occhiali di resina nera e i vestiti da profugo siriano.

il sogno di ogni radica chic

il sogno di ogni radical chic

Odiare il Digitale. Il vero FRC è solito lamentarsi della tecnologia digitale, ovviamente sui social e su internet, dicendo che si stava meglio quando c’era la pellicola, il fascino della stampa e altre banalità assortite. Anche se ha vent’anni e non ha mai caricato un rullino in vita sua.

Odiare la tecnologia. Ovviamente il FRC dichiara pubblicamente di odiare le macchine fotografiche iper tecnologiche e quindi, afferma di scattare esclusivamente con una Holga tenuta insieme dal nastro isolante nero pulendo  l’ ottica rigata con la carta igienica. Ma siccome non è capace, non ha mai visto un rullino da 120, non ha idea di dove trovare un laboratorio che glielo sviluppi, fotografa con l’ iPhone e poi applica il filtro Holga sulle foto per postarle su Istagram un secondo dopo averle scattate.

Odiare Photoshop. Dopo ore di inutili discussioni sul fatto che la post produzione rovina l’ anima delle foto, che non sono foto reali, che l’ unica foto vera è la stampa in Bianco e Nero virata al palladio, installa la nuova app con i nuovi filtri per imbruttire la foto.

Odiare i fotografi commerciali. Ovviamente non considera i mostri sacri della fotografia, per lui Avendon era uno scattino della domenica, Newton un pervertito, Ritts un sempliciotto. Vi decanterà per ore le qualità di un fotografo armeno cieco che produce (a di suo) dei capolavori inenarrabili.

Odiare i Soggetti Classici. Il vero FRC, essendo in pratica una pippa di fotografo, vi proporrà foto sfocate, mosse, con conversioni in BN al limite della condanna penale. Quando voi obbietterete che le foto vi fanno cagare e che sarebbero da cestinare non appena scattate, partirà con una discussione  di ore sulla bellezza dell’ imperfezione, sulla volontà di trasgredire i canoni e bla bla bla fino a prendervi per stanchezza e lasciarvi stremato.

Quale può essere la soluzione allora?

Come dicono nelle forze speciali: nessuna esitazione, nessuna pietà, nessun negoziato!

Quindi quando ne incontrate uno ditegli subito come la pensate, che le sue foto fanno schifo e che voi fotografate solo in digitale passando poi ore a fare post produzione spinta. Dovrebbe allontanarsi come un vampiro all’ alba.

Palio del Golfo 2014 – reportage

agosto 5, 2014 Fotografia con nessun commento di
Tifosi

Anche quest’ anno è andata! Il Palio del Golfo 2014, 89 edizione della disfida remiera nel Golfo di La Spezia è terminata con la vittoria del rione Le Grazie.

Sempre impegnativo dal punto di vista fotografico e, certe volte anche dal punto di vista fisico, rimane sempre un punto fermo per gli appassionati.Tifosi
Tifo da stadio per i “borgatari” venuti a sostenere i loro vogatori sulla passeggiata di La Spezia, e folla non sono certo l’ ideale per la fotografia. Qui si passa dalla fotografia sportiva vera e propria per inquadrare le barche, ovvero teleobbiettivi, monopiede e tempi veloci alla fotografia di reportage quando le barche vengono portate a terra per la tradizionale operazione di pesatura. Ci sono pochi secondi per cambiare macchina, prendere l’ altra con già montati grandangolo e flash e gettarsi nella mischia. Grandangolo, flash on camera per schiarire le ombre e rendere leggibili le situazioni in ombra, macchina impugnata ad una mano sola mentre si cerca di non essere schiacciati dai sostenitori che portano il gozzo in trionfo.
In quei frangenti l’ importante è cercare di portare a casa lo scatto, non c’è il tempo di pensare, di cercare l’ inquadratura o regolare le impostazioni della fotocamera. Deve essere tutto pronto, il tempo di pensare e l’ attimo è passato.
Come dice qualcuno la fotografia è catturare l’ attimo, bene queste sono le situazioni in cui mi rendo conto di quanto sia vero.

Dovevo controllare l’ istogramma o cercare di non farmi cadere in testa la barca…

Qui non c’ è posto per i teorici dello scatto , per gli hipster della forma o per radical chic della fotocamera vintage. Qui servono attrezzature professionali, robuste, da conoscere a memoria per poterle controllare senza nemmeno dover guardare il display, non c’è il tempo di controllare l’ istogramma.
Qui occorre l’ occhio per poter guardare e considerare la propria fotocamera come una sua estensione, scattare in completo automatismo.

A rigore del vero nella tribuna vip c’era un simpatico hipster (che ossimoro) che sfoggiava una Mamiya 6×7. Chissà come sono venute le sue dodici fotografie…
Un ringraziamento alla Sig.ra Silvia Brugnoli del Comitato per la cortesia e la precisione nella richiesta accrediti.

P.s. trovate tutto il reportage sulla pagina facebook

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