Tagliolini neri con vongole e affini

Sollecitato da più parti, questa domenica abbiniamo pasta e mitili. Per la precisione vongole.

Recatevi quindi senza indugio dal vostro fornitore di mitili di fiducia ad acquistare le vongole (con due kg mangiate in due abbondate). Alla sera mettetele a bagno con acqua fredda e sale.

Alla mattina scolatele  e cambiate l’ acqua che sarà piena di sabbia, ripetete l’ operazione altre tre o quattro volte con acqua fredda perchè di sabbia ne uscirà tantissima.

Nel frattempo avrete impastato per preparare i taglierini aggiungendo del nero di seppia preso dal pesciaio di cui sopra o in bustina al market.

Recuperate una padella capiente, buttate uno spicchio d’ aglio, peperoncino e mettete i molluschi, bagnate con vino bianco, coprite e accendete il fuoco bello forte.

Dopo pochi minuti i molluschi si apriranno, adesso viene la parte menosa. Iniziate a levare i gusci e tenete il ripieno (al ristorante non lo fanno, ma perchè non hanno tempo). Ora avrete una padella con un sughino e un sacco di molluschi, accendete il fuoco e scaldate il tutto; se il sughino fosse poco aggiungete poca acqua. Gettate nel sughino i tagliolini freschi,  mescolate e cuocete. Dopo circa 5 minuti (dipende dalla padella, dal fuoco e dal quantitativo) la pasta sarà cotta e il sugo asciugato.

Servite roventi con prezzemolo a pioggia. Se avete cambiato tante volte l’ acqua non vi troverete sabbia nel piatto, averle sgusciate prima vi consentirà di godere appieno della pasta senza preoccuparvi di sgusciare i molluschi.

Con questo ci bevo un bel prosecco della Vadobbiadene.

Fotografia Sportiva – Calcio (prima parte)

ricordatevi la pettorina...Riprendiamo gli articoli di tecnica fotografica cercando di scendere più nel dettaglio con i vari sport. Ed ovviamente iniziamo con lo sport più popolare in Italia, ovvero il calcio.

A scanso di equivoci qui parliamo di partite a livello basso, anche perchè se andate a fotografare la serie A o B non avete certo bisogno dei miei consigli. Prima di parlare di ottiche, tempi e diaframmi vediamo di capire perchè scattate le foto.

Caso A. Vostro figlio/a, nipote, amico gioca a pallone e vi ha chiesto di scattare delle foto alla partita.   Vi tocca la tribuna, cercate di mettervi più in alto possibile per evitare la recinzione spostati dal lato opposto a quello in cui la squadra  in modo da vedere il vostro beniamino che vi viene incontro. Obbligatoria l’ ottica più lunga che avete.

Caso B. Siete stati ingaggiati dalla squadra di casa per scattare delle foto della partita o per il sito internet della società. Visto che siete appoggiati dalla società vi conviene scattare le foto dei singoli giocatori (in gergo “figure”) durante il riscaldamento chiedendo che mettano la maglia ufficiale. Iniziate a scattare con calma, anche stando in mezzo al campo ed utilizzando un ottica non lunghissima. Cercate di scattare diverse foto ad ogni giocatore, sempre con la palla ai piedi, poi chiedete di fare qualche tiro al portiere e scattate quando si tuffa in posa plastica. Poi salite in tribuna, più o meno i mezzeria e fotografate qualche contrasto, gli eventuali gol e le esultanze. Materiale per il sito della squadra ne avete.

Caso C. Dovete fotografare per una pubblicazione, cartacea o on-line non importa. Dalla Gazzetta dello Sport in giù, le cose da fare sono sempre le stesse e sono quelle più interessanti anche se più impegantive.

Come tutti gli incarichi professionali dovrete iniziare a preparavi prima perchè se il vostro committente si aspetta un risultato da voi non potete dirgli “mi dispiace”. Quindi incominciamo con il preparare la borsa a casa.

Batterie cariche, schede di memoria, macchina, il tele più luminoso che avete, uno zoom grandangolare, monopiede sono le cose fondamentali. Poi vedremo gli accessori che possono venirvi utili, controllate bene l’ orario di inizio della partita e dove si trova il campo (che di solito trattandosi di campetti non è semplicissimo) quindi programmate di arrivare là almeno 30 minuti prima dell’ inizio.

Le partite di calcio hanno dei tempi stabiliti, quasi come i riti religiosi e i calciatori sono superstizioni quindi dovete adattarvi.

