Intervista con il fotografo – Woland

Bentrovati alla rubrica che serve a farci conoscere i grandi fotografi italiani.

Oggi siamo in compagnia di un fotografo romano anche se ormai ha una dimensione europea, lascio quindi la parola a Filippo M. Caroti in arte Wolad. Dicci chi sei.

Sono nato a Roma nel 1975. Con la fotografia ho iniziato a giocare a 23 anni. Nel 2004 divento professionista, lavorando come ritrattista principalmente per la rivista di lusso maschile Monsieur. Dal 2007 ho deciso di abbandonare il ritratto e dedicarmi alla fotografia di moda e alla pubblicità. Da allora ho realizzato una grande quantità di editoriali, campagne pubblicitarie e cataloghi per varie riviste e marchi internazionali. Attualmente vivo a Londra, dove ho aperto uno studio.

Come preferisci essere chiamato, Filippo, Thomas Woland, Walter Ego? Da cosa viene l’ uso di questi pseudonimi?

S’è fatta effettivamente un po’ di confusione fra quello che è il nome sui documenti (Filippo), un vecchio nickname in disuso che andava di moda sui primi newsgroup di usenet (Walter Ego), il brand-name (Woland) con cui ormai da qualche anno firmo i miei lavori, ispirato al celebre personaggio del romanzo Il Maestro E Margherita di M.Bulgakov, e infine l’alias che ho adottato giocoforza su Facebook essendo su quel network impedita la registrazione di profili con un unico nome (da cui la “nascita” di Thomas, nome in omaggio al protagonista del film Blowup di M.Antonioni).

Che importanza hanno i nuovi metodi di comunicazione digitale (fb, twitter ecc) nel tuo lavoro?

In generale scarsa. Non sono una rockstar che vive del contatto di massa coi propri fan, e peraltro credo che molti dei fenomeni virali portati alla ribalta dalla rete siano per lo più fenomeni mediatici, icone di un modo nuovo di essere pop: non mi ci ritrovo e non vorrei trovarmi a farne parte. I social network hanno per me una loro utilità più come forma di contatto personale e talvolta di informazione, e ne faccio largo uso limitatamente a questi scopi.

Tu sei della generazione che ha iniziato con la pellicola, ora se non sbaglio sei passato al dorso digitale Hasselblad, come hai  come hai gestito il passaggio?

Il passaggio è stato naturale, perché la macchina fotografica, la pellicola, il sensore digitale, son solo dei mezzi che servono per fare delle foto: è come passare da una MG-A ad una BMW 8, cambia solo il modo di portarti da A a B, ma se non sai tu dove vuoi andare, non sarà la macchina a dirtelo. Ultimamente, per esempio, mi diverto molto a scattare foto con l’iPhone e un paio di servizi che ho pubblicato sono stati scattati con quello. Vorrei ogni tanto tornare a scattare su pellicola, non tanto per questioni di qualità maggiore o minore, quanto per l’approccio più meditato e riflessivo. Appunto, come guidando una MG-A.

Quali sono i tuoi prossimi progetti futuri?

Non amo parlare delle cose che non si sono ancora concretizzate. Londra è una città piena di opportunità e di voglia di fare: è impossibile vivere qui e non aver voglia di avere progetti. Spesso la difficoltà maggiore è più nel portarli a termine con la stessa determinazione con cui li si è partoriti.

Ringrazio Woland per l’ intervista che mi ha concesso, spero di averlo presto su queste pagine con dei nuovi lavoro.

Puntate Precedenti

Antonio Taccone

Andrea Ranalli

Risotto con i funghi, zozzo…

Bentrovati al consueto appuntamento gastronomico, anche se qui non ci sono fascinose ospiti bionde come nei blog dei piani alti, cerchiamo di preparare qualcosa da mettere in pentola per il pranzo domenicale.

Per soddisfare le richieste di chi ci segue oggi prepariamo un risotto con i funghi secchi, ottimo modo per riciclare quella bustina che era nel cesto natalizio. Piccolo inciso se dovete comprarli cercate buste con scritto “solo funghi porcini” onde evitare che qualche produttore disonesto infarisca le confezioni con fette di melanzana secca (indistinguibili dopo un po’ dai funghi secchi).

