Quale futuro per la street photography?

Quando ho letto questo articolo, mi sono girate le p***, scusate il francesismo.

Prendendo spunto dalla mostra di Robert Doisneau che si tiene a A Roma (Palazzo delle Esposizioni), fino al 3 febbraio che verrà poi riproposta a Milano (Spazio Oberdan) dal 15 febbraio al 1 maggio 2013, si parla di privacy e foto di strada.

Pont d’Iéna – Parigi, 1945 (foto © atelier Robert Doisneau)….a me non dice nulla

Premesso che io non sono assolutamente in grado di fare fotografie di strada e che Doisneau non mi dice nulla, trovo l’ argomento assolutamente pretestuoso sopratutto alla luce delle nuove tecnologie. Se negli anni ’50 una foto difficilmente poteva andare più lontano delle pagine di qualche rivista (se era una gran foto) ora con la diffusione dei media si diffonde in pochi attimi con la velocità di una pandemia e senza nessun filtro.
Ma quello della qualità è un altro discorso.
Quello che personalmente mi irrita, è che se finisco inquadrato in un immagine di un novello HCB, e poi la mia foto viene sparsa per la rete, senza nessuna possibilità di filtrare  controllare dove la mia foto verrà usata, magari anche a fine di lucro, permettete che la cosa mi può anche far girare le p***

Sono anche leggermente un po’ schifato della retorica del fotografo maledetto, solo con la sua Leica, che viaggia alla ricerca dell’ essenza della vita. Poteva andare bene negli anni settanta ed ha prodotto una generazione di pseudo-artisti che spacciava delle schifezze per capolavori assoluti di anime tormentate. Basta.
Pensiamo a fotografare, senza porci queste paranoie.

 

Il Bianco e Nero di Emanuela – Lezione 6

Ieri ci eravamo lasciati con il banco pronto con tutto quello che ci serve (vedi qui), vediamo finalmente di andare a fare pratica

CARICAMENTO DELLA TANK – SVILUPPO – ARRESTO – FISSAGGIO

  • Con un apricaricatore, o con delle pinze rimuovete uno o entrambi i coperchietti

    apertura del rullino

    del caricatore per estrarne la pellicola. Se ne rimuovete uno solo, vi conviene scegliere quello dal quale non sporge il rocchetto in modo che, una volta rimosso, potete spingere il rocchetto che sporge dalla parte opposta, dal basso verso l’alto, ed espellere la pellicola. Se invece li rimuovete entrambi, a rimozione avvenuta, allargate la ghiera metallica del caricatore e prelevate la pellicola. Con le pinze, dovete afferrare decisamente il bordo del coperchietto con un angolo ed effettuare una rotazione di 180° dal basso verso l’alto: se la pinza continua a saltare, non preoccupatevi, anche questo è normale, dopo qualche tentativo il coperchietto salterà, anche in tale circostanza pratica e tempo aiutano notevolmente!

  • Tagliate il codino della pellicola facendo attenzione a non tagliarvi anche un dito!

    taglio del bordo pellicola

    Con l’indice accertatevi che le perforazioni ai lati della pellicola non siano rimaste aperte altrimenti l’inserimento all’interno della spirale risulterà veramente difficoltoso. Se vi accorgete che sono aperte, ripetete il taglio. Smussarne gli angoli con due tagli a 45° può agevolare ulteriormente l’inserimento e l’avanzamento della pellicola.(se riavvolgendo la pellicola avete avuto l’ accortezza di non ritirare la linguetta dentro il rullino potete fare questa operazione più agevolmente prima di aprire il rullino ndr)

  • Inserite la pellicola nell’ invito della spirale fino al punto di aggancio con le due

    inserimento pellicola nella spirale

    sferette metalliche. L’invito della spirale è riconoscibile, visivamente, da una sorta di “protuberanze” sui bordi della stessa; al tatto, dal fatto che quando queste due “protuberanze” sono perfettamente allineate, la spirale rimane bloccata se si tenta di muoverla indietro. Le due sferette metalliche agganciano invece le perforazioni della pellicola consentendone l’avanzamento in un’unica direzione. Se la pellicola stenta ad entrare, può risultare utile incurvarla premendo leggermente lungo i lati.(se la spirale non è perfettamente asciutta non infilirete mai la pellicola quindi asciugatela prima ndr)


  • Afferrate la spirale con entrambe le mani e muovetela avanti e indietro fino a completo avvolgimento della pellicola. L’operazione può richiedere anche un paio di minuti perchè la pellicola, specie se da 36 pose, è piuttosto lunga.
  • A completo avvolgimento tagliate il rocchetto al quale è agganciata la pellicola.
  • Inserite la spirale sull’apposito perno cavo.

    inserimento del perno cavo

  • Inserite il complesso spirale/perno cavo all’interno della tank.

  • Riponete il coperchio ad imbuto a tenuta di luce e ruotatelo premendo leggermente verso il basso fino al caratteristico “click” di fine corsa.

A QUESTO PUNTO LA NOSTRA PELLICOLA E’ AL SICURO ED E’ POSSIBILE ACCENDERE LA LUCE!

 Dopo esservi accertati di essere alla corretta temperatura di utilizzo, versate velocemente la soluzione di sviluppo nella tank, richiudete col coperchio a tenuta di liquidi e fate partire il timer per il tempo indicato in base all’accoppiata pellicola/sviluppo utilizzati. Questa indicazione, solitamente, è riportata sulla confezione della pellicola…quindi conservatela fino al momento dello sviluppo! Tenendo presente quanto scritto nelle premesse, un buon compromesso relativo all’agitazione potrebbe essere: agitazione della tank con movimenti rotatori sul banco di lavoro per i primi 20” ed un capovolgimento al minuto. (ognuno ha il suo metodo, però vi consiglio di dare due colpetti alla tank contro il bordo del tavolo per staccare le eventuali bolle d’ aria dall’ emulsione ndr)

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Il Bianco e Nero di Emanuela – Lezione 5

LO SVILUPPO DELLA PELLICOLA

Buongiorno e ben ritrovati a tutti quanti alla nuova lezione (la precedente come sempre la trovate qui)

Con oggi iniziamo la parte pratica e più esattamente lo sviluppo della pellicola.
Lo sviluppo è un’operazione critica e delicata, da eseguire con estrema attenzione, concentrazione e precisione: gli errori commessi in fase di sviluppo non sono rimediabili a differenza degli errori commessi in fase di stampa che possono essere riparati eseguendo una nuova stampa.Io vi consiglio vivamente di allenarvi preventivamente, prima alla luce, poi al buio, con una pellicola danneggiata o vecchia, per avere una maggiore destrezza al momento opportuno.Le prime volte ero assalita dall’ansia di commettere errori e di dover gettare la pellicola…Se anche a voi succede, non preoccupatevi! E’ normale! Con un po’ di pratica si riescono ad acquisire una buona manualità e sicurezza!

PREMESSE
Prima di iniziare a sviluppare la pellicola, è opportuno tenere presente che:

  • una maggiore diluizione della soluzione di sviluppo ( nel caso venga riportato in etichetta un range di diluizioni anzichè una diluizione fissa ) determina un aumento del potere compensatore, cioè della capacità di rendere leggibili i dettagli, ed una diminuzione del contrasto;
  • la temperatura di sviluppo considerata ottimale è20°Ce le indicazioni riportate in etichetta si riferiscono, solitamente, ad essa: variazioni della temperatura comportano inevitabilmente variazioni nei tempi, ad una maggior temperatura corrisponde un minor tempo, invece ad una minor temperatura un maggior tempo;
  • incrementi del tempo di sviluppo determinano un aumento del contrasto;
  • un’agitazione più frequente o vigorosa determina anch’essa un aumento del contrasto in quanto provoca un maggior ricambio della soluzione sulla superficie della pellicola rafforzandone l’azione.

Premesso ciò, che andrà ad influire in maniera determinante sul risultato finale, iniziamo ad analizzare le fasi del processo di sviluppo.

N.B.: per la preparazione di ogni soluzione è consigliabile destinare il materiale necessario per la preparazione della stessa, esclusivamente ad essa, onde evitare di confondersi ed utilizzare acqua filtrata per eliminare buona parte delle impurità presenti in quella corrente.

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VALPURGA RITORNA!

Veloce post di ringraziamento al blog Infiniti Mondi per questo articolo.

Venerdì pomeriggio, grazie alla segnalazione di un collega scrittorio ho trovato la segnalazione a questo lavoro collettivo che ha trovato la luce dopo lunghe nottate di preparazione sul forum dedicato ai lavori di Sergio “Alan D.” Altieri.

Forse riprendendolo ora un nuovo editing darebbe una svolta al mio racconto, magari ci penserò. Ora però voglio ringraziare l’ estensore della recensione e invitare tutti a darci un occhiata scaricandolo gratis qui.

Per anticiparvi qualcosa potete godervi l’ incipit di Valpurga, più che un antologia un racconto a più mani con un filo comune.

Cosa accadrebbe se Roma fosse cancellata da una bomba sperimentale? Distrutta nello spazio di un istante, cosa resterebbe dell’Urbe, quale sarebbero le conseguenze per lo Stato Italiano, e per l’Europa intera? Sei autori tentano di rispondere a questa domanda, ciascuno con la propria personale versione, che copra un arco di cinquant’anni dall’esplosione, che ha lasciato dietro di sé un enorme cratere, nel quale si agitano strane forme e strane forze. Con il tempo, si è venuta a creare una città di infami e mostri attorno a ciò che rimane del Grande Raccordo Anulare.
Questa, è Valpurga.

Pastasciutta natalizia

Natale è alle porte e quindi cerchiamo di trovare un piatto che possa andare bene per la notte di Natale o anche di Capodanno.
Quindi, iniziamo mettendo sul gas la solita pentola con molta acqua, aspettiamo che arrivi a bollore e saliamo, come il solito.
Intanto tagliate le nocciole e le noci in pezzi, oppure tritiamo il tutto nel mixer in modo da ottenere una granella.
Mettete olio e aglio in padella larga (dovrà contenere gli spaghetti, come quella sponsorizzata in fondo alla pagina) a fuoco molto basso, se piace aggiungete anche un peperoncino.
Appena l’aglio è imbiondito, unite pinoli, noci e nocciole, fate soffriggere.
Scolate gli spaghetti molto al dente e versateli nella padella, sopra il condimento.
Unite mezzo bicchiere di acqua di cottura della pasta e lasciate cuocere, sempre a fuoco basso.
Unite un cucchiaio scarso di prezzemolo.
Alzate la fiamma e fate saltate la pasta un minuto.

Servite molto caldo!

Premio UNIA

Questo è il mio primo meme, ringrazio Arcangelo che dalle colonne di Ucronìa.it mi ha coinvolto in questo giochino, e mi ha assegnato il Premio MEME. Sostanzialmente si tratta di rispondere a sette domande sulla lettura e come nella più virale tradizione delle catene di Sant’Antonio passare il testimone ad altri sette amici.

Quindi bando alle ciancie e andiamo a vedere le sette domande:

1) Qual è il primo libro che hai letto in assoluto?
Non posso essere sicuro ma penso una delle enciclopedie illustrate che erano a casa, poi forse uno degli Urania della collezione di mio padre, attirato dalle copertine con le astronavi.

2) Hai mai fatto un sogno ispirato a un libro che hai letto? Se sì, racconta.
Di solito non mi ricordo i sogni quindi magari è successo ma non lo so

3) Qual è la prima cosa che ti colpisce in un libro? La copertina, la trama o il titolo?
Di solito guardo la trama anche perchè i titoli soprattutto con le traduzioni a c… non significano molto e le copertine variano da edizione quindi non sono attendibili.

