Accontentare il pubblico ?

Nei giorni scorsi si faceva un gran parlare con dei veri blogger, per intenderci quelli del Blocco C, se fosse necessario accontentare il pubblico o imporre la propria visione.

Se volete approfondire potete leggere gli articoli di Alessandro e di Davide , fatto ? Ok adesso vediamo se riusciamo a fare un parallelo con la fotografia.

Iniziamo a separare i piani tra quello che paga e quello che piace, che di solito non coincidono.

Se vogliamo identificare quello che piace seguendo le mode sui social dobbiamo rivolgere la nostra attenzione a fotografare gattini, moli con filtri ND, visioni della Via Lattea, poveracce seminude in fabbriche abbandonate.

Se invece vogliamo andare su quello che paga il discorso è diverso, ormai sono rimasti solo i matrimoni per garantire una certa remunerazione anche se ci sono grosse difficoltà anche in quello.

Quindi che fare?

Imporre un proprio stile o adeguarsi alla moda del momento? A parer mio occorre trovare un giusto equilibrio. Se si tratta di un lavoro pagato, quindi con un committente con precise richieste, è necessario e professionale soddisfarlo al meglio ( a meno che non voglia cose che siano palesemente lesive della propria dignità/professionalità) mentre per i lavori personali o di ricerca è giusto e sacrosanto coltivare il proprio stile senza farsi condizionare dalle mode del momento.

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Accontentare il pubblico

Saal Digital – servizio di stampa

Oggi parliamo di una bella esperienza avuta con Saal Digital – servizio di stampa. Nel panorama dei servizi di stampa on-line i competitor sono molti e per essere certi di affidare le nostre immagini a dei professionisti la cosa migliore è provare di persona.

Per testare il servizi di Saal Digital ho scelto una mia immagine utilizzata per la copertina di un e-book di Alessandro Girola, (la data di lancio dell’ ebook è prevista per fine mese e quindi quello che vedete è una gustosa anteprima) per autore con cui collaboro per la realizzazione di diversi suoi progetti editoriali ma, bando alle ciance e vediamo come funziona questo service.

Recensione

Interfaccia con il sito

Veloce anche la necessità di scaricare il software dedicato, con pochi clic si sceglie formato e accessori, e si carica il files arrivando al check-out.

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come si presentava il pacco

Tempi di consegna

Direi ottimi, ho inviato il files il 3 di marzo, il 4 ho ricevuto la fattura e la mail di conferma che l’ ordine era pronto e l’ 8 il corriere mi ha consegnato il pacco. Tenete conto che il 5 e 6 erano sabato e domenica.

Imballaggio

Il pacchetto in cartone è arrivato perfetto. Nessun segno di urto a2anche se immagino che non sia stato trattato con delicatezza dai vari vettori. La chiusura è molto robusta ed ho dovuto utilizzare un cutter per aprirla.
All’ interno era presente un successivo imballaggio con pellicola trasparente, cartone di irrigidimento e ulteriore pellicola sulla lastra di metacrilato.
ed un ulteriore copia della fattura già inoltrata via mail al momento della conferma d’ ordine.

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il retro

Supporto

Il supporto della lastra è in alluminio spazzolato che consente di mantenerlo distaccato dal muro, fissato in maniera precisa e solida.

Immagine

Veniamo alla cosa principale, ovvero la stampa.
Ho scelto di provare il supporto trasparente per avere una sensazione di profondità per questa immagine che ha dei toni piuttosto “morbidi”. La stampa è precisa sin sui bordi, con le sfumature riportate in maniera fedele anche senza la consegna del profilo ICC (opzione possibile).
Il confronto con le tonalità del monitor (LaCie324 tarato con Spider Pro3) sono ottime.Il dettaglio, anche se le dimensioni scelte non erano enormi (15 x 24 cm personalizzabili) è ben definito così come i passaggi tonali.

