Insalatone estivo

L’ estate avanza a grandi passi e la richiesta di piatti freschi e veloci aumenta a dismisura.

Quindi oggi facciamo una insalata veloce e sfiziosa. Con una mandolina affettiamo delle carote a listarelle (facendo attenzione alle dita) gettate il tutto nel contenitore aggiungendo mais dolce ben scolato dal liquido di conservazione.

Nel frattempo recuperate del pane raffermo, tagliatelo a cubetti e fatelo scaldare nella padella dove avevate stemperato un acciuga sotto sale ed un filo d’ olio.
Quando i dadini avranno assorbito l’ olio e saranno tostati aggiungeteli alle carote che aspettavano. Regolate di sale e pepe facendo attenzione che il dadino acciugato è già abbastanza salato.Nel frattempo iniziamo a preparare la salsina per condire il tutto.
Spremete una parte di limone, mezza di pompelmo giallo e mezzo di arancia. Aggiungete un filo d’ olio e sbattete con una frusta o una forchetta.

Servite a mucchietti su di una foglia di lattuga e condite alla fine con la salsina appena preparata.
Ovviamente accompagnate con una sangria!

Per preparare l’ insalata vi servirà questa:

Fotografia Sportiva – Ginnastica

Benritrovati all’ appuntamento di tecnica fotografica. Oggi voglio parlare di ginnastica in tutte le sue varianti, ritmica, artistica, aerobica ecc ecc.
L’ unica cosa che le accomuna è il fatto che si svolgono in palestra al chiuso e di solito durante l’ inverno.
E tutte le palestre, a parte rarissime eccezioni, sono illuminate male e poco.
Questo diventa un problema perchè ci costringe a salire con gli ISO, anche se le macchine moderne con sensori Full Format arrivano senza problemi oltre i 6400 ISO.

Iniziamo con la logistica. Informiamoci prima sugli orari e su dove si trova la palestra, di solito sperduta nella periferia, per arrivare con un po’ di anticipo. Se la manifestazione non è di alto livello non ci dovrebbero essere problemi di accrediti e se vi presentate all’ organizzazione potrete entrare ai margini dell’ area riservata agli atleti. Ricordatevi di farvi dare l’ elenco degli iscritti, altrimenti avrete foto belle ma non utilizzabili.
Il flash è assolutamente bandito, quindi lasciatelo pure nella borsa, lo tirerete fuori magari al momento della premiazione.
Cercatevi una posizione comoda, possibilmente con uno sfondo il più neutro possibile, oppure con uno striscione commemorativo della manifestazione. Trovatevi da sedere perchè sarà lunga, mi è capitato di stare a scattare otto ore, e vi assicuro che senza monopiede per le braccia è dura.
L’ ottica classica con cui scattare è il 70/200, apertura f/2,8, tempi da 1/300 in su a seconda della specialità, ISO di conseguenza. Meglio una foto rumorosa che una foto mossa.

Vanessa Ferrari

Vanessa Ferrari

Se volete sperimentare il mosso creativo fatelo durante le prove così da non rovinarvi le foto che vi possono servire.
Cercate di capire l’ esercizio, scattate nei momenti topici come l’ apice dei salti, le sospensioni, l’ uscita e l’ entrata. Le foto di schiena non servono, cacciatele pure. L’ atleta si deve vedere in faccia.
Come nel balletto, ci possono essere foto bellissime ma, che rappresentano l’ atleta in posizioni dell’ esercizio scorrette, quindi anche queste non servono. Per capire quali sono fatevi aiutare da atleti, ex-atleti, giudici sino a che non ne avete un infarinatura di base.