…continua

Dentice sommerso

Oggi ricettina veloce e adatta per tutti. Nessun problema di intolleranza e un occhio alla linea.

Recupe

riamo un dentice, (se preferite carni più delicate ripiegate sull’ orata) pulitelo o fatelo pulire delle interiora. Dategli una bella sciaquata prima con l’ acqua e poi con un po di vino bianco. La tradizione vorrebbe che voi lo lavaste in acqua di mare dopo averlo pulito con un coltellaccio e gettato i visceri fuori bordo per attirare altri pesci…ma accontentiamoci. Continue reading

TALIBAN COMMANDER – James C. Copertino

Sinossi dal sito CurcioStore

I talebani hanno un misterioso piano che coinvolge i servizi di intelligence iraniani e pakistani, entrambi interessati ai segreti di cui un mullah è in possesso e che intende usare in guerra. Il Distaccamento operativo Alpha di Delaram, insieme a un reparto italiano, si lancerà in un’operazione speciale, densa di imprevisti e battaglie tra mercenari e guerriglieri. Una minaccia incombe in questa lotta tra spie e ha un nome in codice: Jibril.
Recensione
Ritorna l’ OSAT e il suo comandante, questa volta negli aridi altipiani dell’ Afghanistan. Il romazo ci accompagnerà nelle azioni sotteranee delle Special Force regalandoci tanto piombo e tanta adrenalina.
Tantissime pagine di azione mozzafiato (768), trama serrata e un bel finale.
Una prova più impegnativa questa volta per un autore di casa nostra che non sfigura assolutamente con i “mostri sacri” di oltre oceano. Qui la competenza in campo c’è, e tanta, anche per soddisfare i bullonari più esigenti.
Se si parla di calibri, esplosivi e macchine da guerra lo si fa a ragion veduta quasi come se parlasse uno che li ha visti dal vivo…
In queste tante pagine, la figura del protagonista è un pò troppo presente, lasciando poco spazio ai comprimari e si sente la manca un villain all’altezza.
Nota dolente. Il prezzo di 22 Euro sullo store della Curcio (più spese spedizione) e in libreria, per un volume cartonato sono un po’ eccessive. Io l’ho preso scontato su Amazon e comunque conoscendo l’ Autore andavo sul  sicuro, forse chi si avvicina la prima volta in libreria potrebbe restare interdetto sull’ investire quella somma.
Comunque, per gli amanti del genere un volume da prendere subito.

Intervista con il fotografo – Eolo Perfido

Eolo Perfido

Oggi, per la rubrica Intervista con il Fotografo parliamo con un giovane professionista italiano Eolo Perfido

1) Ciao Eolo, tu sei approdato alla fotografia professionale attraverso un percorso particolare ce lo vuoi spiegare?

Ho scoperto la fotografia a 28 anni. A quel tempo lavoravo in una società che si occupava di sviluppo di contenuti per il web e marketing online. Non avevo mai dimostrato una spiccata predisposizione per la fotografia ma ero da sempre appassionato di illustrazione e grafica. Lavorando molte ore al giorno non potevo permettermi una scuola o un corso di specializzazione, così ho progettato da solo la mia formazione leggendo molti libri e cercando di copiare per quanto possibile i fotografi che man mano scoprivo su internet. Durante il percorso formativo è stato inoltre molto importante confrontarmi con altri fotografi, condividere esperienze e problematiche tecniche e creative. Purtroppo non è sempre stato facile trovare persone disposte a scambiare informazioni, e questo è uno dei grandi limiti di tanti fotografi. Ora che insegno fotografia in diverse scuole e workshop internazionali posso dire che condividere le proprie conoscenze è un momento di arricchimento per tutti e che quanto si dà prima o poi torna sempre. Tornando alla mia storia personale, dopo 4 anni di sperimentazione mi sono sentito abbastanza sicuro e consapevole per poter pensare alla fotografia come una professione ed ho iniziato a propormi per piccoli assignment. Il tempo ed una buona dose di fortuna hanno poi premiato questo approccio e sono arrivate sempre più opportunità.

2) Ritieni che in Italia ci sia spazio per la fotografia professionale o bisogna per forza rivolgersi all’ estero come hanno fatto tanti tuoi colleghi?