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il prodotto finito saal digital

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il prodotto finito saal digital

Considerazioni finali

Il giudizio finale sul servizio è altamente positivo e mi permetto di consigliarlo a tutti coloro che voglio dar vita alle proprie immagini. Un immagine stampata ha impatto che nessun monitor, per quanto sofisticato, potrà mai dare.
Il vedere il proprio lavoro appeso il muro gratifica di tutti gli sforzi fatti per ottenere lo scatto.

Intervista con il fotografo Juha Arvid Helminen

InTheNameOfTradition

In The Name Of Tradition

Oggi ritorna la rubrica intervista con il fotografo, ospite di oggi è il fotografo finlandese Juha Arvid Helminen. Se scendete trovate la versione in inglese dell’ intervista.

Il tuo è uno stile particolare, a chi ti sei inspirato

Credo di essere sempre stato  ispirato dal lato più oscuro della umanità. Nelle mie opere  è possibile vedere le influenze dal maestro olandese Wilhelm Hammeshoi così come quelle di molti altri fotografi.

Quali sono i tuoi progetti attuali e futuri

Al momento io sono il direttore di RIVO Magazine, una rivista fondata da me e dai miei amici. Si tratta di un progetto sulla sessualità degli umani. Io, sono stato quello che ha coperto la gente dalla testa ai piedi in modo da indovinare chi si celasse sotto, volevo andare verso l’altra estremità dello spettro. Ora sto sperimentando la scultura, vedremo come va. Ho sempre avuto problemi con la natura clinica della fotografia ed è per questo che mi propongo di fare ogni sorta di cose, di sporcarsi le mani. In breve, non c’è nessuna storia d’amore tra me e le mie macchine fotografiche. E’ solo uno strumento tra gli altri.

Humanity

Humanity

Che attrezzatura usi 

Ho una Canon 5D Mark II, ma, come ho detto, per me è solo uno strumento.

Le tue foto denotano un grosso lavoro di post produzione, qual’ è la tua opinione in merito ?

Io non sono un documentarista, non vedo problemi nell’ uso di photoshop per modificare le immagini. Nel mio lavoro  è fondamentale a causa del budget, semplicemente non ho abbastanza fondi per creare eserciti di fronte alla telecamera.
Ecco perché lo faccio in post produzione. In generale mi piace spendere un sacco di tempo con un’immagine su cui sto lavorando e il fotoritocco consente questo.

Hai usato la raccolta di fondi sul web per il tuo progetto. Pensi che questo possa essere il futuro per la fotografia ?

In Finlandia, abbiamo molti finanziamenti per l’ arte che sono di grande aiuto in progetti creativi. Sono felice di averne ricevuto alcuni  di tanto in tanto, in quanto non sono facili da ottenere. Ho la fortuna di avere un bella base di fan, e quindi ho sentito che era una buona scelta provare con Indiegogo per la ricerca di finanziamenti per sostenere le spese del lavoro e di viaggio per la mostra personale d’Irlanda questa estate. E’ stato bello anche per dare qualcosa alla persone che sono interessate al mio lavoro e partecipano alla campagna.

Potete supportare il lavoro di Juha aderendo alla sua campagna Indiegogo

DOGMA

Dogma

English Version

1) your style is particular, what has inspired you ?

BlackWedding

Black Wedding

I guess I’ve always been inspired by the darker side of humanity.In my art work you can see influences from the Dutch master Wilhelm Hammeshoi as well as many photographers.
2) what are your projects in progress and future ?
At the moment I’m the editor in chief of RIVO Magazine, a magazine founded by me and my friends. It deals with humans’ sexuality. I’ve been covering people up from head to toe so I guess I wanted to go to the other end of the spectrum. I’m now also experimenting with sculpture, we’ll see how it goes. I’ve always had issues with clinical nature of photography and that’s why I aim to do all sorts of other
things as well, to get my hands dirty. In short, there’s no love affair between me and my cameras. It’s just a tool among others.
3) Which uses equipment?
I have Canon 5D Mark-II but, as I said, for me it’s just a tool.
4) Your photos have a lot of post production work. What ‘ is your opinion on’ use of photo editing ?
As I’m not really a documentarist, I see no issues in photoshopping images. In my art work it’s crucial because of the budget – I simply don’t have enough founds to create armies in front of the camera.
That’s why I do it in post production. Generally I love to spend a lot of time with an image I’m working on and photo editing enables this.

