Flash di giorno – seconda parte

Oggi ritorniamo a parlare di flash da usare durante il giorno, la prima parte dell’ articolo la trovate qui.

Dovreste aver finalmente recuperato un flash esterno, chiamato cobra per la particolarità di poter snodare la testa, che ricorda il serpente. Quindi ora possiamo iniziare a fare qualche esperimento.
Iniziamo con il montare il flash sul contatto caldo della macchina (la slitta posta sopra per intenderci) ed proviamo a scattare in automatico, risultato: facce bianche come il gesso, occhi demoniaci, sfondo nero come l’ inferno.
Avete così capito che non va fatto, almeno sino a che non siete in grado di dominarlo completamente.
Di solito a questo punto il fotocazzoamatore esordisce con il giudizio ” non userò mai il flash!” ; “solo la luce natura valorizza i miei scatti!”.
Detto con la stessa sicurezza che aveva Mosè scendendo dal Monte Sinai, affermazioni che rivelano : non sono capace di usarli, fanculo.  

niente flash, niente foto così

Primo passo per uscire dalla situazione di melma, usare le possibilità intrinseche del flash ed iniziare a ruotare la testa. Fate rimbalzare il lampo su di una parete, possibilmente bianca, o sul soffitto.
Ohhhh meraviglia….è come se aveste acquistato un ombrello riflettente. La luce migliorerà vistosamente, gli occhi non saranno rossi e la pelle tornerà ad essere di un colore umano.
Se guardate attentamente sulla testa del flash, vedrete che c’è una piccola linguetta di plastica bianca. Estraetela, consentirà ad una parte della luce del lampo di essere convogliata sul soggetto invece che dispersa migliorando il risultato.

chiaro no?

Ora provate a scattare un ritratto, soggetto accanto alla finestra (non con il sole diretto dentro), macchina in verticale con la testa del flash inclinata a 45° verso la parete bianca.
Notate la differenza ? Adesso il prossimo passo sarà quello di staccare il flash della macchina per poter ampliare le possibilità di scatto anche se non abbiamo pareti e soffitti a disposizione e capire come bilanciare la luce flash con la luce ambiente.

P.s. anche mascherata ma è sempre la mia socia..

questo lo avete? vi servirà ahhh se vi servirà…

Eccesso di flash

Ritorniamo a parlare di flash.
Nella puntata precedente abbiamo introdotto il tema del flash di giorno, tema che andrà sviluppato in maniera molto più approfondita. Oggi, prendendo spunto da una situazione pratica, cerchiamo di capire le scelte che devono essere fatte sul posto relativamente al’ uso della luce artificiale.

La discussione ha preso spunto da questa foto:

lo scatto è stato realizzato all’ interno del Palasport di Genova con illuminazione artificiale, macchina impostata su 800 ISO 1/200 f/4 flash sul corpo macchina.
Discutendo con alcuni colleghi è emerso come la foto sia “statica”  e non trasmetta il dinamismo della vettura impegnata nel controsterzo.

Obiezioni assolutamente condivisibili e giuste anzi, a ben vedere, c’ è anche uno sfondo che fà schifo e le ruote, come dicono gli specialisti, sono “inchiodate”.
Avrei dovuto utilizzare maggiormente il mosso ed il panning, settare il flash su tempi lenti per ottenere uno sfondo tutto sfocato ed avere una foto come questa:

Dovevo scegliere.
Questo è uno dei momenti in cui sul campo devi valutare i pro e i contro di una scelta e agire di conseguenza.

Se avessi scelto la seconda opzione avrei avuto delle foto molto gradevoli, con un che di artistico e dinamiche. Di contro la percentuale di errore sarebbe stata elevatissima.
Considerato che la zona era piuttosto pericolosa (le macchine sfrecciano a pochi centimetri dai fotografi) l’ organizzazione aveva impedito di muoversi liberamente, quindi nella scelta ha anche influito la posizione in cui potevo stare.
Con la prima opzione avrei avuto foto molto dettagliate, percentuali di foto sbagliate molto basse ma con i difetti rilevati prima.

Fatte queste considerazioni ho scelto la prima opzione.
1) I passaggi dei concorrenti erano solo due, potevo rischiare di non avere foto di alcuni concorrenti.
2) le foto avevano uno scopo editoriale/giornalistico, la priorità era una ottima leggibilità della vettura e degli sponsor.
Questi due fattori mi hanno fatto scegliere una strada al posto di un altra, non che una fosse giusta o un altra sbagliata. Semplicemente diverse.