Ci sono sicuramente delle difficoltà che sentiamo tutti sulla nostra pelle. Ma penso che qualità e professionalità alla lunga rimangono le carte vincenti per trovare i propri spazi anche in un mercato impoverito e saturo come quello Italiano. Inoltre ci sono moltissimi professionisti in Italia.Mai come oggi la professione ha trovato così tanti praticanti. Ovviamente essere dei buoni fotografi può non bastare. Ogni cliente avrà delle esigenze che solo una parte dei fotografi sul mercato potrà soddisfare, vuoi per caratteristiche o limiti tecnici che per affinità estetiche o di visione.Se poi non ce la si fa proprio, andare all’estero non è un’alternativa da sottovalutare. Conosco molti fotografi italiani che hanno fatto la loro fortuna facendo quello che inizialmente sembrava un salto nel buio.

3) Nel tuo modo di lavorare che importanza hanno i nuovi media (fb, twittwr, blog, ecc)

Le fotografie non si fanno passando troppo tempo davanti al computer. Te lo dice un tipico nerd malato di informatica. Detto questo, Internet è sicuramente un’incredibile strumento di visibilità ed una grande opportunità formativa.La rete ha avuto quindi sempre molta importanza e non nascondo che parte della mia fortuna è arrivata attraverso dei contatti presi sul web. Prima di tutto reputo importante il sito Internet dove poter mostrare il proprio lavoro e poi i vari social network con i quali condividere il proprio lavoro. Dopo averne provati molti mi sono concentrato sul mio Blog su Twitter, su Linkedin  e su alcuni portali di condivisione foto come Flickr, 500px e Deviant Art. Seguo inoltre moltissimi forum, blog e portali tematici.

4) Tu hai iniziato con la pellicola ed hai visto tutta l’ evoluzione del digitale sino ad ora. Cosa pensi della tecnologia odierna ? Con cosa fotografi oggi?

Si, sono stato abbastanza fortunato da poter respirare un po’ di chimici da camera oscura. Ho iniziato con le 35mm della Nikon (Fm2 ed F90X) senza però mai sentire la necessità di passare al medio formato. Ho imparato a sviluppare e stampare le mie foto da solo e ricordo il piacere di vedere le foto apparire nella vasca dello sviluppo. Il passaggio al digitale è stato graduale visto che le prime fotocamere erano molto costose e la qualità lasciava a desiderare. Oggi non potrei più farne a meno. Trovo che questa generazione di macchine digitali abbiano raggiunto un’ottima qualità dell’immagine senza togliere che tutto il processo di produzione è stato incredibilmente velocizzato. Per chi lo fa per mestiere con i ritmi di un fotografo commerciale è di fondamentale importanza.Attualmente utilizzo due Canon 5DMKII ed una 7D. Un parco obiettivi completo che và dal 17-35 al 70-200 con molte focali fisse intermedie. Gran parte delle mie foto sono realizzate con il 24-70mm 2.8 ed il 100mm 2.8 macro.Ho anche una Fuji X100 che porto ovunque e che prediligo quando faccio stret photography. Non tanto per la qualità fotografica, comunque buona, quanto per l’immensa portabilità e silenziosità.

5) Quali sono i tuoi progetti in corso ? e quali quelli in cantiere?

Al momento sto finendo di realizzare la mia serie di ritratti creativi chiamata Clownville. Si trovano nella sezione Projects del mio sito. E’ un lavoro che volevo fare da tempo quello di costruire delle foto con i Clown come protagonista. Inizialmente doveva essere un solo scatto, poi mi son fatto prendere la mano ed ho trasformato il progetto in una serie.Nel frattempo sto preparando una nuova serie di ritratti creativi che dovrei iniziare a scattare ad Aprile. Ho inoltre iniziato a studiare il Video per poter offrire nuovi servizi con il mio studio.

Ringraziamo Eolo per il tempo che ha dedicato a questa chiaccherata e lo aspettiamo per i suoi prossimi lavori.

 

 

 

Nelle puntate precedenti:

Woland

Antonio Taccone

Andrea Ranalli

 

 

M’ illumino di meno 17-02-2012

In occasione dell’ ottava edizione della campagna M’ illuminino di Meno, lanciata da Rai 2, questo blog sostiene l’ iniziativa e rimarrà spento il giorno 17.

Anche se l’ impronta ambientale dovrebbe essere compensata dall’ alberello che ho piantatato (vedi banner a lato), ritorniamo a sensibilizzare i lettori.