Iniziamo con mettere i funghi a bagno in una tazzina di acqua calda qualche ora prima, nel frattempo prepariamo il trito di scalogno ( o cipolla per gli uomini rudi) da far appassire in padella con un filo d’ olio e un peperoncino da levare dopo. Sul fornello accanto mettiamo su un pentolino con un po’ di brodo di dado (se invece  ne volete scongelare una porzione di quello di domenica scorsa meglio).

Quando la cipolla è appassita potete aggiungere i funghi strizzati e levate il peperoncino. Fateli rosolare e sfumate con un goccio di brandy senza coperchio.

Appena asciugato il liquore cacciate il riso direttamente nella padella (70g a cranio per i normali, 100g per i crapuloni), fatelo tostare per circa un minuto a fiamma vivace poi iniziate ad aggiungere brodo.

Seguite le indicazioni della scatola, dovrebbe cuocere dai 16 ai 18 minuti aggiungendo brodo mentre si asciuga. NON MESCOLATELO altrimenti rompete le cuticole e diventa un pastone, al massimo agitate la padella.

Ora la cucina classica vorrebbe la mantecatura con burro e/o formaggio, ma siccome a me non piacciono qui non troverete ricette classiche. Perciò adesso levate il riso dalla pentola (siamo al minuto 16) e formate su di ogni piatto (scaldato nel microonde) un tronco di cono, c’è la formina apposita altrimenti usate il cucchiaio e una tazza. Levate la formina e fasciatelo con sottili fette di lardo, coprite per un minuto in modo che il lardo si sciolga spruzzate con un poco di prezzemolo e servite.

Abbinate con un lambrusco amabile se vi piace il rosso oppure con un bel bianco aromatico come il vermentino di Gallura.

 

Fotografare Seriamente – Foto Sportive

Siamo tornati a parlare di fotografia e, nel dettaglio, di fotografia sportiva. Calmi, calmi vi vedo già proiettati verso il Meazza o l’ Olimpico con il vostro 600mm f/4, ma non è ancora tempo, tornate con i piedi sulla terra.

Qui si parla di partire della gavetta, e parleremo in generale senza entrare nello specifico dei vari sport.

In via generale, la fotografia sportiva ha come cardine fondamentale la velocità. Se vi perdete l’ attimo siete fregati, non è che potete chiedere se vi rifanno la scena del gol o il salto. Non avete scattato? Siete fregati.

Quindi in via prioritaria dovete conoscere la vostra macchina a menadito, posizione e funzione di ghiere ed interruttore a memoria senza bisogno di andarli a cercare. Perciò imparate a memoria disposizione, funzioni e azioni della vostra macchina e dell’ obbiettivo; questo vi consentirà di mantenere l’ attenzione su quello che succede.

Seconda cosa, dovete conoscere lo sport che fotografate. Regole, tecnica e protagonisti devono essere per voi pane quotidiano, se non lo conoscete abbastanza studiate. Prendete  dei video, delle riviste, dei giornali e guardate quali sono le fasi clou e le azioni fondamentali da fotografare. Se conoscete lo sport potete prevedere cosa succederà ed essere pronti a scattare.

Terza cosa,  mai come in questa branca della fotografia dovete conoscere chi fotografate. Altrimenti, anche se avrete lo scatto più bello del mondo, ma non conoscete il nome dell’ atleta non avrete nulla per le mani.

Quarto. Siate umili, si inizia dalle serie infime, dai campetti di periferia, dalle palestre degli amici per farsi esperienza. Bisogna farsi conoscere nel “giro”, allargare la cerchia dei contatti, crearsi un archivio, seguire gli sport minori che sono tagliati fuori dai normali canali e poi specializzarsi.

A un certo punto dovrete fare una scelta se volete andare avanti e specializzarvi. Ne parleremo e parleremo anche di tecnica.