E voi cosa avreste fatto ?

Questo mi sarebbe servito, ma non potevo portarlo:

crostacei decapodi al forno (gamberoni)

L’ estate è in arrivo e quindi il pesce regna sulla tavola!

Oggi facciamo uno di quei piatti che prendete al ristorante e che normalmente vi produce estremo godimento al palato e prosciugamento del portafoglio.
Iniziamo a procurarci i crostacei, freschi se li trovate oppure congelati così ne comprate di più e spendete meno.

Se prendete i congelati sciacquateli sotto l’ acqua corrente e poi con aceto per eliminare il fondo di ammoniaca che pervade sempre i conservati. Tagliateli sulla schiena per evitare che i commensali si sporchino e regrediscono allo stato dei trogloditi quando li avranno sul piatto.

Nel frattempo preparate un trito di aglio e prezzemolo, aggiungete olio EVO, regolate di sale e pepe. Aggiungete cognac e sbattete con frusta e violenza.
Recuperate gli animaletti, asciugateli tamponandoli con carta assorbente e disponeteli nel tegame da forno. Copriteli con il composto che avrete realizzato con abbondanza (indicativamente un bicchiere da acqua come volume di cognac e olio in percentuali 70/30) e …infilateli in frigo per qualche ora. Del tipo preparateli al mattino per la sera in modo che si impregnino bene del composto.

Al momento giusto infornate in forno già caldo, 180° per 20 minuti, ventilato.

Accompagnateli con il torbato di Sella & Mosca freddo.

P.s. se non volete impazzire con mezzaluna, coltello e taglieri prendetevi questo:

Intervista con il fotografo – Ettone

Oggi siamo ritornati alla rubrica di interviste con fotografi famosi e talentuosi, ospite di oggi  è Ettone.
 

Benvenuto Ettone, descriviti ai nostri lettori:

Buongiorno sono Ettone, da più di dieci anni designer pubblicitario e fotografo di professione. Artista e amante della fotografia artistica da tutta una vita. Adoro le scene con atmosfere fredde, ma in grado di trasmettere un “messaggio” anche quando questo si presenta “sofisticato”. I miei scatti hanno un titolo, come fossero singole opere d’arte. Singoli quadri. Singole emozioni. Animato da un gusto dark, gothic, glam, fetish e bondage, smuovo continuamente l’aria alla ricerca di nuovi stili e nuove ispirazioni cercando di esaltare la bellezza femminile e suscitare nuove emozioni.

www.messaggisofisticati.com

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La mia firma stilistica è “la donna in camicia” poiché trovo che la donna vestita sia portatrice sana di classe, stile ed eleganza nonché di fascino e vellutato erotismo.

1) La prima domanda viene spontanea, qual’ è il tuo target? per chi fotografi?

Come Ettone non mi sono mai posto problemi di target o di raggiungere un determinato tipo di pubblico. Dopotutto Ettone fa parte di un’espressione artistica e come tale non deve avere paletti o confini. L’importante è che riesca a stare più che mai al di fuori da quelle logiche di mercato che il più delle volte opprimono la creatività fino a ridurla all’osso. Se ho voglia di far nuove foto e sperimentare è perché ho nuove idee e non perché me lo chiede qualcuno. Questo sta alla base del mio operato come Ettone. Poi esiste anche la mia parte professionale, quella che lavora in regola otto ore al giorno per tutta la settimana e che porta a casa la pagnotta. Fortunatamente la fotografia fa parte anche del mio lavoro e questo mi basta per alzarmi felice alla mattina, ma diciamo che lo stile e i soggetti che tratto sono un tantino differenti.

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2) Il tuo è uno stile particolare, sia per la scelta del soggetto che per le cromie, come mai questa scelta?

Lo stile è qualcosa che deriva dall’anima e da una ricerca che il più delle volte è figlia di un percorso che costruiamo seguendo le nostre emozioni. Non nego che agli inizi abbia tratto ispirazione da altri artisti cercando di carpirne i segreti sulle luci e sulle inquadrature. Poi pian piano mi sono scostato trovando la mia strada e il mio percorso artistico. Nonostante ciò sono ancora oggi in continua ricerca di nuovi stili, cromie, soggetti e concept anche se devo ammettere che quando sistemo un mio scatto in modo diverso non mi sento in pace con me stesso e alla fine torno sui mie passi con l’unico stile che mi fa star bene.