The Capinet

5) You used to raise funds to finance your project , you think it might be the way for the future of photography ?
In Finland we have lots of different art grants that are a big help in creative projects. I’m happy to have received some as well, occasionally. But as they are not easy to get and I’m lucky to have a
nice fan base, I felt that it was a good choice to go with Indiegogofor funding new work and travel costs for the Ireland’s solo exhibition this summer. It’s also great to give something back to the
people who are interested in my work and take part in the campaign.

QueenOfTheInvicipleEmpire

Queen Of The Inviciple Empire

Optimisim

Optimisim

L’ importanza della piega

Questa volta non parliamo dell’ importanza della piega dei pantaloni ma, di quella centrale, presente in ogni rivista o magazine stampato.

monocle magazine

Lo spunto viene da questa foto relativa alla rivista Monocle, pubblicata su Facebook, con tanto di commento ironico nei confronti del grafico e/o dell’ impaginatore. Se cliccate sul link c’è la foto originaria.
L’ immagine si riferisce ad un incontro del Santo Padre con l’ ambasciatore Sir Rodney Williams, governatore generale di Antigua and Barbuda, nello studio privato.

Nella rivista ci sono anche i credit del fotografo, quindi non si tratta di immagini distribuite dall’ Ufficio Stampa del Vaticano.

A seguito della pubblicazione si è sviluppata un interessante discussione, chi ha sbagliato ed ha fatto finire il Santo Padre nella piega della rivista ?
Il fotografo, come dice Fredi, spiegando che chi ha scattato avrebbe dovuto pensare all’ impaginazione e non avrebbe dovuto mettere nulla nella zona dell’ immagine in cui si sarebbe collocata l’ eventuale piega ?
L’ editor che ha scelto la foto, sapendo che una pubblicazione in doppia pagina avrebbe creato il problema della piega ?
Il grafico e/o l’ impaginatore, che avrebbero dovuto rivoluzionare lo schema della pagina posizionando il testo nella zona a destra in modo che la piega cadesse tra i due interlocutori?
La mia personale opinione è che la foto non sia il massimo dal punto di vista artistico e tecnico e che sia stata pubblicata perchè rappresentativa del momento, ovvero con il solo scopo di documentare l’ incontro.

Ognuno ha la sua idea ma, rimane il fatto che una rivista cartacea prima di andare in stampa andrebbe controllata in maniera minuziosa e che i fotografi dovrebbero aver ben presente l’ utilizzo finale dei propri scatti.

Dopotutto essere pubblicati a doppia pagina su di un magazine è un bel risultato, perchè rovinarlo con un errore così grossolano ?

Figli di un Dio minore

Oggi non parliamo del celebre film figlio di un dio minore ma, l’ argomento del giorno è che il famoso marchio, o brand che dir si voglia, ha deciso di affidare le foto per la sua prossima campagna pubblicitaria a BabyBeckham (all’anagrafe Brooklyn), il figlio sedicenne della coppia dorata e patinata inglese (la ex Spice Victoria e il calciatore David).

Brooklyn-Beckham

Brooklyn-Beckham

Ovviamente sui tutti i social si è scatenata la discussione. Quanto influisce il nome e la popolarità (il ragazzo ha 6 MILIONI di follower su instagram) sull’ affidamento di un lavoro ?
Assistiamo al solito caso di nepotismo ?
Secondo alcuni fotografi di oltreoceano il ragazzo sarebbe solo un prestanome, alle sue spalle ci sarebbe un team di professionisti che gestirebbe il tutto, in pratica la versione fotografica dei ghost writer (perche voi pensate che i libri li scriva Vespa??).

Ora la cosa non sarebbe di per certo una novità. Fotografi famosi viaggiano con un codazzo di assistenti che prepara tutto, dalla location, alle luci, ai ventilatori lasciando al fotografo il solo scatto (vedi Annie Luibovitz, Salgado, ecc), ma in questo caso stupisce la giovane età.