Riporto qui un decalogo semplice per risparmiare

Buone abitudini per la giornata di M’illumino di Meno (e anche dopo!)

1. spegnere le luci quando non servono

2. spegnere e non lasciare in stand by gli apparecchi elettronici

3. sbrinare frequentemente il frigorifero; tenere la serpentina pulita e distanziata dal muro in modo che possa circolare l’aria

4. mettere il coperchio sulle pentole quando si bolle l’acqua ed evitare sempre che la fiamma sia più ampia del fondo della pentola

5. se si ha troppo caldo abbassare i termosifoni invece di aprire le finestre

6. ridurre gli spifferi degli infissi riempiendoli di materiale che non lascia passare aria

7. utilizzare le tende per creare intercapedini davanti ai vetri, gli infissi, le porte esterne

8. non lasciare tende chiuse davanti ai termosifoni

9. inserire apposite pellicole isolanti e riflettenti tra i muri esterni e i termosifoni

10. utilizzare l’automobile il meno possibile e se necessario condividerla con chi fa lo stesso tragitto.

Il Mio Mondo

Dopo aver letto l’ articolo sul blog del vulcanico Hell, ho ceduto anche io ed ho aperto le porte del mio mondo a tutti.

Nota di servizio. Nel mondo reale ci vivo sin troppo, per fortuna che ogni tanto posso rifugiarmi qui.

Casa mia…

1) La mia casa

Io abito qui.

Aria buona, vista mozzafiato, pace e tranquillità assoluta. Devo solo ricordarmi di chiudere le finestre quando c’è brutto tempo e controllare che il parafulmine funzioni. In giardino c’è il forno per cuocere il pane, la pizza e le focacce, nell’ angolo ho fatto l’ orto per la verdura fresca. Due galline mi forniscono le uova fresche. Al mattino lavo i vetri e alla sera accendo la lampadina.

Ci sono pareti piene di libri, ebook e una cassa di birra in fresco per gli amici che mi vengono a trovare.

 

2) Il mio mezzo di trasporto

Mi serve per andare in paese, non inquina, non consuma anche se non è velocissimo.

Quando non posso usarlo, resto a casa.

 

3) Il mio paesello

Quando ho bisogno di fare spesa scendo in paese, si trova tutto. I prezzi sono buoni e i commercianti accettano anche il baratto.

4) La taverna

Qui mi fermo per una birra, il barista sembra burbero ma ha un cuore d’oro. Trovo sempre un sacco di amici con cui chiacchierare, giocare a freccette prima di tornare a casa.

 

5) Le mie vicine di casa

le mie vicine di casa

Quando finisco lo zucchero passo da loro a farmene prestare una tazza, abitano lungo la strada poco più in giù. Non ho mai capito bene cosa facciano…

6) I miei amici

Anche se sono lontani, alcuni stanno addirittura sulla Base Luna, sono sempre disponibili per fare due risate, parlare di cose serie  o semplicemente cazzeggiare.

Farinata – Ricette tipiche liguri

se avete un forno così, siete a cavallo!

Oggi a gran richiesta torniamo con una altra ricetta tipica la ligure, la farinata. Se siete in Liguria non dite “farinata di ceci”, altrimenti verrete guardati con disprezzo e sufficienza. Ora, come tutte le ricette tradizionali, ognuno ha la sua miscela particolare. Affinata da anni di tentativi e aggiustamenti sino a renderla perfetta. E che nessuno vi svelerà , nemmeno sotto tortura. Quindi prendete la mia ricetta come base, poi adattatela alle vostre esigenze e sopratutto alle caratteristiche del vostro forno. Come dissi tempo fa’ ogni forno è diverso dagli altri e quindi dovete andare per tentativi.

Terminato il pistolotto etnico-storico-culinario passiamo alla ricetta vera e propria Le dosi le esprimo in percentuale perchè la quantità è funzionale al tegame che avete, quindi non ha senso dare dei valori assoluti.  1 unità di farina di ceci, 3 di acqua di fonte, tre cucchiai d’ olio.  Mescolate lentamente la farina con l’ acqua sino ad ottenere un composto uniforme, schiacciate i grumi che si possono essere formati e lasciate riposare (di solito mescolate alla sera e alla mattina è pronta). Recuperate il composto, levate l’ eventuale schiuma, salate e aggiungete l’ olio, rimescolate.