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3) Domanda secca, digitale o analogico?

Digitale. Adoro l’analogico, ma è troppo costoso e ormai obsoleto. Per chi, come me, vive nella provincia della provincia è veramente difficile trovare anche solo il materiale per scattare.

 

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4) Le tue modelle sono spesso ritratte in situazione di bondage, consideri le corde come un’ espressione artistica a se stante (come lo shibari di Hikari Kesho) oppure un complemento alla foto

Entrambe le cose. Adoro il bondage ma non mi piace far foto con fini soltanto bondage. Oddio, qualche volta le ho fatte, ma  diciamo che l’uso del bondage nelle mie foto deve essere visto da due angolazioni. La prima si basa sul concetto dell’impedimento. Per intenderci quando voglio esprimere sensazioni da incubo come quando si vuole scappare ma non si riesce. Mi aiuta a creare suspense, a dare un maggiore senso di “angoscia” alla scena che però non mi piace sia violenta o cruda. Molti dei miei follower hanno commentato i miei scatti come delicati anche nei messaggi più crudi e condivido il loro punto di vista. Persino le modelle che vedono la mia arte da un punto di vista femminile apprezzano i miei concept perché non li reputano violenti. La seconda angolazione invece comprende le foto in cui utilizzo le corde per elevare le forme femminili. Non sono però un fan dello shibari, a livello personale prediligo lo stile americano della damsel in distress.

5) Nei tuoi scatti c’è molta post produzione, ritieni che al giorno d’ oggi il fotografo debba essere anche grafico ed esperto di computer?

Chi vuole vivere di fotografia deve avere delle ottime conoscenze dei programmi di fotoritocco se non vuole soccombere all’avanzare dei tempi. E’ ovvio che a livello professionale se ne può fare un bassissimo o un altissimo uso a seconda degli stili e dei campi in cui si esercita la professione. Per quel che mi riguarda professionalmente sono un designer pubblicitario e quindi il pacchetto Adobe fa parte del mio lavoro. Come Ettone invece ne faccio uso per una questione di emozioni personali che mi portano a star bene quando vedo le mie foto con quelle cromie. Vedi alla domanda due.

6) Per i feticisti dell’ attrezzatura, che macchine e obbiettivi usi?

Spazio da una Nikon D3X ad una misera, ma tanto amata, Canon 450D. Due mondi apparentemente lontani ma che con il mio tipo di post produzione non hanno molte differenze. Sarei scemo a dire che non ve ne siano del tutto, ma diciamo son ben camuffate. Come obiettivi indicativamente sto sul 50mm, ma dipende, così come per le luci. Nelle mie foto faccio sempre uso di luce artificiale ma uso sia faretti a luce fissa che flash.

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7) Quali sono i tuoi progetti futuri?

Non ho progetti futuri programmati. Come Ettone voglio solo crescere. Fortunatamente il lavoro vero mi da tempo ed esperienza per poter sperimentare anche come Ettone. Se un giorno riuscissi a trovare uno sbocco professionale come Ettone allora ne sarei ancora più felice, ma in tutta sincerità dovrebbe continuare ad essere come è oggi e la mia seppur piccola esperienza lavorativa mi porta a constatare che una volta che si fa della propria passione un lavoro le cose cambiano. Ah, un progetto che sto coltivando e ampliando è quello della “Dark Happy Family” che puoi vedere sia sul mio sito che sulla mia pagina di Behance, sempre raggiungibile tramite il mio sito ufficiale (dove si possono trovare i link al blog, a facebook, etc…). E’ un progetto nato dal desiderio di creare una famiglia dark che non si prendesse troppo sul serio, diciamo con influenze Burtoniane.

Ringraziamo Ettone e aspettiamo di vedere i suoi nuovi lavori.

Flash di giorno…ovvove!

Oggi iniziamo una serie di articoli sull’ utilizzo del flash.
Avvertenza, se siete di quelli che dicono “io il flash non lo uso perché snatura l’ atmosfera” potete anche saltare alla sezione ricette di questo blog.
Se invece pensate che il flash vada usato di notte, possibilmente sparato dritto nelle pupille del soggetto, vi conviene leggere tutto.

ritratto scattato alle ore 12:00, con il flash.