Vampiropoli, scandalo di sangue – recensione

 Vampiropoli, scandalo di sangue

di Francesco Cagno
Pyra Edizioni
Romanzo in formato eBook, 4.50 euro

Sinossi

«E se ti dicessi che il presidente del consiglio è un adoratore del demonio che beve sangue umano?»«Be’… Direi che dopo il presidente operaio e quello puttaniere, il presidente vampiro sarebbe un’evoluzione interessante… Però credo che nessuno si stupirebbe: lo sanno tutti che i politici non sono altro che dei parassiti che succhiano il sangue a noi comuni mortali!»«Non c’è mica da scherzarci su! Guarda cosa c’è in questo dvd…»

Recensisco, a distanza di qualche tempo, questo e-book. Vampiri e cronaca attuale, un mix interessante, potenzialmente esplosivo. Ambientato nell’ Italia di oggi, con riferimenti (poco) velati all’ attualità e personaggi facilmente riconoscibili l’ autore ci trascina in un complicato intrigo. La trama è molto complicata e lascia sino all’ ultimo il dubbio su quale sia il fine ultimo del nostro (ex) Amato Leader, difficile poterla raccontare senza spoilerare quindi dovete leggerlo.

La scrittura è scorrevole, veloce, intrigante. Ci vorrebbe forse una piccola revisione della parte finale perchè risulta un po’ compressa e con passaggi non proprio lineari. Nel pattume di succhiasangue emo e bimbominkia che traboccano dagli angoli vampiri delle librerie (esistono veramente sic!) un prodotto di livello superiore ad un prezzo onesto.

Oggi brodo!

Ben ritrovati all’ appuntamento della domenica. Oggi ricetta semplice, classica ma gustosa. Parliamo di brodo, senza scendere in sofismi sulla differenza tra brodo, consommè, bollito ecc. mettiamo in preparazione una ricetta che ci fornisce un brodo classico utile sia per cuocere la pasta di questa stagione (raviolini, tortellini), sia per i risotti che per ottenere il bollito.

Per prima cosa ci procuriamo il pentolone nel quale cuocere il tutto, dopodichè inziamo con gli ingredienti classici. Costa di sedano, carota, e cipolla bianca nella quale avremo l’ accortezza di conficcare alcuni chiodi di garofano in modo da farla assomigliare ad una mina subacquea della IIGM., poi è il turno della carne.

Qui potete scegliere se volete andare di bovino o pollame. Nel primo caso fatevi dare dal macellaio un taglio di carne con magari anche un pezzo di coda o lingua, se optate per il pollame come dice la ricetta “gallina vecchia fa buon brodo”. Se volete il brodo vegetale saltate il passaggio.

Riempite il pentolone con acqua, se quella del rubinetto non è buona prendete una bottiglia di acqua minerale non gasata. Se non avete problemi di celiachia aggiungete anche un dado, accendete il fuoco basso, mettete il coperchio ed andate ad aggiornare il vostro blog.

Lasciate bollire a lungo, spegnete il gas e lasciate riposare al fresco (fuori dalla finestra). Quando è freddo verrà a galla tutto il grasso, levatelo e cacciatelo (oppure usatelo per fare il sapone). Il brodo è pronto, la verdura e la carne potete mangiarvela. Il brodo che non usate subito, mettetelo in dei sacchetti da congelatore suddiviso nella quantità che vi servono e congelatelo. Al momento opportuno avrete la dose giusta pronta per essere infilata nel microonde.

 

 

Dieci motivi per fotografare, anche seriamente…

Sulla scia dei successi del mai abbastanza citato guru – blogger Alessandro Girola, diamo una ventata di ottimismo con la pubblicazione di questo post.

Qualche giorno addietro avevamo cercato di dissuadere dal intraprendere la carriera di fotografo con questo decalogo, adesso vediamo di eseguire l’ operazione contraria.

Nota bene, qui parliamo di chi vuole fotografare in maniera più seria della media, ovvero quella posizione che si addice a  chi scatta con un fine ben preciso (confine tra il professionismo ed il fotocazzoamatorismo).