Questo è un genere molto specialistico e di solito chi inizia a scattare in questo tipo di manifestazioni si specializza conoscendo così lo sport e gli atleti, fondamento per una buona riuscita di questo tipo di scatti.
Questo vi potrà essere utile:

Recensione – Offshore

1501833_567883133298246_1259287077_n
Questa è la recensione riveduta e corretta al 2013 di Offshore il racconto di Germano M. scritto in occasione dell’ avventura del S.B.
Titolo: Offshore
Autore: Germano M.
Anno: 2012
Genere: Horror, Post-apocalittico
Editore: Autoprodotto
Formato:  Amazon/Mobi

Sinossi: La Pandemia Gialla ha messo in ginocchio la civiltà, nel 2016 sono pochi i sopravvissuti in grado ancora di aggiornare. Uno di loro è Geremia, detto Jerry, ingegnere elettronico rimasto isolato in una centrale eolica offshore, in mare aperto. “Offshore” è il diario delle sue giornate, un resoconto della sua sopravvivenza alle prese con la minaccia dell’infezione e quella delle polveri radioattive provenienti dall’India.

Recensione: Ultimo arrivo per il filone legato al “Survival Blog”  e all’ universo sconvolto dalla pandemia Gialla creata da Alessandro Girola. Qui Germano “Hell” cambia decisamente registro rispetto alle Atmosfere del precedente racconto GfH dove il suo alter – ego sfuggiva al contagio rifugiandosi nella remota provincia della verde Irlanda.  Offshore è ambientato su di una piattaforma eolica situata nell’ oceano indiano, ai limiti della propagazione del fall-out generato dalle esplosioni atomiche nel sub-continete indiano durante le operazioni di contenimento dell’ infezione. Il racconto è claustrofobico, violento, a tratti duro nel linguaggio e nelle descrizioni. Il protagonista frustrato dall’ isolamento, dalla fine incombente e dalla malattia (scorbuto?) che lo fa’ diventare  sempre più alienato,  lasciando al suo blog l’ unico flebile contatto con il mondo esterno e la normalità. Il racconto, anche se breve, descrive la discesa verso l’ abisso della disperazione e la presa di coscienza che il destino è segnato. Nessuno salva nessuno, e la fine non è vicina ma è già arrivata.

Disponibile solo in formato e-pub (per ora) si legge rapidamente e lascia una stretta allo stomaco non da poco. Impaginazione e copertina realizzate non da professionisti ma sicuramente di ottimo livello.

AGGIORNAMENTO DICEMBRE 2013
Germano ha rilasciato la versione riveduta e corretta, con una nuova copertina molto più professionale, riscrittura di alcune parti, correzione dei refusi. La trovate su Amazon a meno di un euro, basta cliccare sotto:

Intervista con i Fotografi – Una nuova rivista

1) Chi è Cristiano Ragab?

Franco Mottura e Cristiano Ragab sono due semplici mariti e padri che hanno aperto il cassetto e tirato fuori il sogno.
Amando la fotografia, lo sport e la vita è nata l’idea di creare una società editrice che pubblicasse i fotografi di sport da tutto il mondo. Siano i più grandi a livello internazionale, siano talenti sconosciuti.

2) Cosa è 2,8?

2.8 rappresenta grande qualità nella fotografia, a livello di apertura del diaframma e quindi di luce. E’ anche un numero, quindi rappresenta il significato sportivo, le cui prestazioni sono in decimi di secondo, in minuti, in numeri.

la copertina del secondo numero

2.8 è un volume trimestrale di fotografia sportiva. Non una rivista, ma un libro vero e proprio. Ogni trimestre pubblicheremo un volume dove lo Sport e la Vita ballino in una linea sottile che non permette sempre di differenziare l’uno dall’altra. Non è cronaca sportiva. E’ l’emozione, la tensione, la forza, la paura dell’atleta nella sua essenza. Come un eroe olimpico ateniese.
Vuole anche essere un messaggio di gioia, in un momento in cui lo sport che oggi si vede ha perso completamente questo significato. Vuole essere un messaggio di speranza quando vedrete foto di persone che fanno sport in zone di guerra oppure disabili che hanno una forza agonistica che atleti “normali” non sempre hanno.

3)Cosa ti ha spinto ad intraprendere l’ avventura di 2,8?