La tendenza odierna è quella di usare la luce artificiale anche di giorno per ottenere, in abbinamento alla post produzione, immagini di effetto sopratutto nell’ ambito dello sport che del ritratto ambientato. Per capire di cosa parlo potete guardarvi le foto di Tim Tadder (sport) o di Fredi Marcarini (ritratti). Quindi non temete ed iniziate ad osare.
Esiste addirittura una corrente di pensiero fotografico che propugna questa tecnica, si chiama Strobist , se conoscete l’ inglese quel sito è tutto per voi.

Se l’ unico flash che avete è quello fisso sopra la fotocamera , andatevi a leggere il manuale di istruzione ed iniziate a sperimentare la cosidetta tecnica del fill-in in italiano luce di riempimento. Affidatevi ai programmi automatici e provate ad usarlo in qualche ritratto in pieno controluce, fate sparire il sole dietro la testa del soggetto e scattate attivando il flash. Osservate i risultati e….ohhhh. Adesso potete andare a comprarvi un flash esterno serio, il cosiddetto cobra, ovvio che se siete ricchi potete tranquillamente mettere mano al portafoglio e rifornirvi a piene mani dalla Profoto o dalla Quantum.
Orientativamente cercate di comprare il flash più potente che potete permettervi e, tenete da parte qualche euro del budget, per gli accessori che sono fondamentali per evolvervi dal gradino del mai abbastanza vituperato status di fotocazzoamatore.
Nella prossima parte dell’ articolo vediamo i primi rudimenti per  utilizzare il flash di giorno e cosa ci può servire.

Un ringraziamento alla mia socia Emanuela che si presta da modella per questi scatti illustrativi.

Questo è un buon flash per iniziare:

 

Insalata di Pollo Estiva

Anche oggi parliamo di insalata. Sento già le voci in lontananza “che palle ancora insalata“, tranquilli aggiungiamo anche il pollo per dare un poco più di sostanza. Iniziamo con tagliare il petto di pollo a dadini e a batterlo con il coltello per renderlo morbido, mettiamolo a marinare nella salsa di soia.

Prepariamo quindi la parte verde, pulendo e tagliando a fettine sottili un sedano, un poco di lattuga “iceberg” e del mais dolce per chi piace. Il mais bisogna scolarlo dall’ acqua di conserva e sciacquarlo sotto il rubinetto prima di aggregarlo al tutto. Preparata la parte verde gettate nella padella rovente con un filo d’ olio i pezzetti di pollo, sfumateli con la marinatura. Quando sono ben colorati tirateli su scolandoli e aggregateli alla parte verde.
Ora davanti a voi si aprono due alternative. O condite il tutto con una salsina leggera oppure il vostro metabolismo vi permette di digerire anche i sassi e ci andate pesante con il condimento.

Alternativa Light. Spremete due arancie, mezzo limone, regolate di sale e pepe, e una fogliolina di menta per dare sapore, sbattete con violenza e condite il tutto.

Alternativa Hot. Un cucchiaio di senape o due (a seconda di quanta insalata avete fatto), un poco di aceto per scioglierla e renderla fluida, olio, sale e pepe. Sciogliete la senape aggiungendo aceto, emulsionate con olio, regolate di sale e pepe. Attenzione perchè la salsa di soia che avete usato per il pollo è già salata. Se siete degli eroi aggiungete un goccio di tabasco.

Solito abbinamento con birra gelata oppure sangria.

per scolare l’ insalata usate questa:

Provini, digitale e varie amenità…

questo post richiama i contenuti della diatriba analogica/digitale

Lo spunto per questo post l’ho preso dalla lettura di questo articolo. In particolare quando ho letto questa frase:

“Esaminare i provini – dice il giornalista e photoeditor Nazario Dal Poz nella postfazione del volume – è un’esperienza intima, fisica. Le loro piccole dimensioni richiedono una prossimità tra l’occhio e il foglio di carta, i fotogrammi avvicinati al viso. Di nuovo un contatto”

Ora, non so se i lettori di questo blog hanno un età tale da aver fotografato prima dell’ avvento del digitale, ma per chi come me viene dalle esperienze della pellicola i provini li ricordo come una gran rottura di p****.