 

[custom_list indent=”16″]
[list_item icon=”check”]

1. Prima che vi pubblichino o utilizzino un vostro lavoro passerà del tempo, ma nel frattempo avrete sviluppato un occhio fotografico che vi tornerà utile in più occasioni, anche per la semplice scelta del divano da comprare.

2. Deciderete voi come rappresentare la realtà. Più brutta o più bella di quello che vedete mai eguale però ad un altro.

3. Con le moderne tecnologie potete far conoscere il vostro lavoro a costo zero in tutto il globo ed avere un riscontro in tempo reale. E se avete del talento ci sono possibilità che veniate premiati. (difficile)

4. Fotografando riuscirete a capire la bellezza e la complessità dei lavori altrui e distinguerete tra chi è veramente bravo e chi produce del fumo.

5. Anche se dovrete trovarvi un altro lavoro perchè la rincorsa all’ ultima uscita tecnologica vi svenerà e, all’ inizio non guadagnerete nemmeno i denari per comprare una scheda di memoria, ci sono buone possibilità che il cugino della vostra vicina di casa vi chieda le fotografie della comunione della nipote e vi ripaghi con una torta di mele fatta in casa.

6. Ora con il digitale potete scattare praticamente a costo zero, mentre una volta i rullini e gli sviluppi li pagavate cari ( e per questo oggi è pieno di bimbiminkia che riempono fb, flickr ecc di foto sfocate davanti allo specchio con il flash) e quindi a furia di scattare capirete dove sbagliate.

7. Poter dire “faccio il fotografo”  fa sempre figo, se poi assumente un aria trasandata da artista maledetto può darsi che rimorchiate (non provateci mai con chi fotografate, fareste figure di merda! O prima, o dopo)

8. Andrete in posti che vi sarebbero stati preclusi e godrete di privilegi particolari (ai bordi del campo di calcio, sotto il palco, ecc ecc)

9. Anche se vi pagheranno poco, avrete la soddisfazione di dire “questa l’ho scattata io” quando aprite il giornale.

10. Ci saranno persone che vi diranno grazie perchè avete scattato loro una foto in un momento bellissimo e se lo ricorderanno grazie a voi e questo sarà la soddisfazione più bella, ci saranno anche persone che vi manderanno a quel paese ma non importa.

[/list_item]
[/custom_list]

 

 

Fotografare seriamente – cosa mettere in borsa

Riprendiamo gli articoli di fotografia seria, con una digressione su cosa mettere in borsa per affrontare i servizi.

Qui parliamo di servizi brevi, ovvero partenza e ritorno in giornata. Iniziamo quindi con il preparare una borsa con l’ attrezzatura che pensate dovrete utilizzare. Vi consiglio di avere borse di diverse dimensioni perché la maggior parte delle volte non sarà necessario portarvi dietro tutta l’ attrezzatura, e avere una borsa piccola vi costringerà a pensare a quello che vi serve veramente.

Deluderò i feticisti delle marche ma qui non parlerò di attrezzatura fotografica, visto che questo blog non piglia un euro col piffero che faccio pubblicità ! Quindi parliamo di accessori non fotografici.

Matita, blocchetto e penne. In borsa mettete penna, una matita (sapete la storiella della penna che nello spazio che non scriveva…) e un blocchetto per appunti. Non serve una Moleskine, anzi se usate un blocchetto del discount non soffrirete quando strapperete delle pagine (se pensate ho l’iPhone e gli appunti li prendo lì, pensate a come strappare il foglietto per lasciare un appunto…). Aggiungete una fotocopia dei vostri documenti e qualche biglietto da visita con i vostri recapiti, tenete assieme il tutto con degli elastici che possono sempre servire

 

Torcia Una torcia piccolina per fare luce, possibilmente impermeabile in modo da non avere problemi se dovete appoggiarla sul bagnato. Spendete qualche euro e comprate un oggetto di marca alimentato con pile standard AA o AAA. Certi oggetti di provenienza incerta magari vi possono sembrare ottimi, poi quando dovete sostituire la batteria vi accorgete che è un modello reperibile solo a Taipei e che costa come una cena di pesce!