Ci ha spinto la voglia di entrare in una nicchia inesistente oggi. Non c’è un volume di fotografia sportiva nel mondo. Non esiste proprio. Ci ha spinto soprattutto la voglia di pubblicare talenti fotografici che normalmente in una paese come il nostro non trovano spazio. Senza alcun filtro mentale. Abbiamo fotografi giovanissimi e fotografi prossimi all’aldilà (come età). Abbiamo fotografi che non hanno studiato nelle costose scuole private che sorgono come funghi, ma le loro foto trasmettono passione, forza, “sangue.
Ci ha spinto la voglia di creare un prodotto artigianale, stampato in Italia, a Roma, e poi distribuito nel mondo intero. Perchè amiamo il nostro paese e il mondo tutto.

Continue reading

Cefalopodi ustionati (Calamari alla piastra)

Oggi la ricetta domenicale è leggera, estiva e profuma di mare.
Recatevi quindi senza indugio dal vostro pesciaio di fiducia e acquistate dei simpatici cefalopodi (non ditegli così altrimenti rischiate che vi tiri dietro un blocco di ghiaccio acuminato) ovvero dei calamari.

Puliteli eliminando gli occhi, la vescichetta dell’inchiostro e l’osso dei calamari e anche il deposito giallastro che si trova sotto la testa, tagliateli quindi in fettine quadrate.
A parte sbattete dell’olio e del succo di limone, sale e pepe, con la salsina ungete i calamari. Scaldate la pietra ollare o la padella in ghisa (se aveste della brace sarebbe anche meglio) e quando è rovente disponete le fettine ben marinate.
Mentre rosolano bagnate con un la salsina di cui sopra allungata con un poco di vino bianco.   Quando i bordi saranno rosolati sono pronti. Servite caldissimi su di un letto di insalatina fresca con un filo d’olio a crudo,  aglio e prezzemolo.

Fotografia Sportiva – Corsa, running & Co.

Benritrovati alla rubrica di tecnica fotografica. Visto che siamo in primavera e iniziano le manifestazioni all’ aperto, vediamo di analizzare  tutte quelle che ricomprendono il variegato mondo della corsa, marcia, maratona, running, podismo, triatlon ecc ecc.

Le manifestazioni podistiche sono ricche di spunti interessanti, oltre alle foto di valore editoriale per il giornale ci sono anche le foto da scattare ai singoli partecipanti che vogliono un ricordo.
Vediamo quindi cosa mettere in borsa. Se non conoscete il posto è indispensabile una cartina con indicato il percorso, un obbiettivo lungo (il classico 70/200), un grandangolo (tipo 17/35) , generi di conforto, carta e penna. Solitamente per questo tipo di manifestazione non servono accrediti particolari ma è buona cosa presentarsi con congruo anticipo agli organizzatori per avere l’ elenco dei partecipanti (altrimenti quando il n.27 vince la corsa cosa scrivete nella didascalia della foto?).

qui lo sfondo è corretto ma la foto è troppo piccola, occorreva un ottica più lunga o un successivo crop

Se fotografate per il giornale vi servono principalmente due foto. La prima è la partenza con la folla sotto lo striscione, la seconda sono i vincitori (categoria uomo e donna) che tagliano il traguardo.
Se invece state scattando per l’ organizzazione o per voi il lavoro è più complesso.
Fondamentale è conoscere prima il percorso per poter sfruttare gli scorci più caratteristici e poter anticipare i concorrenti così da scattare in almeno due o tra siti diversi, per fare questo dovete conoscere le strade alternative e muovervi preferibilmente in scooter.

questa può essere un ottima foto ricordo per il corridore

Cercate una posizione che vi consenta di fare scatti che isolino dal contesto l’ atleta in modo da avere tanti scatti dei singoli; cercate di scattare dopo che il gruppo si è già sfilacciato vi rimarrà più semplice. Scatto continuo, messa a fuoco multipla per attenuare il rischio di mancare una foto, oppure fate come si faceva una volta messa a fuoco fissa su di un punto preciso e scattate quando passa l’ atleta.

Ovviamente anche questa volta devo ringraziare la mia socia Emanuela per avermi aiutato a realizzare le immagini che vedete dando prova di notevoli doti atletiche!

Memphis all’ Infinito – Recensione

Memphis all’ Infinito di Livio Horrakh
eBook autoprodotto
3.09 euro, 625 kb
Link per l’acquisto

Sinossi

Cos’è veramente successo l’11 settembre 2004? I servizi segreti americani hanno cercato di modificare la storia per cancellare quel tragico evento? L’Esperimento Philadelphia e il Progetto Montauk non sono mai stati interrotti? In un thriller fantapolitico ad alta tensione i protagonisti di Memphis all’infinito sono scaraventati in un’altra epoca ed in altre dimensioni, nel cuore di un Tennessee dove il 1954 si è fermato per sempre e le leggi fisiche, così come la stessa trama della realtà, sono state irrimediabilmente compromesse da alcuni incontrollati esperimenti di viaggi nel tempo

Recensione 

Ho trovato questa segnalazione sul blog di Alessandro Girola e conoscendo la sua competenza ho scaricato questo e-book.
Piccola premessa, avendo l’ iPad, e non volendo perdere tempo con Calibre ho scaricato l’ app per trasformare il tablet in kindle. Ottimo, pratica e consigliatissima.

Veniamo al racconto. Parlare di viaggi nel tempo e storie di amore senza cadere nel banale non è semplice e,  il muoversi su diversi piani temporali senza perdersi è un esercizio che non riesce a tutti. In questo caso l’ autore ci riesce, imbastendo una trama complessa ma convincente su più livelli. Come convincenti sono le scene di sesso, anche abbastanza esplicite che inframmezzano la narrazione. Il racconto è diviso in varie parti che si possono anche leggere separatamente ma costituiscono un unico disegno complessivo.

Note negative. Editing carente, ci sono diversi refusi di tipo banale (mancano accenti, spazi) accettabili in quanto trattasi di un autoproduzione, quello che è inaccettabile è l’ editing. La narrazione che si svolge su più livelli ha bisogno che i vari filoni narrativi siano immediatamente riconoscibili a livello grafico. Nel testo invece i vari capitoli sono attaccati, mancano le differenze di carattere e le spaziature sono messe a “caso”. Un peccato perchè rallenta la lettura e costringere a ritornare indietro per capire in che parte del libro siamo.

Comunque un libro da leggere che vale il prezzo che costa.

Intervista con il fotografo – Hikari Kesho

Oggi la rubrica ci porta nell’ Estremo Oriente e quindi intervista con il fotografo – Hikari Kesho- Parleremo con un fotografo italiano grande esperto della cultura giapponese, Alberto Lisi.  Il suo stile è dedicato ad una delle discipline orientali, di cui si  parla molte volte a sproposito, lo s_hibari.

Buongiorno, per prima cosa chiariamo ai lettori che abbiamo a che fare con un personaggio italianissimo, coma mai questo nome d’ arte e sopratutto che significa?
Il significato è: estetica/bellezza, fatta di luce…Hikari= luce, Kesho= cosmetica/estetica, il giapponese non è facilmente traducibile in modo letterario, comunque il significato non si discosta poi così tanto dal nostro “fotografia” ossia “scrivere con la luce”. Giapponese perché nel periodo in cui ho deciso di darmi un nome d’arte, distinguendo in modo definitivo la figura “commerciale” da quella artistica, ero assorto in pieno da queste mie ricerche sullo S_hibari, forma di legatura artistica giapponese e dalla sua filosofia. Inoltre sono sempre stato appassionato, e praticante, di discipline orientali ed arti marziali

Le sue foto sono immediatamente riconoscibili, hanno uno stile molto particolare. E’ complicato conciliare la ricerca estetica con l’ erotismo senza cadere nel volgare?
Se devo essere sincero per me non è complicato, non è una cosa sulla quale ragiono, non decido a tavolino come esprimermi per riuscire a muovermi sul piano  erotico senza essere volgare…mi esprimo e basta e quello è il risultato. Sono poi gli altri a riportarmi le sensazioni che provano e, devo dire, mi fa piacere, ma non è frutto di una ricerca, ma evidentemente di un mio gusto personale, di un mio modo di essere, di vedere, di comunicare.