4) Ti è mai capitato di piangere per la morte di un personaggio?
Piangere per la morte di un personaggio no, però emozionarmi per qualche scena si e anche andare a rileggermi la scena specifica diverse volte sì, molte volte

5) Qual è il tuo genere preferito?
Direi l’ action, anche se amo le commistioni di generi. Diciamo che l’ horror puro ed il fantasy non mi attirano tantissimo così come il giallo classico, ma per il resto leggo tutto. Anche le etichette dell’ acqua minerale mentre sono al ristorante ad aspettare.

6) Hai mai incontrato uno scrittore?
Se per scrittore intendiamo chi vive di scrittura sì, anche diversi (qua sotto vedete anche la foto 🙂 ). E fortunatamente quelli che ho conosciuto erano tutte persone simpaticissime, cordiali e alla mano. Forse perchè non erano quelli che si vedono in televisione da Vespa o da Fazio a pubblicizzare i loro lavori.

7) Posta un’immagine che rappresenti cosa significa per te le lettura.
Qui è già più difficile perchè devo cercare o su internet o in archivio. E quindi vi metto questa:

Sergio (Alan D.) Altieri

Sergio (Alan D.) Altieri

In questa foto c’è il mio scrittore preferito con uno dei suoi capolavori, la foto non è gran che ma è un reportage non un servizio posato, quindi mi accontento.

Adesso devo coinvolgere altri sventur blogger in questa catena e quindi evoco:


 

 

 

Il Bianco e Nero di Emanuela – Lezione 4

Eccoci ritrovati al nostro consueto appuntamento settimanale! (la puntata precedente è qui)
Con oggi concluderemo questa prima parte (mi rendo conto piuttosto noiosa!) sui materiali necessari per svolgere il nostro lavoro. Del resto mi son detta :

Se prima non illustro loro tutti i materiali necessari, come possono iniziare? 
…quindi vi chiedo ancora un po’ di pazienza prima di inoltrarci nella parte manuale vera e propria, scopo del nostro corso, ed intanto colgo l’occasione per ringraziarvi, in quanto siete sempre molto numerosi a seguire i miei articoli.

LAMPADINA INATTINICA ( quella rossa o giallo-verde per intenderci…)

camera oscura

L’unica fonte d’illuminazione consentita in camera oscura a partire dall’inizio della fase di stampa a fissaggio avvenuto!Si tratta di una luce a lunghezze d’onda tali da non  impressionare l’emulsione sensibile delle carte da stampa. (non comprate le lampade colorate ma quelle apposite, poi spiegheremo come provarle prima di rovinare tutto il lavoro n.d.r.)

ingranditore

INGRANDITORE
L’ingranditore è lo strumento che ci consente di ottenere la fotografia.

Semplificando, ecco cosa succede: si prende un negativo e si utilizza un obiettivo per proiettare la sua immagine su una superficie sensibile alla luce, cioè la carta da stampa; la carta viene esposta all’immagine per una durata atta a produrre, durante lo sviluppo, una fotografia dai valori tonali più o meno esatti.

I principali componenti di un ingranditore, molto in sintesi, sono:

  • il sistema d’illuminazione che consiste della sorgente luminosa e dei dispositivi per dirigere un fascio di luce uniforme sul negativo;
  • un porta-negativo per tenere la pellicola ben distesa sotto il sistema d’illuminazione;
  • l’obiettivo che proietta l’immagine del negativo sulla carta ( un appunto: garantitevi sempre che sia di buona qualità; vale lo stesso discorso delle fotocamere: un eccellente obiettivo montato su di un corpo macchina non altrettanto eccellente, garantirà sicuramente risultati migliori rispetto ad un obiettivo scadente montato su di un corpo macchina eccellente…)
  • un dispositivo per una nitida messa a fuoco ai diversi gradi d’ingrandimento;
  • una superficie, solitamente un basamento in legno, per mantenere la carta alla giusta distanza dall’obiettivo e parallela al piano del negativo;
  • un dispositivo per regolare la distanza tra il basamento e l’obiettivo secondo il grado d’ingrandimento richiesto.

In base al sistema d’illuminazione, si suole classificare gli ingranditori in INGRANDITORI A LUCE DIFFUSA ed INGRANDITORI A LUCE CONDENSATA.
Ognuno dei due tipi presenta, come ogni strumento, vantaggi e svantaggi.
Senza addentrarci nei dettagli, sappiate che gli ingranditori a luce diffusa danno un minor contrasto e tratti più morbidi, invece gli ingranditori a luce condensata garantiscono un maggior contrasto ed una maggiore nitidezza, ma rivelano anche tutte le imperfezioni presenti sul negativo come macchie di calcare, polvere, graffi…
Io personalmente preferisco di gran lunga gli ingranditori a luce condensata.La vostra scelta dovrà ricadere, oltre ovviamente al gusto personale, sul genere di foto che pensate di scattare: per ritratti, potrebbe rivelarsi buono un ingranditore a luce diffusa ( per la gioia di fidanzate, mamme, nonne!…attenua difetti e rughe!), per fotografie di architettura meglio un ingranditore a luce condensata.
Attualmente, sul mercato dell’usato, è possibile reperire buoni ingranditori a prezzi abbordabili.

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Maiale dietetico

Oggi parliamo di maiale, il dietetico del titolo non c’entra nulla ma serve per attirare lettori e fare salire le statistiche di Google…

Prendiamo della lonza di maiale e tagliamola a cubetti, mettiamola in un piatto con salasa di soia e brandy. Copriamo con la pellicola e mettiamo in frigo a riposare 20 minuti.
Nel frattempo in una padella a fiamma vivace mettiamo un filo d’ olio, cipolla tagliata a fette, un peperone scottato per levargli la buccia.
Nel frattempo prendi l’ wok, metti l’ olio e scalda. Prendi i pezzi di maiale, scolali della marinatura, passali nella farina e gettali nell’ olio bollente, tirali su poco per volta e scolali su un pezzo di carta assorbente.
Alle verdure in padella aggiungi concentrato di pomodoro, aceto, zucchero e mezzo bicchiere di brodo di pollo e lascia addensare (le proporzioni di aceto e zucchero le devi vedere ad occhio a seconda della prevalenza di agrodolce che piace).
La ricetta originaria prevede anche l’ ananas ma lo ritengo troppo dolciastro.

Accompagna con un vinello frizzante per stemperare il fritto.

Facciamo le pulizie

Un veloce articolo sulla pulizia di macchine ed obbiettivi, sopratutto obbiettivi.

Saltiamo a piè pari il problema del sensore, a cui possiamo dedicare più articoli e concentriamoci sulle lenti, sopratutto quelle frontali.
Premessa, un filtro neutro davanti alla lente io lo tengo, alla faccia di quelli che parlano di riduzione della qualità, ulteriore superficie vetro/aria ecc ecc, tutta gente che non ha mai fotografato con il brutto tempo e quando si alza il vento mette la macchina in borsa.  Se devi fotografare in condizioni meteo avverse un filtro ti ripara la lente principale e se si rovina lo cambi con poca spesa, prova a vedere cosa ti costa cambiare la lente frontale di un 70/200.
In tutti gli anni che fotografo ho visto miriade di soluzioni diverse, dalle più esoteriche a gente che puliva ottiche Leica con l’ angolo della camicia.
Cercando di fare tesoro dell’ esperienza e dei suggerimenti di chi ne sa’ più di me, per il 90% delle operazioni di pulizia utilizzo un panno in microfibra Scotch-Brite Top Quality della 3M che trovate nei grandi magazzini reparto pulizia, per capire se è quello corretto controllate il codice a barre deve essere  3 134375 360029.
Per togliere la polvere una spruzzata con la pompetta e poi passaggio con il panno ASCIUTTO, il panno tenetelo chiuso in un sacchetto di plastica tipo quelli dei surgelati per evitare che si sporchi.
Poi se dovete lavarlo…facciamo un post a parte.

Questo per eliminare la polvere

Il Bianco e Nero di Emanuela – Lezione 3

Benritrovati all’ appuntamento settimanale con le lezioni di sviluppo e stampa della mia Socia Emanuela (le lezioni precedenti le trovate qui), lasci a lei la parola per illustrarvi cosa vi serve. Se avete dei dubbi potete chiedere direttamente a lei le informazioni che vi servono.

MATERIALI NECESSARI PER LO SVILUPPO
Prima di addentrarci nel procedimento per eseguire un corretto sviluppo, è indispensabile conoscere i prodotti necessari per lo stesso.

ACQUA DEMINERALIZZATA
Per preparare le soluzioni e per il lavaggio finale del negativo. L’ acqua del rubinetto è ovviamente utilizzabile, ma è troppo ricca di calcare, se avete un condizionatore o un deumidificatore potete usare quella di scarto di quei macchinari, è perfetta.

reagenti per sviluppo e fissaggio

RIVELATORE O SVILUPPO PELLICOLA
Si tratta di un composto chimico in grado di rivelare l’immagine latente.In commercio ( on-line, dal momento che, come vi accennavo nell’articolo precedente, nei negozi tali prodotti sono ormai irreperibili ) è possibile acquistare essenzialmente tre tipi di sviluppo:

  • SVILUPPI PRONTI, venduti alla corretta diluizione di utilizzo e quindi molto pratici
  • SVILUPPI LIQUIDI, venduti concentrati e da diluire in acqua secondo l’opportuna diluizione riportata sulla confezione
  • SVILUPPI IN POLVERE, venduti in buste contenenti polvere da diluire in acqua sempre secondo l’opportuna diluizione riportata sulla confezione

A seconda del tipo, gli sviluppi possono essere utilizzati una sola volta o più volte, ma anche questa indicazione è riportata in etichetta.
Per gli sviluppi riutilizzabili, la durata è dipendente dal numero di pellicole sviluppate, ma comunque piuttosto limitata nel tempo.
Le caratteristiche nella resa possono essere molto differenti: basso o alto contrasto oppure grana più o meno evidente giusto per riportare i due più visibili…
Gli sviluppi in commercio sono numerosi; AGFA, BWORK, FOMA, ILFORD, KODAK, ORNANO, TETENAL, per citare alcune ditte, ne producono ciascuna cinque o sei tipi differenti.
Personalmente non mi sento di consigliarvi uno sviluppo in particolare.
Dobbiamo tenere presente che la camera oscura è sperimentazione e gusto personale: solo sperimentando dunque, col tempo, potrete testare i differenti tipi di sviluppo sulle differenti pellicole e valutare gli abbinamenti migliori o gli effetti che più vi aggradano in base alle vostre esigenze e preferenze.

ARRESTO PER PELLICOLE
Serve ad arrestare l’azione dello sviluppo e a non inquinare il successivo bagno di fissaggio. Non è indispensabile, specie se il fissaggio è utilizzabile una sola volta.

FISSAGGIO PER PELLICOLE
Serve a fissare i fotogrammi sulle pellicole dopo lo sviluppo. Solitamente è liquido e non ha effetti particolari sulla resa dell’immagine. Questa operazione può essere ripetuta nuovamente nel tempo se si rendesse necessario.

CILINDRI GRADUATI

CARAFFE GRADUATE, CILINDRI GRADUATI, MISURINI, SIRINGHE
Servono per preparare le soluzioni di sviluppo, arresto e fissaggio e per diluire i prodotti correttamente e con precisione. Sono perfetti quelli utilizzati in cucina e reperibili in tutti i negozi casalinghi.