Attrezzatura per pulizia. Per la pulizia sul campo basta un panno in microfibra da custodire dentro un sacchetto in plastica come  quelli per il congelatore, aggiungete un paio di guanti di plastica usa e getta del tipo senza talco (quelli di colore blu). Attenzione, i guanti prendeteli di misura e qui mi rivolgo alle fanciulle, un guanto troppo grosso non serve a nulla, anzi è dannoso.

Attrezzo multiuso. Ovvero la versione moderna del mitico coltellino “svizzero”, anche qui dovete mettere mano al portafoglio. Se lo prendete, dovete spendere, altrimenti vi troverete in mano un qualcosa che al momento del bisogno si rivelerà inutile se non dannoso. Quindi orientatevi su di un marca conosciuta e sarete sicuri che al momento del bisogno non vi lascerà a piedi. Anche per questo se volete vi posso dare dei consigli in privato perchè non voglio sponsorizzare una marca a discapito di un altra.

Questi oggetti, disseminati nelle tasche dello zaino, vi consentiranno di rimediare alla maggior parte degli imprevisti che vi si possono presentare durante un servizio.

Intervista con il fotografo – Antonio Taccone

Bentrovati, oggi siamo in compagnia di Antonio Taccone, fotografo di lungo corso e attualmente direttore responsabile dell’ agenzia fotografica ASF – Images, per prima cosa parlaci un po’ di te.
Mi chiamo Antonio Taccone (a fare i pignoli ci starebbe anche un bel Giuseppe di mezzo) anche se per tantissime persone sono semplicemente Zott!!! soprannome derivato onomatopeicamente dal rumore del fulmine che colpisce.
Sono un giornalista e fotografo e mi occupo principalmente di moda e sport. Come mi definisco spesso: un fortunato pagato per divertirsi.
Ho iniziato a fotografare dalla tenera età di sei anni maneggiando senza riguardo alcuno per il suo valore (beata innocenza&ignoranza) la Leica di mio padre.
Quella per l’immagine è una passione che ho sempre coltivato fino a quando, quasi per scherzo, la mia dolce metà mi spinse a fare della fotografia qualcosa di più che una passione al grido di sei bravo e lo sai; perché non provare?
Così ho iniziato a collaborare con una rivista online.
Dopo sei mesi raccatto un portfolio e da bravo incosciente mi propongo per una collaborazione a due delle più importanti agenzie giornalistiche al mondo: AFP e Reuters.
Con AFP fu subito amore, videro le mie foto e mi presero al volo. Lo strano è che ancora non mi abbiano buttato via, anzi nel 2007 uno dei miei scatti è stato scelto per il world best photos che raccoglie le 14 più importanti, significative e spettacolari foto dell’anno.
Partendo da questa base nel 2009 ho fondato con un collega l’agenzia OTN Photos della quale ero photo editor.
L’anno dopo l’ultima evoluzione ho fondato l’agenzia di stampa ASF Press Images specializzata in sport, moda e cultura e la rivista ASFashion the Mag dedicata alla moda, al fashion ed al beauty nelle quali ricopro il ruolo di direttore responsabile.
 Come è la condizione della fotografia editoriale oggi in Italia
Senza vie di mezzo direi. Per quella che è la mia esperienza professionale il mercato editoriale (escludendo il ramo paparazzi, fintepaparazzate & co) è spaccato in due realtà nettamente distinte e distanti tra loro anni luce.
Da un lato abbiamo le realtà editoriali dei quotidiani, delle testate web e più in generale di tutta quella parte dell’editoria in cui le immagini non sono portanti ma sono illustrazioni, accessori, indispensabili spesso ma pur sempre accessori, in cui la condizione della fotografia è quella che si sente molto spesso dipinta a tinte fosche; basta che si veda e l’immagine va bene…
Dovendo rientrare in budget risicati i photo editor delle varie testate sono costretti a prendere quello che trovano nei limiti di quanto possono spendere per coprire un intero numero o prodotto facendo spesso salti mortali quindi per forza di cose ciò porta a compensi bassi per i fotografi. Compensi bassi significa che i fotografi che valgono ed investono sull’immagine ovviamente non sono interessati a produrre per questo mercato e perciò la fotografia per questo settore è spesso di qualità decisamente bassa.
L’altra faccia della spirale invece rappresenta un mercato molto selettivo, dinamico e gratificante. Si tratta di tutte quelle pubblicazioni per cui l’immagine è tutto, è la struttura portante del prodotto editoriale e perciò qui non è possibile prendere una fotografia qualsiasi e metterla sul foglio, occorre che l’immagine catturi il lettore, lo faccia partecipare, sognare, lo faccia immedesimare in quel che vede.
In questo ambito la fotografia regala a chi la realizza grandi soddisfazioni, non solo dal punto di vista economico, e gratifica di tutti gli sforzi che si sono compiuti per poterne far parte.
Parafrasando un detto ormai classico non ci sono più le mezze pubblicazioni. O tutto o quasi niente; è scomparsa quella parte di mercato per cui l’accessorio foto è un accessorio importante e che rappresentava la stragrande maggioranza del mercato alcuni anni fa
Che importanza hanno i nuovi metodi di comunicazione digitale (fb, twitter ecc) nel tuo lavoro
 