Nel frattempo avrete recuperato la teglia (la tradizione vorrebbe tonda di rame), cercate di usare sempre la stessa così vi fate l’ occhio sulle misure e ungetela. Scaldate la teglia unta nel forno in modo da distribuire uniformemente l’ olio, estraete e versate la brodaglia, dovrebbe formare uno spessore di circa 1cm al max (non di più altrimenti non cuoce). Infornate il tutto, attenzione a mettere la teglia perfettamente orizzontale, altrimenti diventa un casino. Temperatura INDICATIVA  250° per 20 min, controllate a occhio la cottura sino a che non diventa bronzea, attaccate il grill e fate scurire la crosticina. Se avete un forno a legna viene più buona anche se è più difficile. Per avere un termine di paragone nella normale leccarda dei forni da 60cm ci vogliono 500g di farina.

Estraete il tutto, tagliatela ancora rovente e spolverate con poco pepe.

Quando avrete preso confidenza potrete farne una variante aggiungendo a metà cottura cipolline fresche tagliate fini o pezzettini di “luganega” (salsiccia), oppure appena estratta aggiungete sopra fiocchetti di zola/stracchino in modo che si sciolga con il calore della farinata, purtroppo la versione con i bianchetti non è più possibile gustarla in quanto è proibita la pesca.

La sperimentazione consiste nel trovare il giusto equilibrio tra lo spessore del composto (ovvero quanti mestoli per teglia), calore del forno e tempo di cottura.

Per accompagnarla ci vuole una bianchetta ligure leggermente frizzante oppure una bella birra rossa non particolarmente pesante.