Resta da capire se il ragazzo ha veramente del talento o, visto il cognome che porta, qualsiasi vaccata faccia sarà sempre un successo.

Rimane ovvio che, chiunque messo nelle condizioni di  Brooklyn Beckham, sarebbe in grado di tirare fuori delle belle fotografie. Non parliamo poi della post produzione affidata a dei professionisti che già da sola è in grado di creare delle immagini da catalogo anche partendo da scatti non perfetti.

Quindi, concludendo il discorso, le domande alle quali sarebbe bello dare una risposta sono :

Basta avere un “nome” per ottenere lavori ?

Chiunque, basta che sia supportato, può fare lavori professionali?

E’ stato scelto per la sua popolarità e non per la professionalità ?

magari potremmo riconquistare un minimo di fiducia nel sistema

 

Pulizie di Primavera #2

Benritrovati, la settimana scorsa ci eravamo lasciati dopo aver pulito la polvere sul sensore con uno dei due metodi principali, ovvero aspirazione o soffiaggio, oggi passiamo alle pulizie di primavera #2 ovvero andiamo a pulire direttamente il sensore.

Se questo non è stato sufficiente ad eliminare le vostre macchie dobbiamo pensare di passare ad una pulizia diretta del sensore.
Come facciamo a sapere se la pulizia è stata sufficiente? Scattate una fotografia al cielo azzurro chiudendo il diaframma da f/11 in avanti, osservate la foto dovreste vedere se sono rimaste macchie.

spatSe sono rimaste ancora delle macchie dobbiamo mettere mano al sensore pulendo direttamente.

il sistema più pratico è quello di usare le apposite spatoline “swab” ricoperte di carta di riso imbevuta del liquido per la pulizia, esistono di varie misure a seconda della dimensione del sensore sia esso FF o APS-C. Se utilizzate le spatole già pronte basta scartarle e passarle sul sensore una o due volte in solo senso. La spatolina deve essere gettata dopo l’ uso!

Se avete molti problemi di sporco potete pensare di procurarvi il necessario per sostituire le spatoline pronte. Vi servono:
– cartine per la pulizia dell’ottica in carta di riso (neg.di ottica)
– elastico (x bloccare la carta di riso al pennello)
– liquido eclipse
Il liquido eclipse è il detergente per lenti-sensori molto puro composto in prevalenza dblwtcdgb2kkgrhqyhcqetcka metanolo. Si asciuga con la velocità con cui viene applicato, non lasciando assolutamente nessun residuo.

Potete procedere mettendo qualche goccia di liquido eclipse sulla carta di riso che avvolge il pennellino e bloccarla dall’elastico in cima, passate dolcemente sul sensore da destra a sinistra e poi da sinistra a destra utilizzando l’altro lato del pennellino.

Poi buttate la carta di riso e riciclate la spatolina. Mi raccomando quando aprite la confezione delle cartine non toccatele con le dita che saranno senz’ altro unte, rischiate di trasferire il grasso sul sensore.

Fotografia medica

155Parlare di fotografia medica non equivale certo a parlare di foto di medici o di infermieri. Il genere è quello che riguarda tutta la sfera sanitaria, che si parli di medici, dentisti, farmaci o ospedali.

Fotografia medica come ?

Nella fotografia di stock tira sempre molto ma, quello che si richiede è sempre un immagine rassicurante, medici sorridenti, atmosfere solari (fateci caso sfogliando una semplice rivista o una pubblicità) non vedrete mai un dentista arrabbiato (forse perchè pensa al suo conto in banca ma, questo è un altro discorso).

Il problema diventa quando richiedono foto che trasmettano paura, timore ed inquietudine a carattere medico – sanitario.aa

Per prima cosa utilizziamo delle tonalità fredde, nella sfera del blu che trasmettono una sensazione di distacco. In secondo luogo, cerchiamo di spersonalizzare la figura eliminando ogni riferimento al viso lasciando alle mani il compito di trasmettere le sensazioni che ci interessano.