Dire enorme è voler decisamente minimizzare.
Oggi è possibile avere comunicazioni in tempo reale con annessi tutti i tipi di media disponibili.
Piattaforme come facebook rappresentano più un veicolo promozionale per la fotografia e l’editoria ad ampio spettro ed a costo zero.
Twitter è invece una rete di “spionaggio” di ciò che avviene nel mondo con ramificazioni impensabili che porta le notizie ad essere automaticamente “filtrate” portando a galla da solo ciò che è degno di nota perché l’importanza di un evento, datagli dagli stessi utenti che ne leggono notizia, porta a farne crescere la visibilità.
Certo, avere notizie in tempo reale da tutto il mondo è estremamente utile; ricorderò sempre un amico che qualche anno fa mi telefonò chiedendomi: senti, stavo pensando di partire per XXXX per fare un reportage sulla guerra in atto; che ne dici?  La mia risposta fu: Dico che se lo facessi saresti un beeeeep (ovviamente scherzando in modo affettuoso tra amici) hanno firmato l’armistizio mezz’ora fa.
Ci sono poi altri utilizzi, certamente meno noti a chi non lavora nel settore, di queste piattaforme ma che le rendono preziosissime.
Ad esempio due anni fa durante la rivolta degli immigrati a Rosarno nei panni di editor dovevo gestire e coordinare i fotografi che lavoravano per la mia agenzia; ebbene sapere in tempo reale cosa succedeva e dove attraverso tutti i vari network, social o meno, ha consentito di poter valutare istante per istante la situazione sul territorio, sapere cosa accadeva di rilevante e dove potendo così gestire al meglio chi stava sul posto in modo dirigere i collaboratori nei posti “giusti” per avere immagini che mostrassero quanto di saliente stava accadendo.
Questi mezzi hanno reso ancora più vero il fatto che il mondo sia piccolo.
Tu sei della generazione che ha iniziato con la pellicola, ora il mondo della fotografia è tutto digitale, come hai gestito il passaggio?
Meravigliosamente bene! Ma io non faccio testo essendo un caso molto particolare. Si sono nato con la pellicola ma non sono un dinosauro per il quale il motto del casato è “maledetti questi computer!”
Si suole dire che al mondo esistono 10 tipi di persone: chi capisce il linguaggio binario e chi no.
Io, avendo avuto una formazione come informatico ed avendo avuto, docenti universitari decisamente sopra le righe nei loro rapporti con i bit (ad esempio per citarne uno ben noto al grande pubblico televisivo Piergiorgio Odifreddi), i sono ritrovato a casa.
Avere una comprensione della struttura di un’immagine digitale, di come viene acquisita, gestita ed elaborata profonda e non superficiale è stato un grosso aiuto in una realtà in cui molti fotografi neanche leggevano i manuali d’uso delle macchine (perché tanto che si leggono a fare? Io so già fotografare) e poi si chiedevano perchè quel beep di autofocus non funzionava…
Quindi per me non si è realizzato il passaggio al digitale; ma semplicemente lo spostamento su campo amico della lotta tra fotografo ed immagine
Ritieni che l’ avvento e la diffusione del digitale abbia cambiato la qualità dei lavori in circolazione
Secondo me no. Anzi, forse l’ha alzata per quanto possa sembrare paradossale visto che tutti dicono che l’abbia abbassata.
Oggi tutti scattano ma alla fin fine il rapporto tra fotografi che valgono e fotografi che non valgono è rimasto inalterato, anzi come dicevo prima probabilmente quelli bravi sono ora leggermente più numerosi di qualche anno fa.