Concordia – Una storia Italiana

notare la scritta sul gilet…

Il post che vede qui sotto è stato scritto in collaborazione con l’ amico blogger Angelo Benuzzi esperto di geo-politica, affari militari ed altro. Vi consiglio il suo blog.
Ho aspettato a lungo a scrivere questo articolo, ho volutamente aspettato che si placassero le polemiche dei primi giorni, il clamore e lo sciacallaggio dei media alla ricerca della facile lacrima.
A mente fredda vorrei ragionare su quello che è accaduto davanti a “Giglio Porto” quasi un mese fa.
Non mi interessa sapere cosa è successo o di chi è la colpa, partiamo dal dopo. La nave ha urtato uno scoglio semi-sommerso e causa l’ alta velocità ha sfracellato circa 70 metri dell’ opera viva (la parte di nave che normalmente è sott’ acqua).
Da quel momento siamo ritornati indietro di 100 anni. La compartimentazione non ha tenuto o non è stata sufficiente e l’ acqua è entrata in sala macchine, i motori si sono spenti. Nel momento in cui una nave ha i motori spenti è come un fermacarte, niente propulsione, niente pompe di sentina, niente timone.
Ma non avrebbero dovuto esserci dei sistemi di sicurezza rindondanti? In teoria sì e forse qualcosa è rimasto visto che le immagini della Concordia nei primi momenti la mostrano con tutte le luci accese e sembra che il Comandante sia riuscito a calare le ancore.
E qui iniziano le domande. E’ possibile che una nave di quelle dimensioni possa perdere l’ equilibrio con uno squarcio di soli 70 metri su di un lato della carena? Quali sono gli indici di sicurezza per il ribaltamento utilizzati per certificare una nave di quella stazza?
Ma a bordo cosa stava succedendo?
La ricostruzione è confusa, non si capisce se la catena di comando è salda. Se il personale ha presente il suo ruolo nella gestione dell’ emergenza. Testimonianze e registrazioni amatoriali sembrano dimostrare che parte del personale non fosse neppure in grado di comunicare in inglese con i passeggeri o di come seguire le procedure standard di evacuazione.L’ unica cosa che posso capire è la ritrosia del Comandante a schiacciare il pulsante dell’ “abbandono nave”.
Normalmente il Comandante di un imbarcazione (di qualsiasi dimensione) è Dio, ed ha praticamente tutti i poteri senza nessuna democrazia, rispetto a qualche secolo fa è stata eliminata la possibilità di gettare a mare clandestini e pirati ma per il resto siamo ancora ai tempi di Drake; dopo aver premuto il tasto per Lui si innescano una serie di meccanismi che possono stritolarlo.
Da una parte l’ Armatore che vuole la sua pelle per aver abbandonato 500 milioni di euro, dall’ altra la Capitaneria di Porto che deve gestire l’ emergenza, e poi 4200 persone (praticamente una città) da far scendere da una nave che si sta inclinando senza controllo.
A posteriori e con una buona dose di cinismo possiamo dire che l’ evacuazione è stata un successo. Percentualmente le perdite sono state bassissime e portare a terra 4200 persone in massima parte non addestrate è un risultato ottimo.
Chi parla delle vittime che si sarebbero potute salvare non ha idea di cosa dice, nemmeno se fossero stati 4200 marinai professionisti ci sarebbero state zero vittime in quelle condizioni, anche se tutto è perfettibile.
Purtroppo il dilagare del panico e la mancata conoscenza della situazione da parte degli occupanti è stata fatale, se avessero combattuto il panico sarebbero potuti scendere con tranquillità anche la mattina dopo. Una nave di quelle dimensioni fornisce sicurezza, calore e asciutto per ore dopo il naufragio ed è molto più stabile di una zattera autogonfiabile. Forse anche questo è stato il pensiero del Comandante, ha sperato di poter tenere tutti a bordo sino all’ arrivo dei soccorsi.
Giriamo ancora pagina.
Chi ha gestito i soccorsi?
Qui il groviglio diventa inestricabile. La prima chiamata arriva ai Carabinieri (sic.), che la girano alla Capitaneria di Porto, questi telefonano al Comandante. Dopo varie conversazione chiamano una vedetta della Guardia di Finanza chiedendo di andare a vedere la situazione!
E intanto i minuti passano. Il concetto di ‘golden hour’, noto a chiunque si occupi di soccorso vale per estensione anche in caso di disastri come questi. Quanto tempo si è perso?
Alla motovedetta della GdF si aggiungono: Capitaneria di Porto, Carabinieri, Polizia di Stato, Vigili del Fuoco, Protezione Civile, Marina Militare ovviamente ognuno con i suoi standard, linee di comando e protocolli di intervento. In più una pletora di autorità civili che a vario titolo chiedono informazioni e cercano di mettere a disposizione il necessario per ospitare / soccorrere i naufraghi.
Vivvadio almeno in mare le frequenze radio sono le stesse per tutti.
In un modo o nell’ altro arrivano quasi tutti a terra.
Per alcuni giorni il balletto dei dispersi (comprensibile) alterna gioia e disperazione dei parenti, poi dopo il salvataggio degli ultimi tre intrappolati nella nave da parte dei Vigili del Fuoco il clamore si placa. Ma sulla nave continuano ad operare gli speleo-sub dei VdF, i sub di Carabinieri, Polizia e GdF, gli incursori del ComSuBin. Tutto sotto l’ occhio vigile della Protezione Civile e degli specialisti di recupero della ditta incaricata dall’ Armatore.
Ma vi sembra normale?
Tagliamo spese sociali con l’ accetta e non vogliamo prendere in mano la questione dell’ organizzazione della vigilanza e del soccorso in mare.
Quando capiremo che sul mare, per le operazioni civili, deve esserci un unico soggetto (Capitaneria di Porto) ad operare sul modello della Us Coast Guard americana? Sino a che continueremo a mantenere una pluralità di soggetti non riusciremo ad investire le risorse necessarie per avere un corpo all’ altezza delle sfide del nuovo millenio. L’unica eccezione deve rimanere il CSAR (Combat Search And Rescue), di stretta competenza militare (nel caso italiano della Marina Militare).
Sul territorio, per laghi e fiumi tanto per capirci, ha senso che se ne occupino i VdF. Il personale dei CC, GdF e Polizia deve essere assegnato ad altri compiti, legati alla sicurezza dello Stato e alla prevenzione del crimine. Già eliminare i centri di costo e semplificare le gare d’appalto sarebbe foriero di risparmi notevoli, unificare la formazione e l’aggiornamento del personale, semplificare la catena di comando e gestire in maniera diversa la comunicazione con enti come la Protezione Civile e le Prefetture migliorerebbe in maniera impressionante tempi e modi di intervento.
Tempi come questi, dove tagliare è diventato l’unico orizzonte, devono essere proprio quelli che consentono di eliminare gli orticelli creati per intascare soldi dello Stato e tutte le ridondanze che ci allontanano dall’efficienza dei nostri partner europei.
Oggi il sistema Italia rincorre le emergenze e si affida solo alla capacità di improvvisazione dei nostri operatori, loro sì spesso in grado di supplire alle idiozie della disorganizzazione. Vicende come quella della Concordia ci danno un messaggio molto chiaro. Così non possiamo andare avanti.