Come asset utilizziamo una siringa che, inconsciamente tutti associano al dolore della puntura, e quindi trasmette a prima vista una sensazione sgradevole. La figura sullo sfondo in nero, completamente all’ opposto del tipico colore bianco che viene associato alla sfera medica contribuisce a spiazzare l’ osservatore lasciandolo in balia di sensazioni contrastanti. L’ illuminazione dura, dal basso, enfatizza le ombre creando contrasti forti tali da accentuare l’ impressione di disagio.

Ovviamente questo è un caso particolare, appositamente esagerato, dove le regole della fotografia di stock vengono stravolte per l’ esigenza del cliente.

Luci e Ombre in fotografia

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luci ed ombre ben bilanciate nella fotografia

Oggi vediamo di parlare di Luci e Ombre in Fotografia, perchè se è vero che fotografare vuole dire scrivere con la luce è altrettanto vero che le ombre fanno parte integrante dell’ immagine.

Scrivere con la luce

Premessa, quelli che salutano i fotografi con “buona luce” sarebbero da fucilare immediatamente sul posto per varie ragioni. In primis augurare buona luce ad un fotografo vuole dire catalogarlo come un cretino, il vero fotografo la luce se la crea e se la modella secondo le sue esigenze. Non si può dipendere dalle condizioni atmosferiche per scattare una fotografia.

Tornando all’ argomento principale, vediamo di capire quanto possa essere utile dosare luci ed ombre nella fotografia.

Se la parte illuminata è quella che risulta principalmente apprezzabile nella foto, è quella in ombra che le dà la profondità e lo spessore. Risulta quindi fondamentale bilanciare luci ed ombre all’ interno dell’ immagine.

Fuggite lontano da quelli che parlano del flash pop-up per “aprire le ombre” o altre castronerie del genere, piuttosto fatevi una ricerca su come distribuiva la luce un certo Caravaggio che di luce ed ombre se intendeva.

Fotografare (a) New York

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viaggiare rimanendo qui

Oggi contaminazione di argomenti, anche se fotografare New York potrebbe sembrare una cosa semplice in quanto gli spunti sono ad ogni angolo, vediamo che consigli possiamo dare ai fotografi viaggiatori.

Premesso che per i consigli di viaggio dovete rivolgervi alle mie preziose collaboratrici, ovvero Simona ed Emanuela, loro sì esperte globe – trotter vediamo cosa portare a New York.

Per una città dove si vive 24 ore al giorno dovete pensare ad una attrezzatura che non vi demolisca le spalle e il collo quindi il pensiero è per una delle nuove ML che garantisce una qualità con pesi e ingombri ridotti.

La grande Mela è la città delle cose grandi, quindi largo spazio ai grandangoli anche spinti. Non potrà mancare un minicavalletto o un gorillapod per gli scorci notturni e le foto di effetto al traffico. Mettete anche in borsa un filtro polarizzatore che vi servirà per attenuare i mille riflessi delle vetrate presenti ad ogni angolo.

Poi, schede di memoria e batterie di riserva, anche se non avrete problemi a trovarne nei negozi anche a buoni prezzi ma occhio alle tasse doganali.( mi raccomando ricordatevi una fotocopia della fattura di acquisto della macchina fotografica onde evitare noi con la dogana al vostro rientro)

Se la street non è nelle vostre corde dedicatevi ai paesaggi, salite su qualche grattacielo ( nei più famosi sono presenti terrazze panoramiche apposite, ecco perchè serve il polarizzatore) e date sfogo alle foto panoramiche da unire con gli appositi programmi.

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il fascino dei taxi gialli

Quando usate i grandangoli attenzione alle deformazioni prospettiche a meno che non vogliate esagerarle volutamente.

Per tutto il resto date spazio alla vostra fantasia e non disdegnate le inquadrature classiche, quelle che avete visto in migliaia di film o telefilm. Il vostro sguardo sarà sicuramente diverso dalle mille inquadrature già viste e riviste.

Nelle prossime settimane Simona ci racconterà delle sue esperienze dirette a NY visto che la frequentava assiduamente quando lavorava negli States.