Ad esempio noto con piacere che in campi come la fotografia sportiva negli ultimi due anni il livello qualitativo delle foto si è alzato in modo impressionante merito di tanti bravi colleghi.
Poter vedere le immagini di milioni di fotografi in tempo reale su internet ha certo portato a vedere un mare di “rumore” in giro per la rete; ma ha dato a tutti la possibilità di vedere le opere di fotografi di valore; cosa che prima
accadeva molto meno perché o compravi il librone costosissimo del fotografo famosissimo XY oppure dove andavi?
Quindi un numero molto maggiore di fotografi in erba ha avuto modo di crescere guardando quanto di buono viene prodotto e questo è tutto merito del digitale.
Il sottoprodotto deleterio del digitale non è secondo me la qualità delle immagini; è la mentalità del fotografo. Se su cento fotografi novantacinque sono dei cani è chiaro che su centomila di cani ne avremo novantacinquemila; ma il vero danno è che purtroppo molti di quei novantacinquemila pensano di essere dei geni della fotografia.
E’ quella che io chiamo la sindrome del pollicione. Ad esempio su facebook un contenuto può solo piacere, DEVE per forza di cose piacere perché FB ha interesse ad avere un numero elevato di utenti ed un posto stile mulino bianco dove tutti sono bravi e si può solo dire che le cose sono belle attira come il miele attira le mosche. Ognuno riceve solo commenti positivi e quindi di conseguenza gonfia a dismisura il suo io.
Non è il digitale a cambiare la qualità dei prodotti fotografici; è la presunzione.
Quali sono i tuoi progetti futuri?
Continuare a far crescere ASF sia come agenzia di stampa sia per quanto riguarda il magazine da noi edito che si sta sviluppando in modo decisamente imprevedibile; avremo più testi e soprattutto il magazine verrà realizzato in versione bilingue italiano/inglese vista la diffusione internazionale che ormai sta avendo.
Una grande soddisfazione l’abbiamo avuta in maggio quando l’UEFA per le tre finali di Champions, Champions femminile ed Europa League ha accreditato ASF con un livello prioritario di 2 sui tre disponibili.
Considerando che il livello 1 è riservato alle grandi agenzie mondiali come AFP, AP, Reuters ed EPA spero di poter progettare la scalata non al livello 1 ma all’1,5…
Ringraziamo Antonio  per averci concesso il suo tempo e lo aspettiamo con i suoi nuovi lavori.
Nella puntata precedente l’ intervista ad Andrea Ranalli

Carbonara di pesce

Questa domenica proponiamo una ricetta sfiziosa per venire incontro a tutti.

La tipica spaghettata alla “carbonara” con il pesce al posto del classico guanciale.

Mettete in padella la cipolla tritata con filo d’ olio (se siete delicati usate lo scalogno), imbiondite e sfumate con un poco di vino bianco, appena è pronta aggiungete il pesce spada affumicato tagliato a listarelle (lo trovate già affettato nelle buste).

A parte sbattete molto l’uovo, condito con sale e una spolverata di parmigiano, incorporate il contenuto della padella intiepidito e amalgamate il tutto.

Scolate bene la pasta ed aggiungete al condimento di cui sopra, mescolate, aggiungete una spolverata di pepe e a piacere dei commensali formaggio (non tantissimo perchè c’è il pesce).

Se il condimento vi è venuto troppo liquido saltatelo in padella rapidamente così da rapprenderlo un attimo.

Servito ovviamente con un Greco di Tufo freddo.