Intanto dovevi portare i rullini al laboratorio sperando che fosse aperto e che non ti facesse casini con i chimici. Poi quando richiedevi i provini ricevevi in cambio sguardi carichi d’ odio con il non detto “pezzente perchè non stampa le foto così faccio prima e guadagno di più”, da parte del titolare del laboratorio.
Infine tornavi a casa e perdevi le ultime diottrie che avevi rimanendo piegato sul lentino a controllare le foto.
Che comunque non corrispondevano a quello che volevi perchè poi andavano eseguiti i tagli, bilanciati i colori, ecc ecc…

Adesso nella mia schermata di LR ho tutte le foto che ho scattato dopo qualche secondo che ho levato la scheda dalla macchina, quando ci passo sopra con il mouse si ingrandiscono e riempono il mio schermo da 24 pollici, posso modificare la gamma cromatica con un clic, taglio, riquadro. Gratis ( a parte il costo della licenza del sw e del PC).
Ovviamente pago questa cosa con il tempo che perdo a visualizzare e ordinare le foto ma penso che i vantaggi siano superiori agli svantaggi e ritengo che certe affermazioni siano perlopiù una moda e un atteggiamento per dimostrarsi “fighi”.

…certo che però l’ odore della pellicola e la perdita delle diottrie.

quandolo avrete non rimpiangerete il lentino:

Fotografare Seriamente – Farsi Pagare 3

Siamo arrivati alla terza puntata di quest’ argomento scottante. (la puntata precedente la trovate qui).

Oggi parliamo di quando provate la cosidetta “tentata vendita”, ovvero quando non avete nessun contatto con le società organizzatrici dell’ evento o con i partecipanti.
Di solito questa situazione riguarda le competizioni su strada tipo i rally, le corse podistiche,  ciclistiche ecc.
In questo caso dovete farvi pubblicità voi stessi e farvi conoscere dai concorrenti per piazzare il vostro lavoro.
Premessa fondamentale: se si tratta di manifestazioni in cui ci sono atleti minorenni le foto non possono essere in alcun modo pubblicate.

Tornando a noi, il principio è questo: voi scattate le vostre foto cercando di ottenere delle immagini dei singoli, le pubblicate (sul vostro sito, su fb, su siti specializzati in questo), i partecipanti si vedono e vi contattano per acquistare gli scatti. Semplice a dirsi ma non a farsi.

Primo. I partecipanti devono sapere dove andare a vedere le foto; quindi dovete consegnare a tutti un bigliettino con l’ indirizzo web dove andare a vedere le foto, il vostro contatto Fb, la vostra mail, il cellulare (quello dedicato al lavoro). Anche una maglietta o giubbotto con stampato il vostro sito è utile ed è molto professionale.

Secondo. Per evitare di farvi fregare e lavorare a gratis, sulle foto ci vuole un bel watermark in modo da dissuadere chi volesse scaricare illecitamente le immagini. Elaboratelo bene, dovrà rovinare la foto ma non essere invasivo. Lavorate sulle trasparenze del livello, sulle opzioni di fusione, in modo da avere un qualcosa di gradevole sulle immagini. Il watermark vi serve anche per quando pubblicate su Facebook (avete mai  letto il contratto di servizio?)

esempio di preparazione per stampa con watermark

Terzo. Decidete cosa vendere, le foto stampate o il file?  Se optate per la prima soluzione dovete avere sottomano un servizio di stampa affidabile e veloce, dovrete sapere quanto vi costa la spedizione e quanto vi costano i vari formati di stampa. Preparate un listino e fornitelo a chi vi chiede informazioni. Per fare un bel lavoro prima di mandare in stampa la foto ci vuole un minimo di editing, aggiungete una cornicetta, le scritte con i riferimenti della manifestazione e i vostri credits. Se cedete il file, ridimensionatelo prima di spedirlo, ovviamente quando è spedito ne perderete traccia per sempre.

Nella prossima puntata cercheremo di vedere le tecniche di vendita più avanzate, ringrazio intanto la mia socia per le imprese sportive.

Questa vi potrebbe servire per quello di cui parleremo nella prossima puntata:

 

 

Frittura Globale

padellone di Camogli

Questo articolo uscirà domenica, in concomitanza con la Festa di San Fortunato a Camogli, dove viene organizzata la più grande frittura d’ Italia nella padella più grande che ci sia in circolazione. Quindi parleremo di frittura.