Nelle foto di s_hibari realizza lei le legature o si avvale di collaboratori?
Tassativamente io 🙂 scherzi a parte, questa è la cosa che più mi contraddistingue nel panorama Nazionale ed Internazionale, ossia il fatto che oltre ad essere un “N_awashi” (maestro di corde) sono anche un fotografo professionista, quindi creo i soggetti a mio piacimento e li fotografo, è una prerogativa abbastanza inusuale, è quella che mi ha portato per esempio ad essere uno dei venti al mondo chiamati ad esporre alla “Art of Contemporary S_hibari” presso la biennale di fotografia in Texas

 Le sue modelle hanno doti atletiche non indifferenti, come svolge i casting?
Data la particolarità delle foto e delle situazioni in cui si troverà la modella durante lo svolgimento di uno shooting di S_hibari, che và molto al di là del “semplice” essere atletiche, il casting non segue un unico e tradizionale sistema di ricerca, ma piuttosto si basa su contatti a cui seguono test di attitudine in studio sia sul piano fisico che emotivo.Talvolta sono io a chiedere se vedo dei soggetti interessanti, ma per la maggiore sono le ragazze che si propongono attraverso il modulo apposito che trovano sul mio sito

 La domanda classica per gli appassionati di attrezzatura. Con cosa scatta e come ha gestito il passaggio da analogico a digitale?
Da quando sono passato al digitale scatto con Nikon, ora possiedo una D3X, una D700 e una D7000. Il passaggio è stato lento e faticoso, nel senso che io sono sempre stato molto curioso e attento ai cambiamenti e alle innovazioni (come dimostra un mio articolo apparso sulla rivista Photo di aprile del ’98), per cui non appena apparso il digitale ho provato a proporlo ai miei clienti che però, scettici ed ancorati all’analogico, hanno impiegato molto tempo prima di accettarlo. Per un certo periodo di tempo ho investito molto scattando nei due modi, così da “accontentarli” consegnandogli le loro belle diapositive, ma dando delle dimostrazioni dell’eventuale qualità che avrebbero avuto col digitale…allora scattavo con un dorso PhaseOne su Mamiya

Quali sono i suoi progetti futuri?
Per quanto riguarda la parte artistica credo di non aver ancora “esaurito” il tema dello s_hibari, ho appena iniziato ad interpretarlo in situazioni insolite, luoghi pubblici e frequentati, come si può vedere da alcuni video di back stage sul mio sito. Il fine non è pura provocazione, anche se questa ovviamente in parte non manca, bensì fotografare un’opera d’arte, creata da me, sullo sfondo di un’altra opera d’arte, creata dall’uomo o dalla natura stessa. Per la parte commerciale invece, la fotografia di moda, è un momento di riflessione, sto cercando di capire che direzione ha preso, con l’avvento del digitale e di Photoshop oggi sono tutti un po’ fotografi e questo credo abbia abbassato il livello della professionalità, spostandola su altri parametri, che personalmente trovo un po’ discutibili…fortunatamente la mia figura artistica mi aiuta anche in questo senso, trovandomi delle committenze che cercano più la mia creatività che non il…fotoritocco! 🙂

Lasciamo allora Hikari Kesho alle sue corde, e godiamoci le sue splendide immagini.

 N. B. aggiornamento del 09.11.2015 sono state introdotte delle correzioni ortografiche nell’ articolo perchè risultava classificato nelle categorie > 18 per i motori di ricerca.

Spaghetti aglio, olio e peperoncino…tiè!

Oggi andiamo sul classico, spaghetti aglio olio e peperoncino. Sento già gli echi lontani “..che palle, chissà che ci vuole, ecc”….ingrati. Prima leggete sino alla fine poi mandatemi a quel paese.

Lo spaghetto aglio , olio e peperoncino è un classico da ultimo minuto. Da disperazione davanti al frigo e stomaco vuoto durante la notte, cerchiamo di rivisitarlo e dargli una certa parvenza di piatto nobile.

Mentre si scalda l’ acqua per gli spaghetti iniziamo a prendere la padella nella quale mettiamo una dose di olio, accendiamo il fuoco basso e mettiamo due spicchi d’ aglio. Se siete di quelli a cui l’ aglio ritorna per giorni dagli inferi digestivi fate una sforzo e comprate una resta di aglio di Vessalico, vedrete che il problema sarà risolto. Mentre l’ olio sfrigola aggiungete i peperoncini a seconda del vostro grado di resistenza al piccante. Nel frattempo gli spaghetti dovrebbero essere arrivati al giusto grado di cottura.

Adesso nella parte di assemblaggio viene la parte interessante, per mantenere il giusto grado di assorbimento da parte dello spaghetto (notoriamente liscio ed infido) spolverate il tutto con una buona dose di pan grattato in modo da attaccare bene il condimento alla pasta. Passate in padella e aggiungete un filo d’ olio a crudo, servite fumante o mangiate direttamente nella padella di fronte al televisore.

Se volete conservare il gusto del peperoncino senza infocarvi la gola aggiungete qualche pinolo tritato.
Ovviamente accompagnate il tutto con birra ghiacciata bevuta rigorosamente a canna!

Genesi di una copertina

Alcuni giorni or sono ho raccontato come una foto scartata da un servizio sia stata recuperata per creare un banner da inserire in un famoso blog. Oggi invece esaminiamo come questa foto sia stata il frutto di un percorso logico e consequenziale che dovrebbe essere la road – map di tutti i lavori svolti con professionalità.

Antefatto
Dovevo realizzare la copertina per completare il racconto ambientato a Genova che avevo da poco completato. (se lo vuoi leggere scaricalo qui)
Ho immaginato allora una foto che potesse rappresentare il contenuto del libro e che attirasse il lettore, perciò prendendo spunto dalle protagoniste ho cercato di dargli un volto.

Flusso di Lavoro
Per prima cosa ho cercato la modella, ricerca non semplice in questo caso perchè doveva anche possedere/guidare una moto, per fortuna che avevo già idea dove orientarmi.

Secondo ostacolo è stato quello di trovare una location adatta, non potendo spostarmi su di un circuito ho cercato nelle strade più periferiche una zona che non fosse trafficata. Ho trovato questa strada che conduceva ad una frazione nell’ entroterra, durante la durata dello shooting non si è vista una macchina.
Durante il sopralluogo ho cercato di osservare anche le condizioni di luce per poter programmare l’ ora migliore per gli scatti.
Stabilita la location e l’ ora migliore ho pensato al look. Ritornando alla descrizione del libro ho pensato ad una cosa semplice che però garantisse un certo grado di glamour.

Il giorno stabilito ho iniziato a scattare, sia con la moto in movimento che con la moto ferma cercando la maggior parte delle inquadrature verticali sapendo che l’ immagine finale sarebbe dovuta finire sulla copertina del libro.
La mia assistente con un pannello riflettente ammorbidiva le ombre mentre un flash cobra mi serviva per dare un punto di luce sul viso.

Alla fine della sessione ho iniziato il processo di revisione che mi ha portato a scegliere l’ immagine che mi sembrava ottimale.

Il passaggio in Photoshop (ora i guru mi prenderanno a calci viste le mie ridotte capacità elaborative) ha riguardato in primis il taglio dell’ immagine per eliminare gli elementi di disturbo, poi una piccola aggiustatina alla modella per conferirle un “lato b” perfetto (anche se il suo era già notevole). Per evitare problemi ho cambiato la targa al mezzo ed ho messo una cifra “esoterica”, viraggio in BN e bruciatura di parte dello sfondo per inserire le scritte.
Ovvio che se queste operazioni le avesse fatte un professionista il risultato sarebbe stato migliore ma, il budget non mi permetteva di assoldarne uno e quindi ho dovuto fare io.

Spero che questo vi serva per capire come per programmare uno scatto si debba partire dall’ avere ben presente il risultato che si vuole ottenere e quindi, risalire tutta la catena per organizzare lo scatto. Le buone foto difficilmente si scattano per caso, di solito sono frutto di una accurata programmazione di tutte le fasi. Parleremo ancora di questo.