 

BOTTIGLIE

bottiglia a soffietto

Necessarie per contenere e conservare le soluzioni. Possono essere rigide, solitamente in plastica semitrasparente, economiche, ma comunque funzionali, oppure “a soffietto”, che consentono la fuoriuscita di aria limitando l’ossidazione delle soluzioni, più costose e neppure praticissime.

TERMOMETRO
Fondamentale per controllare la temperatura delle soluzioni che deve essere fissa e costante ( normalmente 20° C ). Ne esistono molti modelli, dai più economici ad alcool a quelli più evoluti. Per un principiante, uno ad alcool va più che bene.

apricaricatore

APRICARICATORI O PINZE
Servono per rimuovere i coperchietti dei caricatori per pellicole.

FORBICINE A PUNTA TONDA
Servono per tagliare il codino della pellicola una volta estratta dalla fotocamera, per smussarne gli angoli ed evitare di lasciare le forature laterali aperte ( ciò renderebbe assai difficoltoso l’inserimento della pellicola nella spirale…vedete punto successivo ) e per rimuovere il rocchetto.

SVILUPPATRICE O TANK

tank

Si tratta di un contenitore ( 1 ), solitamente di plastica, con la peculiarità di essere a tenuta di luce, all’interno del quale vengono posizionate le pellicole avvolte su di un’ apposita spirale ( 2 ) e sempre all’interno del quale vengono versate le soluzioni di sviluppo, arresto, fissaggio. Le spirali sono munite di due sferette metalliche che agganciano i fori presenti ai lati della pellicola in modo da farla avanzare in un’unica direzione. Inoltre esse sono regolabili in larghezza e quindi utilizzabili sia per il piccolo che per il medio formato. Le tank si compongono inoltre di un perno centrale cavo ( 3 ) sul quale inserire le spirali, un tappo ad imbuto a tenuta di luce ( 4 ) attraverso il quale le soluzioni fluiscono all’interno del contenitore, un secondo perno cavo più piccolo ( 5 ) per ruotare la spirale all’interno della tank una volta posizionato il tappo ad imbuto ed infine un secondo tappo a tenuta di liquido ( 6 ) che consente l’inversione del recipiente.

IMBUTI
Per riporre le soluzioni nelle proprie bottiglie.

IMBIBENTE
Non è indispensabile, ma aiuta a far scivolare via le gocce d’acqua che si depositano sulla pellicola prevenendo la formazione delle fastidiosissime macchioline di calcare durante l’asciugatura, se siete disperati anche una goccia di shampoo neutro può essere usata per questo.

TIMER
Per calcolare al secondo il tempo di sviluppo.

appendi pellicola

CLIPS APPENDI PELLICOLA
Servono per appendere il negativo al supporto durante la fase di asciugatura e per mantenerlo in tensione e non farlo arrotolare. (p.s. non ditelo ad Emanuela ma se vi trovate in difficoltà potete usare anche delle mollette da bucato)

BUSTE PORTANEGATIVI
Sono fondamentali per la corretta conservazione dei negativi e normalmente munite di perforazioni per l’archiviazione nei raccoglitori ad anelli. Sono disponibili sia per il piccolo sia per il medio formato e fabbricate in plastica trasparente o pergamino. Le prime sono comode in quanto permettono di visionare i negativi agevolmente e consentono di eseguire le stampe a contatto senza estrarre i negativi, ma hanno il grande svantaggio di “ incollarsi” alla superficie dei negativi. Meglio quindi quelle in pergamino.

Per avere una panoramica completa su tutti questi prodotti, vi consiglio un sito molto assortito, dove potrete trovare il catalogo con prezzi e disponibilità aggiornati in tempo reale: www.fotomatica.it

Nel prossimo articolo vedremo i materiali necessari per la stampa, per poi iniziare con la parte pratica vera e propria!