Diciamo che si può friggere praticamente qualsiasi cosa e viene buona, il problema è legato a due fattori:
1) L’ olio, che deve essere abbondante, fresco e alla corretta temperatura.
2) La pastella.
Quindi oggi vi metto la ricetta della pastella, poi cosa friggere ci pensate voi! (suggerisco pesce e verdure)

Filtrare con un passino circa un etto di farina.
In una ciotola mettere un uovo (preso dal frigo), chiara compresa, e mischiare come per il preparato per una frittata.
Aggiungere circa 50 cl di acqua frizzante fredda di frigo, circa un terzo di un normale bicchiere.
Aggiungere circa 30-40 grammi di farina.
Mischiare leggermente il tutto.
Quando l’olio sembra sufficientemente caldo, circa sui 170°C (se non avete una friggitrice comprate almeno un termometro), oppure buttare nell’olio una goccia del preparato per la pastella. Se scende sul fondo e sale subito in superficie significa che l’olio è alla temperatura ideale.

Prendere i pezzi di verdura e pesce precedentemente tagliati in fettine ed immergerli nella pastella ricoprendoli uniformemente. Successivamente porli nell’olio per friggerli.  Quando si forma la copertura sui pezzi è possibile toglierli dall’olio e porli su un piatto ricoperto con della carta assorbente per togliere l’olio in eccesso. Cospargete di sale fino. Mangiate caldissimo.
L’ olio della frittura lo filtrate e lo riutilizzate poi gettatelo negli appositi contenitori per il riciclo!

poi vi comprate una cosa come questa e siete a posto:

Fotografare Seriamente Farsi Pagare 2

Eccoci ritrovati alla seconda puntata di questo argomento (la prima la trovate qui).
Cerchiamo di vedere quale può essere il sistema per farsi pagare e vivere felici e contenti.

Attenzione!! Non sono un commercialista quindi come fare una fattura, pagare IVA lo dovete sapere voi perchè  dipende dal vostro regime fiscale, ricordati comunque che le tasse le dovete pagare.

Caso 1. Siete pagati a tempo, ovvero venite contattati dall’ organizzazione della manifestazione o dell’ evento che vi affida l’ esclusiva per documentare lo svolgimento. Mettetevi d’ accordo prima su cosa deve essere fotografato, su come preferiscono le foto (di solito .jpg) e sul compenso, con due righe scritte anche al fine della liberatoria e di rinuncia ai diritti. Al termine voi consegnate le schede di memoria, loro se le scaricano e vi danno i soldi. Semplice, pulito e vissero felici e contenti. Rimane ovvio che a fine giornata a voi rimangono in tasca solo gli euro e non i files, di quello che ci fanno dopo non è più affar vostro.

Caso 2. Siete pagati a foto, ovvero chi vi contatta vi propone di pagare solo gli scatti che ritiene utili. Anche qui due righe di accordo scritto prima tutelano tutti dovete specificare sopratutto se cedete la foto o i diritti (la differenza la spiego dopo). La foto rimane comunque sempre la vostra e a seconda degli accordi che avete preso la potete poi riutilizzare nei modi che più vi aggradano.

Prima di andare avanti negli altri casi e a parlare di liberatorie ed altri cavilli relativi alla pubblicazione vediamo di capire qual’è la differenza tra il concedere i diritti di uso della foto e cedere la foto stessa.
Nel caso cediate la foto, voi cedete al vostro acquirente il files originale e tutti i diritti di uso dello stesso senza limitazioni. Di quel files l’ acquirente ne può fare ciò che vuole comprese le modifiche, le alterazioni e stravolgimenti senza chiedervi alcunchè. Rimane ovvio che questa è una fattispecie particolare e che il compenso per tali foto è alto. Viene di solito usata quando le foto contengono soggetti sensibili (ad esempio oggetti coperti da brevetto o segreto industriale). Il file non è più vostro come nel caso 1
Le cessioni di diritti si dividono in RM o in RF (la descrizione su Wiki è meglio di tante parole), in questo caso dovete fornire un prodotto finito, cioè del giusto formato, post prodotto e pronto per la stampa.

Nella prossima parte vediamo come fare a vendere se non abbiamo nessun accordo con gli organizzatori, nel frattempo guardatevi cosa fanno i maestri: